Rassegna
 
 

"Vino è piacere...". Ed è proprio il caso di dirlo! (I)

Si fa presto a dir Vin Santo!
Girovagare enoico a Villa Le Corti (prima e seconda parte)

Cronache dal Winecellar Day di Johann Innerhofer:
i vini esteri


I vignaioli trentini riuniti a Bologna: i vini bianchi, i rossi

Degustazioni e 40 bianchi italiani alle giornate versiliesi del vino

Chianti Classici alla Certosa di Firenze
parte prima
parte seconda

Benvenuto Brunello 2001
parte prima
parte seconda
parte terza

La distribuzione Hèureka in mostra

Barbere a Costigliole d'Asti, parte prima e parte seconda

PisaVini 2000:
i pisani più schietti

Bologna: La giornata degli Champagne

Alla Corte del Vino 2000

I vignaioli altoatesini riuniti a Laimburg: i bianchi e i rossi assaggiati
Concorso enologico a Terricciola

Settembre Gaiolese 2000
In archivio


Cronache dal Winecellar Day di Johann Innerhofer: prima parte, i vini esteri


È veramente una bella opportunità partecipare alle degustazioni organizzate da Johann Innerhofer, in occasione delle quali raduna molte delle aziende del suo "club" che prende il nome di Winecellar. Da qui il nome della riunione, "Winecellar day", che quest'anno si è svolta al Park Hotel di Affi (Vr) il 4 Aprile, cioè il giorno prima dell'inizio di Vinitaly.

Dalla sua favorevole posizione di frontiera (Merano, in Alto Adige, città alla quale ha lasciato in eredità il winefestival che ha fondato e che oggi è peraltro fra le manifestazioni di più ampio respiro e di più alto livello che ci sono in Italia) può stendere i suoi raggi d'azione in tutta Europa riuscendo a far convergere la Toscana "di grido" (Grattamacco, Tenuta San Guido, Tenuta di Trinoro) e quella emergente (Tenuta di Valgiano, Montepeloso), a presentare una ampia scelta del Piemonte di primo piano (Bartolo Mascarello, Poderi Marcarini, Giuseppe Rinaldi, Pira di Chiara Boschis per il Barolo, Giacomo Bologna, Cascina Luisin e Ada Nada da Barbaresco, ma anche Roero con Cornarea), e a rappresentare degnamente il "suo" Alto Adige con la Tenuta Manincor dei Conti Enzenberg.

Ma tanto interesse viene anche da oltreconfine. C'è l'Austria dei bianchi eleganti ma anche concentrati che per il loro prezzo favorevole stanno acquisendo sempre più spazio nelle carte dei grandi ristoranti del mondo. C'è la Germania dei produttori i quali caparbiamente combattono contro le assurde leggi della burocrazia tedesca (che considerano come indice della qualità praticamente solo il peso del mosto).

C'è poi la Francia della Valle del Rhone: i Côte Rotie, gli Hermitage e Crozes Hermitage, syrah in purezza; i Chateauneuf du Pape, complessi assemblaggi con prevalenza di Grenache, i Gigondas anch'essi con prevalenza di Grenache, e i bianchi Condrieu, tratti da uva Viognier. Ma ci sono anche grandi borgognoni come Robert Chevillon (Nuits St. Georges) e un'ampia scelta proveniente dal Bordeaux. Naturalmente, è superfluo forse avvertirlo, non abbiamo potuto approfittare come avremmo voluto di tutta la proposta disponibile sui banchi dell'Hotel di Affi, essendo come sempre il tempo assai tiranno.

E iniziamo dunque dagli interessanti bianchi austriaci della regione danubiana del Wachau, ad ovest della città di Krems (ne vediamo a fianco una suggestiva immagine), che si caratterizzano per il loro ottimo rapporto qualità prezzo. Sono per lo più Riesling e Veltliner, e si presentano divisi in tre categorie qualitative: lo Steinfeder è un vino leggero, profumato e secco, il Federspiel è fruttato, concentrato ed elegante, infine lo Smaragd è dotato di grande concentrazione e struttura.

