Rassegna
 
 

"Vino è piacere...". Ed è proprio il caso di dirlo! (I)

Si fa presto a dir Vin Santo!
Girovagare enoico a Villa Le Corti (prima e seconda parte)

Cronache dal Winecellar Day di Johann Innerhofer:
i vini esteri


I vignaioli trentini riuniti a Bologna: i vini bianchi, i rossi

Degustazioni e 40 bianchi italiani alle giornate versiliesi del vino

Chianti Classici alla Certosa di Firenze
parte prima
parte seconda

Benvenuto Brunello 2001
parte prima
parte seconda
parte terza

La distribuzione Hèureka in mostra

Barbere a Costigliole d'Asti, parte prima e parte seconda

PisaVini 2000:
i pisani più schietti

Bologna: La giornata degli Champagne

Alla Corte del Vino 2000

I vignaioli altoatesini riuniti a Laimburg: i bianchi e i rossi assaggiati
Concorso enologico a Terricciola

Settembre Gaiolese 2000
In archivio


Trentatre trentini (o forse più) a Bologna
Il Trentino dei Vignaioli all'Hotel Carlton il 30 aprile 2001


Ci fa sempre piacere assistere e dare testimonianza di riunioni delle associazioni di piccoli produttori, cioè di produttori i quali, superando ovvie ragioni di competizione commerciale, decidono di dar vita a delle entità che compatte si presentano al pubblico. Ci fa piacere perché è l'ulteriore conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, che il vino è una realtà del tutto particolare, e i soggetti che contribuiscono a crearla non si associano necessariamente per rivendicare qualcosa, ma per proporre una visione forte ed unitaria del loro operato.

Anzi, arriviamo a dire che partecipare a queste riunioni ci fa sentire come i visitatori delle mostre nelle quali gli artisti di una corrente pittorica presentano sì le loro opere, ma dove in primo piano viene messo il movimento complessivo. E il vino è qualcosa da mettere in mostra, e il territorio è qualcosa che unisce, che dà unità di background sul quale si innestano gli stili personali di realizzazione dei prodotti.

Sì, in effetti erano un po' di più di trentatré i trentini, o per essere più precisi, i vignaioli trentini, usciti per la prima volta dalla loro Trento (applaudiamo questa scelta) e scesi sul campo "neutro" di Bologna (ma anche su quelli di Milano e Torino nelle settimane successive) a presentare compatti la loro produzione. Sono venuti fin qui nel nome appunto di una associazione tutta nuova, che li unisce nell'intento comune, semplice, bello, ma allo stesso tempo importante e impegnativo, di qualificare il territorio su cui lavorano. Semplice.

E quindi eccoli qua, loro, i vignaioli, uomini e donne, a ciascuno il suo tavolo, tutti uguali senza distinzioni, nell'ampio salone (oggi sì finalmente ampio) dell'Hotel Carlton, direttamente provenienti dalle alture e dalle valli trentine, dal Campo Rotaliano alla Vallagarina, dai colli di Faedo alla Valle Isarco, uomini e donne di bella speranza o consolidata spalla e tradizione. Regola del gioco, presentare al massimo quattro vini, cosa che per un attimo dispiace, ma poi solleva anche il degustatore da dolorose esclusioni, vista la ricchezza dello spettro produttivo che spesso caratterizza le aziende trentine.

L'atmosfera rilassata e vivibile, supportata dall'accoglienza attenta premurosa e simpatica dei produttori, i bicchieri Spiegelau finalmente all'altezza, le delicatessen varie a spuntare qua e là per allietar palati, hanno concorso alla buona riuscita dell'evento regalando una buona manciata di ore agli addetti ai lavori, ai giornalisti e ai curiosi ad invito, per degustare ed annusare l'aria che tira, più o meno mitigata dall'ora del Garda!

