Rassegna
 
 

"Vino è piacere...". Ed è proprio il caso di dirlo! (I)

Si fa presto a dir Vin Santo!
Girovagare enoico a Villa Le Corti (prima e seconda parte)

Cronache dal Winecellar Day di Johann Innerhofer:
i vini esteri


I vignaioli trentini riuniti a Bologna: i vini bianchi, i rossi

Degustazioni e 40 bianchi italiani alle giornate versiliesi del vino

Chianti Classici alla Certosa di Firenze
parte prima
parte seconda

Benvenuto Brunello 2001
parte prima
parte seconda
parte terza

La distribuzione Hèureka in mostra

Barbere a Costigliole d'Asti, parte prima e parte seconda

PisaVini 2000:
i pisani più schietti

Bologna: La giornata degli Champagne

Alla Corte del Vino 2000

I vignaioli altoatesini riuniti a Laimburg: i bianchi e i rossi assaggiati
Concorso enologico a Terricciola

Settembre Gaiolese 2000
In archivio

Girovagare enoico a Villa Le Corti (prima parte)

Proprio così, di un girovagare enoico si tratterà, sia pur fra tavoli e stanze - vigne solo virtuali- in compagnia di vini e vignaioli in buona parte conosciuti ed apprezzati, pure amici. Di un girovagare-pretesto insomma, l'ennesimo, per chiacchierar di vino, per abbozzar commenti, per rivelar tendenze e stili nelle annate nuove colorate di rosso toscano.

Il tutto immerso, una volta ancora (ma non sono mai troppe le volte), in un contesto ambientale, quello di Villa Le Corti a San Casciano Val di Pesa, da vivere e assaporare lentamente per solo riuscire a sfiorarne il fascino discreto e trasognante. Giammai ti riuscirà farlo proprio. Perché a volte le parole non sono capaci di rendere un'idea, non hanno rispetto del pensiero veloce, della suggestione visiva, della serenità accarezzata di un attimo, sia esso attimo solitario, sia esso condiviso.

Non so perché ma con tante parole che potrei srotolare per tratteggiare sicuro quel luogo ce ne sarebbero almeno altrettante da aggiungere, e non fai in tempo, e così il narratore si ammutolisce, estasiandosi. In silenzio. Questa la mia reazione, tutte le volte che varco la soglia del parco, di quel parco, e che mi stendo sull'erba, oppure osservo le persone, e i colli attorno, o mi metto a pensare, quasi che la bellezza da un certo punto in avanti non trovi più narrazione sonora di parole, e che i luoghi, sia pur materialissimi e concreti, si facciano suggestione o struggente astrazione onirica.

Quelle parole non dette, eppure rabbiose e sincere, che ho dentro, cerco allora di rimetterle nei vini che commento, un volta ancora e anche in giorni come questo, immerso come sono nelle sale di una seicentesca villa trasudante toscanità le cui porte, con il tempo, si sono aperte - dal centrale snodo chiantigiano - alle diramazioni liquide ilcinesi, "montepulciane", aretine, pisane, lucchesi, maremmane sì da offrire all'appassionato, al mestierante e al curioso un percorso ricco di sensazioni e di ricordi. Qui sì parlati.

Perciò andrò a ruota libera, narrandovi di momenti vinosi e di sensazioni, come sempre emozionali, come sempre mutuate dal gusto personale, così come deve essere per tutti quanti intendano parlare di vino, ché è come parlar di sé stessi.


Girovagare di corte

Per una volta tanto gli onori, e le parole pensate, vadano al padrone "della corte". Sarà noto a tanti infatti che la Fattoria Le Corti è anche - e soprattutto - azienda vinicola; situata in territorio classico di confine ma pur sempre classico chiantigiano. Da qualche anno a questa parte mi sorprende piacevolmente con il chianti classico "base", dal quale apprendo dolcezza e tipicità, bevibilità e riconoscimento, equilibrio direi.

Ad oggi il Chianti Classico 1999 (18m) mantiene le promesse solo a metà, o almeno a me così pare, quando ad un rubino netto e di buona carica, ad una olfazione intensa dalla trama fruttata e dolce (solo scalfita da alcune screziature animali non finissime) ci associ un palato un po' avaro di frutto, più compresso e meno nitido del solito, che non riesce a distendersi, sia pur nella apprezzabile sapidità dell'impianto, sia pur nel dignitoso corpo. Il Chianti Classico Cortevecchia Riserva 1997 (35m), al quale la proprietà tiene particolarmente, assume con l'olfazione buona fittezza fruttata su rimandi di liquirizia, raffreddata da un eccesso di rovere asciutto, e in bocca lo senti denso, corposo, ben esposto ed equilibrato, oltremodo potente, capace di offrire lunghezza e progressione rispettabilissime. Resta qualche dubbio su quel sentore di legno, che si fa anche aroma di bocca... Invece il Chianti Classico Don Tommaso 1998 (37m), che quest'anno si è visto aggiungere alla base "sangiovesista" un 5% di merlot, è fitto all'occhio così come nello spettro aromatico che ti propone, di intensa profondità fruttata: vi cogli il ribes, la ciliegia e poi il cuoio, il pepe... rimarchevole. In bocca, oltre alla proverbiale potenza, mostra doti di finezza e prontezza in altre annate non così evidenti, una trama tannica di livello e un generale equilibrio espositivo a cui aggiungiamo noi un soffio alcolico più marcato del solito ed una spigolatura amarognola da smussare un po'.

