Rassegna
 
 

"Vino è piacere...". Ed è proprio il caso di dirlo! (I)

Si fa presto a dir Vin Santo!
Girovagare enoico a Villa Le Corti (prima e seconda parte)

Cronache dal Winecellar Day di Johann Innerhofer:
i vini esteri


I vignaioli trentini riuniti a Bologna: i vini bianchi, i rossi

Degustazioni e 40 bianchi italiani alle giornate versiliesi del vino

Chianti Classici alla Certosa di Firenze
parte prima
parte seconda

Benvenuto Brunello 2001
parte prima
parte seconda
parte terza

La distribuzione Hèureka in mostra

Barbere a Costigliole d'Asti, parte prima e parte seconda

PisaVini 2000:
i pisani più schietti

Bologna: La giornata degli Champagne

Alla Corte del Vino 2000

I vignaioli altoatesini riuniti a Laimburg: i bianchi e i rossi assaggiati
Concorso enologico a Terricciola

Settembre Gaiolese 2000
In archivio
Uno dei lati positivi del Premio AIS Versilia che si svolge a Pietrasanta è lo sforzo di assicurare una buona rappresentanza non solo toscana ma di tutta l'Italia vinicola che conta. Questo ci consente di proporvi una seconda rassegna dedicata alla manifestazione, che va a completare il panorama "in bianco" già delineato da Fernando Pardini, e lo integra con una corposa parte dedicata all'offerta "rossa", che spazierà da nord a sud, da est ad ovest.

Prima i bianchi, dunque. L'azienda Tenimenti Luigi d'Alessandro è famosa per il syrah Podere il Bosco, di cui abbiamo gia avuto occasione di parlare, ma produce anche altri vini interessanti. Uno di questi è il bianco Podere Fontarca 1999, 60% chardonnay affinato in legno piccolo e viogner in acciaio, che ha un colore paglierino non marcato e sprigiona profumi intensi e freschi di frutta matura, nei quali si riconosce soprattutto la mela. L'acidità elevata rende fresca la beva, sostenuta in modo concomitante da un corpo medio-pieno, che troviamo pulita, citrina, con spunti dolci e chiusa da un finale in cui si avverte il legno ma anche un buon ritorno fruttato. Un vino piacevole, anche se a un prezzo non proprio popolare (25-30.000 lire).

Ci incurosisce assaggiare il pugliese Chardonnay 2000 dell'Antica Masseria del Sigillo che viene affinato in legno per il 30%, dove subisce la fermentazione malolattica che ne diminuisce l'acidità. I profumi sono "cipriosi" e lo troviamo un po' monocorde al gusto, dove ci colpisce l'ottima beva ma non la complessità.

Passiamo poi a un prodotto assai sorprendente, uno Zibibbo 1999 di Solidea. Il vino è molto aromatico, fiori dolci e tipici sentori dell'uva che rimandano a sensazioni dolci. Assai diversa la bocca, dove si ritrovano gli spunti aromatici ma in un vino decisamente secco, leggermente amarognolo, poco intenso (15.000 lire).

Dalla Sicilia alla Liguria per sentire un vino su cui spesso ci siamo soffermati sulle nostre pagine, il Vermentino dei Colli di Luni. La Pietra del Focolare ne produce ben quattro, da vigne diverse e con leggere differenze in macerazione e affinamento. All'assaggio solo campioni di vasca. L'Augusto 2000 è un prodotto dal colore tenue, tipico all'olfatto marcato da profumi di fiori gialli e spunti di cipria di media intensità. Pulito al gusto dove percepiamo un certo eccesso in acidità. Simile, ma meno espressivo, il Villa Linda 1999 che subisce un leggero passaggio in barrique. Di buona struttura, nel finale fa percepire il legno e nell'insieme il vino ci sembra un po' sottotono. Diverso tenore per l'annata 2000: maggior vivacità sia all'olfatto che al gusto. Percepiamo aromi freschi di fiori e camomilla, e una beva equilibrata con un leggero eccesso alcolico nel finale. Col Santo Paterno 2000 si cambia regime, il vino è più intenso sia olfattivamente che al gusto, con interessanti spunti floreali dove notiamo la lavanda. Infine il Solarancio 2000, un cru prodotto in sole 1.200 bottiglie. Sfumature verdognole e buona varietalità, ancora profumi di lavanda e maggior corpo e intensità al gusto ne fanno un prodotto che lascia un buon ricordo, lungo e sapido. I prezzi sono, nell'ordine, 16, 18, 18 e 22mila.

