Girovagare
enoico a Villa Le Corti (seconda
parte)
Molto bello, e sono felice
del messaggio che ne ricevo, il Carmignano Riserva 1998 di Piaggia
(48m), uscita prevista settembre 2001, ancora una volta l'unica proposta
in rosso della cantina pratese. Rubino violaceo fitto e vivido, ti accoglie
con profumi suadenti di giovanile e straordinaria esuberanza, oltremodo
dolci e composti, senza smaccature di sorta, solo frutto della maturazione
prepotente delle uve. In bocca mostra gran corpo, stoffa e dolcezza
smisurata, al punto tale che mi pare manchi, di un goccio, il giusto
contrasto, per considerarsi appieno un vero toscano purosangue. Comunque
è - anzi sarà - un vino da ricordare, come il prezzo.
Un'altra azienda da citare in positivo, visti i progressi, è
Il Palazzino della famiglia Sderci; sì, proprio quella
della scelta bella e difficile di ricondurre nell'alveo della denominazione
d'origine, classica chiantigiana, uno dei cavalli di razza della toscanità
liquida: il Grosso Sanese. Sembrano alfine definiti
intendimenti e linee d'azione, con il Chianti Classico Argenina 1999
(20m), nuovo vino, ad aprire le danze - e bene - con il suo rubino violaceo
di buona densità, i suoi profumi eleganti, nitidi, presenti e
continui, di indubbia finezza, la sua bocca suadente di discreta struttura,
soprattutto espressiva e precisa nella proposta tannica di stampo montigiano,
su corpo e sostanza di medio peso. Da altri vigneti, da altri terreni,
deriva il Chianti Classico La Pieve 1999 (26m), nuovo anch'esso,
il cui spettro aromatico è più convincente, soprattutto
più spiccato e definito, che non quello dell'Argenina, caratterizzato
pur sempre da una riconoscibile compostezza che gioca sull'eleganza.
In bocca è corposo e concentrato, resta unito nello sviluppo
e mostra carattere maturo e levigato nell'apporto tannico, che non si
irrigidisce nel finale ma si compiace con il frutto. Bel vino, che conta
pure sull'apporto del sangiovese proveniente dai vigneti del Grosso
Sanese, a cui gli Sderci hanno deciso, a malincuore, di rinunciare nell'annata
in oggetto. Siccome non c'è, né ci sarà, un Grosso
1999, ci accontentiamo, si fa per dire, dell'assaggio del Chianti
Classico Grosso Sanese 1998 (42m) dal rubino vivido e denso, dalla
apprezzabile profondità visiva. Al naso sfodera profumi ben amalgamati
e presenti, nitidi, fusi, dal bel portamento come era già da
tempo che non sentivamo. In bocca, oltre lo spessore, conserva più
dolcezza del solito, nonché una massa tannica di rilievo e una
progressione che gli fanno assumere, una volta ancora, i tratti -distintivi-
del cru. Dimenticavo: centrati i prezzi, su tutta la linea.
Buone
nuove dalla landa maremmana con le proposte in rosso di Moris Farms:
il Morellino di Scansano Riserva 1998 è rubino netto ed
ha profumi intensi, persistenti e di buona finezza, intrisi di note
calde e dolciastre. In bocca riesce ad esprimere discrete espressività
e fittezza, oltre che una gentile speziatura. Non male, veramente. Molto
"ingombrante" il quadro offerto dall'Avvoltore 1999, dal rubino
scuro e denso, dai profumi in attesa di amalgama che ammiccano a soffio
alcolico importante, dalla bocca pregnante e muscolosa, di grande materia
estrattiva - ora quasi esacerbata e selvatica - che sottintende notevole
souplesse a venire e lodevole concentrazione fruttata. L'impasto avvolgente
e lungo chiude il quadro e contribuisce al ricordo per un vino che,
oltre alla spalla larga, avrà futuro luminoso.
Tornando a bomba ai morellini, il Morellino di Scansano 2000
(15m) de Le Pupille mi pare in grado di ripetere la buona prova
offerta l'anno precedente, giocando le sue carte, ancora una volta,
sulla maturazione del frutto e sulla proposta gustativa dolce e suadente,
all'insegna della piacevolezza, e del buon prezzo. Più complesso
e capace quindi di suscitare "lettura multistrato" è il Morellino
di Scansano Poggio Valente 1999 (32m), che unisce fittezza aromatica
a finezza espositiva, approccio caldo e morbido a struttura e corpo,
dolcezza di frutto a spezie fini.
