"Vino
è piacere...". Ed è proprio il caso di dirlo! (I)
Si fa presto a dir Vin
Santo!
Girovagare enoico a Villa Le Corti (prima
e seconda parte)
Cronache dal Winecellar Day di Johann Innerhofer:
i vini esteri
I vignaioli trentini riuniti a Bologna: i
vini bianchi, i rossi
Degustazioni
e 40 bianchi italiani alle giornate versiliesi
del vino
Chianti Classici
alla Certosa di Firenze
parte prima
parte seconda
Benvenuto Brunello 2001
parte prima
parte seconda
parte terza
La distribuzione Hèureka
in mostra
Barbere a Costigliole d'Asti, parte
prima e parte
seconda
PisaVini 2000:
i pisani più schietti
Bologna: La giornata
degli Champagne
Alla Corte del Vino
2000
I vignaioli altoatesini riuniti a Laimburg: i
bianchi e i rossi
assaggiati
Concorso enologico a
Terricciola
Settembre
Gaiolese 2000
In archivio
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La
distribuzione Hèureka in mostra a Varazze
Sono sempre interessanti le
presentazioni organizzate da un piccolo distributore, perché nella
gamma dei prodotti si riconosce quel gusto personale che indirizza le
scelte di tutti noi, indipendentemente o quasi dalle mode del momento.
Roberto Germani è arrivato a questo mestiere per passione
e per caso. Grafico pubblicitario, iniziò a disegnare etichette
di vino e quindi ad avere contatti con i produttori. Un po' di passione
per il buon vino c'era già ed ecco fatto: dal disegnare etichette
al farle conoscere, ma con tanto di... contenuto, stavolta.
Ci facciamo due chiacchere al termine degli assaggi dei prodotti presentati
all'enoteca Invidia, sul bel lungomare di Varazze, riviera Savonese. C'è
una peculiarità nel vostro modo di lavorare? "Beh, forse non siamo
i soli, ma le nostre scelte si basano tutte sul contatto diretto col produttore.
Prima lo visitiamo e poi ricontrolliamo le nostre impressioni a freddo,
degustando alla cieca con l'aiuto di un piccolo panel di collaboratori."
Ci sembra di aver individuato una tipologia abbastanza definita di azienda,
all'insegna del piccolo è bello... "Sicuramente! Noi distribuiamo
circa venti aziende, quasi tutte piccole e con vini a prezzi giusti. Certo,
abbiamo anche Alois Lageder, che ci serve a mo' di "rompighiaccio" per
farci meglio accettare dagli operatori. La nostra zona, distribuiamo prevalentemente
in Liguria, è assai affezionata ai grandi distributori e a quelle
poche ditte storiche, è un panorama molto statico, ma stiamo riuscendo
a modificarlo. Se i prodotti sono di qualità non è difficile
farli apprezzare, ma bisogna seminare molto..." Proprio di una di queste
semine siamo stati testimoni, una bella presentazione dei vini associata
a una selezione di prodotti gastronomici molto interessanti, ed ecco le
nostre impressioni.
La nostra degustazione inizia con l'azienda Zucchetto di Valdobbiadene,
bollicine per tutti i gusti e anche un Prosecco di Valdobbiadene
2000 fermo, dagli spiccati aromi fruttati e vivaci dove riconosciamo
mela golden e pera. Più semplice al gusto, pulito ma un po' monotono.
Il Sur Lie 1999 è invece fermentato in bottiglia, sui lieviti.
Lo si nota dai profumi più complessi, dove il lievito si sovrappone
alla frutta che troviamo meno presente. La bocca è acida e vivace,
pulita. Ma passiamo ai metodi Charmat, con Brut 2000,
Extra Dry 1999 e Cartizze 1999. Tre
vini che si differenziano per lo zucchero residuo, che passa dai 10 g/l
del Brut ai 20 del Cartizze. Le sensazioni scalano assai bene, dal piu
acido e fruttato Brut (ma ricordiamoci che ha un anno di meno) ai piu
strutturati Dry e Cartizze. Il Dry è forse quello che ci ha convinto
di più, almeno dal punto di vista della struttura e per la delicatezza
dell'effervescenza. Comunque molto piacevole anche il frutto del Cartizze,
sorretto da una vena dolce molto gustosa. I prezzi sono, nell'ordine,
10mila, 10mila, 12mila, 12mila e 22mila per il Cartizze.