Da Vie di Romans assaggiamo il Piere Sauvignon 1999 che ci colpisce per la pulizia e intensità olfattiva sui toni varietali del vitigno. I 15% alcolici si sentono al gusto dove il vino non è corposissimo anche se giustamente complesso. Passiamo allo Chardonnay 1999, una vera bomba olfattiva dove il terziario e la frutta matura si presentano intensi e sorgono sfumature cioccolatose. Pulito e di notevole corpo, è però meno esplosivo al gusto, dove percepiamo miele di castagno e un legno ben presente ma sempre compatibile con la struttura del prodotto. Concludiamo con un altro vino di forte impatto, il Pinot Grigio Dessimis 1999 che troviamo assai corposo e marcato da una notevole tostatura, pieno e grasso, quasi stucchevole. Un vino dai forti sapori, in cerca di equilibrio.

Da Venica assaggiamo il Collio Pinot Grigio1999, dai bei profumi di fiori e agrumi, non troppo varietali ma interessanti. Ma quello che ci colpisce di più è il Collio Sauvignon Ronco delle Mele 1999 dal colore giallo dorato e dagli intensissimi profumi varietali. Biancospino e sambuco, aromi intensi ma eleganti e coerenti al gusto. Grande la persitenza olfattiva e gustativa. Oltre 20 mila lire il primo vino e sulle 30 mila il Sauvignon che però decisamente le merita. Ancora più costoso infine il TreVignis 1999, un uvaggio di tocaj (15%), chardonnay (50%) e sauvignon (35%) che affina per il 50% in barrique. Bel colore carico e buon equilibrio tra frutto e cessioni legnose ne fanno un prodotto piacevole, non esaltante.

Assaggiamo poi lo Chardonnay 1998 di Ca' del Bosco. Lo troviamo di media intensità olfattiva, di buona struttura ma abbastanza marcato dal legno e da aromi pungenti e un po' aciduli.



Passiamo alla parte "rossa" della rassegna sottolineando come, con molto fair play, l'organizzazione di una manifestazione toscana abbia dedicato molto spazio al "rivale" Piemonte presentandone, anche grazie a distributori intelligenti, alcune delle migliori espressioni.

Iniziamo dunque un'ampia pagina piemontese con tre Baroli di Conterno Fantino: il Barolo Parussi 1997, affinato in legno nuovo, ha un colore rubino mediamente fitto e suadenti profumi di rosa appassita; in bocca colpisce per il suo corpo pieno, il suo carattere robusto e sapido, e per la sua grande dolcezza che sul finale lungo evidenzia note di cuoio. Il Barolo Sorì Ginestra 1997, di colore rubino con sfumature mattonate, ha profumi più intensi, più spostati su un versante floreale di grande eleganza. In bocca è bello, di carattere più fresco e succoso che dalle grandi dolcezze. Infine, il Barolo Vigna del Gris 1997, intenso, rotondo, si situa un po' a metà strada abbinando eleganze floreali sia al naso che in bocca, dove comunque ha anche buona dolcezza.

Bei vini ci sono sembrati quelli di Armando Parusso: bella innanzitutto la Barbera d'Alba 1999, di colore rubino cupo impenetrabile, buona intensità al naso, frutto ben espresso e vellutato, corpo medio-pieno, bocca piacevolmente nervosa, e ritorno fruttato: ineccepibile. Assai ben riuscito è anche il Langhe Bricco Rovella 1998, risultato del'assemblaggio di nebbiolo, barbera e cabernet sauvignon; è assai fruttato e dolce, resta un vino tipico nonostante l'inserimento del vitigno alloctono, pieno in bocca e non astringente. Il Barolo 1997, di colore rubino medio-fitto, ha un naso non intensissimo anche se di grande eleganza, floreale; in bocca è rotondo, dolce molto buono e persistente.

