Rassegna
 
 

"Vino è piacere...". Ed è proprio il caso di dirlo! (I)

Si fa presto a dir Vin Santo!
Girovagare enoico a Villa Le Corti (prima e seconda parte)

Cronache dal Winecellar Day di Johann Innerhofer:
i vini esteri


I vignaioli trentini riuniti a Bologna: i vini bianchi, i rossi

Degustazioni e 40 bianchi italiani alle giornate versiliesi del vino

Chianti Classici alla Certosa di Firenze
parte prima
parte seconda

Benvenuto Brunello 2001
parte prima
parte seconda
parte terza

La distribuzione Hèureka in mostra

Barbere a Costigliole d'Asti, parte prima e parte seconda

PisaVini 2000:
i pisani più schietti

Bologna: La giornata degli Champagne

Alla Corte del Vino 2000

I vignaioli altoatesini riuniti a Laimburg: i bianchi e i rossi assaggiati
Concorso enologico a Terricciola

Settembre Gaiolese 2000
In archivio

PisaVini 2000: i pisani più schietti

EX-CONVENTO DI S.CROCE IN FOSSABANDA- PISA

2-3 DICEMBRE 2000

Avevamo già notato, in occasione della passata edizione della rassegna pisana, la veloce dinamica di molte aziende di quest'ampio comprensorio, che dal capoluogo si dirama verso sud fino a toccare più rinomate zone come quella del chianti senese o la costa maremmana. Impressione sicuramente confermata dalla recente manifestazione che questa volta si è tenuta nei suggestivi locali dell'appena restaurato convento di Santa Croce in Fossabanda, imponente struttura prossima al lungarno da poco trasformata in Hotel.

Cominciamo da una novità: Bruno e Peter Mock sono alla seconda vendemmia in quel di Terricciola, anche se i loro prodotti erano già presenti sul mercato con Elyane e Bruno Moss, che prima di loro guidarono la piccola azienda. I due vini rossi presentati sono il Chianti dei Colli Pisani Soianello e il vdt Fontestina, produzione poco più che intima, anche se in divenire sono previsti ampliamenti. Ad oggi il Soianello 1999, 4.000 bottiglie prodotte, 80% sangiovese, 20% tra malvasia nera e ciliegiolo con gocce di cabernet e merlot, si offre alla vista rubino netto e di discreta densità. Al naso regala profumi ben espressi, nitidi, fruttati e fragranti, mai banali, abbastanza intensi e discretamente persistenti, fini nel complesso. In bocca è sicuramente coerente, sapido e fresco, di ottima beva, media struttura e lodevole sviluppo gustativo, senza eccessi né sbavature evidenti se non fosse per qualche richiamo erbaceo che ammicca a crudezza.

Sorprende perché non vede legno alcuno, perché è un chianti dei Colli Pisani, perché è giovane e aitante. In azienda costa sulle 11.000 lire e come vino base è uno dei più interessanti in rassegna, per quanto assaggiato.

Le 1.500 bottiglie di Fontestina 1998 sono pochissima cosa, non poca cosa il vino che ci sta dentro, sangiovese con un 10% circa di canaiolo. Il rosso è rubino carico limpido e assai denso mentre i profumi sono abbastanza ampii e composti, molto nitidi, e scontano qualche impurezza negli appesantimenti animali che ledono alla sostanza fruttata di base. In bocca è sapido, asciutto e più austero del previsto, con bella espressione tannica tipica di un buon sangiovese, con sensazioni di terra, humus e spezie. Non ha cedimenti evidenti ed il finale è lungo e abbastanza morbido. Discreto l’equilibrio tra le parti. Assaggiamo anche il fratello maggiore, Fontestina 1997, che è rubino-granato carico e piuttosto consistente. Dai profumi ampii, intensamente fruttati e leggermente catramati, si offre nel complesso abbastanza finemente, con quei riconoscimenti ‘dolci’ di amarena e visciole. In bocca è potente e caldo, concentrato e pregnante in misura assai più netta che non il 1998. Per questo sorprende maggiormente: la vigoria ci dice che ha tempo davanti a sé mentre il finale ci dice che allappa. Da tenere d’occhio, costa in azienda sulle 18mila lire e si avvale della consulenza sul campo di Attilio Pagli.

