Rassegna
 
 

"Vino è piacere...". Ed è proprio il caso di dirlo! (I)

Si fa presto a dir Vin Santo!
Girovagare enoico a Villa Le Corti (prima e seconda parte)

Cronache dal Winecellar Day di Johann Innerhofer:
i vini esteri


I vignaioli trentini riuniti a Bologna: i vini bianchi, i rossi

Degustazioni e 40 bianchi italiani alle giornate versiliesi del vino

Chianti Classici alla Certosa di Firenze
parte prima
parte seconda

Benvenuto Brunello 2001
parte prima
parte seconda
parte terza

La distribuzione Hèureka in mostra

Barbere a Costigliole d'Asti, parte prima e parte seconda

PisaVini 2000:
i pisani più schietti

Bologna: La giornata degli Champagne

Alla Corte del Vino 2000

I vignaioli altoatesini riuniti a Laimburg: i bianchi e i rossi assaggiati
Concorso enologico a Terricciola

Settembre Gaiolese 2000
In archivio

Per chi ama il vino toscano c'è un appuntamento irrinunciabile, ed è l'incontro che si tiene ad inizio estate nella villa Le Corti del principe Corsini.

La visita di quest'anno ha confermato l'innalzamento del livello qualitativo dei prodotti della regione in questione e, purtroppo, il concorde movimento dei prezzi. Sensibilmente maggiore anche il numero di aziende presenti, che abbiamo visitato seguendo un percorso, diciamo così, a zig-zag. Abbiamo infatti impostato le nostre degustazioni seguendo un ordine dettato dai prodotti e non dai produttori, rincorrendo tra un banco e l'altro i vini omologhi, per meglio apprezzare e valutare somiglianze e differenze.

I nostri assaggi si sono così mossi dai syrah ai merlot, si sono concentrati sui sangiovese e, toccando i bordolesi, si sono conclusi sui cabernet in purezza. Abbiamo scelto questo percorso per meglio renderci conto di quanto possano coniugarsi toscanità e vitigno e se, anche all'interno della regione, si possano verificare differenze notevoli attribuibili al terroir.

Non è mancata naturalmente qualche divagazione, e qualche altro prodotto lo abbiamo assaggiato, e anche di questi ne daremo conto. Così come, accanto a queste degustazioni, ne pubblichiamo altre più estese e meditate, redatte dal nostro Fernando Pardini che per l'occasione ha vergato i suoi Assaggi... di Corte.

Iniziamo con i Syrah. Questo vitigno internazionale dall'origine incerta (persiana?) viene coltivato praticamente in tutto il mondo. Famosi sono gli Shiraz australiani, ma dalla California, al Cile, al Sudafrica non mancano certo altri notevoli esempi. Certo non si tratta dell'ubiquo Cabernet Sauvignon, ma la sua diffusione, e successo, ci sembrano in aumento. In Italia non sono molti i produttori che l'hanno scelto. D'altra parte, e per fortuna, abbiamo così tanti vitigni autoctoni che l'invasione internazionale ci ha un po' risparmiato e poi, se proprio si deve piantare un'uva nera straniera, sembra si siano detti i viticoltori italiani, tanto vale andare sui più sicuri Cabernet e Merlot. Detto ciò andiamo ad assaggiare i Syrah toscani presenti.

Poggio al Sole Syrah 1998. Quasi un esperimento questo vino, di cui vengono prodotte solo 2000 bottiglie. Prodotto da 5 anni su suggerimento dell'enologo Bernabei si presenta con un bel colore rubino vivo e aromi penetranti di frutta di bosco rossa, più spostati sulla vivacità del ribes che non sulle noti dolci del lampone. L'impatto gustativo è piacevole ma poi il vino si mostra un po' corto e alla fine restano in bocca quasi solamente gli aromi terziari del legno.

Fontodi Syrah Case Via 1997. Più tendente al violaceo rispetto al precedente il colore di questo vino. All'esame olfattivo il si mostra elegante e in bocca abbastanza rotondo e bilanciato. Il varietale dell'uva è presente anche se non preponderante su altri aromi terziari. Ci ricordiamo di aver assaggiato questo vino già in occasione della Festa del Vino di Panzano e lo troviamo nettamente migliorato, cosa abbastanza ovvia del resto, considerato che lo scorso settembre era veramente all'inizio della propria vita evolutiva.