L' infaticabile redazione nostra, con due alfieri in campo, per quella manciata di ore sui vini presenti ha dedicato appassionata l'attenzione, e qui sotto vi rimette le impressioni d'assaggio vissute, vestite di bianco (con qualche sporadica bollicina), poi di rosso, per chiudere in dolcezza sul calar della sera. Molte good news incontrate nel cammino confortano l'impressione generale: si tratta di una realtà in pieno sommovimento, con potenziale in divenire, che potrà giocarsi carte importanti dal punto di vista del terroir, con qualche notevole capacità autoctona di stupire e con un discreto e peculiare inserimento di uve e stili foresti, di cui a tratti sa fornire impronta personale e non reiterata scopiazzatura. Solo in tal modo potrà crearsi un bagaglio, uno stile, un viatico, un trampolino e una certezza in più. Per il Trentino tutto.


Bianchi percorsi

E cominciamo bene suvvìa a parlar di vino, con i giovani rampolli Cesconi da Pressano che ci offrono all'assaggio l'Olivar 1999 (22m), un Vigneto delle Dolomiti IGT che si avvale del contributo di diverse uve quali chardonnay, pinot bianco, pinot grigio e sauvignon. Il suo giallo ha riflessi verdolini, luminoso e di discreta densità e quando lo porti al naso ti appare eccezionale per finezza ed eleganza infuse: profumi floreali (fiori gialli soprattutto), e fruttati (banana), speziati, vegetali, aromatici, balsamici, si rincorrono e si compenetrano regalando ampiezza e compiacimento al degustatore. In bocca non tradisce le aspettative, lì si concede sapido ed espressivo, dolce all'attacco, potente ma fresco, lungo ed accattivante, di sviluppo, passo e peso sicuri, senza tentennamenti, e quello che più colpisce, senza quasi speziature né ammiccamento alcuno. Bel viatico e bellissimo vino.

Il "grande vecchio" della nuova viticoltura trentina, Fiorentino Sandri - si fa per dire vecchio ché è tutto fuorché persona anziana, ma d'altronde sono quasi trenta gli anni di "apprendistato"!, e gli ettari passati da 2 a 24 - ci guida alla prima tappa di bianco vestita in casa Pojer & Sandri, conosciutissima cantina (e distilleria) di Faedo. La Cuvée Extra Brut Pojer&Sandri NM (30m fc) ha in corpo un 2/3 di chardonnay ed 1/3 di pinot nero delle annate 1995 e 1996, è stata tre anni sui lieviti ed è stata sboccata nell'autunno del 1999. Oggi si presenta in abito giallo chiaro cristallino di scorrevole densità e di buona spuma, fitta e fina. I profumi assumono tipiche fragranze legate ai lieviti, alla crosta di pane, ai fiori bianchi del campo e alla mandorla dolce, sensazione quest'ultima che si fa tattile al palato assieme alla banana che lo fa varietale, dove il nostro fila dritto gustoso e coerente, senza meravigliare, su approccio secco di degno portamento, certamente pas dosé, con frequenti rimandi minerali verso un finale non lunghissimo.

Sempre intrigante - ce lo ricordiamo spesso come uno dei bianchi tradizionalmente meglio riusciti da parte di questa cantina - ci è sembrato il Müller-Thurgau Palai 2000 che nasce appunto a Palai dalle sue belle pergolette aperte alla trentina. Il giallo è scarico di media densità ma i profumi sono intensi ed invitanti per via della spiccata fragranza e della aromaticità propria del vitigno, sviluppati su fitto fruttato bianco di mela e pesca, proseguiti su fior di sambuco e foglia di fico, completati da note d'agrume. In bocca si compiace delicato, saporito e dolce, molto tipico, ma nel proseguio trova qualche discontinuità e tende a scivolar via troppo in fretta e un po' "seduto", pur rimanendo di riconoscibile piacevolezza aromatica.