Il primo produttore che affrontiamo è Rudi Pichler, del quale sentiamo il Grüner Veltliner Terrassen Federspiel 2000 che si mostra di colore paglierino scarico con sfumature verdognole; al naso colpisce per l'intensità dei suoi profumi penetranti di fiori, fieno, crosta di pane, frutta gialla e nei suoi cenni di vaniglia; in bocca è dolce ed assai concentrato ed aggiunge molte novità allo spettro aromatico come la mela, la pera e sensazioni balsamiche, è di corpo medio e di buona acidità. Più fine ed elegante è il Grüner Veltliner Hochrain Smaragd 1999 che ha bisogno di un po' di tempo per aprirsi, ma poi mostra, accanto alle caratteristiche del vino precedente (ricordiamo ancora fiori e pane fresco), più corpo, avvolgenza, una succosità strepitosa, masticabilità; è vivissimo e si caratterizza per un finale lievemente amarognolo e ammandorlato.

Passiamo ai Riesling con il Riesling Achleiten Smaragd 1999 dal colore paglierino scarico che presenta profumi non intensissimi di frutta tropicale matura, menta ed erbe aromatiche, ai quali affianca in bocca più classiche note di agrumi, ed è caratterizzato da una componente acida forse un po' troppo spinta ed aggressiva, a stento equilibrata dalla componente alcolica. Il finale è molto secco, quasi tagliente. Il Riesling Kirchweg Smaragd 2000 è veramente molto buono: colore più carico, profumi intensissimi e dolci dominati dalla componente agrumosa (pompelmo e mandarino si sentono con grande chiarezza) ma anche dal biscotto, a cui si affiancano delicate note balsamiche andando a formare un quadro pulito, definito ed intrigante. In bocca ha gusto leggermente abboccato, accompagnato da una acidità in evidenza che rende il bicchiere morbido e vivace. Il vino è grasso, pieno, fluido, di bella ampiezza e con una cremosità nel finale non comune.

Eccoci ai vini di Franz Hirtzberger. Lo Steinterrassem Riesling Federspiel 2000 è un vino di grande freschezza anche se di non grande spessore: al naso è penetrante, mostra profumi di agrumi, sentori balsamici e mentolati, e in bocca è vivo e succoso. Sullo stesso stile di leggerezza è il Grüner Veltliner Federspiel Rotes Tor 2000, di colore paglierino scarico con riflessi verdognoli, che non è ancora apertissimo al naso, presenta di nuovo note balsamiche e mentolate, accompagnate da una sensazione verde non smaccata, e affiancate comunque da note fresche e pulite di agrumi; in bocca è di corpo leggero e ancora nervoso e vivo, dalla freschezza ben supportata dall'alcol e dalla buona sensazione complessiva. Si volta decisamente pagina con il Grüner Veltliner Honigvogel 2000 (prova di botte) che si presenta già con un colore decisamente più carico; i profumi sono assai compatti e con qualche nota pungente, anche se comprensibilimente non ancora del tutto aperti che comprendono, oltre la frutta gialla e gli agrumi maturi, anche erba, peperone, menta, cenni di idrocarburi e sensazioni vanigliate. In bocca è letteralmente una bomba: corpo pieno, potente, concentrato, dalla nota alcolica in primo piano e dalla buona persistenza.

E siamo a Franz Xaver Pichler. Il suo Grüner Veltliner Von Der Terrassen 1999 ha colore paglierino carico e un naso particolarmente fine e caratterizzato da profumi di fiori gialli, pompelmo maturo, sottobosco, pepe, frutta gialla matura e di miele. In bocca ha una acidità pungente forse un tantino eccessiva ed una chiusura piuttosto rapida; comunque è pieno, pulito e di buona consistenza e questo ne fa un buon vino. Il Durnsteiner Keller Berg è un pochino più chiuso al naso ma è più equilibrato in bocca dove è pieno, saporito (con una punta di amarognolo) e persistente. Ancora squilibrato troviamo invece il Loibner Berg, che profuma di agrumi maturi, ma ha una acidità fuori controllo e di nuovo un tocco di amaragnolo a screziare la componente gustativa di un vino comunque di corpo pieno.

Di Knoll assaggiamo il Veltliner Kreutles Federspiel 1999 dal colore paglierino scarico e assai brillante; al naso si avverte una spiccata acidità ma anche pulizia, con note espressive di fiori bianchi. In bocca l'acidità, sempre ben espressa, risulta alla fine ben fusa con il corpo del vino dando luogo ad una buona morbidezza accompagnata da belle note di frutta bianca ed agrumi.

