Cronache dal Winecellar Day di Johann
Innerhofer: prima parte, i vini esteri
È
veramente una bella opportunità partecipare alle degustazioni
organizzate da Johann Innerhofer, in occasione delle quali raduna
molte delle aziende del suo "club" che prende il nome di Winecellar.
Da qui il nome della riunione, "Winecellar day", che quest'anno si è
svolta al Park Hotel di Affi (Vr) il 4 Aprile, cioè il giorno
prima dell'inizio di Vinitaly.
Dalla sua favorevole posizione di frontiera (Merano, in Alto Adige,
città alla quale ha lasciato in eredità il winefestival
che ha fondato e che oggi è peraltro fra le manifestazioni di
più ampio respiro e di più alto livello che ci sono in
Italia) può stendere i suoi raggi d'azione in tutta Europa riuscendo
a far convergere la Toscana "di grido" (Grattamacco, Tenuta San Guido,
Tenuta di Trinoro) e quella emergente (Tenuta di Valgiano, Montepeloso),
a presentare una ampia scelta del Piemonte di primo piano (Bartolo Mascarello,
Poderi Marcarini, Giuseppe Rinaldi, Pira di Chiara Boschis per il Barolo,
Giacomo Bologna, Cascina Luisin e Ada Nada da Barbaresco, ma anche Roero
con Cornarea), e a rappresentare degnamente il "suo" Alto Adige con
la Tenuta Manincor dei Conti Enzenberg.
Ma tanto interesse viene anche da oltreconfine. C'è l'Austria
dei bianchi eleganti ma anche concentrati che per il loro prezzo favorevole
stanno acquisendo sempre più spazio nelle carte dei grandi ristoranti
del mondo. C'è la Germania dei produttori i quali caparbiamente
combattono contro le assurde leggi della burocrazia tedesca (che considerano
come indice della qualità praticamente solo il peso del mosto).
C'è poi la Francia della Valle del Rhone: i Côte
Rotie, gli Hermitage e Crozes Hermitage,
syrah in purezza; i Chateauneuf du Pape, complessi
assemblaggi con prevalenza di Grenache, i Gigondas anch'essi con prevalenza
di Grenache, e i bianchi Condrieu, tratti da uva Viognier.
Ma ci sono anche grandi borgognoni come Robert Chevillon
(Nuits St. Georges) e un'ampia scelta proveniente dal Bordeaux. Naturalmente,
è superfluo forse avvertirlo, non abbiamo potuto approfittare
come avremmo voluto di tutta la proposta disponibile sui banchi dell'Hotel
di Affi, essendo come sempre il tempo assai tiranno.
E
iniziamo dunque dagli interessanti bianchi austriaci della regione danubiana
del Wachau, ad ovest della città di Krems
(ne vediamo a fianco una suggestiva immagine), che si caratterizzano
per il loro ottimo rapporto qualità prezzo. Sono per lo più
Riesling e Veltliner, e si presentano divisi in tre categorie qualitative:
lo Steinfeder è un vino leggero, profumato e secco, il
Federspiel è fruttato, concentrato ed elegante, infine
lo Smaragd è dotato di grande concentrazione e struttura.
Il primo produttore che affrontiamo è Rudi Pichler,
del quale sentiamo il Grüner Veltliner Terrassen Federspiel
2000 che si mostra di colore paglierino scarico con sfumature verdognole;
al naso colpisce per l'intensità dei suoi profumi penetranti
di fiori, fieno, crosta di pane, frutta gialla e nei suoi cenni di vaniglia;
in bocca è dolce ed assai concentrato ed aggiunge molte novità
allo spettro aromatico come la mela, la pera e sensazioni balsamiche,
è di corpo medio e di buona acidità. Più fine ed
elegante è il Grüner Veltliner Hochrain Smaragd 1999
che ha bisogno di un po' di tempo per aprirsi, ma poi mostra, accanto
alle caratteristiche del vino precedente (ricordiamo ancora fiori e
pane fresco), più corpo, avvolgenza, una succosità strepitosa,
masticabilità; è vivissimo e si caratterizza per un finale
lievemente amarognolo e ammandorlato.