Lucia Letrari vien da Rovereto, è giovane ed insieme alla famiglia gestisce 23 ettari di vigna lì attorno, lei è pure l'enologa di casa, ed oggi ci presenta il Brut Riserva Letrari 1996 composto da un 60% di chardonnay ed un 40% di pinot nero. Buono intanto lo spettro aromatico, che si concede caldo ed invitante su base di frutta fresca e mallo di noce, iodio e succo d'ostrica, con solo qualche rimando leggermente metallico a raffreddare il tutto. In bocca è secco, succoso, quasi asprigno e mostra, insieme al portamento, una progressione morbida, sia pur non strabiliando per complessità o persistenza ma mettendo in mostra una certa eleganza più che estroversione fruttata. Più deciso e decifrabile l'Incrocio Manzoni Letrari 2000, che è un Vigneto Dolomiti igt, è giallo netto e assai denso. I profumi sono marcatamente intensi e precisi, di impronta aromatica, fruttata (pera per esempio) e speziata, fini e tipici, che ben progrediscono all'aria. In bocca è coerenta all'attacco e assume all'inizio un carattere di piacevole dolcezza per virare poi verso un finale lungo, con sentori di mandorla in corpo saldo e qualche nota pungente. Molto interessante.

Dalla cantina ricavata nei locali di un antico forte austriaco, riconvertiti quindi a sorte pacifica, e dalle mani del proprietario Piero Zabini, ci avviciniamo al Maso Cantanghel, azienda che si può considerare ormai "storica" visto che opera dagli anni '70, 3 ettari di proprietà e altrettanti in affitto in alta Val Sugana, e al suo Chardonnay Vigna Piccola 2000 (13m fc) che sta cinque mesi in barrique. Il colore è quanto mai invitante e luminoso, carico fino a sembrare oro, mentre assai atipico ci appare nell'aspetto aromatico dove i sentori mutuati dal rovere sembrano tarpare le ali al frutto, almeno per ora. In particolare curiose ci appaiono le note di castagna bollita, di marron glacé e di spezie che ne accompagnano, persistenti, lo sviluppo. In bocca mostra la stessa impronta aromatica, è sapido, strutturato, tendenzialmente morbido, di innegabile sostanza fruttata, ma oltre maniera boisée e questo ne fa un vino di poca freschezza che comunque presenta un finale lungo. Più convincente ci sembra invece il Sauvignon Solitaire 2000, brillante nel colore e dove all'olfatto percepisci sotto uno spettro di buona composizione, che può andare in profondità, peculiare, fatto di fiore di tiglio e miele, agrumi, frutta esotica e pietra focaia oltre ad una buona nota varietale. Di bella dignità ci appare in bocca, dove forse abbisogna di tempo per trovare giusta articolazione ed equilibrio mentre la tenuta aromatica ed il passo appaiono di già sicuri, bella è la fluidità e le note agrumose, ed il rovere non troppo aggressivo.

Da Castel Noarna tre assaggi in bianco: la Nosiola Casot 1999 è ben articolata nella proposta aromatica, dal caldo approccio; vi percepisci fiori di campo, pomodoro, mela, miele, frutta secca. In bocca è sapida e secca, rotonda e piena alla beva, tendenzialmente morbida e dall'equilibrio acido rimarchevole. Il finale è dignitoso con il suo retrogusto di nocciola. Lo Chardonnay Campo Grande 1998 è giallo/verdognolo carico, nitido e denso. Ampia la gamma espressa al naso, ma oltremodo tostata e boisée, con chiare note di crema pasticcera e cioccolato bianco e su fondo di sottobosco e spezie. In bocca presenta spessore e peso inferiori a quanto ci si aspetta, sebbene complesso ti appaia il quadro e morbido l'impianto. Certamente l'influsso roverizzante e speziato si sente e, oggettivamente, rende deja vu il tutto, senza mirabilia. Col progredire in bocca subisce una diluizione anche se aromaticamente tende all'espansione. Non così deja vu invece l'ascolto al Bianco di Castelnuovo 1998 (10% riesling, 30% sauvignon in parte in legno, 30% chardonnay in parte in legno dove svolge la fermentazione malolattica, 40% traminer) dal giallo paglia brillante, lucido e riflettente. I profumi si dipanano eleganti e in amalgama, intriganti, peculiari e mai ammiccanti, screziati da sensazioni aromatiche profonde e variegate fragranze floreali (lavanda in evidenza), su spunti di spezie. In bocca si presenta fresco, e al contempo dolce, maturo ed estremamente suadente, con sviluppo e peso superiore, che lo rendono intrigante ed invitante. Dal finale lungo e da buon ricordo.