Sicuramente più conosciuta dagli appassionati la proposta della famiglia Tommasini e della loro azienda chiamata San Gervasio: assaggiamo il cru A Sirio 1997, sangiovese al 95% più cabernet, che si presenta rubino-granato fittissimo e concentrato, a tratti impenetrabile. La gamma aromatica è di estrema peculiarità anche se non molto tipica: i profumi ampii, nitidi, di bella profondità che rimandano ai frutti neri maturi, alla liquirizia ma anche all’amarena regalano un quadro olfattivo molto fine. La bocca è potente e calda, coerente e fitta, di bel dinamismo e sentita tannicità, matura e morbida. All’equilibrio ottimale non manca molto, il frutto amalgama bene l’apporto del rovere e noi diciamo che è vino di bella personalità, pure lungo in bocca. Da agricoltura biologica certificata, in enoteca sta sulle 30mila lire. Non presente il 1998 in quanto ritenuto non pronto, uscirà nei primi mesi dell’anno 2001. La cantina si avvale di Luca D’Attoma in qualità di enologo.

La Fattoria di Fibbiano è giovane azienda di Terricciola che in tutta modestia sta facendo i primi esperimenti mettendo le uve migliori a fermentare in barrique. In attesa di questi nuovi prodotti per ora assaggiamo tre vini realizzati esclusivamente in cemento. Il Chianti 1999 e un tipico prodotto fresco e di buona beva composto da sangiovese al 70% e poi canaiolo e malvasia. Le note floreali richiamano la tipicità del prodotto e vanno anche oltre con aromi biancheggianti di mela e noce moscata. La semplicità al gusto e la poco persistenza non sono troppo punitive vista la nitidezza del frutto. Caratteri che in parte si ritrovano ne Le Pianelle 1999, prodotto da un vecchio vigneto coltivato prevalentemente a sangiovese ma che contiene molte altre varietà in piccole percentuali. Il vino ancora di più sprigiona spiccati aromi floreali e rispetto al vino base si mostra più vellutato al gusto, dove notiamo una elegante ciliegia, e anch'esso di facile beva. Infine assaggiamo il Millennium 1998, sangiovese da vecchia vigna in purezza. Un poco decolorato ma morbido e piacevole al gusto. Sapido, non molto complesso né corposo, ma lungo nel finale. I prezzi? Dalle 6.000 delle Pianelle alle 8.000 lire del Millennium.

La gentilissima Marisa Salvadori invece ci invita all’ascolto del Rosso delle Miniere 1997 e qui, per intenderci, ci troviamo nell’alta Val di Cecina, nella Antica Fattoria di Sorbaiano per la precisione. Il Rosso delle Miniere, che è un Montescudaio DOC così come il più semplice Montescudaio Rosso 1999 dai bei profumi di frutta matura e cenni minerali (in acciaio, 11 mila lire), ha fatto molta strada, quindi ha una storia dietro di sé e a volte si è dimostrato mirabile esempio di equilibrio e raffinatezza, espressione bella e sincera che unisce da sempre sangiovese, cabernet e malvasia rossa al territorio da cui trae vita. Nell’annata 1997, soprattutto se ci riferiamo al delicato 1996, scopriamo la struttura oltre l’eleganza: il colore intanto è rubino carico, bello e assai denso. I profumi sono ampii, netti, fruttati, di buona profondità e sentita eleganza e rendono fine l’approccio. Riconosci i piccoli frutti del bosco, una leggera speziatura, l’amarena. In bocca è brillante, di buona concentrazione e sostanza fruttata, dinamico e con massa tannica di ottima caratura. Nell’incedere però incontri al gusto, oltre l’amarena, le essenze floreali e qualche accenno vegetale, una certa aggressività tannica che rende lo sviluppo contrastato e non setoso e morbido come nel suo stile. Nel finale, di giusta lunghezza, spunta poi una nota caffeosa amara troppo insistente che appesantisce la beva e lede all’armonia complessiva. Attendiamo gli sviluppi per questo nobile vino pisano che sta sulle 30.000 lire e assaggiamo anche il nuovo rosso dell'azienda, un sangiovese in purezza: il Pian del Conte 1998 che si esprime bene all'olfatto, con profumi soprattutto floreali ma anche di frutta matura. Il corpo è medio e il vino non appare particolarmente concentrato, ma comunque con un bel frutto in evidenza. 21.000 lire il suo prezzo.