Breve citazione, per chiudere, per Nigl, il cui Grüner Veltliner Senftenberg 1999 si segnala per i suoi penetranti profumi floreali, e per una spiccata vena acida in bocca.

Rapida puntata in Germania dove ci fermiamo da Hermann Dšnnhoff, eletto produttore dell'anno da una importante guida gastronomica tedesca, che presenta un Riesling Trocken 2000 succoso, agrumoso (pompelmo) anche se piuttosto semplice, e il Niederhäuser Hermanshöhle Riesling Auslese 1999 (soli 8.5%): il colore giallo paglierino scarico anticipa un naso ricco di profumi netti e puliti, tra cui miele, pesca, albicocca e note balsamiche. La bocca ti stupisce: piena, molto persistente, con un gusto secco che viene avvolto da tanta morbidezza. Un vino atipico per i palati abituati a vini più alcolici e più secchi, forse un tantino monodimensionale nel suo profilo gustativo ma davvero interessante perché sviluppa profumi molto piacevoli, assai puliti, uniti ad un gusto semisecco con con una gradazione alcolica più bassa della media, ma che non pesa affatto nel complesso dell'assaggio. Buon vino, da provare. Infine il Niederhauser Hermanshöhle Riesling Spätlese 1999: il colore è piuttosto scarico, e con un finezza olfattiva media, arriva ad una buona bocca, vivace per l'acidità sostenuta che dà alla fine una buona persistenza: gradevole la nota iniziale, precisa, di mela.

Prima di passare alla Francia, ci soffermiamo su due bei vini: il primo, lo spagnolo Dominio del Conte 1995, prodotto da Dominio del Conte: il colore rosso rubino fitto porta ad un naso complesso: note vegetali, animali, cuoio, lo rendono elegante e con molte sfaccettature. In bocca si trova una ciliegia alcolica, frutta rossa matura che danno una sensazione di beva davvero notevole. Grande.

E poi, dalla Nuova Zelanda, da James Murdoch arriva il Pinot Noir 1998: un colore rosso rubino, fitto e brillante t'invita a sentire profumi puliti, netti, di china morbida, di chiodi di garofano, sottobosco e frutta rossa matura anche se con una leggera vena verde un po' amarognola non centrata. E che bocca: elegante, piena, persistente e gradevolissima all'assaggio!

Iniziamo ora l'esplorazione del pianeta Francia partendo dall'Alsazia, da dove arrivano i vini di Mark Kreideweiss: il Clos Rebberg Pinot Gris 1998 ha note evidenti di lieviti che si attestano sui toni dolci, e sono accompagnate da cenni di thè e miele. In bocca è di grande struttura e molto varietale.
Il Wiebelsberg Grand Cru Riesling 1998 è piuttosto tenue al naso, ma in bocca, di nuovo di struttura imponente, si riscatta anche sul versante aromatico dove ricorda veramenente da vicino una spremuta di agrumi. L'altro Riesling, il Kastelberg Grand Cru Riesling 1999 ha note più marcate di frutta matura al naso, ma in bocca è meno espressivo, anche se comunque è pieno, dolce e succoso. Infine, buono il Gewürztraminer Kritt 1998, dal naso di media complessità
caratterizzato da biscotto, note fumé e frutta tropicale. In bocca è dominato da sentori marcati di albicocca, è pieno e dolce anche se di non grande persistenza.


Veniamo ora a due Chablis: il primo è lo Chablis 1998 di Daniel Dampt, di colore paglierino scarico e che presenta una buona finezza al naso con evidenti note di lieviti, accompagnate da cenni dolci di banana matura, miele e sentori balsamici e mentolati. La bocca ha un bell'equilibrio ed è sorretta dalla freschezza conferitale da una piacevole nota acida; il tutto porta ad un bicchiere di bella eleganza e persistenza.