Eccoci ad uno dei grandi di Langa, Domenico Clerico, del quale sentiamo innanzitutto la Barbera d'Alba 1999 che profuma di amarena fresca; in bocca è coerente, ha corpo medio, con buona polposità e succosità. Il Langhe Arte 1998, blend di nebbiolo, barbera e merlot, ha un naso a dire il vero non intensissimo e screziato da un leggero spunto ridotto, o comunque da sentori di frutta cotta estranei alla natura del prodotto; in bocca si riscatta bene, è pieno, e nebbiolo e barbera sono ben integrati, danno in modo assai riconoscibile tutto il loro corredo aromatico e le specificità delle uve. Il Barolo Pajana 1997 ha colore rubino violaceo piuttosto fitto; al naso, elegantissimo, è prevalentemente floreale (rosa) ma anche fruttato (ciliegia). Queste caratteristiche si confermano in bocca, che colpisce soprattutto per la grande quantità di frutta fresca e di spunti floreali. Il tannino à assai vivo, solo leggermente astringente, e il finale di media lunghezza. Il Barolo Percristina 1996 associa intensi spunti floreali a belle note di frutta matura, e in bocca è bellissimo, di grande nobiltà, di corpo medio-pieno, con un finale che è una esperienza che ha dell'indimenticabile per la ricchezza di sensazioni che riesce esprimere e comunicare.

De La Spinetta sentiamo la Barbera d'Asti 1998, di colore cupo, pressoché impenetrabile, ciliegia matura e prugna al naso. In bocca è aggressiva, molto piena e alquanto astringente. Buono il Barbaresco Vigneto Starderi 1998: rubino piuttosto fitto, ha profumi intensi, floreali e di frutta rossa (sentiamo soprattutto amarena fresca) molto spontanei e godibili. La bocca è polposa, di corpo assoltamente pieno ed esprime una notevole quantità di frutto, e anche di bella bevibilità, con un finale dolce dal bellissimo ritorno fruttato anche se non estremamente lungo ma sufficientemente morbido e non astringente. Il Barbaresco Valeirano 1998 è quasi altrettanto buono, ancora espressione di frutta dolce, anche se di nuovo non lungo nel finale.

Passiamo ad Azelia e al suo Barolo 1997, assai estroverso e spontaneo. Ha un bell'olfatto soprattutto floreale, caratteristica che si ritrova anche in bocca, dove è dolce, morbido, equilibrato e molto persistente. Il Barolo San Rocco 1997 ha profumi anch'essi dolci ma più penetranti e complessi nei quali si evidenziano, fra le altre, note di rosa e rosmarino. In bocca ha grande eleganza e bevibilità, non ha pesantezze, ed alla componente aromatica si aggiungono note saporite di ciliegia.

Di Bruno Rocca sentiamo due Barbareschi: il Barbaresco Rabajà 1998 non brilla per eleganza ma ha una grande quantità di frutta da mettere in mostra, sia al naso che nella bocca, dove mostra grande polposità e una leggera astringenza nel finale. Il Barbaresco Coparossa 1998 è meno intenso e fruttato ma più elegante al naso e di bella bevibilità.

Ancora in Piemonte per sentire qualche vino di Ceretto: innanzitutto la Barbera 1999, dal frutto molto espressivo e di bella bocca mediamente strutturata. Passiamo poi al Barbaresco Bernardot 1998, venti giorni di macerazione in botte grande (leggi conforme alla "tradizione"), anch'esso bella espressione di frutto e piacevolezza. Il Barolo Bricco Rocche 1997 affina 34 mesi in barrique per due terzi nuove, è di colore rubino pieno, e mostra profumi di ciliegia e marasca matura. In bocca ha qualche tratto di austerità, una certa astringenza ancora da assorbire; è comunque anch'esso un vino piuttosto dolce ed espressivo, già discretamente bevibile e comunque dai tratti di grande eleganza.

Concludiamo la "sottorassegna" piemontese con il ricordo del bell'incontro avuto con Luciano Sandrone, prima di tutto per la simpatia e l'umiltà della persona. E' veramente ogni volta una bella sorpresa constatare come certi autori di prodotti stupendi quasi si scusino quando ne parlano e quando parlano di loro stessi e del loro lavoro. Sandrone, produttore dal 1978, si potrebbe definire un tradizionalista cum grano salis, o un innovatore non polemico (non è nello stile del personaggio) e comunque grato ad Altare e a Clerico per il loro forte contributo alla ripresa dell'enologia piemontese. Poi: sì ai Langhe per sperimentare l'influsso di vitigni non autoctoni; la tradizione è soprattutto mettere in risalto il territorio, se si fa questo poi si può discutere come adoperare il legno. Comunque sia, nei suoi vini vengono usate botti dal 600-700 litri, un buon compromesso fra grande e piccolo.