L'Azienda Agricola Malloggi da Castellina Marittima, presenta un solo prodotto, il Montescudaio Rosso Conventaccio 1999. Sangiovese e canaiolo per un rosso dal colore piuttosto cupo e dagli aromi floreali con sfumature animali. I quattro ettari di vigneto dell'azienda sono in fase di reimpianto e al momento la produzione è di sole 3.500 bottiglie. Al gusto il vino si mostra sincero e di media intensità, un poco ruvido ma piacevole. La proprietaria ci dice che vorrebbero aggiungere un po' di cabernet per rendere il vino più elegante e noi attenderemo curiosi. I prezzi sono interessanti, 11.000 lire.

Della Fattoria Uccelliera da Fauglia assaggiamo il bel Chianti 1999, sangiovese all'85%, malvasia nera e canaiolo. Passato in barrique, sprigiona profumi intensi di frutta nera e rossa che vanno dal maturo al leggermente surmaturo; in bocca è coerente, di corpo medio, leggermente liquirizioso. Il Castellaccio Rosso 1996, blend di sangiovese (70%) e cabernet (30%), è di colore granato nitido e marcatamente denso. I toni fruttati nel complesso mostrano segni di evoluzione rispetto agli assaggi compiuti circa otto mesi fa, ma sono pur sempre pregnanti, con lieve affaticamento sulle note animali, sulla crudezza e su quei sentori empireumatici sempre in primo piano. In bocca è potente e denso, di grande sostanza e carattere anche se il goudron lo rende meno comunicativo del solito e un po’ cupo nell’approccio. Vino di bel carattere e peso stante l’annata, di cui già in passato abbiamo tessuto le lodi. Ben più aperta l'annata 1997 che è anche diversamente composta ("fifty-fifty") i profumi di frutta neramatura/surmatura e prugna sono intensi e persistenti. In bocca è concentrato, coerente col naso a cui aggiunge note di liquirizia, dolce e pastoso, con un finale di media lunghezza. Prezzi: Chianti, intorno alle diecimila lire; Castellaccio Rosso 1996 24mila e Castellaccio Rosso 1997 32 mila lire.

Affabilissima, umile e cordiale la proprietaria. Da tenere d’occhio (il vino si intende), così come la cantina, che in futuro ne sentiremo riparlare. Dodici gli ettari coltivati a vigneto in una bella oasi faunistica che viene omaggiata in ogni etichetta. Stefano Chioccioli assiste il tutto agronomicamente ed enologicamente.

Dalla affascinante Ginevra Venerosi Pesciolini accettiamo volentieri l’invito al Veneroso, qui presente in due annate. Naturalmente stiamo parlando della Tenuta di Ghizzano , consolidata e validissima cantina di Peccioli che ha contribuito e non poco alla visibilità di queste terre, enologicamente parlando. Il Veneroso è una bandiera della vocazione pisana al vino ed anche lui come il Rosso delle Miniere ha fatto molta strada. Oggi è un IGT Toscana Rosso ed è pure un uvaggio di cabernet, sangiovese e merlot (cabernet e sangiovese in netta prevalenza). Il Veneroso 1998 , che uscirà a fine gennaio prossimo, presenta un colore rubino scuro e denso con profumi non nitidissimi ma sostanzialmente fruttati e di buona profondità, abbastanza intenso nell’approccio, di persistenza che sarà lodevole, così come il quadro. In bocca è sapido, concentrato, composto e mai esuberante, con sensazioni intense che riportano all’amarena e al caffè, sicuramente morbido. Il finale è lungo ed è lì che viene fuori un po’ di carattere. Vino giovane da attendere ancora perché vuole soltanto tempo e riposo; noi lo concediamo volentieri. Il Veneroso 1997 è rubino scuro e carico, di marcata densità. Qui i profumi sono ben delineati, di buona persistenza e intensità, essenzialmente ampii e fragranti su spettro fine. Vi riconosci l’amarena, i piccoli frutti del bosco, una ‘soave’ speziatura ed anche goudron. La bocca è spiccatamente setosa e calda, di bel dinamismo, con toni roverizzanti ancora cupi, mentre soave è la liquirizia. La trama tannica ha spessore ed è un po’ terrosa. Il finale di sentite dignità e portamento. Sta sulle 30mila lire in enoteca; Carlo Ferrini è l’enologo di casa.

