"Vino
è piacere...". Ed è proprio il caso di dirlo! (I)
Si fa presto a dir Vin
Santo!
Girovagare enoico a Villa Le Corti (prima
e seconda parte)
Cronache dal Winecellar Day di Johann Innerhofer:
i vini esteri
I vignaioli trentini riuniti a Bologna: i
vini bianchi, i rossi
Degustazioni
e 40 bianchi italiani alle giornate versiliesi
del vino
Chianti Classici
alla Certosa di Firenze
parte prima
parte seconda
Benvenuto Brunello 2001
parte prima
parte seconda
parte terza
La distribuzione Hèureka
in mostra
Barbere a Costigliole d'Asti, parte
prima e parte
seconda
PisaVini 2000:
i pisani più schietti
Bologna: La giornata
degli Champagne
Alla Corte del Vino
2000
I vignaioli altoatesini riuniti a Laimburg: i
bianchi e i rossi
assaggiati
Concorso enologico a
Terricciola
Settembre
Gaiolese 2000
In archivio
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40
vini 40: assaggi in bianco alle Giornate Versiliesi del Vino
Prologo
Questo prologo, che in realtà è pure epilogo, vuole suggellare
una soddisfacente prova di insieme, davvero sopra le mie aspettative,
fornitami dall'esperienza di assaggio, immediata, a pelle, emozionale,
compiuta su 40 vini bianchi italiani nella tiepida ed incipiente primavera
del 2001, vini percorsi "virtualmente" da produttore a produttore e da
vigna a vigna in un luogo solo, che li accoglieva, si fa per dire, tutti.
Discussi, ricordati e ripensati, si può ben parlare per essi di
precisione, nitidezza, espressività, a volte di forte identificazione
al terroir, con pochi ammiccamenti e tentazioni o perlomeno più
contenute del solito, con complessità e pienezza gustativa apprezzabili
o in corso d'opera, con poche cadute di tono e delusioni; insomma si può
ben parlare di un idea compiuta di vino, frutto di attenzioni sincere.
Le ragioni non voglio credere stiano soltanto nella scelta dell'autore
di codesto articolo, che poi è stata meditata fino ad un certo
punto, ma anche nella generale consapevolezza dei vignaioli tutti, da
sud a nord dello stivale, di poter contare su patrimoni ineludibili, di
poter credere nell'impegno e nel lavoro di qualità, di poter sciorinare
estri antichi e moderni che accompagnino questi vini italiani, vendemmia
dopo vendemmia, verso le porte del cielo. Insomma, per cominciare a crederci.
Ah dimenticavo, l'ordine di apparizione con cui qui sotto compaiono nomi,
vini e commenti non vuole certo indicare un ordine di gradimento - che
poi lo si capisce leggendo. È soltanto trasposizione fedele di
un percorso sensoriale che quel giorno si è svolto così.
Ne è la sequenza esatta, insomma.
Ca'
del Bosco
Il Franciacorta Brut Ca' del Bosco N.M. ha un colore giallo paglia
brillante, la spuma viva e assai persistente, regolare e fitta. I profumi
sono intensi e di buona fragranza fruttata, di degna progressione, contornati
da sentori di lievito e crosta di pane. In bocca è secco, abbastanza
morbido e carezzevole, di subitanea piacevolezza e pure ammandorlato,
soavemente. Non complesso ma di dignità e lunghezza tali da non
discostarlo affatto dal millesimato 1996 assaggiato di recente.
Elena Walch
Un solo assaggio, ma qualificante, quello dedicato a questa interessante
cantina alto atesina . Il Gewürztraminer Kastelaz 2000 ha
colori netti, lucidi e profumi già ampii, aromatici, dolci, suadenti,
composti sulle essenze floreali, le spezie, il minerale ed un palato assolutamente
fresco e caldo, di discreta morbidezza ma soprattutto di lodevole portamento,
che sa rendere la beva accattivante, fin da adesso che è neonata.