Gran belle sensazioni ci ha lasciato anche il secondo vino di questa tipologia, lo Chablis Vaillon Premier Cru 1997 di Gerard Duplessis, di colore piuttosto carico e che mostra al naso ancora note di lieviti, fiori gialli e frutta matura (fra cui la banana), miele, fino a cenni di crema pasticcera e biscotto. In bocca è morbido, dolce, succoso per la sua bella nota acida che lo rende più fresco di quanto si potesse presupporre, anche se va detto che presenta una nota di rovere forse un tantino stancante.

Dalla Francia del Sud arrivano i vini di Chateau Mansenoble, del quale sentiamo il Cabernet VPD 1995: colore rosso assai fitto, poco penetrabile dalla luce. Naso ben formato, leggermente erbaceo ma con evidente frutta rossa; la bocca è molto convincente, elegante, alcolica, con un sottile nota di grafite. Lo Chateau Mansenoble 1995 (syrah, grenache, mourvedre) è di colore rosso rubino brillante, abbastanza cupo. Il naso è complesso, ma appesantito da una nota metallica; bocca è morbida e composta, leggermente amarognola, che dà comunque buone sensazioni finali.

Siamo così arrivati ai vini della valle del Rhone, che affrontiamo iniziando da Rober Sabon e il suo Chateneuf Du Pape Cuvée Les Olivets 1998, frutto di un assemblaggio di grenache in prevalenza, con syrah e mourvedre a completare. I profumi sono di frutta di bosco fresca, tendenti quasi alla caramella; in bocca è di grande morbidezza ed ha in fatto di sensazioni gustative un andamento in progressione assolutamente perfetto. Di Clos de Papes sentiamo poi il Clos des Papes Rouge 1997, dal naso intensamente fruttato, fresco, peposo e con qualche nota vegetale ma dal carattere dolce. La bocca è viva, e al gusto arrivano frutti rossi fragranti con una bella nota di nuovo pepata che rendono elegante, morbido ed equilibrato questo vino assai convincente. Di questa azienda sentiamo anche un bianco, il Clos des Papes Blanc 1998, che presenta un olfatto penetrante caratterizzato da note di menta ed anice. In bocca scivola via un po' anonimo.


Il Côte Rôtie Cuvée Rerroirs 1997 di René Rostaing colpisce per l'olfatto complesso, fitto, con richiami di spezie, chiodi di garofano, caffè, note animali e sangue; la bocca è molto bella, grassa, leggermente vegetale, molto persistente. Bel vino.

Passiamo al Gigondas 1997 di Domaine de Font Sane, anche qui grenache in prevalenza, che mostra al naso profumi di frutta rossa matura, e in bocca, di corpo pieno, ancora frutta rossa e sfumature di pepe. Grande equilibrio.




Eccoci al Crozes Hermitage Rouge 1998 di Domaine de Colombier (stavolta syrah in purezza), che mostra un colore rubino medio-fitto, ed ha un naso intenso di frutta rossa e nera con cenni pepati, è carnoso e accenna alle profondità dei grandi syrah. In bocca è di grande struttura, ancora visibilmente speziato, ed ha una chiusura di media lunghezza.


Altro Crozes Hermitage 1998 è quello di Alain Graillot, dal colore stavolta assai fitto e dal naso molto sfaccettato e intrigante che ti sorprende per la varietà e la precisione dei sentori: note fumé, di pepe, speck, pasta di olive, castagne, sottobosco e garofano. Il palato carnoso ti dà lampante concentrazione, giusta tannicità ed alcool in evidenza per un bel bicchiere; è morbido, di bella fluidità, saporito, succoso fino a raggiungere toni quasi asprigni.

La gentile e simpatica Carolyn Bennet, superando ovvie difficoltà di comunicazione, con bella caparbietà ci prende idealmente per mano e, mappe dei cru alla mano, ci guida attraverso alcuni bei figli della illustre terra di Borgogna. Iniziamo con qualche rapido ricordo in bianco: il Bourgogne Blanc Aligoté 1998 di Dennis Bachelet, che affina in barrique usate non è intenso al naso dove rimanda a cenni balsamici e di anice. In bocca è molto speziato (chiodo di garofano), seppure in un ambito di buona freschezza. Di Domaine de Bucy sentiamo il Bourgogne Blanc Aligoté 1998: il colore è paglierino scarico, di media intensità; l'olfatto riceve una sensazione acidula, con sentori di agrumi e legno verde; sensazione che torna in bocca, dove purtroppo predomina; da dire che il vino ha sopportato 12 mesi di barrique usate. Neanche l'annata 1997 ha dato impressioni positive, rimarcando le note di crudezza e risultando alquanto "acquoso".

