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Per chi ama il vino toscano
c'è un appuntamento irrinunciabile, ed è l'incontro che
si tiene ad inizio estate nella villa Le Corti del principe Corsini. I nostri assaggi si sono così mossi dai syrah ai merlot, si sono concentrati sui sangiovese e, toccando i bordolesi, si sono conclusi sui cabernet in purezza. Abbiamo scelto questo percorso per meglio renderci conto di quanto possano coniugarsi toscanità e vitigno e se, anche all'interno della regione, si possano verificare differenze notevoli attribuibili al terroir. Non è mancata naturalmente qualche divagazione, e qualche altro prodotto lo abbiamo assaggiato, e anche di questi ne daremo conto. Così come, accanto a queste degustazioni, ne pubblichiamo altre più estese e meditate, redatte dal nostro Fernando Pardini che per l'occasione ha vergato i suoi Assaggi... di Corte. Iniziamo con i Syrah. Questo vitigno internazionale dall'origine incerta (persiana?) viene coltivato praticamente in tutto il mondo. Famosi sono gli Shiraz australiani, ma dalla California, al Cile, al Sudafrica non mancano certo altri notevoli esempi. Certo non si tratta dell'ubiquo Cabernet Sauvignon, ma la sua diffusione, e successo, ci sembrano in aumento. In Italia non sono molti i produttori che l'hanno scelto. D'altra parte, e per fortuna, abbiamo così tanti vitigni autoctoni che l'invasione internazionale ci ha un po' risparmiato e poi, se proprio si deve piantare un'uva nera straniera, sembra si siano detti i viticoltori italiani, tanto vale andare sui più sicuri Cabernet e Merlot. Detto ciò andiamo ad assaggiare i Syrah toscani presenti. Poggio al Sole Syrah 1998. Quasi un esperimento questo vino, di cui vengono prodotte solo 2000 bottiglie. Prodotto da 5 anni su suggerimento dell'enologo Bernabei si presenta con un bel colore rubino vivo e aromi penetranti di frutta di bosco rossa, più spostati sulla vivacità del ribes che non sulle noti dolci del lampone. L'impatto gustativo è piacevole ma poi il vino si mostra un po' corto e alla fine restano in bocca quasi solamente gli aromi terziari del legno. Fontodi Syrah Case Via 1997. Più tendente al violaceo rispetto al precedente il colore di questo vino. All'esame olfattivo il si mostra elegante e in bocca abbastanza rotondo e bilanciato. Il varietale dell'uva è presente anche se non preponderante su altri aromi terziari. Ci ricordiamo di aver assaggiato questo vino già in occasione della Festa del Vino di Panzano e lo troviamo nettamente migliorato, cosa abbastanza ovvia del resto, considerato che lo scorso settembre era veramente all'inizio della propria vita evolutiva.
Il Lazzicante 1997 della Fattoria Rodano è un merlot in purezza dal colore rubino vivo e dal naso non molto espressivo. Anche questo in bocca non convince in pieno essendo prevalenti le note asprigne e tanniche sul frutto.
Tre syrah e tre merlot non significano tutta la toscana, mancano infatti all'appello altri prodotti basati su queste uve e assai quotati, specialmente tra i merlot. Comunque, se è possibile trarre qualche conclusione da questo rapido assaggio, saremmo portati a dire che questi vitigni sebrano esprimersi al meglio in zone fin'ora considerate meno vocate, come le colline pisane o le aretine intorno a Cortona. Sarà questo dovuto al fatto che i terroir del chianti classico non si adattano a queste varietà o forse al maggior impegno riversato su questi vini dai produttori di zone commercialmente meno appetibili? Non azzardiamo una risposta definitiva, anche se la seconda delle ipotesi ci sembra la più probabile. Ma andiamo ai sangiovese,
grande maggioranza dei vini in degustazione. E Subito a lato troviamo il Vignalta 1997, di Badia a Morrona, che ci appare più esplosivo e dolce, ma meno equilibrato del Brolio e con un finale più sfuggente, anch'esso un vino comunque impressionate.
La stessa azienda produce anche il Sassoalloro, sangiovese in purezza. Il 1997 si distingue principalmente per il frutto molto vivo e ben delineato, con profumi molto spontanei di ciliegia, che lo rendono di buona beva e discreta pulizia. Torniamo su prodotti più
concentrati passando al bolgherese col Cavaliere 1997 di Michele
Satta. Sangiovese passato un anno in barrique, come dimostra il colore
rubino fitto e acceso.
L'Anfiteatro 1997 delle Vecchie Terre di Montefili si mostra molto aperto al naso e in bocca esprime un bel frutto, anche se nel finale la carica tannica ci sembra ancora un po' eccessiva.