Passiamo ai Riesling con il Riesling Achleiten Smaragd 1999 dal
colore paglierino scarico che presenta profumi non intensissimi di frutta
tropicale matura, menta ed erbe aromatiche, ai quali affianca in bocca
più classiche note di agrumi, ed è caratterizzato da una
componente acida forse un po' troppo spinta ed aggressiva, a stento
equilibrata dalla componente alcolica. Il finale è molto secco,
quasi tagliente. Il Riesling Kirchweg Smaragd 2000 è veramente
molto buono: colore più carico, profumi intensissimi e dolci
dominati dalla componente agrumosa (pompelmo e mandarino si sentono
con grande chiarezza) ma anche dal biscotto, a cui si affiancano delicate
note balsamiche andando a formare un quadro pulito, definito ed intrigante.
In bocca ha gusto leggermente abboccato, accompagnato da una acidità
in evidenza che rende il bicchiere morbido e vivace. Il vino è
grasso, pieno, fluido, di bella ampiezza e con una cremosità
nel finale non comune.
Eccoci
ai vini di Franz Hirtzberger. Lo Steinterrassem Riesling Federspiel
2000 è un vino di grande freschezza anche se di non grande
spessore: al naso è penetrante, mostra profumi di agrumi, sentori
balsamici e mentolati, e in bocca è vivo e succoso. Sullo stesso
stile di leggerezza è il Grüner Veltliner Federspiel
Rotes Tor 2000, di colore paglierino scarico con riflessi verdognoli,
che non è ancora apertissimo al naso, presenta di nuovo note
balsamiche e mentolate, accompagnate da una sensazione verde non smaccata,
e affiancate comunque da note fresche e pulite di agrumi; in bocca è
di corpo leggero e ancora nervoso e vivo, dalla freschezza ben supportata
dall'alcol e dalla buona sensazione complessiva. Si volta decisamente
pagina con il Grüner Veltliner Honigvogel 2000 (prova di
botte) che si presenta già con un colore decisamente più
carico; i profumi sono assai compatti e con qualche nota pungente, anche
se comprensibilimente non ancora del tutto aperti che comprendono, oltre
la frutta gialla e gli agrumi maturi, anche erba, peperone, menta, cenni
di idrocarburi e sensazioni vanigliate. In bocca è letteralmente
una bomba: corpo pieno, potente, concentrato, dalla nota alcolica in
primo piano e dalla buona persistenza.
E siamo a Franz Xaver Pichler. Il suo Grüner Veltliner
Von Der Terrassen 1999 ha colore paglierino carico e un naso particolarmente
fine e caratterizzato da profumi di fiori gialli, pompelmo maturo, sottobosco,
pepe, frutta gialla matura e di miele. In bocca ha una acidità
pungente forse un tantino eccessiva ed una chiusura piuttosto rapida;
comunque è pieno, pulito e di buona consistenza e questo ne fa
un buon vino. Il Durnsteiner Keller Berg è un pochino
più chiuso al naso ma è più equilibrato in bocca
dove è pieno, saporito (con una punta di amarognolo) e persistente.
Ancora squilibrato troviamo invece il Loibner Berg, che profuma
di agrumi maturi, ma ha una acidità fuori controllo e di nuovo
un tocco di amaragnolo a screziare la componente gustativa di un vino
comunque di corpo pieno.
Di Knoll assaggiamo il Veltliner Kreutles Federspiel 1999
dal colore paglierino scarico e assai brillante; al naso si avverte
una spiccata acidità ma anche pulizia, con note espressive di
fiori bianchi. In bocca l'acidità, sempre ben espressa, risulta
alla fine ben fusa con il corpo del vino dando luogo ad una buona morbidezza
accompagnata da belle note di frutta bianca ed agrumi.
Breve citazione, per chiudere, per Nigl, il cui Grüner
Veltliner Senftenberg 1999 si segnala per i suoi penetranti profumi
floreali, e per una spiccata vena acida in bocca.
