Le anteprime toscane
 
 

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i vini esteri


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Chianti Classici alla Certosa di Firenze
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Alla Corte del Vino 2000

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Concorso enologico a Terricciola

Settembre Gaiolese 2000
In archivio
Certosa di Firenze, 14 febbraio 2001
I vini del marchio storico
I Chianti Classici 1999, Le Riserve 1998 e qualche fuori quota
Le degustazioni e i meriti


Gli assaggi, parte prima

Iniziamo questa lunga navigata dagli Agricoltori del Chianti Geografico, con un Chianti Classico 1998 vecchio stile: rubino poco intenso, aromi puliti con spunti floreali, bocca semplice, corpo medio e un bel frutto.

Badia a Coltibuono presenta un Chianti Classico 1999 dal colore rubino un po’ spento con cenni purpurei; chiuso olfattivamente e non complesso, anche se morbido al gusto, denota chiaramente la sua eccessiva giovinezza. In linea la Riserva 1998, dal colore più vivo ma poco profumata e di corpo solo medio.

Villa Cafaggio: Il Chianti Classico Villa Cafaggio 1999 conferma l’ottimo momento di forma di questa "blasonata" cantina di Panzano, all’insegna di una "nuova" e più aperta comunicabilità per i suoi vini. Molto fine ed equilibrato infatti ci appare l’approccio aromatico, con un bel connubio floreal-fruttato di buona intensità e discreta ampiezza. Molto buona la bocca, con tannino maturo e diffuso, dall’incedere morbido e piacevolmente concentrato nel frutto, con la vena acida presente, rinfrescante e piacevole, con la tipica e salda sapidità. Non ancora pronto il Riserva 98, al banco d’assaggio incontriamo, gradevolissimo, il Chianti Classico Villa Cafaggio Riserva 1997, che conferma ancora una volta, oltre la buona prova d’insieme offerta da questa cantina, il "viaggio" in corso in casa Farkas verso una migliore espressione del frutto ed una migliore chiarezza espositiva nei caratteri organolettici dei propri vini, che non voglion significare affatto semplicità. Questa riserva ne è un esempio: lo si vede dall’aspetto cromatico, vivido e netto, lo si sente nella gamma aromatica intensa e persistente, nel buon bilanciamento fruttato e speziato, finanche in bocca, di bello sviluppo tannico, confortata da un frutto di buona presenza e da un impianto morbido.

Il Chianti Classico 1998 di Borgo Salcetino sconta una leggera riduzione olfattiva, ma è piacevole al gusto anche se poco persitente e chiuso da tannini un po’ rudi.

Brancaia ci convince col suo Chianti Classico 1999, rubino porpora intenso, non vivissimo, in cui gli aromi vanigliosi non eccedono sul frutto. Al gusto percepiamo ciliegia amarasca e un lungo finale serioso, sorretto da tannini morbidi.

Tenuta la Novella. Ben sopra la media, per la sua categoria di appartenenza, e piacevole sorpresa della kermesse tutta ci è parso il Chianti Classico Tenuta La Novella 1999, che confermale potenzialità di questa giovanissima cantina del "nord" chiantigiano (San Polo in Chianti). Bello l’aspetto cromatico, di esuberante visione, così come buono risulta l’aspetto aromatico, dalle intense fragranze floreali e fruttate, dalla buona profondità, dalla lodevole speziatura. Bocca fruttata e coerente, ancora speziata; il suo andamento presenta una progressione stupefacente, e la trama tannica, insieme al nerbo acido, ne sostiene a lungo lo sviluppo. Il vino poi si compiace in un finale tipico e succoso con eccessi roverizzanti "dolci" da assorbire ancora. Da tenere d’occhio davvero.