Eccoci infine al Syrah Podere il Bosco 1998 dei Tenimenti Luigi D'Alessandro. Decisamente il più interessante tra i tre prodotti, come interessante è la storia del produttore con cui ci soffermiamo a chiaccherare. Il vino è di un bel rosso rubino, netti i sentori pepati tipici dell'uva a cui si aggiungono profumi intensi di frutta rossa, assai vivaci e di notevole concentrazione. Concentrazione più che confermata al gusto dove il vino si mostra rotondo e gradevole, con le note del legno ben bilanciate rispetto al frutto. Il finale è giustamente tannico e gradevolmente amaro, e lungo.

Con il Lamaione 1996 dei Marchesi de Frescobaldi passiamo ai merlot e lo scarto aromatico e caratteriale fra i due vitigni è del tutto evidente. Il colore è rubino ma con note che denotano un qualche accenno di un po' ossidate, al naso si nota subito una dolcezza che contrasta con le note acidule e vive dei syrah. Sensazioni che però non si ripetono al gusto, dove troviamo il prodotto assai più rude di quanto ci aspettassimo e anche amarognolo. Il corpo è solo medio e i tannini un po' bruschi.

Il Lazzicante 1997 della Fattoria Rodano è un merlot in purezza dal colore rubino vivo e dal naso non molto espressivo. Anche questo in bocca non convince in pieno essendo prevalenti le note asprigne e tanniche sul frutto.


Concludiamo col Nambrot 1998, un merlot prodotto sulle colline pisane. Rubino vivo e naso da subito più espressivo ci fanno ben sperare. Si sentono la mandorla e la visciola. Al gusto il frutto è discretamente presente e solo un po' vegetale. Il vino è di corpo medio intenso e si conclude con un buon equilibrio tannico.

Tre syrah e tre merlot non significano tutta la toscana, mancano infatti all'appello altri prodotti basati su queste uve e assai quotati, specialmente tra i merlot. Comunque, se è possibile trarre qualche conclusione da questo rapido assaggio, saremmo portati a dire che questi vitigni sebrano esprimersi al meglio in zone fin'ora considerate meno vocate, come le colline pisane o le aretine intorno a Cortona. Sarà questo dovuto al fatto che i terroir del chianti classico non si adattano a queste varietà o forse al maggior impegno riversato su questi vini dai produttori di zone commercialmente meno appetibili? Non azzardiamo una risposta definitiva, anche se la seconda delle ipotesi ci sembra la più probabile.

Ma andiamo ai sangiovese, grande maggioranza dei vini in degustazione. E inziamo subito da un grande sangiovese, anzi da un grande Chianti se non col simbolo stesso del Chianti. Un risorto Barone Ricasoli che presenta il Castello di Brolio Chianti Classico 1997 come il suo vino di punta. Una deciso rilancio della denominazione di origine dopo l'appannamento degli anni passati, appannamento di cui la stessa azienda Ricasoli era stata il simbolo. Il sangiovese in purezza che matura per 18 mesi in botte piccola è di colore rubino intenso e ha naso austero di violette e bacche rosse. Morbida la bocca e finale di grande potenza. Decisamente un chianti ma con che corpo!

Subito a lato troviamo il Vignalta 1997, di Badia a Morrona, che ci appare più esplosivo e dolce, ma meno equilibrato del Brolio e con un finale più sfuggente, anch'esso un vino comunque impressionate.

Un'altra cantina celebre è la Biondi Santi il cui Brunello Tenuta del Greppo 1995 è uno dei baluardi della tradizione ilcinese. Il vino ha colore rubino chiaro con qualche cenno di evoluzione, floreale, sentiamo sottili aromi di rosa, e veramente morbido al gusto. Non potente e di media concentrazione, elegante.

La stessa azienda produce anche il Sassoalloro, sangiovese in purezza. Il 1997 si distingue principalmente per il frutto molto vivo e ben delineato, con profumi molto spontanei di ciliegia, che lo rendono di buona beva e discreta pulizia.

Torniamo su prodotti più concentrati passando al bolgherese col Cavaliere 1997 di Michele Satta. Sangiovese passato un anno in barrique, come dimostra il colore rubino fitto e acceso. Gli aromi sono intensi con sentori di ciliegia con sfumature balsamiche da pineta. Lo sentiamo ancora leggermente disarmonico, ma è un vino decisamente strutturato e dal frutto imponente e limpidissimo che ci sembra promettere una bella evoluzione.

Il Chianti Classico Riserva 1997 di Casaloste matura per il 60% in barrique e per il 40% in botti da 25 ettolitri. Dai profumi intensi e persistenti, si segnala per una bella pienezza di bocca.

