"Vino
è piacere...". Ed è proprio il caso di dirlo! (I)
Si fa presto a dir Vin
Santo!
Girovagare enoico a Villa Le Corti (prima
e seconda parte)
Cronache dal Winecellar Day di Johann Innerhofer:
i vini esteri
I vignaioli trentini riuniti a Bologna: i
vini bianchi, i rossi
Degustazioni
e 40 bianchi italiani alle giornate versiliesi
del vino
Chianti Classici
alla Certosa di Firenze
parte prima
parte seconda
Benvenuto Brunello 2001
parte prima
parte seconda
parte terza
La distribuzione Hèureka
in mostra
Barbere a Costigliole d'Asti, parte
prima e parte
seconda
PisaVini 2000:
i pisani più schietti
Bologna: La giornata
degli Champagne
Alla Corte del Vino
2000
I vignaioli altoatesini riuniti a Laimburg: i
bianchi e i rossi
assaggiati
Concorso enologico a
Terricciola
Settembre
Gaiolese 2000
In archivio
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Bollicine
a Bologna
La premessa:
È stata chiamata la "Giornata degli Champagne 2000" da coloro
che tale giornata hanno organizzato. Il Centro Informazione Champagne
in Italia, sotto l'egida del CIVC (Comité Interprofessionel
du vin de Champagne) e in collaborazione con l'Associazione Italiana
Sommeliers ha inteso così promuovere una volta ancora questo particolare
prodotto dell'uomo e della natura che non ha bisogno di tante presentazioni,
oramai.
Così sono stati scelti Bologna e il suo Grand Hotel Carlton come
sedi dell'evento; una giornata unica, anzi una mezza giornata a dire il
vero, aperta esclusivamente a chi di invito era munito, nella quale i
diversi importatori avrebbero gestito i banchi di assaggio e proposto
le delizie dei propri "assistiti": noi dell'AcquaBuona, muniti
di invito chiaramente, al Grand Hotel Carlton quel 12 di ottobre dell'anno
2000 ci siamo presentati.
Sull'organizzazione molto da eccepire se si esclude il lodevole intento:
quell'unico salone troppo piccolo per la grande folla accorsa, che ci
onorava è vero con velluti sfarzosi e decor patrizio ma
che era pur sempre senza aria condizionata e per di più angusto,
resta ancor oggi un ricordo non proprio piacevole.
Certo poi che il colpo d'occhio non è stato davvero esaltante per
chi come noi era entrato fiducioso e pronto a fornire una completa e documentata
rassegna di stampo e taglio internazionali: un mare di persone si accalcava
in ogni dove, ciascuno con il proprio bicchiere (riempito spesso con grande
sforzo del prezioso nettare) bene in alto per il timore degli urti, una
miriade di odori da suk, la fatica nei volti di chi presiedeva
i banchi di assaggio; la fatica nello sguardo degli astanti; un gran caldo
senza possibilità di depositare una giacca (in fondo siamo arrivati
con la pioggia di un giorno d'ottobre inoltrato).
Comunque, su tutte, ha prevalso la voglia di provare e degustare: solo
questo dovere professionale, ma soprattutto edonistico passionale, ci
ha spinti a proseguire, a solcare il mare di gente, a dimenticare il caldo
e gli odori, e così ci siamo sforzati di concentrarci per assaporare
i piaceri di una scoperta, le sensazioni di una sorpresa.
Sì perché almeno per quanto ci riguarda si è trattata
in larga parte di una vera e propria scoperta: di un mondo che a cose
normali, almeno in Italia, non è poi così pratica comune
"frequentare".
E abbiamo capito che quella sensazione di attimo fuggente, di eccezionalità
dell'evento legata da sempre all'atto del bere champagne e alla sua immagine
vip e modaiola, sta molto stretta quando lo assaggi con attenzione
e hai modo di renderti conto delle profonde diversità di carattere
tra l'uno e l'altro, dall'ampiezza aromatica alla struttura gustativa,
dalla innata eleganza alla straordinaria vitalità.