Rapida puntata in Germania dove ci fermiamo da Hermann Dšnnhoff,
eletto produttore dell'anno da una importante guida gastronomica tedesca,
che presenta un Riesling Trocken 2000 succoso, agrumoso (pompelmo)
anche se piuttosto semplice, e il Niederhäuser Hermanshöhle
Riesling Auslese 1999 (soli 8.5%): il colore giallo paglierino scarico
anticipa un naso ricco di profumi netti e puliti, tra cui miele, pesca,
albicocca e note balsamiche. La bocca ti stupisce: piena, molto persistente,
con un gusto secco che viene avvolto da tanta morbidezza. Un vino atipico
per i palati abituati a vini più alcolici e più secchi,
forse un tantino monodimensionale nel suo profilo gustativo ma davvero
interessante perché sviluppa profumi molto piacevoli, assai puliti,
uniti ad un gusto semisecco con con una gradazione alcolica più
bassa della media, ma che non pesa affatto nel complesso dell'assaggio.
Buon vino, da provare. Infine il Niederhauser Hermanshöhle Riesling
Spätlese 1999: il colore è piuttosto scarico, e con
un finezza olfattiva media, arriva ad una buona bocca, vivace per l'acidità
sostenuta che dà alla fine una buona persistenza: gradevole la
nota iniziale, precisa, di mela.
Prima di passare alla Francia, ci soffermiamo su due bei vini: il primo,
lo spagnolo Dominio del Conte 1995, prodotto da Dominio del
Conte: il colore rosso rubino fitto porta ad un naso complesso:
note vegetali, animali, cuoio, lo rendono elegante e con molte sfaccettature.
In bocca si trova una ciliegia alcolica, frutta rossa matura che danno
una sensazione di beva davvero notevole. Grande.
E poi, dalla Nuova Zelanda, da James Murdoch arriva il Pinot
Noir 1998: un colore rosso rubino, fitto e brillante t'invita
a sentire profumi puliti, netti, di china morbida, di chiodi di garofano,
sottobosco e frutta rossa matura anche se con una leggera vena verde
un po' amarognola non centrata. E che bocca: elegante, piena, persistente
e gradevolissima all'assaggio!
Iniziamo
ora l'esplorazione del pianeta Francia partendo dall'Alsazia, da dove
arrivano i vini di Mark Kreideweiss: il Clos Rebberg Pinot
Gris 1998 ha note evidenti di lieviti che si attestano sui toni
dolci, e sono accompagnate da cenni di thè e miele. In bocca
è di grande struttura e molto varietale.
Il Wiebelsberg Grand Cru Riesling 1998 è piuttosto tenue
al naso, ma in bocca, di nuovo di struttura imponente, si riscatta anche
sul versante aromatico dove ricorda veramenente da vicino una spremuta
di agrumi. L'altro Riesling, il Kastelberg Grand Cru Riesling 1999
ha note più marcate di frutta matura al naso, ma in bocca è
meno espressivo, anche se comunque è pieno, dolce e succoso.
Infine, buono il Gewürztraminer Kritt 1998, dal naso di
media complessità caratterizzato
da biscotto, note fumé e frutta tropicale. In bocca è
dominato da sentori marcati di albicocca, è pieno e dolce anche
se di non grande persistenza.
Veniamo
ora a due Chablis: il primo è lo Chablis 1998
di Daniel Dampt, di colore paglierino scarico e che presenta
una buona finezza al naso con evidenti note di lieviti, accompagnate
da cenni dolci di banana matura, miele e sentori balsamici e mentolati.
La bocca ha un bell'equilibrio ed è sorretta dalla freschezza
conferitale da una piacevole nota acida; il tutto porta ad un bicchiere
di bella eleganza e persistenza.
Gran
belle sensazioni ci ha lasciato anche il secondo vino di questa tipologia,
lo Chablis Vaillon Premier Cru 1997 di Gerard Duplessis,
di colore piuttosto carico e che mostra al naso ancora note di lieviti,
fiori gialli e frutta matura (fra cui la banana), miele, fino a cenni
di crema pasticcera e biscotto. In bocca è morbido, dolce, succoso
per la sua bella nota acida che lo rende più fresco di quanto
si potesse presupporre, anche se va detto che presenta una nota di rovere
forse un tantino stancante.