Per la Fattoria Varràmista costituiscono record aziendale le 7.000 bottiglie del suo vino omonimo presentato quest’anno. Il Varràmista 1998, sirah al 90% con aggiunte di altre uve, come il merlot ad esempio, ha un colore rubino cupo, di buona consistenza e si presenta all’olfatto vitale, fruttato ,marcatamente speziato, cuoioso. Allo spettro conferiscono particolare soavità le note dolci che richiamano il merlot. In bocca è sapido, ancora speziato, caldo e un po’ cupo per via dei frequenti rimandi empireumatici. Sicuramente di bel contrasto quindi aitante, in questo vino i tannini, pur ben estratti, non sono propriamente morbidi. Alcune note erbacee qua e là con qualche eccesso animale rendono più curioso il quadro gustativo, che convince in particolare per la peculiare speziatura. L’incedere non vuole cedimenti ed il vino allappa nel finale. Ci vuole tempo e deve sbrigliarsi un po’. Over 30.000 lire il suo prezzo. Federico Staderini l’artefice enologico.

L'Azienda Agricola Vallorsi di Terricciola ci viene presentata dal produttore Stefano Bibbiani. Una produizione tipica per queste piccole realtà che stanno tentando di mettersi in luce: un chianti per la produzione di massa e un IGT con cui sperimentare nuove vie. Il Chianti 1999, prodotto in 30.000 bottglie e commercializzato sotto le 10.000 lire, si presenta con un bel rubino e sentori veramente floreali. Inalando ad occhi chiusi si potrebbe pensareveramente di avere nel bicchiere un profumato vino bianco. Al gusto il prodotto è semplice e sfuggente ma abbastanza morbido da risultare ben bevibile. il San Bartolomeo IGT 1998 ha un colore solo leggermente più carico, nonostante il 30% di cabernet sauvignon aggiunto al sangiovese. I profumi non sono esaltanti e di media intensità. Medio il corpo e il frutto un po' nascosto dagli aromi terziari del legno. Questo vino costa intorno alle 17mila lire e, sinceramente, gli preferiamo il Chianti con i suoi freschi fiori.

Da Badia di Morrona assaggiamo il N'Antia 1997, che presenta un naso molto intenso, su sentori di frutta rossa; in bocca si affiancano in modo piuttosto evidente i contributi aromatici (cioccolato) dati dal rovere nell'ambito comunque di una bocca pastosa, ampia e lunga nel finale. Il Vignalta 1997 è aromaticamente piuttosto chiuso e poco a fuoco. In bocca ha grande potenza e mette bene in evidenza la frutta di bosco matura. Finale lungo, caratterizzato da qualche nota amarognola. Piccola delusione dal Vinsanto 1993, piuttosto squilibrato da una nota alcolica francamente eccessiva.

Da Giusti & Zanza Vigneti, azienda agricola di Fauglia dalla giovane storia dietro di sé, assaggiamo per primo il Belcore 1998, un uvaggio sangiovese-merlot nonché IGT Toscana rosso. Il colore è di un rubino molto concentrato e cupo, denso oltre misura. La gamma aromatica è particolare e non tipica, per via di quei dolcissimi profumi, molto intensi e discretamente persistenti, che rimandano chiaramente alla passitura, alla frutta surmatura, alle ciliegie sotto spirito. In bocca è succoso e caldo, concentrato e coerente, morbido e smaccato. Vino particolare e super-concentrato, che per alcuni versi non pare rispecchiare una qualche tipicità di vitigno. Da rivedere. Sta sulle 25.000 lire e ve ne sono 20.000 bottiglie.

Ben diverso l’approccio al Dulcamara 1997, un IGT toscana di taglio bordolese classico (per il 70% si tratta di cabernet sauvignon) che si presenta rosso granato cupo e denso, con profumi ampii, ben disegnati e profondi, fruttati (riconosco il ribes), fini, con cenni minerali che non disturbano. In bocca è sapido, di bella struttura e portamento, ribadisce particolari note minerali e nel suo incedere intenso e persistente colpisce per il piacevole equilibrio gustativo. Buona la rispondenza gusto-olfattiva, dignitoso e morbido il finale, dove si compiace. Da tenere d’occhio in divenire anche se 3.000 bottiglie sono un niente. Sta sulle 50mila in enoteca e cerca di ritagliarsi un angolo cult nell’enologia toscana; bella l’etichetta mentre Stefano Chioccioli guida il tutto in campo e in cantina.