Eccoci
a due delle aziende altoatesine presenti nella selezione, Alois Lageder
e Castel Juval.
Di Alois Lageder assaggiamo il Müller Thurgau
1999 che possiede al naso accattivanti note di mela, pera, pesca
ed albicocca. In bocca è dolce, strutturato, morbido e vellutato
ed è uscito a metà Febbraio, un mese prima del solito, essendo
già un vino pronto. Ci impressiona un po' meno l'anteprima del
Gewürtztraminer 2000, coi suoi profumi di tè
e miele, una bella struttura e un finale cortino. Castel Juval,
da Stava in provincia di Bolzano, propone un Pinot Bianco 1999
dai profumi dolci, anche se non intensissimi, prevalentemente floreali
e di erbe. In bocca è più espressivo, ampio, fresco e assai
succoso, un tantino "asprino" e lascia nel finale belle sensazioni. Il
Riesling 1999 è anch'esso molto fresco in bocca
ha struttura medio-piena innervata da una bella linea acida che lo rende
succosissimo anche perché dominato da classiche note di pompelmo.
L'azienda Bruna gioca in casa. I suoi Pigati sono molto apprezzati
in zona e conosciuti anche al di fuori della Liguria. Il Pigato Villa
Torracchetta 1999 viene macerato sulle bucce, ha 12.5 gradi alcolici
e un colore paglierino tenue con sfumature verdi. Denso visivamente, speziato
e minerale al naso, dove predomina il caratteristico sentore di anice.
È fine, anche se non particolarmente intenso e dal finale con spunti
asprigni (16.000 lire). Troviamo migliore il Pigato Le Russeghine 1999,
che già al colore si mostra più carico; i profumi presentano
note balsamiche, di menta ed anice; è più complesso, potente
e concentrato al palato. Il corpo pieno e una maggiore acidità
porta il vino a una migliore conclusione, anche se forse appare meno varietale.
Concludiamo col prodotto più prestigioso, il Pigato U Baccan
1999, una selezione di uva surmatura prodotto solo nelle annate migliori.
Il paglierino ora è carico e gli aromi intensi e dolci. Al gusto
lo troviamo pieno e lungo, con una leggera sporcatura a centro bocca.
Un quadro aromatico molto interessante, in cui ai sentori tipici si sovrappongono
erbe mediterranee e frutta matura.
Passiamo
in Veneto con i Soave DOC di Suavia. Il Soave Classico Superiore
1999, prodotto con l'uva di tutta la tenuta, è paglierino
e emana profumi di fiori gialli e lieviti, mela e citrino. Al gusto è
morbido e abbastanza persistente, sentori agrumosi e una bella vena acida
che tiene a lungo. Più carico il colore e più intensi i
profumi del Soave Classico Superiore Monte Carbonare 1999, gli
aromi sono meno vivaci nell'immediato, ma acquistano con l'ossigenazione
in complessità ed eleganza, su toni di miele, balsamici e resinosi.
All'assaggio troviamo il vino più ampio e di buon corpo. Un leggero
calo a centro bocca e una minor freschezza rispetto al prodotto precedente
sono ripagati da un bel finale fruttato. Infine Soave Classico Superiore
Le Rive 1998, proveniente da un cru aziendale che fermenta e matura
in barrique, 13 gradi alcolici. Simile al precedente per colore, lo troviamo
ovviamente diverso olfattivamente, dove il legno marca, anche se non eccessivamente.
Bocca sapida, succosa e intensa, dove cuoio, chiodo di garofano, agrumi
e sono ben mescolati. Nel finale il terziario, a nostro avviso, distrurba
un po' (14, 19 e 30.000 lire nell'ordine).