Dalla Francia del Sud arrivano i vini di Chateau Mansenoble, del
quale sentiamo il Cabernet VPD 1995: colore rosso assai fitto,
poco penetrabile dalla luce. Naso ben formato, leggermente erbaceo ma
con evidente frutta rossa; la bocca è molto convincente, elegante,
alcolica, con un sottile nota di grafite. Lo Chateau Mansenoble 1995
(syrah, grenache, mourvedre) è di colore rosso rubino brillante,
abbastanza cupo. Il naso è complesso, ma appesantito da una nota
metallica; bocca è morbida e composta, leggermente amarognola,
che dà comunque buone sensazioni finali.
Siamo così arrivati ai vini della valle del Rhone, che affrontiamo
iniziando da Rober Sabon e il suo Chateneuf Du Pape Cuvée
Les Olivets 1998, frutto di un assemblaggio di grenache in prevalenza,
con syrah e mourvedre a completare. I profumi sono di frutta di bosco
fresca, tendenti quasi alla caramella; in bocca è di grande morbidezza
ed ha in fatto di sensazioni gustative un andamento in progressione
assolutamente perfetto. Di Clos de Papes sentiamo poi il Clos
des Papes Rouge 1997, dal naso intensamente fruttato, fresco, peposo
e con qualche nota vegetale ma dal carattere dolce. La bocca è
viva, e al gusto arrivano frutti rossi fragranti con una bella nota
di nuovo pepata che rendono elegante, morbido ed equilibrato questo
vino assai convincente. Di questa azienda sentiamo anche un bianco,
il Clos des Papes Blanc 1998, che presenta un olfatto penetrante
caratterizzato da note di menta ed anice. In bocca scivola via un po'
anonimo.

Il Côte Rôtie Cuvée Rerroirs 1997 di René
Rostaing colpisce per l'olfatto complesso, fitto, con richiami di
spezie, chiodi di garofano, caffè, note animali e sangue; la
bocca è molto bella, grassa, leggermente vegetale, molto persistente.
Bel vino.
Passiamo
al Gigondas 1997 di Domaine de Font Sane, anche
qui grenache in prevalenza, che mostra al naso profumi di frutta rossa
matura, e in bocca, di corpo pieno, ancora frutta rossa e sfumature
di pepe. Grande equilibrio.
Eccoci
al Crozes Hermitage Rouge 1998 di Domaine de Colombier
(stavolta syrah in purezza), che mostra un colore rubino medio-fitto,
ed ha un naso intenso di frutta rossa e nera con cenni pepati, è
carnoso e accenna alle profondità dei grandi syrah. In bocca
è di grande struttura, ancora visibilmente speziato, ed ha una
chiusura di media lunghezza.
Altro
Crozes Hermitage 1998 è quello di Alain Graillot,
dal colore stavolta assai fitto e dal naso molto sfaccettato e intrigante
che ti sorprende per la varietà e la precisione dei sentori:
note fumé, di pepe, speck, pasta di olive, castagne, sottobosco
e garofano. Il palato carnoso ti dà lampante concentrazione,
giusta tannicità ed alcool in evidenza per un bel bicchiere;
è morbido, di bella fluidità, saporito, succoso fino a
raggiungere toni quasi asprigni.
La gentile e simpatica Carolyn Bennet, superando ovvie difficoltà
di comunicazione, con bella caparbietà ci prende idealmente per
mano e, mappe dei cru alla mano, ci guida attraverso alcuni bei
figli della illustre terra di Borgogna. Iniziamo con qualche rapido
ricordo in bianco: il Bourgogne Blanc Aligoté 1998
di Dennis Bachelet, che affina in barrique usate non è
intenso al naso dove rimanda a cenni balsamici e di anice. In bocca
è molto speziato (chiodo di garofano), seppure in un ambito di
buona freschezza. Di Domaine de Bucy sentiamo il Bourgogne
Blanc Aligoté 1998: il colore è paglierino scarico,
di media intensità; l'olfatto riceve una sensazione acidula,
con sentori di agrumi e legno verde; sensazione che torna in bocca,
dove purtroppo predomina; da dire che il vino ha sopportato 12 mesi
di barrique usate. Neanche l'annata 1997 ha dato impressioni
positive, rimarcando le note di crudezza e risultando alquanto "acquoso".