Di nuovo a Terricciola, con la Fattoria Erta. Il suo Chianti I Cipressi 1999 accosta al rubino mediamente intenso aromi floreali e una buona nitidezza di frutto. Al gusto è pulito e emergono spunti di frutta rossa, corretta la chiusura. Prodotto in 20.000 bottiglie viene venduto completamente sul mercato locale a circa 7mila lire.

Di new entry dobbiamo parlare quando citiamo il nome Villa Vestri. Proviene da Cevoli di Lari, e di antico ha soltanto la sede perchè la proprietà attuale ha iniziato a produrre vino da 5-6 vendemmie. Fall in love per la Toscana e per l’agricoltura, i fratelli Fahrni, svizzeri di origine, oggi sono sulla quarantina e li agita un fervore e una vitalità accattivanti. Non hanno alcun tentennamento nel dire che sono partiti da ingenui inesperti, ma dedicano costantemente, è scelta di vita, le attenzioni e le cure ai due ettari e mezzo di vigneto reimpiantati negli anni 90, e sono loro due e loro soltanto che fanno tutto. Anzi sono ben decisi nelle loro convizioni, tanto che l'iniziale collaborazione con l'enologo D'Attoma si interruppe dopo solo un anno e mezzo per divergenze ideologiche che avevano come oggetto l'uso della barrique. Il loro Chianti Colli Pisani si chiama Sotto il Vento ed è costituito da sangiovese (clone F9 - tengono a sottolineare -) per il 95%, il resto essendo canaiolo. Affina tra cemento e inox. Il Sotto il vento 1998 è rubino netto assai limpido e abbastanza denso. Sfodera profumi intensi, non complessi ma varietali, di buona dolcezza, non manca una certa rusticità nell’approccio che rende il quadro abbastanza fine. Di bella struttura però è al palato, dove si mostra assai aitante e muscoloso, sicuramente molto caldo, con vena acida presente e di buona beva complessiva. Per questo diciamo non male. 5.000 le bottiglie, circa 12mila lire il prezzo.

Il vdt Notte 1998 è un blend paritario di merlot e syrah che nasce come uvaggio nel vero senso della parola e matura in tonneau. Di bottiglie un mare: milleduecento! Il colore è rosso violaceo molto cupo e di sentita concentrazione. I profumi molto intensi e di buona persistenza rendono il quadro olfattivo pregnante ma non ben sfumato, neanche troppo fine per via di certe sensazioni sporche, comunque è verace e porta a immaginarci corpo ed iper-concentrazione. Difatti il vino esplode in bocca, dove non ammette cedimenti e per molti tratti è masticabile, la sostanza fruttata è fitta e le sensazioni gustative intense con qualche accenno alla frutta surmatura e alla pastosità. Bello lo sviluppo se attendi l’ossigenazione: sconta di certo giovanili asperità e una certa rusticità di fondo (diremmo di stile) ma il vino ha carattere, soprattutto nella esaltazione della materia prima, più merlottata che altro. Da forchetta e coltello, maschio ed aitante, sarà interessante farlo crescere e studiarlo più in là: oltre i muscoli verranno profondità ed eleganza? Il prezzo va sulle 18.000 lire ed è un vino che si è fatto la malolattica in vasche inox e l’affinamento in tonneaux di rovere ungherese da 5 hl. Che dire: deciso e peculiare come coloro che lo producono, innamorati come non mai del pensiero ‘piccolo è bello’. Etichette un po’ cupe però.