Rocca di Montegrossi. Il nostro bravo montigiano Marco Firidolfi Ricasoli ci presenta un Chianti Classico Rocca di Montegrossi 1999 che riprende il tema caro del proprio terroir in maniera più convincente che non nel 1998, proponendosi meno essenziale e rigido del solito e con una scorta di frutto più rassicurante tanto che già all’olfatto partecipa degnamente allo spettro insieme alla immancabile e tipica nota speziata. In bocca si presenta fresco, sapido, chiaramente pepato, e sconta un amalgama non ancora compiutosi, un equilibrio gustativo imperfetto, qualche rigidità di troppo, ma uno stile ed un carattere tannico che lo rendono sempre accattivante. Nel segno "puro" del sangiovese o del sangiovese puro. Il Vigneto San Marcellino Riserva 1998 (uscita prevista tra un anno) è rosso rubino non tanto fitto ma limpido e assai denso. Dobbiamo dire che il vino soffre in questo momento dello stato evolutivo, che lo vede non ben amalgamato soprattutto nella proposta aromatica, spigolosa e non elegantissima, comunque già intensa nei sentori di bacca e di spezie. Più riconoscibile lo stile montigiano al palato con la qualità tannica sempre coinvolgente a sostenerne lo sviluppo dentro un quadro assai espansivo e comunicativo, di discreto peso, prorompente ad inizio bocca, più disteso nel finale, dove riesce a compiacersi in un carattere fruttato mai smaccato (diciamo essenziale) e nella onnipresente e peculiare speziatura.

Canonica a Ceretto: il Chianti Classico 1998 è rubino chiaro, limpido, e mostra un bel frutto su un corpo medio. Fresco e beverino. La Riserva 1997, il cui colore accenna a virare sull’unghia, si fa apprezzare per aromi freschi e puliti e un gusto fruttato, un corpo medio e un lungo finale.

San Felice: sotto tono la prova offerta se ci riferiamo però al prodotto d’annata e ai comprovati standard aziendali. Il Chianti Classico San Felice 1999 già dai profumi non si mostra particolarmente attraente, per via di curiosi e frequenti rimandi dolci, nel senso di zuccherati, che lo rendono un po’ troppo sottile e semplice. La bocca è retta e resa piacevole dalla freschezza e dalla sapidità ma deve fare a meno della struttura, che concede "allargamenti" di trama e diluizioni che non rendono pregnante e duraturo il quadro che se ne trae. Al Chianti Classico Riserva Il Grigio 1998 possiamo rimproverare una certa freddezza nell’espressione tutta, con un quadro aromatico sì intenso ma giocato su ampie note fruttate già evolute nonostante l’età e a cui non guasterebbe un po’ di freschezza in più (che non vuol dire semplicità). La bocca è convincente per aspetto tannico e solidità, meno per fittezza e concentrazione fruttata. L’ aspetto cromatico infine, non tanto limpido, forse è legato alla campionatura da botte. Un'altra cosa non c’è che dire il Chianti Classico Riserva Poggio Rosso 1998 , dal coinvolgente aspetto visivo. Ottima la proposta aromatica per equilibrio ed eleganza: speziata, profonda nell’apporto fruttato. In bocca brilla per qualità tannica superiore e contrasto nonchè per un carattere sangiovese spiccato e bello. Insieme concorrono a farne un vino raffinato, caldo, espressivo , vivo, rimembrante quelle sensazioni complesse che possono derivare da vecchie vigne di sangiovese. Senza dubbio una delle migliori riserve 98 assaggiate finora.

Due bei prodotti da Carobbio: un assaggio meditato ed altamente qualificante è stato quello offertoci dal Chianti Classico Riserva 1998, che affina al 60% in barrique vecchie. Questo campione di botte si presenta all’occhio rubino-porpora intenso e carico con leggera decolorazione, di apprezzabile densità. Nello stato evolutivo in cui si trova non scopre di certo equilibri olfattivi compiuti ma quegli aspetti mineral/tostati che, alla cieca, ricordano molto i vini di Carlo Ferrini, con una sostanza fruttata percepibile e profonda, ma in secondo piano ora, su fondo roverizzato. Bello l’ingresso in bocca e la struttura, tabaccoso il finale. Stessa annata per la Riserva, passata in barrique di cui la metà nuove. Colore vivo e intenso tendente al porpora, aromi vanigliosi un po’ chiusi, ma una grande impressione al gusto dove il vino è succoso e intenso, forse ancora un po’ rude, ma si tratta di un campione imbottigliato per l’occasione. Di certo il rovere c’è ma l’armonia arriverà. Meriterà l’attesa perché siamo di fronte ad una delle migliori riserve 98 espresse da questa "campagna" di assaggi fiorentina.

