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PisaVini 2000: i pisani più schietti EX-CONVENTO DI S.CROCE IN FOSSABANDA- PISA 2-3 DICEMBRE 2000
Avevamo già notato, in occasione della passata edizione della rassegna pisana, la veloce dinamica di molte aziende di quest'ampio comprensorio, che dal capoluogo si dirama verso sud fino a toccare più rinomate zone come quella del chianti senese o la costa maremmana. Impressione sicuramente confermata dalla recente manifestazione che questa volta si è tenuta nei suggestivi locali dell'appena restaurato convento di Santa Croce in Fossabanda, imponente struttura prossima al lungarno da poco trasformata in Hotel. Cominciamo da una novità: Bruno e Peter Mock sono alla seconda vendemmia in quel di Terricciola, anche se i loro prodotti erano già presenti sul mercato con Elyane e Bruno Moss, che prima di loro guidarono la piccola azienda. I due vini rossi presentati sono il Chianti dei Colli Pisani Soianello e il vdt Fontestina, produzione poco più che intima, anche se in divenire sono previsti ampliamenti. Ad oggi il Soianello 1999, 4.000 bottiglie prodotte, 80% sangiovese, 20% tra malvasia nera e ciliegiolo con gocce di cabernet e merlot, si offre alla vista rubino netto e di discreta densità. Al naso regala profumi ben espressi, nitidi, fruttati e fragranti, mai banali, abbastanza intensi e discretamente persistenti, fini nel complesso. In bocca è sicuramente coerente, sapido e fresco, di ottima beva, media struttura e lodevole sviluppo gustativo, senza eccessi né sbavature evidenti se non fosse per qualche richiamo erbaceo che ammicca a crudezza. Sorprende perché non vede legno alcuno, perché è un chianti dei Colli Pisani, perché è giovane e aitante. In azienda costa sulle 11.000 lire e come vino base è uno dei più interessanti in rassegna, per quanto assaggiato.
Le 1.500 bottiglie di Fontestina 1998 sono pochissima cosa, non poca cosa il vino che ci sta dentro, sangiovese con un 10% circa di canaiolo. Il rosso è rubino carico limpido e assai denso mentre i profumi sono abbastanza ampii e composti, molto nitidi, e scontano qualche impurezza negli appesantimenti animali che ledono alla sostanza fruttata di base. In bocca è sapido, asciutto e più austero del previsto, con bella espressione tannica tipica di un buon sangiovese, con sensazioni di terra, humus e spezie. Non ha cedimenti evidenti ed il finale è lungo e abbastanza morbido. Discreto l’equilibrio tra le parti. Assaggiamo anche il fratello maggiore, Fontestina 1997, che è rubino-granato carico e piuttosto consistente. Dai profumi ampii, intensamente fruttati e leggermente catramati, si offre nel complesso abbastanza finemente, con quei riconoscimenti ‘dolci’ di amarena e visciole. In bocca è potente e caldo, concentrato e pregnante in misura assai più netta che non il 1998. Per questo sorprende maggiormente: la vigoria ci dice che ha tempo davanti a sé mentre il finale ci dice che allappa. Da tenere d’occhio, costa in azienda sulle 18mila lire e si avvale della consulenza sul campo di Attilio Pagli.
La Fattoria di Fibbiano è giovane azienda di Terricciola che in tutta modestia sta facendo i primi esperimenti mettendo le uve migliori a fermentare in barrique. In attesa di questi nuovi prodotti per ora assaggiamo tre vini realizzati esclusivamente in cemento. Il Chianti 1999 e un tipico prodotto fresco e di buona beva composto da sangiovese al 70% e poi canaiolo e malvasia. Le note floreali richiamano la tipicità del prodotto e vanno anche oltre con aromi biancheggianti di mela e noce moscata. La semplicità al gusto e la poco persistenza non sono troppo punitive vista la nitidezza del frutto. Caratteri che in parte si ritrovano ne Le Pianelle 1999, prodotto da un vecchio vigneto coltivato prevalentemente a sangiovese ma che contiene molte altre varietà in piccole percentuali. Il vino ancora di più sprigiona spiccati aromi floreali e rispetto al vino base si mostra più vellutato al gusto, dove notiamo una elegante ciliegia, e anch'esso di facile beva. Infine assaggiamo il Millennium 1998, sangiovese da vecchia vigna in purezza. Un poco decolorato ma morbido e piacevole al gusto. Sapido, non molto complesso né corposo, ma lungo nel finale. I prezzi? Dalle 6.000 delle Pianelle alle 8.000 lire del Millennium.