L'Anfiteatro 1997 delle Vecchie Terre di Montefili si mostra molto aperto al naso e in bocca esprime un bel frutto, anche se nel finale la carica tannica ci sembra ancora un po' eccessiva.


Fontodi presenta il Chianti Classico Riserva Vigna al Sorbo 1997 che ha grande eleganza e morbidezza, ma questo vino contiene anche un 10% di cabernet sauvignon e quindi non dovrebbe stare in questa parte dell'articolo. Posizione invece legittima per il Flaccianello della Pieve 1997 che ci mette un po' ad aprirsi al naso, ma poi mostra un bel frutto, meno mediato da sensazioni vanigliate del Vigna al Sorbo. La carica tannica, che pure si avverte, viene comunque riassorbita nel finale.





Le Pergole Torte 1997 di Montevertine non impressiona per gli aromi, solo mediamente intensi e anche in bocca risulta un po' diluito ma nel finale esprime una persistenza e una eleganza che non lo lasciano dimenticare facilmente.

Moris Farms, l'antica azienda di origini spagnole, presenta un Morellino di Scansano Riserva 1997 che sprigiona aromi molto intensi e penetranti, con toni di sottobosco. Ampio al gusto, equilibrato e lungo, non concentratissimo. Un bell'esponente di questa denominazione in continua ascesa nell'ultimo decennio.


Ci riteniamo soddisfatti, veramente una bel ripasso delle sensazioni che può dare il sangiovese se coltivato in una terra ricca come quella di Toscana, ma vogliamo fare un ultimo sforzo prima di lasciare questi vini e torniamo al centro, alle zone più tradizionali di questo vitigno, per confrontare due prodotti di gran pregio:
La Gioia 1997, il sangiovese gaiolese di Riecine, e il Vino Nobile di Montepulciano Vigna Asinone 1997, prodotto da Poliziano. Un confronto tra due grandi denominazioni, La Gioia si può a tutti gli effetti far ricadere nel chianti classico, più che tra due aziende visto che entrambe rappresentano il meglio nelle rispettive aree.

La Gioia 1997 ha un colore rubino assai vivo e un olfatto intenso di frutta di bosco e ciliege dolci. Bocca corposa e discretamente lunga, di media struttura ma decisamente elegante. Chiusura ancora leggermente spigolosa per un vino che sicuramente si esprimerà nel tempo.

Più penetranti gli aromi dell'Asinone 1997, che ricordano però frutti più piccoli e meno dolci. In bocca il vino è concentrato e strutturato ma lo sentiamo un tantino più crudo, con sfumature acidule e tannini che lo rendono meno rotondo del rivale.

Una conferma della piacevolezza dei vini gaiolesi e della buona complessità dei Vini Nobili

Non ci sono dubbi, il sangiovese è un vino da terroir, in grado di esprimersi in modo diverso e moderatamente riconoscibile, seppur sempre a grandi livelli, in gran parte della Toscana. Troppo pochi sono gli esempi di vinificazione di quest'uva al di fuori dell'Italia centrale per sapere se in futuro lo potremo considerare la nostra uva da amibzione internazionali, ma di sicuro la sua posizione in Italia è, nonostante il dilagare di cabernet e compagni, ancora solidissima.

E a proposito di uve internazionali eccoci arrivati a tutta quella schiera di bei prodotti toscani che usa e miscela in vario modo sangiovese, cabernet, merlot ...

Partiamo da una denominazione storica, assaggiando il Carmignano Villa di Capezzana 1998 della Tenuta di Capezzana, una DOC in cui l'aggiunta di cabernet al sangiovese è tradizionale. Ottenuto da sangiovese, 20% cabernet sauvignon e 10% canaiolo, matura un anno in tonneau nuovi per un terzo. Si tratta di un campione di botte dal colore rubino e dai profumi intensi e dolci di amarena e frutta rossa; in bocca ha corpo medio, si avvertono note vegetali e una nota alcolica un po' sopra le righe. Notevole la morbidezza anche se il vino ci sembra leggermente sbilanciato nel finale dove risulta un po' acidulo e terziarizzato (cioccolata).

Un altro Carmignano è il Trefiano, dal colore rubino vivo e aromi molto ampi, il frutto è spiccato e buona la struttura. Il vino è suadente anche se un po' troppo caldo alcolicamente e si chiude con un lungo finale. Bella l'impressione globale.