Venica
& Venica
Da non mancare l'assaggio (ed il riassaggio) del Sauvignon Ronco delle
Mele 1999 perché ne vale veramente la pena, tanto si è
stregati dallo spessore e dalla bellezza di questo vino. Dal giallo paglia
netto e brillante, dalla apprezzabilissima densità, sfodera una
gamma aromatica di estrema finezza e pregnanza, con tanti riconoscimenti
a rincorrersi e compenetrarsi: floreali, fruttati, agrumosi, vegetali.
In bocca l'incedere e lo sviluppo lasciano assai sbalorditi, accompagnati
da una concentrazione e da una grassezza di prim'ordine. Ancora giovane
e con leggerissimi eccessi dolciastri, questo vino si farà strada
nel firmamento dei grandi. Meno impressionante, almeno per il sottoscritto,
la prova offerta dal TreVignis 1998 (50% tocai,35% chardonnay,
15% sauvignon) che non delude nell'approccio visivo ed aromatico, quest'ultimo
presente, avvolgente ed elegante nelle sue aeree soavità floreali.
In bocca però la carenza sapida ed acida ci danno una morbidezza
un po' spenta per quasi tutto lo sviluppo, che quindi stenta. La sostanza
che ci sta sotto comunque è tale da regalarci un finale dignitoso
dove il vino ritorna, qui sì piacevole, sul frutto.
Braida
L'assaggio "in bianco" della grande cantina della famiglia Bologna delude
le aspettative per chi come me confidava in un Fiore 2000 di livello.
Il Fiore 2000 invece, perlomeno in questa sua prima fase evolutiva, risulta
assai avaro nella espressione aromatica ed in bocca denota un corpo medio
su concentrazione fruttata contenuta, screziato da molti rimandi minerali
che tendono a renderne poco "caloroso" l'approccio.
Walter
Filiputti
Il Poiesis 1999 si presenta più comunicativo del solito,
almeno all'olfatto, dove la frutta fresca si lega assai bene con le nuances
minerali tipiche del vino e ci dona un quadro fine, pur non brillando
per complessità ed intensità. In bocca ha buon corpo anche
se concede qualche cedimento qua e là; tendenzialmente è
morbido e di gusto accattivante, anche ammandorlato nel finale, di degno
calore. Senza miracoli ma di buona prestanza. Il Ronco degli Agostiniani
1998 (chardonnay, pinot bianco e tocai) è giallo verdognolo
ed abbastanza denso. I profumi, assai compositi - ai quali aggiungiamo
noi una peculiare nota laccata - hanno buona intensità e giocano
sul connubio, non smaccato ma ben fuso, fra frutto e rovere. In bocca
il vino offre buon corpo, è equilibrato, non è continuo
nello sviluppo, come il Poiesis d'altro canto, ma si riscatta in un finale
sapido, lungo e suadente. Un Filiputti che vira verso la nitidezza e la
comunicabilità, mi par di capire.
Ceretto
A mio non perfettissimo ricordo e avviso il migliore Blangé assaggiato
finora è questo Blangé 2000 dal giallo netto e verdognolo,
dai profumi intensi di frutta fresca (pera) e minerale, dai gustosi risvolti
citrini. Esso si presenta sapido e lievemente "ritmato" dalla carbonica,
fresco e dall'incedere dolciastro, con tipico retrogusto ammandorlato,
in un quadro gustativo di estremo equilibrio, intriso di piacevolezza
tutta arneis.
Umani Ronchi
Buono ma non come mi sarei aspettato il Verdicchio Classico di Jesi
Riserva Plenio 1998 che soprattutto al palato non riesce a dare sensazioni
di compostezza ed armonia tra le varie componenti, ferme restando la piacevolezza
di base, il buon aspetto cromatico e la discreta proposta aromatica, pure
speziata, anche questa però non proprio articolata come suo standard.