Da questo noi ne deriviamo una considerazione fondamentale che abbiamo
finalmente fatto nostra: lo champagne è vino in tutto e per tutto
e come vino, nelle sue infinite nuances, nelle sue evoluzioni,
nei suoi stili, occorre impararlo e apprenderlo.
Purtroppo però le condizioni al contorno di cui vi dicevamo non
ci hanno consentito come nostra prassi i tanto amati approfondimenti con
chi gli champagnes presentava: gli importatori e i sommeliers da parte
loro si davano di certo un gran daffare, erano presenti persino esponenti
delle case madri o per dirla meglio delle maison de champagne (stralunati
dal caldo) però non si poteva continuare a urlare più di
tanto per farci comprendere.
Così,
cercando di rispettare per quanto possibile la scaletta impostaci, abbiamo
fatto una panoramica più o meno meditata (assai silenziosa) su
ciò che ci circondava: 35 aziende produttrici non sono certo poca
cosa e il tempo non ci ha permesso davvero di assaggiare tutto: poi, aggiungiamo
pure l'impossibilità di prendere appunti in modo decente, insomma
il risultato di tutto ciò abbiamo deciso di fornirvelo in maniera
stringata e trafelata come è stata quella giornata e per una volta
tanto vi daremo esplicitamente le nostre preferenze stilate in una piccola
classifica finale, anticipandovi comunque che la qualità riscontrata
è stata sicuramente sopra la media, diciamo dal buono al molto
buono scomodando in alcuni casi l'eccellenza: il che è tutto dire,
e poi diciamocelo, aldilà di tutto, questa è la cosa più
importante, la scoperta più bella.
Il commento:
In
stretto ordine di apparizione assaggiamo il Brut Premier di Louis
Roederer, già apprezzato in altre occasioni e più che
buono anche nella versione qui proposta: fruttato, caldo, comunicativo
e rotondo.
Uno champagne le cui uve provengono da premier cru al 98% e che
si compone di un 66% di pinot nero e di un 34% di chardonnay.
Nella cuvée riceve almeno 4 grandi millesimi di vendemmie precedenti,
i cosiddetti vins de réserve.
Proseguiamo
con i prodotti di Alfred Gratien, maison di Epernay, che
ci propone tre diversi champagnes accomunati da uno standard assai omogeneo
in qualità, che si attesta sul più che buono.
Sono il Brut Alfred Gratien, la cui vendemmia base è il
1996, sono la Cuvée Paradis la cui vendemmia base è
il 1995, sono infine il corposo e a tratti masticabile Brut Millesimé
1991 che potrebbe definirsi un R.D., ossia un récemment
degorgé.
Continuando,
più che buono senza dubbio il Brut Premier Cru Millesimé
1992 di Nicolas Feuillatte, che unisce pinot nero e pinot meunier
in parti uguali insieme ad un 20% di chardonnay, provenienti dai vigneti
premier cru di Chouilly, sulla Montagne de Reims.
Belli gli aspetti cromatici del colore, interessanti
e vividi gli aromi di pasticceria e frutta secca, che ritornano coerenti
e sostanziosi anche al palato.
Sempre da Nicolas Feuillatte assaggiamo (e aggiungiamo: più che
buono!) il Brut Premier Cru Réserve Particulière
ancora con la stessa proporzione di uve dello champagne precedente ma
con vena assai più marcatamente floreale e vegetale, di sicura
eleganza.
Meno pregnante ed esaltante ci è parso il Brut Premier Cru Rosé
Millesimé 1996 che, a fronte di una gamma aromatica che conduce
alla frutta rossa, non associa al palato una struttura e un equilibrio
rimarchevoli.
