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"Vino è piacere...". Ed è proprio il caso di dirlo! (I) Si fa presto a dir Vin Santo! Girovagare enoico a Villa Le Corti (prima e seconda parte) Cronache dal Winecellar Day di Johann Innerhofer: i vini esteri I vignaioli trentini riuniti a Bologna: i vini bianchi, i rossi Degustazioni e 40 bianchi italiani alle giornate versiliesi del vino Chianti Classici alla Certosa di Firenze parte prima parte seconda Benvenuto Brunello 2001 parte prima parte seconda parte terza La distribuzione Hèureka in mostra Barbere a Costigliole d'Asti, parte prima e parte seconda PisaVini 2000: i pisani più schietti Bologna: La giornata degli Champagne Alla Corte del Vino 2000 I vignaioli altoatesini riuniti a Laimburg: i bianchi e i rossi assaggiati Concorso enologico a Terricciola Settembre Gaiolese 2000 In archivio
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Uno dei lati positivi del
Premio AIS Versilia che si svolge a Pietrasanta è
lo sforzo di assicurare una buona rappresentanza non solo toscana ma di
tutta l'Italia vinicola che conta. Questo ci consente di proporvi una
seconda rassegna dedicata alla manifestazione, che va a completare il
panorama "in bianco" già delineato da Fernando Pardini,
e lo integra con una corposa parte dedicata all'offerta "rossa",
che spazierà da nord a sud, da est ad ovest.
Prima
i bianchi, dunque. L'azienda Tenimenti Luigi d'Alessandro è
famosa per il syrah Podere il Bosco, di cui abbiamo gia avuto occasione
di parlare, ma produce anche altri vini interessanti. Uno di questi è
il bianco Podere Fontarca 1999, 60% chardonnay affinato in legno
piccolo e viogner in acciaio, che ha un colore paglierino non marcato
e sprigiona profumi intensi e freschi di frutta matura, nei quali si riconosce
soprattutto la mela. L'acidità elevata rende fresca la beva, sostenuta
in modo concomitante da un corpo medio-pieno, che troviamo pulita, citrina,
con spunti dolci e chiusa da un finale in cui si avverte il legno ma anche
un buon ritorno fruttato. Un vino piacevole, anche se a un prezzo non
proprio popolare (25-30.000 lire). Ci incurosisce assaggiare il pugliese Chardonnay 2000 dell'Antica Masseria del Sigillo che viene affinato in legno per il 30%, dove subisce la fermentazione malolattica che ne diminuisce l'acidità. I profumi sono "cipriosi" e lo troviamo un po' monocorde al gusto, dove ci colpisce l'ottima beva ma non la complessità. Passiamo poi a un prodotto assai sorprendente, uno Zibibbo 1999 di Solidea. Il vino è molto aromatico, fiori dolci e tipici sentori dell'uva che rimandano a sensazioni dolci. Assai diversa la bocca, dove si ritrovano gli spunti aromatici ma in un vino decisamente secco, leggermente amarognolo, poco intenso (15.000 lire). Dalla
Sicilia alla Liguria per sentire un vino su cui spesso ci siamo soffermati
sulle nostre pagine, il Vermentino dei Colli di Luni. La Pietra del
Focolare ne produce ben quattro, da vigne diverse e con leggere differenze
in macerazione e affinamento. All'assaggio solo campioni di vasca. L'Augusto
2000 è un prodotto dal colore tenue, tipico all'olfatto marcato
da profumi di fiori gialli e spunti di cipria di media intensità.
Pulito al gusto dove percepiamo un certo eccesso in acidità. Simile,
ma meno espressivo, il Villa Linda 1999 che subisce un leggero
passaggio in barrique. Di buona struttura, nel finale fa percepire il
legno e nell'insieme il vino ci sembra un po' sottotono. Diverso tenore
per l'annata 2000: maggior vivacità sia all'olfatto
che al gusto. Percepiamo aromi freschi di fiori e camomilla, e una beva
equilibrata con un leggero eccesso alcolico nel finale. Col Santo Paterno
2000 si cambia regime, il vino è più intenso sia olfattivamente
che al gusto, con interessanti spunti floreali dove notiamo la lavanda.