Saltando di nuovo in Maremma assaggiamo l'Avvoltore 1998 di Moris Farms. Sangiovese con un 30% di cabernet sauvignon. Sugli aromi prevale nettamente la vaniglia, unico lato a nostro avviso negativo per un vino che si mostra equilibrato e di grande eleganza, con un buon corpo e una carica tannica moderatamente evidente.

La stessa composizione la ritroviamo nel Cabreo Il Borgo 1996 dei Tenimenti Ruffino che pero' dal colore chiaro non dimostra il 30% di cabernet. Molto piacevole aromaticamente, sui toni della ciliegia sotto spirito. Evidente il frutto su un corpo morbido, non impetuoso, ma elegante e lungo.

Nel Bruno di Rocca 1997 di Vecchie Terre di Montefili la percentuale di cabernet sale al 55% e il colore volge al rubino molto vivo. Non è molto espressivo olfattivamente ma una volta in bocca mostra una beva e un equilibrio impressionanti. Aromaticamente sentiamo sottobosco e pinoli. Al gusto il vino è veramente ampio, succoso e persistente.

La Fattoria di Rodano presenta il Monna Claudia 1996, un'annata non sempre buona in toscana ma che ha dato in alcuni casi bei risultati. Il vino è composto in egual misura da sangiovese e cabernet e il colore è rubino vivo. Ma la sorpresa arriva all'esame olfattivo dove a un sottofondo erbaceo si sovrappongono aromi di frutta molto dolci, che quasi ricordano la fragola. Sensazioni che purtroppo non reggono al gusto dove il vino è sempre piacevole ma un po' magro e tendente al vegetale.

Il Vigorello 1997 della Fattoria di San Felice è invece di colore rubino fitto, benché il cabernet scenda in questo vino al 40%. Aromaticamente il prodotto è assai marcato dalla speziatura del legno e dai tannini finali un po' amari. Bello invece il centro bocca di elevata morbidezza.

Se la vinificazione del sangiovese ci aveva mostrato quanto sia possibile variare il risultato pur spostandosi di pochi chilometri e, naturalmente, variando le tecniche, con l'assaggio dei melange tra sangiovese e cabernet questa sensazione si è ancora accresciuta. Conclusione abbastanza naturale essendo ora presente un'ulteriore variabile a disposizione, rappresentata dalla percentuale delle due uve. Conclusione che però ci spiazza visto che non siamo riusciti a individuare caratteristiche territoriali nei vini assaggiati.

Eccoci infine al cabernet, che sicuramente non si può considerare un'uva toscana, ma che nella regione riesce a esprimersi a livelli di potenza ed eleganza raramente eguagliati nel resto d'Italia.

Il primo che assaggiamo è il Ser Niccolò 1997 dell'Antica Fattoria di Niccolò Machiavelli. Dodici mesi di barrique americana per un vino "molto ricco in polifenoli ma bisognoso di sostanze aromatiche" come ci dice il rappresentante dell'azienda. Rubino intenso e aromi eleganti sono la sua presentazione. I profumi sono di frutta nera , con sentori di mandorla e cioccolato. Molto aromatico e dolce al gusto anche se un poco brusco, ma è un vino di grande potenza. Pieno, con un finale di grande eleganza e persistenza. Sicuramente al vertice dei cabernet assaggiati.

Il Nemo 1996 del Castello di Monsanto ha un colore rubino meno vivo e spunti erbacei al naso che risulta comunque molto piacevole. Mediamente intenso e equilibrato, sicuramente elegante ma meno complesso del precedente.

La Tenuta Bossi presenta il Mazzaferrata 1996, decennale per questo prodotto. Il colore è rubino vivo e il naso vegetale e un po' pepato. Lo percepiamo magro al gusto ma si riprende con un bel finale sui toni della liquirizia.

Un ultimo rosso, un taglio bordolese: il Ghiaie della Furba 1998 della Tenuta di Capezzana è di colore rubino acceso e ha profumi mediamente intensi di frutta rossa e dolce, elegante e di medio corpo, si chiude con una bella trama tannica.

La giornata si conclude con due vini dolci molto tipici, sorseggiati su un bel divanetto rosso, in buona compagnia e discutendo di vino. Il Vin Santo 1993 della Tenuta di Capezzana che ci sembra ottimo, morbido e persistentissimo, con note affumicate e il Moscadello di Montalcino Pascena 1990 di Col D'Orcia, più dolce e aromatico, dove riconosciamo agrumi, mughetto e cenni di succo d'ostrica.

(lb & rf)

Prima pagina | L'articolo | L'appunto al vino | Rassegna | In dettaglio | Sottoscrivi | Collaboriamo