Da
Paul Bara però, proprietaire-recoltant a Bouzy, si
ha il primo scarto in avanti nel senso della pienezza, della complessità
e della eleganza fuse assieme: ne sono un esempio il Brut Réserve
Grand Cru con vendemmia base 1996 che è incredibile e lungo
nel suo finale speziato, mentre, seppur leggermente inferiore sul piano
della piacevolezza ma senza dubbio di grande pregio, è il Brut
Grand Cru Millesimé 1993, che mette il suggello ad una prova
di squadra con i fiocchi.

Un rivale migliore Bara forse lo trova esclusivamente nella Cuvée
Prestige 1996 di Bonnaire , che proviene direttamente dalla
Cote de Blancs, più precisamente da Cramant, luogo sacro dellochardonnay
e che può vantare vigneti grand cru: esso vuole poche parole a
commento, eccezionale può bastare come non.
Non
eccezionale
ci è sembrato invece il Brut Cuvée de Reserve di
Leclerc Briant dai profumi un po' troppo evoluti e dalla bocca
non finissima.
Assai meglio e diremo più che buono invece, sempre di Briant, la
Cuvée Divine Millesimé 1989, un assemblaggio paritario
di pinot nero e chardonnay di estremo equilibrio, di bella cremosità
e dalla buona complessità aromatica.
Austero, diretto ma a suo modo accattivante, classico diremmo con quel
suo elegantissimo portamento secco, ci è apparso il quotatissimo
Brut Clos du Moulins di Cattier che deriva da un assemblaggio
di uve selezionate delle annate 1988, '89 e '90.
Sulla stessa linea classica ma con migliori freschezza e piacevolezza
ci stanno infine gli champagnes di Bricout: più semplice
il Brut Réserve, molto elegante e con tanta finezza in corpo
la Cuvée Arthur, millesimato da produzione confidenziale.
E con la Cuvée Arthur abbiamo chiuso il conto, consapevoli di non
aver compiuto una panoramica a 360¡ (basti pensare alle presenze di Heidsieck,
Philipponnat, Selosse, Taittinger e Perrier Jouet
tanto per fare dei nomi) ma felici e stanchi per una mini tournée
che ci ha avvicinato con gusto ai piaceri di questo grande vino, ché
di vino al fine si tratta.
La
classifica:
Tanto per chiosare, come preannunciato, vi forniamo d'appresso una mini
classifica personale di quanto assaggiato, a futura memoria.
Useremo una semplice notazione in cuoricini: un cuore due cuori e tre
cuori, che significheranno buono, più che buono, eccellente più
qualche altro "simbolino" di chiara e semplice interpretazione.
A commento vogliamo aggiungere solo una foto, di quelle che piacciono
a noi, che stanno a cavallo tra l'antico e il moderno, e che nella riproposizione
di un gesto aprono una finestra di pensieri sul senso della vita.
| Cuvée Prestige
1996 - Bonnaire |
©©©1/2
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| Brut réserve
Grand Cru - Paul Bara |
©©©
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| Brut Grand
Cru Millesimé 1993 - Paul Bara |
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| Brut Premier Cru Réserve
Particulière - Nicolas Feuillatte |
©©1/2
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| Cuvée Arthur
- Bricout |
©©1/2
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| Clos du Moulins - Cattier |
©©+
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| Brut Premier Cru - Alfred
Gratien |
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| Cuvée
Paradis - Alfred Gratien |
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| Brut Millesimé
1991 - Alfred Gratien |
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| Brut Premier - Louis
Roederer |
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| Brut Premier
Cru Millesimé 1992 - Nicolas Feuillatte |
©©
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| Cuvée
Divine Millesimé 1989 - Leclerc Briant |
©©
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| Brut Cuvée
de Reserve - Leclerc Briant |
©©-
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| Brut Reserve
- Bricout |
©©-
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| Rosé
Premier Cru 1996 - Nicolas Feuillatte |
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(fp,
con la collaborazione di Vincenzo Ramponi)
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