Infine il Solarancio 2000, un cru prodotto in sole 1.200 bottiglie.
Sfumature verdognole e buona varietalità, ancora profumi di lavanda
e maggior corpo e intensità al gusto ne fanno un prodotto che lascia
un buon ricordo, lungo e sapido. I prezzi sono, nell'ordine, 16, 18, 18
e 22mila. Da
Vie di Romans assaggiamo il Piere Sauvignon 1999 che ci
colpisce per la pulizia e intensità olfattiva sui toni varietali
del vitigno. I 15% alcolici si sentono al gusto dove il vino non è
corposissimo anche se giustamente complesso. Passiamo allo Chardonnay
1999, una vera bomba olfattiva dove il terziario e la frutta
matura si presentano intensi e sorgono sfumature cioccolatose. Pulito
e di notevole corpo, è però meno esplosivo al gusto, dove
percepiamo miele di castagno e un legno ben presente ma sempre compatibile
con la struttura del prodotto. Concludiamo con un altro vino di forte
impatto, il Pinot Grigio Dessimis 1999 che troviamo assai corposo
e marcato da una notevole tostatura, pieno e grasso, quasi stucchevole.
Un vino dai forti sapori, in cerca di equilibrio. Da
Venica assaggiamo il Collio Pinot Grigio1999,
dai bei profumi di fiori e agrumi, non troppo varietali ma interessanti.
Ma quello che ci colpisce di più è il Collio Sauvignon
Ronco delle Mele 1999 dal colore giallo dorato e dagli intensissimi
profumi varietali. Biancospino e sambuco, aromi intensi ma eleganti e
coerenti al gusto. Grande la persitenza olfattiva e gustativa. Oltre 20
mila lire il primo vino e sulle 30 mila il Sauvignon che però decisamente
le merita. Ancora più costoso infine il TreVignis 1999,
un uvaggio di tocaj (15%), chardonnay (50%) e sauvignon (35%) che affina
per il 50% in barrique. Bel colore carico e buon equilibrio tra frutto
e cessioni legnose ne fanno un prodotto piacevole, non esaltante. Assaggiamo poi lo Chardonnay 1998 di Ca' del Bosco. Lo troviamo di media intensità olfattiva, di buona struttura ma abbastanza marcato dal legno e da aromi pungenti e un po' aciduli. Passiamo alla parte "rossa" della rassegna sottolineando come, con molto fair play, l'organizzazione di una manifestazione toscana abbia dedicato molto spazio al "rivale" Piemonte presentandone, anche grazie a distributori intelligenti, alcune delle migliori espressioni. Iniziamo
dunque un'ampia pagina piemontese con tre Baroli di Conterno Fantino:
il Barolo Parussi 1997, affinato in legno nuovo, ha un colore rubino
mediamente fitto e suadenti profumi di rosa appassita; in bocca colpisce
per il suo corpo pieno, il suo carattere robusto e sapido, e per la sua
grande dolcezza che sul finale lungo evidenzia note di cuoio. Il Barolo
Sorì Ginestra 1997, di colore rubino con sfumature mattonate,
ha profumi più intensi, più spostati su un versante floreale
di grande eleganza. In bocca è bello, di carattere più fresco
e succoso che dalle grandi dolcezze. Infine, il Barolo Vigna del
Gris 1997, intenso, rotondo, si situa un po' a metà strada
abbinando eleganze floreali sia al naso che in bocca, dove comunque ha
anche buona dolcezza. Bei
vini ci sono sembrati quelli di Armando Parusso: bella innanzitutto
la Barbera d'Alba 1999, di colore rubino cupo impenetrabile,
buona intensità al naso, frutto ben espresso e vellutato, corpo
medio-pieno, bocca piacevolmente nervosa, e ritorno fruttato: ineccepibile.
