Rassegna
 
 

"Vino è piacere...". Ed è proprio il caso di dirlo! (I)

Si fa presto a dir Vin Santo!
Girovagare enoico a Villa Le Corti (prima e seconda parte)

Cronache dal Winecellar Day di Johann Innerhofer:
i vini esteri


I vignaioli trentini riuniti a Bologna: i vini bianchi, i rossi

Degustazioni e 40 bianchi italiani alle giornate versiliesi del vino

Chianti Classici alla Certosa di Firenze
parte prima
parte seconda

Benvenuto Brunello 2001
parte prima
parte seconda
parte terza

La distribuzione Hèureka in mostra

Barbere a Costigliole d'Asti, parte prima e parte seconda

PisaVini 2000:
i pisani più schietti

Bologna: La giornata degli Champagne

Alla Corte del Vino 2000

I vignaioli altoatesini riuniti a Laimburg: i bianchi e i rossi assaggiati
Concorso enologico a Terricciola

Settembre Gaiolese 2000
In archivio

Il giorno 4 Settembre 2000 ha visto la prima uscita ufficiale dei liberi vignaioli dell'Alto Adige, associazione di piccoli e piccolissimi produttori. Come ormai tutti stanno capendo, una delle grande risorse della vitivinicoltura italiana è rappresentata dalle numerosissime piccole aziende che vanno via via affacciandosi al mercato, ognuna portatrice della sua propria particolare visione del modo di fare vino. Dunque molto importante ci è parsa la nascita di questa associazione (presidente Franz Pfeil, vicepresidente Martin Aurich), il cui nome in tedesco è Freie Weinbauern Südtirol, e che in italiano viene tradotta in Vignaioli dell'Alto Adige, facendo cadere il Freie che avrebbe una inadeguata traduzione in "liberi".

Certo, spesso si parla di produzioni talmente ridotte da essere poco significative dal punto di vista commerciale, ma proprio per questo ci pare importante la nascita di associazioni quali la Freie Weinbauern Südtirol che favoriscono lo scambio culturale tra i vari produttori, senza per questo annullare una positiva concorrenza emulatoria e differenziazione dei prodotti, e che inoltre possono fornire un supporto anche pratico tramite una condivisone delle risorse.

Eccoci quindi nella suggestiva e sorprendente cantina Istituto Agrario Sperimentale provinciale di Laimburg (presso Bolzano), una moderna costruzione letteralmente appoggiata sulla parete dolomitica. All'interno, ampi saloni scavati direttamente nella roccia, delle vere e proprie grotte che fungono sia da cantina vinicola che, all'occorrenza, da ambienti per manifestazioni. I membri della associazione hanno dunque scelto questi locali per presentare al pubblico e alla stampa specializzata i loro ultimi prodotti.

I 43 produttori presenti, ordinati geograficamente dalla settentrionale Val d'Isarco sino alla Bassa Atesina, passando per la zona di Bolzano, il Burgraviato e l'Oltradige, rappresentavano uno spaccato esaustivo della produzione provinciale, presentando tanto i fragranti bianchi del nord che i corposi Lagrein della zona di Bolzano, i piacevoli vini a base di schiava e i classici Cabernet e Merlot. Tutti piccoli produttori, come abbiamo detto, anzi piccolissimi: infatti, a parte un paio di eccezioni (come i 33 ettari della Tenuta Manincor), la gran parte con superifici vitate inferiori ai 5 ettari.

Come impressione generale, prima di passare a una descrizione dettagliata dei prodotti assaggiati, possiamo dire di aver trovato numerosi prodotti interessanti, anche se, come spesso avviene in manifestazioni di questo tipo, alcuni dei vini assaggiati erano ancora al principio della loro vita evolutiva. Anzi potremmo dire che questa caratteristica era qui ancora più evidente, vista l'esiguità della produzioni di molte aziende. Per molti dei produttori era assolutamente impossibile presentare annate che non fossero le ultime, visto che già queste erano spesso esaurite ancor prima di essere messe in vendita.

Specialmente sui vini bianchi questa giovinezza si è fatta sentire. I Riesling erano ancora chiusi e solo dopo una certa permanenza nel bicchiere si riusciva ad apprezzarne i profumi. Più pronti abbiamo trovato i Sylvaner, già sviluppati aromaticamente, e i sapidi Kerner. Abbiamo comunque assaggiato bianchi più strutturati che profumati, con alti livelli di acidità e complessità che ci fanno ben sperare per una loro lunga evoluzione (ammesso che sia possibile conservarne qualche buona bottiglia in cantina). Per quanto riguarda i rossi, invece, abbiamo trovato prodotti più maturi, sia le fresche schiave, che i più complessi Pinot Neri, Cabernet e Lagrein che già scontavano qualche mese di invecchiamento. Buone sorprese anche dal punto di vista degli spumanti, con un paio di prodotti che potrebbero rilanciare i metodi classici altoatesini.

Vi lasciamo al dettaglio delle degustazioni che abbiamo diviso in vini bianchi e rossi, non senza prima ricordare gli organizzatori della manifestazione per la professionalità e la cordialità con cui hanno accolto i numerosissimi visitatori.

[LB&RF]

 

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