Da buon ricordo, e anche di più, la prova offerta da una piccola cantina che conta 4 ettari di vigna in quel di Pressano di Lavis, e che si chiama Giuseppe Fanti. Incontriamo il figlio Alessandro, affabile e simpatico enotecnico della casa, che con i "vicini di casa" Cesconi e Maso Furli forma una tridente di "giovani cervelli" dal quale ci aspettiamo risultati ancora più brillanti di quelli che già stanno mettendo in mostra. E Alessandro ci guida all'assaggio - primariamente - di un vino che risplende: l'Incrocio Manzoni 1999 (15m) ha profumi ben composti e di sentita eleganza, che ti portano a pensare all'Alsazia: speziati ma anche fruttati e floreali, che mancano forse di una completa e nitida esposizione. In bocca non lascia dubbi: grande stoffa e corpo di prim'ordine per un bianco dal passo lungo, morbido e grasso, dalle sensazioni tattili composite e nette, dai bei ritorni fruttati. Diremmo grande nella sua tipologia, e non solo in essa. Potrebbe avere dei numeri, se non fosse per una certa ingessatura roverizzata, lo Chardonnay Robur 1998 di Giuseppe Fanti, con il suo giallo paglia carico dai riflessi accesi, quasi dorati, e la sua palpabile consistenza. I profumi associano il sottobosco al mentolo, la clorofilla al tostato del rovere senza essere smaccatamente empireumatici o stancanti. In bocca però l'eccesso di legno si fa sentire e secondo noi lede all'armonia e al risultato d'insieme rendendolo monocorde, stanti una struttura ed un corpo di prim'ordine ed uno sviluppo grasso, fluido e morbido. Migliori dosaggi e potrebbe brillare di luce propria. Nel modo in cui oggi si presenta, per buona parte dell'assaggio, è deja vu.

Una puntata da Roberto Zeni per incontrarvi il Pinot Bianco Sortì 2000, dal giallo chiaro di media marcatura in densità. I profumi sono intensi e assumono carattere peculiare, quasi aromatici, pungenti e vividi, e vi riconosci la frutta fresca come l'albicocca e la pera su uno sfondo floreal-speziato. In bocca si concede coerente, anche se meno impressionante, ma comunque saporito, di bella struttura, penetrante, sapido e dolce nella sostanza e con un finale caratterizzato da note di crema. Di godibile bevibilità ma assai atipico come espressione di pinot bianco, per le nostre, forse limitate, conoscenze.