Assai ben riuscito è anche il Langhe Bricco Rovella 1998,
risultato del'assemblaggio di nebbiolo, barbera e cabernet sauvignon;
è assai fruttato e dolce, resta un vino tipico nonostante l'inserimento
del vitigno alloctono, pieno in bocca e non astringente. Il Barolo
1997, di colore rubino medio-fitto, ha un naso non intensissimo
anche se di grande eleganza, floreale; in bocca è rotondo, dolce
molto buono e persistente. Eccoci
ad uno dei grandi di Langa, Domenico Clerico, del quale sentiamo
innanzitutto la Barbera d'Alba 1999 che profuma di amarena
fresca; in bocca è coerente, ha corpo medio, con buona polposità
e succosità. Il Langhe Arte 1998, blend di nebbiolo, barbera
e merlot, ha un naso a dire il vero non intensissimo e screziato da un
leggero spunto ridotto, o comunque da sentori di frutta cotta estranei
alla natura del prodotto; in bocca si riscatta bene, è pieno, e
nebbiolo e barbera sono ben integrati, danno in modo assai riconoscibile
tutto il loro corredo aromatico e le specificità delle uve. Il
Barolo Pajana 1997 ha colore rubino violaceo piuttosto fitto; al
naso, elegantissimo, è prevalentemente floreale (rosa) ma anche
fruttato (ciliegia). Queste caratteristiche si confermano in bocca, che
colpisce soprattutto per la grande quantità di frutta fresca e
di spunti floreali. Il tannino à assai vivo, solo leggermente astringente,
e il finale di media lunghezza. Il Barolo Percristina 1996 associa
intensi spunti floreali a belle note di frutta matura, e in bocca è
bellissimo, di grande nobiltà, di corpo medio-pieno, con un finale
che è una esperienza che ha dell'indimenticabile per la ricchezza
di sensazioni che riesce esprimere e comunicare. De
La Spinetta sentiamo la Barbera d'Asti 1998, di
colore cupo, pressoché impenetrabile, ciliegia matura e prugna
al naso. In bocca è aggressiva, molto piena e alquanto astringente.
Buono il Barbaresco Vigneto Starderi 1998: rubino piuttosto fitto,
ha profumi intensi, floreali e di frutta rossa (sentiamo soprattutto amarena
fresca) molto spontanei e godibili. La bocca è polposa, di corpo
assoltamente pieno ed esprime una notevole quantità di frutto,
e anche di bella bevibilità, con un finale dolce dal bellissimo
ritorno fruttato anche se non estremamente lungo ma sufficientemente morbido
e non astringente. Il Barbaresco Valeirano 1998 è quasi
altrettanto buono, ancora espressione di frutta dolce, anche se di nuovo
non lungo nel finale. Passiamo ad Azelia e al suo Barolo 1997, assai estroverso e spontaneo. Ha un bell'olfatto soprattutto floreale, caratteristica che si ritrova anche in bocca, dove è dolce, morbido, equilibrato e molto persistente. Il Barolo San Rocco 1997 ha profumi anch'essi dolci ma più penetranti e complessi nei quali si evidenziano, fra le altre, note di rosa e rosmarino. In bocca ha grande eleganza e bevibilità, non ha pesantezze, ed alla componente aromatica si aggiungono note saporite di ciliegia. Di Bruno Rocca sentiamo due Barbareschi: il Barbaresco Rabajà 1998 non brilla per eleganza ma ha una grande quantità di frutta da mettere in mostra, sia al naso che nella bocca, dove mostra grande polposità e una leggera astringenza nel finale. Il Barbaresco Coparossa 1998 è meno intenso e fruttato ma più elegante al naso e di bella bevibilità. Ancora
in Piemonte per sentire qualche vino di Ceretto: innanzitutto la
Barbera 1999, dal frutto molto espressivo e di bella
bocca mediamente strutturata. Passiamo poi al Barbaresco Bernardot
1998, venti giorni di macerazione in botte grande (leggi conforme
alla "tradizione"), anch'esso bella espressione di frutto e piacevolezza.