I vini che presenta sono innanzitutto il Dolcetto 1999, solo acciaio, di colore rubino violaceo cupo; al naso fruttato, spontaneo, molto buono; in bocca è un'autentica spremuta di frutti di bosco, come raramente ce ne ricordiamo. Anche la Barbera 1999 è un bel vino, floreale e pulito al naso dove viene lambito da toni terziari di caffè e caratterizzato da una bella bocca fruttata, nervosa e di bella polpa. Il Nebbiolo d'Alba 1999 è ancora floreale e pulito e fa emergere al gusto un buon frutto e sentori di frutta secca (noce). Notiamo anche in questo vino spunti aciduli che lo rendono ben vivo. Infine il Langhe Pè Mol 1999 (campione), unione di nebbiolo e barbera, frutto di una ricerca che dovrebbe unire la frutta del barbera ai tannini del nebbiolo, con il legno ad amalgamare il tutto. È di colore rubino assai fitto e cupo e mostra grande frutto sia al naso (fresco e fine) che nella bocca sapida dove si percepiscono ancora toni "asprigni".


Menzione d'onore per lo Sfursat 5 Stelle Nino Negri 1998, che presenta un colore rubino mediamente fitto, e profumi intensi di ciliegia associati a sensibili note di china. In bocca ha corpo medio-pieno, è saporito con i toni di china che si fanno ancora sentire chiaramente, equilibrato ed elegante, con un tannino finale assai ricco.

Dalla Lombardia ci trasferiamo in Veneto, e più precisamente da Serafini&Vidotto, che producono vini assai interessanti in provincia di Treviso. Il Phigaia after the Red 1998 è un assemblaggio paritario di carmenere e merlot tenuto per 12 mesi in legno piccolo di secondo passaggio. Un vino base, prodotto da vigne giovani. Lo troviamo morbido, erbaceo e piacevole, concluso da tannini dolci e discretamente persistente.
Assaggiato questo vino ci fermiamo a parlare col produttore, Francesco Serafini, che si dimostra appassionato e competente (come sa chi ha letto i nostri report dal wine festival di Merano), ben convinto di quello che sta facendo. Esordisce subito dicendo che, nonostante lo dicano in molti, in Italia ben pochi fanno un vero taglio bordolese come fanno loro. "L'importante è l'equilibrio, il produrre vini che si mantengono nel tempo con una buona acidità e aromi freschi."

E assaggiamo quindi il Rosso dell'Abbazia 1998, che al 60% di cabernet sauvignon associa un 20% di franc, un 10% di merlot e un altro 10% di petit verdeaux. "Poco merlot," ci dice Serafini, "perché secondo me il merlot è un'uva di serie B, serve a legare, e comunque da noi non ci sono le condizioni per produrre del grande merlot. E quindi noi usiamo dei cloni di cabernet italiani, che come legante sono ottimi." Il vino è rubino violaceo, impenetrabile. Intenso olfattivamente su note di ribes e vaniglia che, nonostante il passaggio in legno totalmente nuovo, non "stucca". Vivo al gusto e strutturato, frutta fresca e intensa insieme al tabacco per un'evoluzione ancora da venire.

Serafini&Vidotto producono anche un pinot nero che ci incuriosice. "Lo facciamo anche per allenare la nostra sensibilità, che ci vuole tutta per trattare con un individuo del genere. Nella nostra terra il pinot risulta abbastanza tannico e comunque non vogliamo inseguire la Borgogna, che tra l'altro non è più la stessa visto che anche là ormai tagliano i vini, ma vogliamo fare un vino buono." Risultato sicuramente raggiungibile dal Pinot Nero dei Colli Trevigiani IGT 1998. Colore spento granato e profumi mediamente espressivi, si notano china e ciliegia che ritornano alla beva, discretamente intensa e morbida. Il varietale dell'uva è presente e il vino si beve bene, crediamo che questo sia proprio quello che intendeva dire il produttore parlando di un buon vino.

L'azienda Vignalta presenta il Rosso dei Colli Euganei Gemola 1998, 80% merlot e 30% cabernet franc. Rosso vivo quasi impenetrabile e profumi intensi di frutta matura con leggeri spunti vegetali che lo caratterizzano. Dolce e concentrato l'ingresso in bocca dove torna la frutta. Un po' rude il finale per questo vino che affina per 18 mesi in tonneau nuove.