Il Mersault 1999 ha un naso composito e piuttosto ben
espresso con sentori di biscotto e legno dolce, anche se è percepibile
forse un po' troppo marcata una nota acidula. La bocca, che deve ancora
aprirsi, evidenzia caratteri invadenti di legno e di vaniglia che squilibriano
il bicchiere.
Miglior ricordo ci ha lasciato il Sancerre 2000 di
Domaine de Nozay, vino molto interessante ed esempio di sauvignon
intenso, fresco e varietale in un naso in cui impressionano le sensazioni
olfattive ampie, pulite e persistenti; la bocca è coerente, di
bella struttura e buona tenuta aromatica, morbida e persistente. Gran
bel bicchiere.
Infine,
il Puligny Montrachet Village 1999 di J.-M. Boillot:
il giallo paglierino scarico anticipa naso un po' scomposto, con tostatura
e bacche verdi che vengono messe in rilievo da una nota acida presente.
La bocca, dai toni mielati, sente un rovere non soverchiante; buona
la struttura raggiunta nel finale.
Ma
è ora di passare ai rossi borgognoni, partendo alla grande: "quant'è
buono", troviamo infatti scritto nel nostro taccuino a proposito del
Gevrey Chambertin Vielles Vignes 1999 di Dennis Bachelet,
tratto, come dice il nome, da vigne molto vecchie. L'olfatto è
fitto e concentrato, di grande pulizia, con richiami floreali e di piccoli
frutti rossi, è penetrante e bellissimo. Al palato è dolce,
elegante, con una quantità straordinaria di frutta fresca da
esprimere dando grandi sensazioni con il lampone, i frutti rossi, un
leggero rabarbaro che sono ben presenti, nitidi; la bocca risulta morbida,
con giusta alcolicità, splendida. Grande vino.
Belli
sono anche i vini di Robert Chevillon, dela quale sentiamo due
annate di un suo Nuits S. Georges. Il Nuits S. Georges Les Ronciéres
Premier Cru 1994 mostra colore rubino scarico, e profumi bellissimi
e fitti di ribes rosso, ciliegia e rabarbaro. Anche in bocca si conferma
piacevolissimo e saporito, di buona grassezza e con una presenza tannica
vivida e rotonda. Peccato per un finale in discesa con una nota fastidiosa
di ridotto. L'annata 1991 mostra un colore decisamente
più fitto e concentrato, con unghia marrone. Il naso è
articolato sui toni floreali (geranio, per esempio) e della frutta rossa
di grande intensità e granitica persistenza. In bocca ha una
bella struttura, ancora pieno di fiori e frutta rossa, con uno stupefacente
finale per ampiezza, rotondità e dolcezza dei tannini.
Veniamo
al Pommard Jarolieres Premier Cru 1999 di J.-M. Boillot,
che mostra un colore rubino porpora e mostra profumi intensi e persistenti
di ciliegia e cenni di china addolciti da note vanigliose. In bocca,
di corpo medio, ha un bell'attacco immediato in cui si riflettono tutte
le sensazioni provate al naso. Nel finale si rinfresca crescendo in
succosità ma ritirandosi poi un po' bruscamente.
Il Pommard 1998 di Clos des Epessaux, presenta
invece un colore rubino cupo, è un vino di bella concentrazione,
ma che appare ancora un tantino chiuso, con una componente aromatica
che si attesta sui toni di frutta rossa e nera e su cenni vegetali.
È piuttosto muscolare in bocca, dove ha un tannino vivo che porta
ad un finale leggermente astringente.
E terminiamo con lo Chambolle Musigny 1999 di Frédéric
Mugnier, un "village" che proviene da un premier cru
declassato perché troppo esteso da poter reggere i prezzi di
mercato. È di colore porpora tendente allo scarico, e mostra
profumi abbastanza complessi di fragola, lampone e pepe verde di media
intensità e grande eleganza. In bocca è di corpo leggero-medio,
è succoso e saporito sempre sui toni della frutta rossa anche
se sul finale mostra qualche piccolo cenno di ridotto.
(10/7/2001)
(rf, con la collaborazione di Vincenzo
Ramponi)