Il Barolo Bricco Rocche 1997 affina 34 mesi in barrique per due
terzi nuove, è di colore rubino pieno, e mostra profumi di ciliegia
e marasca matura. In bocca ha qualche tratto di austerità, una
certa astringenza ancora da assorbire; è comunque anch'esso un
vino piuttosto dolce ed espressivo, già discretamente bevibile
e comunque dai tratti di grande eleganza. Concludiamo la "sottorassegna" piemontese con il ricordo del bell'incontro avuto con Luciano Sandrone, prima di tutto per la simpatia e l'umiltà della persona. E' veramente ogni volta una bella sorpresa constatare come certi autori di prodotti stupendi quasi si scusino quando ne parlano e quando parlano di loro stessi e del loro lavoro. Sandrone, produttore dal 1978, si potrebbe definire un tradizionalista cum grano salis, o un innovatore non polemico (non è nello stile del personaggio) e comunque grato ad Altare e a Clerico per il loro forte contributo alla ripresa dell'enologia piemontese. Poi: sì ai Langhe per sperimentare l'influsso di vitigni non autoctoni; la tradizione è soprattutto mettere in risalto il territorio, se si fa questo poi si può discutere come adoperare il legno. Comunque sia, nei suoi vini vengono usate botti dal 600-700 litri, un buon compromesso fra grande e piccolo.
I vini che presenta sono innanzitutto il Dolcetto 1999,
solo acciaio, di colore rubino violaceo cupo; al naso fruttato, spontaneo,
molto buono; in bocca è un'autentica spremuta di frutti di bosco,
come raramente ce ne ricordiamo. Anche la Barbera 1999
è un bel vino, floreale e pulito al naso dove viene lambito da
toni terziari di caffè e caratterizzato da una bella bocca fruttata,
nervosa e di bella polpa. Il Nebbiolo d'Alba 1999 è
ancora floreale e pulito e fa emergere al gusto un buon frutto e sentori
di frutta secca (noce). Notiamo anche in questo vino spunti aciduli che
lo rendono ben vivo. Infine il Langhe Pè Mol 1999 (campione),
unione di nebbiolo e barbera, frutto di una ricerca che dovrebbe unire
la frutta del barbera ai tannini del nebbiolo, con il legno ad amalgamare
il tutto. È di colore rubino assai fitto e cupo e mostra grande
frutto sia al naso (fresco e fine) che nella bocca sapida dove si percepiscono
ancora toni "asprigni".Menzione d'onore per lo Sfursat 5 Stelle Nino Negri 1998, che presenta un colore rubino mediamente fitto, e profumi intensi di ciliegia associati a sensibili note di china. In bocca ha corpo medio-pieno, è saporito con i toni di china che si fanno ancora sentire chiaramente, equilibrato ed elegante, con un tannino finale assai ricco. Dalla Lombardia ci trasferiamo in Veneto, e più precisamente da Serafini&Vidotto, che producono vini assai interessanti in provincia di Treviso. Il Phigaia after the Red 1998 è un assemblaggio paritario di carmenere e merlot tenuto per 12 mesi in legno piccolo di secondo passaggio. Un vino base, prodotto da vigne giovani. Lo troviamo morbido, erbaceo e piacevole, concluso da tannini dolci e discretamente persistente. Assaggiato
questo vino ci fermiamo a parlare col produttore, Francesco Serafini,
che si dimostra appassionato e competente (come sa chi ha letto i nostri
report dal wine festival
di Merano), ben convinto di quello che sta facendo. Esordisce subito dicendo
che, nonostante lo dicano in molti, in Italia ben pochi fanno un vero
taglio bordolese come fanno loro. "L'importante è l'equilibrio,
il produrre vini che si mantengono nel tempo con una buona acidità