Eccoci in Toscana, dove ci fermiamo allo stand dell'Agricola Querciabella e sentiamo il Chianti Classico Riserva 1997, dal colore rubino medio-fitto e dai chiari sentori di frutti di bosco al naso. In bocca si ripropone ancora di un fruttato assai ben espresso, con una ciliegia delicata a prevalere. Il Camartina 1996 mostra un bel colore fitto, e profumi di media intensità e bella persistenza di ciliegia, frutta rossa matura in generale e toni balsamici. In bocca non è grassissimo, il corpo lo stimeremmo in medio, comunque il vino si mostra vellutato e morbido, confermando aromi di ciliegia, vaniglia e cioccolato ben amalgamati e appena screziato da toni di carne cruda. In complesso, un vino assai equilibrato.

Della Fattoria di Montevertine sentiamo il Chianti Classico Riserva 1998, sangiovese e canaiolo, dai profumi penetranti di amarena, piuttosto caratteriali; in bocca ha bell'equilibrio, è di corpo medio-pieno e presenta note di frutta rossa, ribes in particolare. Il Sodaccio 1998, stesso uvaggio, profuma anch'esso di frutta rossa "asprina" ed è più nervoso in bocca, succoso e dal bel frutto espresso. Infine Le Pergole Torte 1998, sangiovese in purezza, ha un colore rosso vivo e limpido, leggermente più cupo dei due vini precedenti, comunque non più fitto. Il naso presenta un profilo di grande eleganza, profumi di grande persistenza di amarena e spunti leggermente vegetali, freschi e fruttati, assolutamente non pesanti. In bocca forse il vino si presenta un po' esile, ma è comunque franco, pulito e vivace al gusto. Un prodotto che si beve con piacere, non troppo impegnativo né stancante.

Scendiamo ancora un po' a sud con i vini della Fattoria Capannacce. Il Rosso Maremma 1998 IGT è composto da sangiovese e syrah al 35%. Dal bel colore rosso e profumi di media intensità sulla vaniglia e fiori, mostra una bella beva, succosa e morbida, con finale lungo e in crescita aromatica. Discretamente elegante. Un bel vino per un prezzo sulle 15 mila lire. Più ambizioso il Poggio Crocino 1998, da sangiovese (60%), syrah (25%) e grenache (15%). Diciotto mesi in tonneau e ancora sei mesi da passare in bottiglia. Naso intenso e maturo, con elegante laccatura. In linea al gusto che ancora sconta un finale un po' brusco ma ben persistente (30.000 lire).

Di San Giusto a Rentennano assaggiamo La Ricolma 1998 IGT Toscana. Il colore è rubino vivo con sfumature purpuree e i profumi terziari di cuoio e vaniglia. Intenso al gusto dove percepiamo netto il caffè. Assai aggressivo e polposo, un po' "sabbioso" il tannino finale.

Ed ecco un produttore locale, anzi un vinificatore, l'azienda Basile che presenta un Sangiovese IGT Toscana Pietrapana 2000. Un campione di barrique dal colore porpora intenso, gustoso ma assai atipico, un po' monocorde ma pieno, ancora tabaccoso, polposo.

Concludiamo i rossi di Toscana con due merlot, il ben conosciuto Nambrot 1999 della Tenuta di Ghizzano (presentato in anteprima e non ancora completamente assestato) e la nuova uscita dell'Azienda San Gervasio, I Renai 1998. Rubino mediamente intenso il primo, con sfumature porpora il secondo. Aromi e frutto di buona intensità per il Nambrot che presenta una beva complessa anche se in alcuni aspetti ancora poco decifrabile. Più compiuto I Renai che all'impenetrabilità del colore associa liquirizia e cenni balsamici. Un frutto ancora schermato dalla carica tannica ma senza nessun eccesso terziario né vegetale.

Usciamo dalla Toscana ma rimaniamo nel centro Italia con in rossi umbri di Arnaldo Caprai-Valdimaggio. Il Montefalco Rosso 1999 (sangiovese in prevalenza, cabernet e merlot a completare) è rosso vivo, morbido e rotondo al gusto e di buona lunghezza. Non troppo espressivo aromaticamente, ma di beva sincera. Spunta un po' troppo il terziario nel Montefalco Rosso Riserva 1998, che troviamo cioccolatoso e ancora non aromaticissimo. Sempre molto morbido e rotondo, con dolci tannini. Cambio di consistenza col Sagrantino di Montefalco 1998, dal dolce frutto vanigliato e bella sapidità. Una massa tannica ancora imponente, per un vino di corpo, che asciuga assai il finale senza tuttavia apparire rude. I prezzi: 20, 40, 50.000 lire.