Ivan
Giuliani presenta il suo vermentino Fosso di Corsano nelle annate
1999 e 2000 (ancora torbido, spillato per l'occasione). L'annata 1999
è ricca al naso, coi classici sentori di agrumi e fiori gialli,
e buona, piena e dolce in bocca; il 2000 si prospetta anch'esso dolce
e strutturato anche se allo stato attuale è poco più che
una curiosità. Il Rotonda dei Cipressi 1998, rosso dell'azienda,
è un vino in trasformazione. L'arrivo di Stefano Chioccioli come
consulente enologico ha ridimensionato il ruolo del sangiovese e del vitigno
autoctono pollera, per privilegiare merlot e merla, altro vitigno autoctono
che apporta suadenti speziature allo spettro olfattivo. La annata che
sentiamo, ancora vecchio stile, floreale al naso, mostra in bocca una
bella frutta rossa nell'ambito di una struttura non certo imponente.
Dal
vermentino al verdicchio, due grandi uve bianche italiane. Sartarelli
interpreta quest'uva magistralmente già nel Verdicchio dei Castelli
di Jesi Classico Superiore Tralivio 1999 dove troviamo un'impronta
particolare, con i nitidi e intensi sentori di fiori gialli, agrumi maturi,
mandarino e arancio, e la beva piena e lunga con una bella acidità
"piccante" e un finale con la classica punta amarognola che contraddistigue
il vitigno. Ma è il Contrada Balciana 1999 che non può
lasciare indifferenti, e del resto di questo vino si è già
abbondantemente parlato sulle nostre pagine. Al naso è dolce, intenso,
pervaso da profumi di fiori gialli e agrumi dolci, quasi canditi. La bocca
è piena e pastosa, lungo il finale. I prezzi non sono proprio popolarissimi,
18.000 per il Tralivio e ben 40.000 per il Balciana.
Passiamo ai rossi iniziando dal Piemonte, col Dolcetto delle Langhe
Monregalesi del Barone Riccati, azienda familiare di Mondovì
in provincia di Cuneo. Il Vigna della Chiesetta 1999 ha un bel
colore porpora e un olfatto vinoso, schietto, in cui predominano note
di frutta fresca (lampone). Leggermente e giustamente acidulo, va forse
lasciato ammorbidire ancora un poco, così che possa sprigionare
al meglio il frutto sicuramente presente. Il Colombo 1999 affina
per il 50% in tonneau e proviene da una vigna di circa 50 anni dove i
Riccati eseguono una severa vendemmia verde per selezionare la produzione.
Il colore è porpora intenso e più cupo e il naso mostra
più eleganza rispetto al vino precedente; sentiamo ribes e visciola
e una leggera nota cioccolatosa, su una bocca pulita e assai tipica che
termina con un finale molto ampio. La piccola azienda produce un totale
di 15.000 bottiglie di cui 8.000 per il cru, che costa 25.000 lire contro
le 18.000 del Vigna la Chiesetta.
Sempre
in Piemonte con l'azienda Boeri di Costigliole d'Asti che presenta
barbere. La prima, la Barbera d'Asti Martinette 1999, matura per
il 30% in legno piccolo usato. Ha toni decisamente purpurei e profumi
notevolmente intensi di frutti rossi e mela matura. Al gusto è
coerente e in crescendo, con una buona vena acida e spunti di frutta matura
veramente ben espressi. La Barbera d'Asti Superiore Barrique Pörlapà
1998 (Pörlapà! è una antica espressione astigiana
che denota stupore e ammirazione) passa invece al 70% in barrique nuove,
e lo dichiara anche nel nome. Il colore, pur con sfumature porpora, tende
maggiormente al rubino ed è quasi impenetrabile. Naso intenso e
compatto in cui si avverte la vaniglia su un frutto comunque fitto e concentrato
(amarena matura). In bocca è di corpo pieno e oscilla tra i toni
asprigni del vitigno e la ciliegia, con un finale leggermente sporcato
da cenni di riduzione, un pochino astringente ma lunghissimo. Un vino
interessante, prodotto da un vigneto di sessanta anni di età in
soli 4.000 esemplari. Questa è la sua prima uscita e crediamo che
abbia la stoffa per migliorare, specialmente nell'equilibrio, al momento
un po' compromesso da una alcolicità evidente. Martinette costa
14.000 lire, Pörlapà il doppio. Sentiamo infine il Moscato
Ribota 2000, piacevole al naso dove si percepiscono note floreali
e di caramella di mela. In bocca è coerente, strutturato e molto
ampio.