Moris Farms, l'antica azienda di origini spagnole, presenta un Morellino di Scansano Riserva 1997 che sprigiona aromi molto intensi e penetranti, con toni di sottobosco. Ampio al gusto, equilibrato e lungo, non concentratissimo. Un bell'esponente di questa denominazione in continua ascesa nell'ultimo decennio.
Una conferma della piacevolezza dei vini gaiolesi e della buona complessità dei Vini Nobili Non ci sono dubbi, il sangiovese è un vino da terroir, in grado di esprimersi in modo diverso e moderatamente riconoscibile, seppur sempre a grandi livelli, in gran parte della Toscana. Troppo pochi sono gli esempi di vinificazione di quest'uva al di fuori dell'Italia centrale per sapere se in futuro lo potremo considerare la nostra uva da amibzione internazionali, ma di sicuro la sua posizione in Italia è, nonostante il dilagare di cabernet e compagni, ancora solidissima. E a proposito di uve internazionali eccoci arrivati a tutta quella schiera di bei prodotti toscani che usa e miscela in vario modo sangiovese, cabernet, merlot ... Un altro Carmignano è il Trefiano, dal colore rubino vivo e aromi molto ampi, il frutto è spiccato e buona la struttura. Il vino è suadente anche se un po' troppo caldo alcolicamente e si chiude con un lungo finale. Bella l'impressione globale. Saltando di nuovo in Maremma assaggiamo l'Avvoltore 1998 di Moris Farms. Sangiovese con un 30% di cabernet sauvignon. Sugli aromi prevale nettamente la vaniglia, unico lato a nostro avviso negativo per un vino che si mostra equilibrato e di grande eleganza, con un buon corpo e una carica tannica moderatamente evidente. La stessa composizione la ritroviamo nel Cabreo Il Borgo 1996 dei Tenimenti Ruffino che pero' dal colore chiaro non dimostra il 30% di cabernet. Molto piacevole aromaticamente, sui toni della ciliegia sotto spirito. Evidente il frutto su un corpo morbido, non impetuoso, ma elegante e lungo.
La Fattoria di Rodano presenta il Monna Claudia 1996, un'annata non sempre buona in toscana ma che ha dato in alcuni casi bei risultati. Il vino è composto in egual misura da sangiovese e cabernet e il colore è rubino vivo. Ma la sorpresa arriva all'esame olfattivo dove a un sottofondo erbaceo si sovrappongono aromi di frutta molto dolci, che quasi ricordano la fragola. Sensazioni che purtroppo non reggono al gusto dove il vino è sempre piacevole ma un po' magro e tendente al vegetale. Il Vigorello 1997 della Fattoria di San Felice è invece di colore rubino fitto, benché il cabernet scenda in questo vino al 40%. Aromaticamente il prodotto è assai marcato dalla speziatura del legno e dai tannini finali un po' amari. Bello invece il centro bocca di elevata morbidezza. Se la vinificazione del sangiovese ci aveva mostrato quanto sia possibile variare il risultato pur spostandosi di pochi chilometri e, naturalmente, variando le tecniche, con l'assaggio dei melange tra sangiovese e cabernet questa sensazione si è ancora accresciuta. Conclusione abbastanza naturale essendo ora presente un'ulteriore variabile a disposizione, rappresentata dalla percentuale delle due uve. Conclusione che però ci spiazza visto che non siamo riusciti a individuare caratteristiche territoriali nei vini assaggiati. Eccoci infine al cabernet, che sicuramente non si può considerare un'uva toscana, ma che nella regione riesce a esprimersi a livelli di potenza ed eleganza raramente eguagliati nel resto d'Italia.
Il Nemo 1996 del Castello di Monsanto ha un colore rubino meno vivo e spunti erbacei al naso che risulta comunque molto piacevole. Mediamente intenso e equilibrato, sicuramente elegante ma meno complesso del precedente. La Tenuta Bossi presenta il Mazzaferrata 1996, decennale per questo prodotto. Il colore è rubino vivo e il naso vegetale e un po' pepato. Lo percepiamo magro al gusto ma si riprende con un bel finale sui toni della liquirizia.
La giornata si conclude con due vini dolci molto tipici, sorseggiati su un bel divanetto rosso, in buona compagnia e discutendo di vino. Il Vin Santo 1993 della Tenuta di Capezzana che ci sembra ottimo, morbido e persistentissimo, con note affumicate e il Moscadello di Montalcino Pascena 1990 di Col D'Orcia, più dolce e aromatico, dove riconosciamo agrumi, mughetto e cenni di succo d'ostrica. (lb & rf) |
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