L'Azienda Agricola Malloggi da Castellina Marittima, presenta un solo prodotto, il Montescudaio Rosso Conventaccio 1999. Sangiovese e canaiolo per un rosso dal colore piuttosto cupo e dagli aromi floreali con sfumature animali. I quattro ettari di vigneto dell'azienda sono in fase di reimpianto e al momento la produzione è di sole 3.500 bottiglie. Al gusto il vino si mostra sincero e di media intensità, un poco ruvido ma piacevole. La proprietaria ci dice che vorrebbero aggiungere un po' di cabernet per rendere il vino più elegante e noi attenderemo curiosi. I prezzi sono interessanti, 11.000 lire.
Affabilissima, umile e cordiale la proprietaria. Da tenere d’occhio (il vino si intende), così come la cantina, che in futuro ne sentiremo riparlare. Dodici gli ettari coltivati a vigneto in una bella oasi faunistica che viene omaggiata in ogni etichetta. Stefano Chioccioli assiste il tutto agronomicamente ed enologicamente.
Dalla affascinante Ginevra
Venerosi Pesciolini accettiamo volentieri l’invito al Veneroso,
qui presente in due annate. Naturalmente
stiamo parlando della Tenuta di Ghizzano , consolidata e validissima
cantina di Peccioli che ha contribuito e non poco alla visibilità
di queste terre, enologicamente parlando. Il
Veneroso è una bandiera della vocazione pisana al vino ed
anche lui come il Rosso delle Miniere ha fatto molta strada. Oggi
è un IGT Toscana Rosso ed è pure un uvaggio di cabernet,
sangiovese e merlot (cabernet e sangiovese in netta prevalenza).
Per la Fattoria Varràmista costituiscono record aziendale le 7.000 bottiglie del suo vino omonimo presentato quest’anno. Il Varràmista 1998, sirah al 90% con aggiunte di altre uve, come il merlot ad esempio, ha un colore rubino cupo, di buona consistenza e si presenta all’olfatto vitale, fruttato ,marcatamente speziato, cuoioso. Allo spettro conferiscono particolare soavità le note dolci che richiamano il merlot. In bocca è sapido, ancora speziato, caldo e un po’ cupo per via dei frequenti rimandi empireumatici. Sicuramente di bel contrasto quindi aitante, in questo vino i tannini, pur ben estratti, non sono propriamente morbidi. Alcune note erbacee qua e là con qualche eccesso animale rendono più curioso il quadro gustativo, che convince in particolare per la peculiare speziatura. L’incedere non vuole cedimenti ed il vino allappa nel finale. Ci vuole tempo e deve sbrigliarsi un po’. Over 30.000 lire il suo prezzo. Federico Staderini l’artefice enologico.
L'Azienda Agricola Vallorsi di Terricciola ci viene presentata dal produttore Stefano Bibbiani. Una produizione tipica per queste piccole realtà che stanno tentando di mettersi in luce: un chianti per la produzione di massa e un IGT con cui sperimentare nuove vie. Il Chianti 1999, prodotto in 30.000 bottglie e commercializzato sotto le 10.000 lire, si presenta con un bel rubino e sentori veramente floreali. Inalando ad occhi chiusi si potrebbe pensareveramente di avere nel bicchiere un profumato vino bianco. Al gusto il prodotto è semplice e sfuggente ma abbastanza morbido da risultare ben bevibile. il San Bartolomeo IGT 1998 ha un colore solo leggermente più carico, nonostante il 30% di cabernet sauvignon aggiunto al sangiovese. I profumi non sono esaltanti e di media intensità. Medio il corpo e il frutto un po' nascosto dagli aromi terziari del legno. Questo vino costa intorno alle 17mila lire e, sinceramente, gli preferiamo il Chianti con i suoi freschi fiori. Da Badia di Morrona assaggiamo il N'Antia 1997, che presenta un naso molto intenso, su sentori di frutta rossa; in bocca si affiancano in modo piuttosto evidente i contributi aromatici (cioccolato) dati dal rovere nell'ambito comunque di una bocca pastosa, ampia e lunga nel finale. Il Vignalta 1997 è aromaticamente piuttosto chiuso e poco a fuoco. In bocca ha grande potenza e mette bene in evidenza la frutta di bosco matura. Finale lungo, caratterizzato da qualche nota amarognola. Piccola delusione dal Vinsanto 1993, piuttosto squilibrato da una nota alcolica francamente eccessiva.