e aromi freschi." E assaggiamo quindi il Rosso dell'Abbazia 1998, che al 60% di cabernet sauvignon associa un 20% di franc, un 10% di merlot e un altro 10% di petit verdeaux. "Poco merlot," ci dice Serafini, "perché secondo me il merlot è un'uva di serie B, serve a legare, e comunque da noi non ci sono le condizioni per produrre del grande merlot. E quindi noi usiamo dei cloni di cabernet italiani, che come legante sono ottimi." Il vino è rubino violaceo, impenetrabile. Intenso olfattivamente su note di ribes e vaniglia che, nonostante il passaggio in legno totalmente nuovo, non "stucca". Vivo al gusto e strutturato, frutta fresca e intensa insieme al tabacco per un'evoluzione ancora da venire. Serafini&Vidotto producono anche un pinot nero che ci incuriosice. "Lo facciamo anche per allenare la nostra sensibilità, che ci vuole tutta per trattare con un individuo del genere. Nella nostra terra il pinot risulta abbastanza tannico e comunque non vogliamo inseguire la Borgogna, che tra l'altro non è più la stessa visto che anche là ormai tagliano i vini, ma vogliamo fare un vino buono." Risultato sicuramente raggiungibile dal Pinot Nero dei Colli Trevigiani IGT 1998. Colore spento granato e profumi mediamente espressivi, si notano china e ciliegia che ritornano alla beva, discretamente intensa e morbida. Il varietale dell'uva è presente e il vino si beve bene, crediamo che questo sia proprio quello che intendeva dire il produttore parlando di un buon vino. L'azienda Vignalta presenta il Rosso dei Colli Euganei Gemola 1998, 80% merlot e 30% cabernet franc. Rosso vivo quasi impenetrabile e profumi intensi di frutta matura con leggeri spunti vegetali che lo caratterizzano. Dolce e concentrato l'ingresso in bocca dove torna la frutta. Un po' rude il finale per questo vino che affina per 18 mesi in tonneau nuove. Eccoci
in Toscana, dove ci fermiamo allo stand dell'Agricola Querciabella
e sentiamo il Chianti Classico Riserva 1997, dal colore
rubino medio-fitto e dai chiari sentori di frutti di bosco al naso. In
bocca si ripropone ancora di un fruttato assai ben espresso, con una ciliegia
delicata a prevalere. Il Camartina 1996 mostra un bel colore fitto,
e profumi di media intensità e bella persistenza di ciliegia, frutta
rossa matura in generale e toni balsamici. In bocca non è grassissimo,
il corpo lo stimeremmo in medio, comunque il vino si mostra vellutato
e morbido, confermando aromi di ciliegia, vaniglia e cioccolato ben amalgamati
e appena screziato da toni di carne cruda. In complesso, un vino assai
equilibrato. Scendiamo ancora un po' a sud con i vini della Fattoria Capannacce. Il Rosso Maremma 1998 IGT è composto da sangiovese e syrah al 35%. Dal bel colore rosso e profumi di media intensità sulla vaniglia e fiori, mostra una bella beva, succosa e morbida, con finale lungo e in crescita aromatica. Discretamente elegante. Un bel vino per un prezzo sulle 15 mila lire. Più ambizioso il Poggio Crocino 1998, da sangiovese (60%), syrah (25%) e grenache (15%). Diciotto mesi in tonneau e ancora sei mesi da passare in bottiglia. Naso intenso e maturo, con elegante laccatura. In linea al gusto che ancora sconta un finale un po' brusco ma ben persistente (30.000 lire). Di
San Giusto a Rentennano assaggiamo La Ricolma 1998 IGT Toscana.
Il colore è rubino vivo con sfumature purpuree e i profumi terziari
di cuoio e vaniglia. Intenso al gusto dove percepiamo netto il caffè.
Assai aggressivo e polposo, un po' "sabbioso" il tannino finale.
Ed ecco un produttore locale, anzi un
vinificatore, l'azienda Basile che presenta un Sangiovese
IGT Toscana Pietrapana 2000. Un campione di barrique dal colore
porpora intenso, gustoso ma assai atipico, un po' monocorde ma pieno,
ancora tabaccoso, polposo. (lb&rf)
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