Sempre
ad alto livello naviga, o veleggia (gli succede spesso) l'azienda "panzanese"
di Poggio Al Sole se escludiamo il meno convincente del solito
Chianti Classico Poggio al Sole 1999 (24m), che attualmente sconta
un po' di ritardo nell'equilibrio e nelle armonie sia pur dimostrando
buona impostazione olfattiva e dignitosa materia fruttata. Rispetto
al solito infatti si mostra compresso ed austero, con un carattere oltremodo
secco e sapido ed un tannino poco disteso, non maturissimo. Altro pianeta
se parli del Casasilia 1998 (54m) e della sua suadente, nitida
impostazione aromatica (il '97, più bello, era di certo più
indietro in questo senso a parità di stato evolutivo). La struttura
ed il peso estrattivo non li incontri così facilmente in giro
eppoi il carattere sangiovesista dell'impianto è netto. La massa
tannica è matura e si distende, rendendone caloroso e comunicativo,
oltre che profondo, l'approccio. Ha tensione ritmica e spalla. Vale.
Personalmente, anche se so di poter trovare detrattori al proposito,
considero affascinante e bello il Syrah 1999 di Poggio
Al Sole (50m): gamma aromatica di ampio respiro ed equilibrio, buon
fruttato nero del bosco, finissima speziatura, non profondissima ma
finissima. In bocca è oltremodo coerente e sapido, speziato e
saporito alla beva. Che dire di più: la massa tannica è
distesa e morbida. Un syrah di toscana verace.
Certo
ci appare come tutt'altra cosa, nel senso della diversità, il
Syrah Case Via 1999 di Fontodi (53m) per via di un impatto
aromatico più aggressivo e pungente e soprattutto per quegli
aromi di bocca così peculiari e invasivi di chiodo di garofano,
seme di finocchio, pepe nero. Di certo assume tratti d'eleganza espositiva
al naso non tanto per la buona dose di frutto, non certo per i rimandi
cuoiosi, ma per via delle ripetute nuances floreali del contorno.
Di certo presenta una estrazione tannica invidiabile, matura e distesa,
soffice pur essa, per un approccio che tutto sommato però - e
lo ripeto - mi appare prepotente e smaccato, che non manca certo di
intrigare il degustatore, ma che non lo conquista così facilmente.
Restando sempre in casa Fontodi, ma sul versante "tradizionale", il
Vigna del Sorbo 1998 (53m) - è chianti classico, pure
riserva, amichevolmente conosciuto però come "vigna del sorbo",
e basta - si mostra con profumi marcati ed invadenti di frutti rossi
accompagnati da cadenze animali e vegetali, mentre al palato lo senti
già amalgamato, di struttura salda e corpo sicuro, oltremodo
smaccato nella sensazione dolce che si porta appresso. Invece il Flaccianello
1998 (58m) è espressivo e preciso nella esposizione aromatica,
fruttato, vegetale nel senso della bacca, e fine. Persistente e fitto
mi appare nello sviluppo al palato, dove mostra un tannino elegante
ed una naturale pregnanza. Non entusiasma il degustatore, come invece
è solito fare "quando è in vena", ma - signori- è
Flaccianello!
Alijoscja
Goldsmith e la sua Corzano e Paterno si presentano invece
con un nuovo vino (sostituisce il riserva Terre di Corzano) che
ci è sembrato il più convincente della gamma: il Chianti
Riserva 1998 I Tre Borri (43m) si presenta con una bella espressione
aromatica, di buon frutto, pure floreale, tipica del toscano di carattere,
e ci mostra una bocca sapida, corposa, una discreta scorta, una adeguata
carica tannica ed una grande coerenza gusto olfattiva. Subìto
"sentito" il prezzo. Non comunicativo come il solito ci appare il Chianti
Terre di Corzano 1999 (18m), terroso ed austero, leggermente minerale
su base sapida e speziata, con una certa sostanza ed un certo carattere
che ammiccano però troppo ad asciuttezza. Ripetere poi la prova
del Corzano Rosso 1997, per me immenso, era difficile: il Corzano
Rosso 1998 (43m) è ampio di spettro su fruttato vivido, raffreddato
soltanto da un soffio etereo e dal rovere un po' secco. In bocca ha
materia e riesce a distendersi a lungo, pur presentando qualche asperità
tannica e qualche eccesso roverizzato non ben amalgamatosi. Ha carattere
e dignitosa forza.
Una
gradita sorpresa mi arriva da La Sala, cantina locale (nel senso
che proviene da San Casciano) capitanata da Laura Baronti, simpatica
ed elegante signora chiantigiana. Gabriella Tani (l'enologa)
è riuscita a creare un bel vino da uve sangiovese: il Chianti
Classico La Sala Riserva 1998 (34m) è rubino netto, vivido,
marcato e presenta profumi carnosi ed invitanti, dal buon approccio
e dalla lodevole composizione, anche profondi. In bocca si mostra di
estremo interesse riunendo in sè carattere e dolcezza, passo
e tono da sangiovese, realizzando sviluppo e tensione gustativa che
appaiono ben superiori alla media. Una sorpresa. Meno sorprendente mi
è apparso invece l'altro cru aziendale, su base cabernet: il
Campo All'Albero 1997 (43m). Ben composto aromaticamente, con
rimandi dolci e toni vegetali mai esacerbati, non trova però
passo e peso superiore in bocca, dove, pur mostrando materia, offre
una generalizzata sensazione di sfuggevolezza.