Casale del Giglio è un'azienda laziale dai molti vini e dai prezzi giusti. Assaggiamo due vini base: il Merlot Lazio 1999 è porpora chiaro e si caratterizza per un naso fresco e acidulo di frutta rossa. Fruttato e morbido al gusto dove percepiamo una leggera sporcatura nel finale. Simile il colore dello Shiraz 1999 (syrah nominato all'australiana) che al naso troviamo più vegetale e con leggeri spunti animali. Percepiamo poi ribes e al gusto la caratteristica pepatura su una media sapidità. Buona bevibilità. Medio il corpo e buona l'eleganza. Sensibili i tannini nel finale. (Entrambi i vini costano intorno alle 15.000 lire).

Dal centro al Sud con L'Antica Masseria del Sigillo che dalla Puglia ci offre il Salice Salentino 1998, da negroamaro e malvasia nera. Rosso vivace, profumi freschi di erbe aromatiche, carne e spunti ferrosi. Buono l'ingresso in bocca ma leggero calo finale. Un vino affinato completamente in acciaio, non complesso ma franco. Cambiamo uva col Sigillo Primo 2000 a base di primitivo. Rubino vivo con sfumature melanzana. Percepiamo un buon frutto, maturo ma non cotto, forse ancora nascosto dal terziario che specialmente nel finale torna evidente. Concludiamo col Terre del Guiscardo 1999, un prodotto passato per il 50% in barrique e il resto in acciaio che unisce all'uva primitivo un 40% di merlot e cabernet in parti uguali. Il colore è melanzana e il frutto sempre evidente, addolcito dal legno. Una bella struttura e un finale con tannini esuberanti, ma non rudi, per una buona evoluzione gustativa.

Ed eccoci in Sicilia con l'azienda Mandra Rossa di Melfi che propone un Nero d'Avola 1999 dal colore rubino chiaro e un leggero scolorimento sull'unghia. Naso mediamente intenso di confettura di ciliegia e cenni balsamici. Molto morbido al gusto dove il vino si presenta maturo; un po' sovralcolico il finale. Assaggiamo anche il Merlot 1999 che ha colore simile e un frutto spiccato sui toni della ciliegia cotta. Bocca un po' seduta, di bassa acidità e struttura leggera. Solo 12.000 lire entrambi i vini.

E ovviamente... dulcis in fundo. Il Maximo 1997 di Umani Ronchi è prodotto con sauvignon aggredito da botritis cinerea. Uva raccolta in novembre, man mano che raggiunge il grado giusto di muffatura, e selezionata a mano per sfruttare solo gli acini botritizzati. Un vino da formaggi o meditazione, dolce ma non certo da dessert, al massimo da biscotti secchi. Elegante, per niente smaccato, etereo e lungo, ottenuto per mezzo di una vera muffa nobile che si sviluppa in questa vigna grazie alla vicinanza di un corso d'acqua.

Tutt'altro vino il Moscato di Pantelleria 1999 di Solidea. Bella bocca, non strutturatissima ma morbida e elegante. Fichi secchi e mele cotte. Più dolce il Passito di Pantelleria 1999, dal color oro ramato. Confettura di fichi e grande densità. Una piacevolissima e lunga beva. Lo confrontiamo col Vinsanto 1990 della Fattoria del Teso, dal colore dorato che tende anch'esso al rame. Un vino decisamente diverso, e anche se dobbiamo confessare che spesso pensiamo che i vinsanti non abbiano grandi possibilità al confronto dei dolci passiti del sud, questo è veramente un bel vinsanto, dolce e intenso all'olfatto, con note di noce, tabacco e nocciola al gusto. Peccato solo per una leggera magrezza, che lo rende meno completo di quanto sperassimo.

Infine ecco il Barolo Chinato di Ceretto. Non un vero vino, ma una bevanda a base vinosa che costa oltre le 40mila lire ma che le vale tutte. Barolo, appunto, e china, erbe aromatiche, alcol e zucchero. Una produzione che Ceretto ha recuperato nell'ultimo decennio. Come descriverlo? Bisogna conoscerlo per capire le innumerevoli sfumature aromatiche che questo prodotto può donare. Per aperitivo, meditazione, fine pasto... un vero piacere!

(lb&rf)

 

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