Di nuovo a Terricciola, con la Fattoria Erta. Il suo Chianti I Cipressi 1999 accosta al rubino mediamente intenso aromi floreali e una buona nitidezza di frutto. Al gusto è pulito e emergono spunti di frutta rossa, corretta la chiusura. Prodotto in 20.000 bottiglie viene venduto completamente sul mercato locale a circa 7mila lire. Di new entry dobbiamo
parlare quando citiamo il nome Villa Vestri. Proviene
da Cevoli di Lari, e di antico ha soltanto la sede perchè la proprietà
attuale ha iniziato a produrre vino da 5-6 vendemmie. Fall in love
per la Toscana e per l’agricoltura, i fratelli Fahrni, svizzeri di origine,
oggi sono sulla quarantina e li agita un fervore e una vitalità
accattivanti. Non hanno alcun tentennamento nel dire che sono partiti
da ingenui inesperti, ma dedicano costantemente, è scelta di vita,
le attenzioni e le cure ai due ettari e mezzo di vigneto reimpiantati
negli anni 90, e sono loro due e loro soltanto che fanno tutto. Anzi
sono ben decisi nelle loro convizioni, tanto che l'iniziale collaborazione
con l'enologo D'Attoma si interruppe dopo solo un anno e mezzo per divergenze
ideologiche che avevano come oggetto l'uso della barrique. Il loro
Chianti Colli Pisani si chiama Sotto il Vento
ed è costituito da sangiovese (clone F9 - tengono a sottolineare
-) per il 95%, il resto essendo canaiolo. Affina tra cemento e inox.
Fattoria tradizionale e
forse senza troppe pretese fino ad ora, Il Palagetto della famiglia
Granchi cerca timidamente ma con determinazione di affacciarsi alla qualità
e per questo sta in un periodo di transizione e di studio, per saggiare
e testare le potenzialità dei suoi 20 ettari di vigna attorno a
Pomarance.
Riassaggiamo volentieri i prodotti di Poggio Gagliardo. Il Montescudaio Rosso 1999 è fatto con 75% di sangiovese, canaiolo e ciliegiolo. La maturazione in acciaio è centrata per un vino semplice, di beva facile e scorrevole, caratterizzato da spiccati sentori di ciliegia. Si trova in vendita a circa 10mila lire. Più ambizioni per il Malemacchie 1997, 65% Sangiovese e 35% Cabernet Franc, il cui invecchiamento avviene prima in botti grandi e poi per sei mesi in barrique di secondo passaggio. Rubino mediamente carico e profumi eleganti ma non particolarmente intensi, neppure dopo una certa ossigenazione. In bocca presenta note di frutta rossa e leggera vaniglia, e va sottolineata la completa assenza dei caratteri vegetali che ci si aspetterebbe per la presenza del cabernet franc. Senza l'apporto di vitigni internazionali si ottiene Il Rovo 1997, 85% di sangiovese e 15% fra malvasia nera e canaiolo. Quattordici mesi passati in barrique e qualche mese in bottiglia ad affinare per un vino dai profumi non particolarmente intensi che si attestano su note di frutta nera con carattere surmaturo. Al gusto c'è invece bella soddisfazione: corpo pieno, il vino è rotondo ed equilibrato, il frutto è assai concentrato e accompagnato da note tostate. Vini dal prezzo medio visto che in cantina il Malemacchie costa 15 mila lire e il Rovo 24 mila. Concludiamo con il nuovo vino dell'azienda, il Gobbo ai Pianacci 1997, annata quasi da collezione, perché è la prima e anche ultima nella configurazione metà sangiovese e metà fra cabernet sauvignon e merlot. Il vino sta infatti cambiando notevolmente aspetto, per assestarsi, nelle intenzioni del produttore, nell'annata 2000 sulla nuova DOC Montescudaio Merlot. Ed è un peccato: troviamo infatti notevole il quadro olfattivo, che comprende profumi intensi di frutta nera, tipici del terroir, e il frutto del cabernet (cassis in testa), oltre ad una punta di liquirizia. Il rovere è molto ben assorbito, e in bocca il vino si presenta compatto, concentrato fin dall'ingresso anche se ancora un po' liquirizioso. Il finale è ampio anche se non lunghissimo. (lb, rf & fp)
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