Il Mersault 1999 ha un naso composito e piuttosto ben espresso con sentori di biscotto e legno dolce, anche se è percepibile forse un po' troppo marcata una nota acidula. La bocca, che deve ancora aprirsi, evidenzia caratteri invadenti di legno e di vaniglia che squilibriano il bicchiere.
Miglior ricordo ci ha lasciato il Sancerre 2000 di Domaine de Nozay, vino molto interessante ed esempio di sauvignon intenso, fresco e varietale in un naso in cui impressionano le sensazioni olfattive ampie, pulite e persistenti; la bocca è coerente, di bella struttura e buona tenuta aromatica, morbida e persistente. Gran bel bicchiere.

Infine, il Puligny Montrachet Village 1999 di J.-M. Boillot: il giallo paglierino scarico anticipa naso un po' scomposto, con tostatura e bacche verdi che vengono messe in rilievo da una nota acida presente. La bocca, dai toni mielati, sente un rovere non soverchiante; buona la struttura raggiunta nel finale.



Ma è ora di passare ai rossi borgognoni, partendo alla grande: "quant'è buono", troviamo infatti scritto nel nostro taccuino a proposito del Gevrey Chambertin Vielles Vignes 1999 di Dennis Bachelet, tratto, come dice il nome, da vigne molto vecchie. L'olfatto è fitto e concentrato, di grande pulizia, con richiami floreali e di piccoli frutti rossi, è penetrante e bellissimo. Al palato è dolce, elegante, con una quantità straordinaria di frutta fresca da esprimere dando grandi sensazioni con il lampone, i frutti rossi, un leggero rabarbaro che sono ben presenti, nitidi; la bocca risulta morbida, con giusta alcolicità, splendida. Grande vino.

Belli sono anche i vini di Robert Chevillon, dela quale sentiamo due annate di un suo Nuits S. Georges. Il Nuits S. Georges Les Ronciéres Premier Cru 1994 mostra colore rubino scarico, e profumi bellissimi e fitti di ribes rosso, ciliegia e rabarbaro. Anche in bocca si conferma piacevolissimo e saporito, di buona grassezza e con una presenza tannica vivida e rotonda. Peccato per un finale in discesa con una nota fastidiosa di ridotto. L'annata 1991 mostra un colore decisamente più fitto e concentrato, con unghia marrone. Il naso è articolato sui toni floreali (geranio, per esempio) e della frutta rossa di grande intensità e granitica persistenza. In bocca ha una bella struttura, ancora pieno di fiori e frutta rossa, con uno stupefacente finale per ampiezza, rotondità e dolcezza dei tannini.

Veniamo al Pommard Jarolieres Premier Cru 1999 di J.-M. Boillot, che mostra un colore rubino porpora e mostra profumi intensi e persistenti di ciliegia e cenni di china addolciti da note vanigliose. In bocca, di corpo medio, ha un bell'attacco immediato in cui si riflettono tutte le sensazioni provate al naso. Nel finale si rinfresca crescendo in succosità ma ritirandosi poi un po' bruscamente.

Il Pommard 1998 di Clos des Epessaux, presenta invece un colore rubino cupo, è un vino di bella concentrazione, ma che appare ancora un tantino chiuso, con una componente aromatica che si attesta sui toni di frutta rossa e nera e su cenni vegetali. È piuttosto muscolare in bocca, dove ha un tannino vivo che porta ad un finale leggermente astringente.

E terminiamo con lo Chambolle Musigny 1999 di Frédéric Mugnier, un "village" che proviene da un premier cru declassato perché troppo esteso da poter reggere i prezzi di mercato. È di colore porpora tendente allo scarico, e mostra profumi abbastanza complessi di fragola, lampone e pepe verde di media intensità e grande eleganza. In bocca è di corpo leggero-medio, è succoso e saporito sempre sui toni della frutta rossa anche se sul finale mostra qualche piccolo cenno di ridotto.

(10/7/2001)

(rf, con la collaborazione di Vincenzo Ramponi)

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