L'azienda Vallarom ha sede ad Avio, in Vallagarina, già "in odor" di Garda, ed appartiene alla famiglia Scienza (sì, quella del celeberrimo Attilio che ha ovviamente impostato i vigneti ma che ora si concentra sulla sua azienda nel bolgherese, a metà collina sotto Grattamacco e sopra Gaja). In questa sede ci presenta, affabile e competente nel rappresentante di famiglia Filippo Scienza (anzi nei rappresentanti, perché c'è anche sua moglie, detta "la tigre") che fa gli onori di casa, il Campi Sarni Bianco 1999 (16m), blend di pinot bianco in netta prevalenza (50%), con apporto sentito di chardonnay (30%) e, in via minoritaria, di sauvignon e riesling renano (10% ciascuno). Nonostante l'annata che ci viene definita difficile, troviamo ben amalgamata la proposta aromatica, elegante, fine, di stampo floreale, con leggere nuances mielose e fruttate che richiamano l'esotismo. In bocca mantiene buona esposizione, passo felpato ed assoluta precisione, anche discreta grassezza diremmo, e presenza estrattiva, per un risultato che colpisce in quanto dona pienezza gustativa pur nella leggiadra ed aerea impostazione. Pregi da rimarcare. Dal vigneto Casetta, Vallarom ci presenta poi lo Chardonnay Vigna di Brioni 1998, che organoletticamente non pare discostarsi più di tanto dagli altri chardonnay roverizzati assaggiati oggi, con quella sensazione cupa e oltremodo boisée che nasconde frutto e chiara esposizione aromatica e gustativa. Non manca di carattere, pur essendo "già visto" anche questo.

Piccola sosta anche all'azienda De Tarczal , dal nome evocante blasone e storia di imperi passati, che ha sede (e 20 ettari di vigneto) ancora in Vallagarina e dove assaggiamo il Pinot Bianco 2000. Anche qui ritroviamo presente l'aspetto semi-aromatico già percepito nel vino di Zeni, con olfatto intenso, floreale di lavanda, fruttato di mela e lievemente speziato. In bocca è sapido, fresco e possiede buon corpo, pur restando di medio peso e non concedendosi più di tanto. Trasmette comunque calore ed eleganza.

Dal Campo Rotaliano, Endrizzi Elio & F.lli ci porta in assaggio lo Chardonnay Endrizzi 2000 dal giallo nitido e dalla media densità. Non tanto intenso ci appare nella proposta aromatica, basata soprattutto sul floreale e sul balsamico cosicché non troppo sentita, o almeno non quanto noi vorremmo, ci risulta la fragranza fruttata di base. In bocca si mantiene saldo, fresco , un po' troppo scorrevole e beverino. Non ci sono miracoli, è sottile, ma una gentile e sincera piacevolezza possono dimorare in questo bicchiere.

Dal nostro amico Graziano Fontana di Faedo (per la verità era presente il fratello), propugnatore del monovitigno off limits, assaggiamo a riprova il Sauvignon di Faedo 2000. Al naso è assai caloroso e vivace nella sua franca varietalità, intenso, prettamente vegetale di salvia sclarea e foglia di pomodoro, che percepisci nitide anche al palato. In bocca ha nerbo acido consistente e pure del corpo; certo la progressione e lo sviluppo gustativo, insieme agli aromi di bocca, non sono finissimi ma il vino ha struttura e sostanza, è agrumoso, fresco e non lesina in carattere, quello no.

Puntiamo dritti a sud quando si passa per Avio; l'azienda agricola Maso Roveri dei fratelli Anzelini, dai nove ettari di proprietà ricava, tra gli altri, il Pinot Bianco Maso Roveri 2000, che in questa versione ci appare assai simile, nell'approccio olfattivo, ad un bianco friulano: ben sfumato, elegante, composto anche se non tanto intenso, fruttato di pesca e floreale bianco di campo. In bocca non presenta passo o peso superiori, ma è pervaso di gentile fragranza e ti appare così delicato di beva, corretto e preciso, a cui manca solo il guizzo. Infine, sempre dal Maso Roveri, terminiamo con il Moscato Giallo 2000 in versione secca, un vino dallo spirito aromatico tipico del vitigno, in cui si rincorrono presenze vegetali, floreali e speziate, abbastanza fini. In bocca si mostra di aerea leggerezza e di degna sapidità. Nella fresca impostazione acida e nella sostanza - un po' sottile per la verità - può trovare un qualche interesse il degustatore ma ricordo poco duraturo, perché mancano la profondità e la pregnanza. Alla prossima, con i trentatretrentini in rosso.............

(fp&rf, 3/7/2001)

 

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