Panzanello. Da tenere d’occhio, vista la costanza dei risultati più recenti, questa cantina chiamata Panzanello e "capitanata" da Andrea Sommaruga che anche nell’ultima creatura "sfornata", il Chianti Classico Panzanello 1999 , mostra i temi dell’eleganza e della compostezza tipici della zona di Panzano. Niente da dire sullo spettro olfattivo, presente, intenso, tipico e fine. Non tutte rose e fiori in bocca, dove il nostro progredisce senza discontinuità a fronte di una struttura non superiore, sorretta aromaticamente da una buona sapidità e da una piacevolissima speziatura. Frutto non concentratissimo ma trama tannica mai rigida, elegante e dal bel portamento.

Carpineto presenta un Chianti Classico 1999 dal colore rubino chiaro e aromi semplici, un po’ sporchi. Stessa impressione al gusto per un vino che comunque rimane piacevole anche se non elegante. La Riserva 1997 è più intensa sia al colore che aromaticamente. Frutti rossi e vaniglia che si ripropongono all’ingresso in bocca, peccato per uno sbilanciamento finale che rende il prodotto non equilibrato.

Fattoria Viticcio. Convincente solo per metà ci è apparso il Chianti Classico Viticcio 1999 del buon Alessandro Landini, anche se le aspettative dal punto di vista visivo c’erano tutte, stante la carica e la densità mostrate all’occhio (molto marcate tra l’altro anche nella riserva 98). Pure intenso appare all’olfatto, dove sfodera apprezzabile persistenza e progressione a fronte di un melange composito su base floreale e fruttata a lunghi tratti incuriosito e "raffreddato" da rimandi di carne cruda. Anche in bocca inizia bene, con il frutto in primo piano, ma poi stranamente si perde in continuità ed espressività. La trama tannica non pare avere le doti tali da concedere spinta e peso superiori. Purtroppo del sopra citato Riserva 98 niente di più possiamo dirvi in quanto le due bottiglie proposte erano afflitte da irrimediabili problemi di tappo: peccato.

Casa Sola fa un Chianti Classico 1998 dal colore rubino vivo. Profumi di frutti di bosco rossi e medio corpo. Il vino si sbilancia nel finale dove lo sentiamo amarognolo, nonostante ciò si beve bene. La Riserva 1997 è di colore più chiaro e poco concentrata.

Il Chianti Classico 1998 del Casale dello Sparviero non ha un colore vivo e sprigiona aromi vinosi e alcolici. Pieno al gusto e pulito, non complesso ma ben gustoso. La Riserva 1998 si differenzia per aromi più maturi con sentori di ciliegia e liquirizia, anch’essa piacevole ma meno corposa del chianti base.

Casaloste non ha prodotto la Riserva 1998 e assaggiamo quindi il Chianti Classico Don Vincenzo Riserva 1997 che non fa torto alla grande annata. Rubino mediamente intenso e vivo, sempre molto elegante anche se non sorprendente. Esprime caratteri aromatici che si soffermano assai sulle note fresche vegetali, minerali e speziate sopra una base fruttata evoluta ed uno spettro etereo tendente all’ampio. In bocca, dopo il buon attacco, di corpo e sapido, perde in continuità nel proseguio di beva e scopre qualche asciugatura nel frutto, pur restando di ottima qualità tannica e di elegante portamento. Bel finale in recupero.

Villa Casale: da tener d’occhio, anche se non perfetto né equilibrato, è il giovane Chianti Classico Villa Casale 1999 proveniente da Greti in Chianti (zona fiorentina). Anche se all’olfatto si deve attendere ancora per avere compostezza e focalizzazione, se ne apprezza in sottofondo la profondità fruttata assai particolare su base eterea pungente. Le cose migliori comunque adesso attengono al palato dove il vino conquista piacevolezza ed attenzioni grazie al carattere, non esuberante ma di buona precisione, con aromi di bocca peculiari ed ampii, che rimandano ai frutti neri del bosco, a una trama tannica distesa e matura, alla tipicità e, qui sì, all’equilibrio. Da tenere d’occhio ci appaiono pure il carattere e lo spirito del Chianti Classico La Cappella 1998 che rammentano da vicino quelli del fratello minore tratteggiato sopra. Ad un rosso rubino melanzana abbastanza denso associa profumi di buona intensità, su fondo etereo, fruttati e speziati. Andamento sapido e speziato lo si ha pure in bocca dove il vino convince di più per la trama tannica che sorregge e caratterizza che non per il frutto, limitato e in linea con l’annata. Buono comunque il risultato d’insieme per un azienda non conosciutissima quindi, almeno per noi, emergente.

(lb&rf&fp)

 

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