Da
Gaiole in Chianti Riecine quest'anno ci colpisce al cuore con
il Chianti Classico Riserva 1998 (47m): ha profumi carnosi, fruttati
e speziati, ancora in divenire certo, ma che percepisci di già
belli per profondità e finezza. Ha bocca sapida e saporita, molto
giovane ed aitante, che avvolge e si rende vivida a lungo regalando
pienezza gustativa, nerbo ed articolazione. Maturo il tannino, presente.
Tra le migliori riserve assaggiate quest'anno. Se la riserva va dritta
al cuore non altrettanto potrei dire per La Gioia 1998 (60m).
I profumi sono intensi, su base fruttata indubbiamente vivida, pure
vinosi se vuoi, e mancano forse ancora di chiarezza espositiva e focalizzazione.
Al palato è succosa e vivida, morbida e densa, la solita peculiare
Gioia insomma, o così almeno pare, se non che, a centro bocca,
incomincia a perdere tensione, continuità, pur restando chiara
e precisa nell'approccio, e la fittezza, con il tempo, viene meno regalandoti
good vibrations solo "per metà".
Non
male il Chianti Classico Castello di Cacchiano 1999 (22m) perché
i profumi sono ben espressi ed amalgamati, di chiara impronta fruttata
e speziata e la bocca, dal garbato approccio, assume a tratti bella
dolcezza. Manca soltanto un tannino di livello, ché mi appare
"verde". Molto classico invece ti sembra il Chianti Classico Millennio
Riserva 1997 (38m), sempre di Castello di Cacchiano, dal
rubino limpido e non caricatissimo. L'olfazione ampia su spinta eterea,
con profumi e riconoscimenti fra l'altro variati e dinamici, ti prepara
all'approccio, maturo ed evoluto, del palato, non privo di fascino,
dove vi scorgi tipica pregnanza di sangiovese, da terroir montigiano
"al fior di giaggiolo".
Un
potente flash ve lo rendo memore dall'assaggio dello Schidione 1995
di Biondi Santi (120m), di estremo vigore e presenza, sia olfattiva
che gustativa: fruttato intenso, pregnante, preciso con i suoi risvolti
tostati; avvolgente, caldo di alcol, dal grandissimo corpo e dalla materia
prima di indubbio valore al palato. Di certo colpisce molto, diretto
e potentissimo come si ritrova; in tal modo, pur non mancando di qualche
dote di finezza aromatica, di sfumature "sfumate", suggella un ricordo
che vede nella monumentalità l'aspetto più visibile. A
me mancano il calore e il trasporto, ma in questo caso forse è
mancata pure la giusta meditazione. Questo è il bello - o lo
scotto - del reporter d'assalto di un giorno affollato.
Anche per tali motivi il girovagare ad un certo punto deve dare spazio
al riposo, non prima però di avervi parlato brevemente di due
sensazioni vinose che vi rimetto una volta tanto per ultime, snaturando
scalette e sequenze, bisognoso come sono di un happy end con
i fiocchi e contro-fiocchi. Derivano entrambe dalla solita cantina,
la piccola Fattoria Poggiopiano dei fratelli Bartoli da Pisignano;
il Chianti Classico PoggioPiano 1999 (22m) è rubino netto
vivido e discretamente consistente e si presenta estremamente caratterizzato
al naso, oltremodo piacevole e nitido, ben composto sulle note fruttate
e floreali, sui richiami di sottobosco e di bacca. In bocca mostra l'avvincente
tessitura tannica dei grandi chianti: sapido, saporito, con vena acida
presente ma ben imbrigliata dalla carica polialcolica, dalla fragranza
fruttata evidente. Che dire!? uno tra i migliori chianti d'annata. Non
ho dubbi. Così come pochi dubbi ho nel giudicare il loro Rosso
di Sera 1999 come uno dei grandi super-toscani in giro, da oggi
in poi. Inebriante l'intensità e la composizione della proposta
aromatica, dolce e complessa, con nota finale vanigliata mai ammiccante;
eccellente. In bocca a lunghi tratti fa pensare a qualcosa di unico,
per via della fittezza e della struttura che si ritrova, per via della
lunghissima persistenza, della pienezza, del ritmo e, non ultima, dell'eleganza.
Quando il tempo ed il riposo smusseranno le spigolature tanniche giovanili
diventerà - lo si vede già da adesso ché non è
che lo nasconda- un grande rosso di Toscana ovvero un grande rosso "del
mondo" per il mondo.
Straiandomi sul prato, su quel prato di cui vi dicevo, trovo due parole
prima di rimettermi a sognare: "Cento di queste Corti". Alla prossima.
Fernando Pardini
(30 Luglio 2001)