Molto buona la prova offerta dalla Fattoria del Cerro di Montepulciano che propone uno dei vini più belli della giornata, intendo tra quelli da me assaggiati: il Nobile di Montepulciano Vigneto Antica Chiusina 1997 (36m) suggella una prova di insieme per la denominazione tutta, riferita a quella vendemmia, di notevole livello espressivo, che io non ricordavo da tempo. Spettro olfattivo rimarchevole per profondità e progressione, che unisce fittezza ad eleganza nonché contenuta esuberanza: frutti rossi del bosco, fior di viola mammola, amarena, caffè sono alcuni dei riconoscimenti rimembrati. In bocca è quanto meno coerente e di grande afflato calorico, potente e denso, di affascinante godibilità e carattere. Armonioso. Una sorpresa positiva mi deriva anche dalla conoscenza del merlot -in purezza- della casa: il Poggio Golo 1998 (32m) è finissimo all'olfazione, anche ampio, sia pur non nitidissimo, e ci regala sensazioni fruttate tipiche e dolci con una lieve tostatura al contorno. In bocca procede avvolgente e fitto, con buona sapidità di base e dolcezza di fondo, che mi spinge all'attesa. Vorrei riincontrarlo più in là, per l'armonia a venire e che presto arriverà.

Vuole ascolto attento il Balifico 1998 del Castello di Volpaia - uscita prevista per l'estate 2001- con il suo rubino nitido non densissimo e con i profumi ancora celati ma nei quali percepisci di già la tipica aerea eleganza di questo cru d'alta quota: frutti piccoli e rossi, speziatura, per un amalgama che non tarderà. In bocca si presenta sapido e caldo, con screziature tattili minerali su sostanza di media concentrazione fruttata, di sentita tipicità. Bel portamento soprattutto, senza meraviglie, ma occorre - l'ho detto - attendere.

Meno impressionante del previsto - il 1998 tanto per capirci è al top della denominazione- mi è apparso il Chianti Classico Fonterutoli 1999 (27m) che mostra olfazione non concentratissima su base vinosa e fruttata di generalizzata finezza. In bocca è senz'altro gradevole, saporito direi, con i toni dolci in via di focalizzazione e quella vivace, leggera pepatura a dargli brio e carattere; sconta però una progressione ed una articolazione non proprio fitta come suo solito. Lo stesso dicasi per il cru aziendale: il Castello di Fonterutoli 1998 (56m), che dopo la parentesi DOC torna igt, ha in corpo pure un 20% di cabernet, ed è rubino "spesso", sentitamente denso. Al naso riesce pure ad andare in profondità mostrando carattere e nitidezza espositiva su sostanza di base fruttata, su rimandi cuoiosi e vegetali. In bocca mostra densità e corpo ma risulta un po' troppo dominato dalle note tostate e da quelle, amarognole, della trama tannica (forse, ahimé, sua propria) che tendono a sovrastare il frutto, non propriamente imperioso come suo standard. Comunque è continuo nello sviluppo, questo sì.

Di ritorno al passato si tratta quando ti avvicini al Chianti Classico Riserva Ducale Oro 1997 (32m) di Ruffino con quel suo rosso rubino non troppo carico, con quelle sue trasparenze, con i suoi profumi austeri e sfumati, autenticamente tipici, di frutta matura o sotto spirito, con la caratteristica vena eterea dell'impianto. In bocca trova passo felpato e morbido, anche dignitoso sviluppo, nel quale il degustatore trova compiacimento maggiore del solito, intriso di quell'aura austera e rigorosa, se volete compressa, che si porta appresso, invariabilmente, da tanti anni. Old style. Una via diversa verso la caratterizzazione è quella tentata invece con il nuovissimo Modus 1998 (48m), blend non paritario di sangiovese (50%) cabernet (30%) e merlot ricavati da altrettante tenute, che per la verità trova poco amalgama ed una espressione aromatica non proprio nitida In bocca mostra dolcezza e lunghezza, soprattutto un lodevole equilibrio, ma non trova a parer mio armonia generale. Più profondamente io vi sento una generale freddezza nell'impianto, seppur risultino indiscutibili l'esecuzione e la precisione "tecnica".

Ad alto, altissimo livello, veleggia San Fabiano in Calcinaia con le nuove annate "in corso". Molto buono il Chianti Classico San Fabiano in Calcinaia 1999 (22m), pieno e fitto al naso, oltremodo composto e non sguaiato, coerente al palato e di grande piacevolezza; in netto miglioramento rispetto al passato pure il Chianti Classico Riserva Cellole 1998 (36m), dal rubino sentito e bello, dal naso pervaso di fragranze chiantigiane e frutti laccati, sia pur non nitidissimo, dalla rigorosa bocca, che si articola bene ma che chiude soltanto un po' amara. Soprattutto di grande avvenire ci appare la monumentale consistenza del Cerviolo Rosso 1998 (50m), un blend quasi paritario di sangiovese, cabernet e merlot dal rubino scuro e denso, a tratti nerastro. I profumi mostrano grandissime intensità e profondità su basi complesse ed in amalgama di frutti rossi e neri, spezie e nuances empireumatiche variegate. In bocca è superbo per corpo, avviluppo, densità e tensione gustativa, e trova pochi eguali nel panorama di oggi alle Corti. Almeno nel mio panorama.

(fp, 17/7/2001)

 

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