Un salto di mille chilometri ed eccoci ad assaggiare i vini di Castel
di Salve, che risiede nei pressi di Tricase (Lecce), presentatici
da Francesco Winspeare (mezza Europa è presente nel suo albero
genealogico). L'azienda pugliese è di dimensioni che rispetto agli
altri produttori presenti potrebbero essere definite medie, ma sulla scala
pugliese rimane decisamente tra le piccole, con le sue 100.000 bottiglie
attuali, anche se non tutta la produzione viene in effetti imbottigliata.
Questa storica cantina dell'inizio del secolo, rimessa in sesto nel 1991
dopo anni di abbandono, produce i classici di quella zona della Puglia.
Riflettendo sulla sua produzione, ci sembra che la presenza del negroamaro,
che forse non gode della piena fiducia del produttore, si riduca via via
che l'importanza del vino aumenta.
Il primo prodotto che assaggiamo è il Rosso Salento Armécolo
1999, prodotto con tecniche di stampo moderno, tra le quali 9-10 giorni
di criomacerazione prima dell'inizio della fermentazione. Negroamaro e
malvasia al 20% danno un vino rubino chiaro tendente al mattone. I profumi
sono eleganti e di media intensità, con sentori dolci di ciliegie
e prugna, fino ad arrivare al fico secco. Il corpo è medio, morbido,
su toni un po' cotti, e il vino risulta di bella succosità. Costa
16.000 lire. Di taglio abbastanza diverso il Priante 1999, in cui
entra un 60% di montepulciano e un 40% di negroamaro, che presenta colore
rubino vivo e non intenso. Al naso mostra aromi floreali eleganti e di
ciliegia addolciti dal legno (affina per il 70% in rovere francese e per
il 30% nel più speziato rovere americano) e cenni di lacca. Bella
struttura in bocca, dove sentiamo frutta matura, ciliegia sotto spirito
e una bella e non eccessiva speziatura (19mila lire). Infine passiamo
al Lama del Tenente 1998 in cui è il primitivo il vitigno
maggioritario (50%), insieme a un 40% di montepulciano e un 10% di malvasia.
Passa ben 20 mesi in barrique nuove per tre quarti e al colore anch'esso
è vivo ma non intenso. Il legno non risulta coprente e al gusto
il vino mostra confettura di frutta rossa e vaniglia e una discreta struttura,
con un bel tannino dolce nel finale.
Tanti bei vini quindi, ma non solo vini. A fianco dei produttori un magnifico
tavolo di specialità gastronomiche tentava di distrarre la nostra
attenzione. Nessuna concessione, almeno fino alla fine del primo giro
di assaggi, ma poi (come resistere?) eccoci lanciarci tra le acciughe
salate e varie leccornie a base di tonno affumicato. Poi salame al pesto
genovese e al barolo, ciauscolo, un ottimo prosciutto e infine formaggi:
semplici e erborinati, un ricotta mista stagionata nel fieno, tome e i
piemontesissimi Castelmagno, Seirass del fen
e una magnifica Robiola di Roccaverano. Il tutto presentato
da "Nonno Cuoco" da Cogoledo (Ge), il cui energico titolare percorre
tutta l'Italia per selezionare i suoi prodotti e, ci dice: "Un altro giorno
avrei potuto avere burrate e mozzarelle di bufala freschissime, del giorno
dopo della mungitura. Capito? Non della produzione, della mungitura!"
(lb&rf)
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