Fattoria tradizionale e forse senza troppe pretese fino ad ora, Il Palagetto della famiglia Granchi cerca timidamente ma con determinazione di affacciarsi alla qualità e per questo sta in un periodo di transizione e di studio, per saggiare e testare le potenzialità dei suoi 20 ettari di vigna attorno a Pomarance.Per adesso ci accontentiamo di assaggiare il vdt rosso Umore 1998, una selezione di uve sangiovese e canaiolo vinificate con metodo tradizionale, senza ausilio di legno alcuno. Alla vista è rubino netto non tanto carico, molto limpido e mediamente denso. I profumi sono di media intensità e di discreta persistenza, piuttosto austeri e semplici, franchi sicuramente su quadro mediamente fine. In bocca il vino è sapido, giocato su asciuttezza e tannicità, con toni minerali sovrabbondanti, che ledono alla piacevolezza e allo sviluppo, non di certo al nerbo e al carattere, che sotto sotto mostra. Poco docile e poco incline a facili ammiccamenti, ci riconduce in un sol colpo a sensazioni gustative che in certi ambiti sembrano lontane. Può non dispiacere. Gli auguri sono d’obbligo, ricordando che si tratta di un vino che franco cantina sta sulle 6-7.000 lire: di questo teniamone conto, per favore.

Di Torre a Cenaia assaggiamo il Rosso 1999, che contiene sangiovese e 10% di syrah (leggero passaggio di sei mesi in barrique). Quest'ultimo vitigno è ben percepibile, e il vino risulta fruttato e succoso, con sentori spiccati di ciliegia, rotondità e morbidezza nell'ambito di un corpo medio. Il finale di sorprendente lunghezza ci conferma la bontà di questo prodotto che costa sulle 12mila lire al consumatore. Altro prodotto dell'azienda è il Vajo 1997, 80% cabernet sauvignon e 20% sangiovese. Il registro olfattivo si situa sui toni della frutta nera (mirtilli), e sono ben percepibili la nota tostata e cenni di cioccolato. In bocca è coerente, di corpo medio, e presenta un bel finale incentrato su note dolci e vanigliate di media lunghezza, 25mila lire in enoteca. Terminiamo con il vino da dessert Dolce Peccato 1998, da uve trebbiano che vengono fatte appassire tre mesi sui graticci, che presenta spiccate note di agrumi canditi (cedro soprattutto).

Riassaggiamo volentieri i prodotti di Poggio Gagliardo. Il Montescudaio Rosso 1999 è fatto con 75% di sangiovese, canaiolo e ciliegiolo. La maturazione in acciaio è centrata per un vino semplice, di beva facile e scorrevole, caratterizzato da spiccati sentori di ciliegia. Si trova in vendita a circa 10mila lire. Più ambizioni per il Malemacchie 1997, 65% Sangiovese e 35% Cabernet Franc, il cui invecchiamento avviene prima in botti grandi e poi per sei mesi in barrique di secondo passaggio. Rubino mediamente carico e profumi eleganti ma non particolarmente intensi, neppure dopo una certa ossigenazione. In bocca presenta note di frutta rossa e leggera vaniglia, e va sottolineata la completa assenza dei caratteri vegetali che ci si aspetterebbe per la presenza del cabernet franc. Senza l'apporto di vitigni internazionali si ottiene Il Rovo 1997, 85% di sangiovese e 15% fra malvasia nera e canaiolo. Quattordici mesi passati in barrique e qualche mese in bottiglia ad affinare per un vino dai profumi non particolarmente intensi che si attestano su note di frutta nera con carattere surmaturo. Al gusto c'è invece bella soddisfazione: corpo pieno, il vino è rotondo ed equilibrato, il frutto è assai concentrato e accompagnato da note tostate. Vini dal prezzo medio visto che in cantina il Malemacchie costa 15 mila lire e il Rovo 24 mila. Concludiamo con il nuovo vino dell'azienda, il Gobbo ai Pianacci 1997, annata quasi da collezione, perché è la prima e anche ultima nella configurazione metà sangiovese e metà fra cabernet sauvignon e merlot. Il vino sta infatti cambiando notevolmente aspetto, per assestarsi, nelle intenzioni del produttore, nell'annata 2000 sulla nuova DOC Montescudaio Merlot. Ed è un peccato: troviamo infatti notevole il quadro olfattivo, che comprende profumi intensi di frutta nera, tipici del terroir, e il frutto del cabernet (cassis in testa), oltre ad una punta di liquirizia. Il rovere è molto ben assorbito, e in bocca il vino si presenta compatto, concentrato fin dall'ingresso anche se ancora un po' liquirizioso. Il finale è ampio anche se non lunghissimo.

(lb, rf & fp)

 

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