Vie
di Romans
Bellissima prova di insieme per la cantina del giovane Gianfranco Gallo,
che ci guida all'assaggio. L'Isonzo Sauvignon Pière 1999
offre un'ottima progressione aromatica, in buona ampiezza espressa. Coerenza
e grassezza accompagnano una bocca calda e morbida, di assoluto rispetto,
per un risultato che non si discosta poi tanto da quello, sontuoso, regalatomi
dall'amato 1997. La sorpresa più bella viene comunque dal Flors
di Uis 1999 perché mi pare che in questa versione abbia trovato
una perfetta liaison varietale tra l'aromaticità della malvasia
istriana, l'eleganza fruttata del riesling ed il corpo, o la solidità,
del tocai. I profumi offrono spunti preziosi per amalgama e nitidezza,
ed in buona progressione sviluppano sensazioni fruttate e speziate di
grande peculiarità. In bocca è sapido, intenso, di peso
e dallo sviluppo lungo e saporito. La butto lì: a parer mio il
miglior Flors mai prodotto finora. Da buon ricordo anche l'Isonzo Chardonnay
Vie di Romans 1999, dalla compattezza visiva evidente e dalla proposta
aromatica caratterizzata ora da un eccesso roverizzato che la sostanza
fruttata (da quanto si percepisce al palato) dovrebbe essere in grado
comunque di assorbire. In bocca infatti il vino ha spalla larga perché
buona è l'acidità e poi il frutto ritorna, bello, nel finale.
Ottima prova infine quella fornitaci dall'Isonzo Pinot Grigio Dessimis
1999 che piace perché riesce a richiamare la varietà
nell'aspetto olfattivo, con quei rimandi verdi e balsamici uniti a sentori
compositi di frutta secca. In bocca è di grande corpo, di spiccata
vitalità acida, ottimamente maturo. Nel finale si compiace a lungo
e lì compaiono soavi accenni vanigliati, che non guastano più
di tanto.
Vignalta
Di questa cantina, che sta sui Colli Euganei, e di cui abbiamo già
parlato in altre parti di rivista, sono da tenere veramente in considerazione
- a mio parere - i pinot bianchi o meglio i vini su base pinot bianco
(sia chiaro, il Gemola "non si discute" ma qui andiamo fuori tema!). Il
Pinot Bianco 1999 è bello a vedersi mentre i profumi si sviluppano
intensi e ben ritmati, tipici, varietali, di lodevole finezza, disegnati
su una base di frutta fresca a polpa gialla (pesca), frutta secca con
leggere nuances floreali a contorno. In bocca, oltremodo secco, è
più austero del previsto, pur restando piacevole. L'Agno Casto
1999 (blend paritario pinot bianco/ Incrocio Manzoni) ha profumi che
mi sarei aspettato più aperti e nitidi, invece, seppur ben composti,
appaiono contratti, piuttosto freddi, non proprio espressivi come si vorrebbero.
Sicuramente grande la stoffa in bocca, e bella la sostanza, pure di corpo;
qui prevalgono sensazioni tattili di frutta secca e pietra focaia che
lasciano alla fine un gusto - o retrogusto - amarognolo, che non dispiace.
Vino peculiare e da tener d'occhio. Veramente delizioso, senza stupire
con mirabolanti effetti speciali, il moscato secco del Veneto trasposto
da Vignalta nel Sirio 1999. Assai simile nella proposta olfattiva,
anche se non così complessa, a quella che ti puoi attendere da
un gewurz alto atesino, presenta connubio floreale, vegetale (legno di
rosa) e speziato non trascurabile. Al palato è secco, tipico, vinoso,
di discreta morbidezza e risulta accattivante per l'estrema purezza del
frutto dell'uva matura, che par di schiacciarlo in bocca. Non ricerca
pregnanza e grandeur ma vi scopri delizioso e leggero diletto nel sorseggiarlo.
Non sorprendente, comunque buono, lo Chardonnay Vignalta 1999 che
pur senza sbalordire rivela un quadro olfattivo equilibrato ed intenso,
di meritata finezza. Certo la bocca non pare avere passo e spessore dei
migliori chardonnay. Si compiace nella buona freschezza di fondo, questo
sì.
Masciarelli
Bella prova d'insieme, particolare e personale come sempre, quella offertaci
dal vulcanico (e simpaticissimo) Gianni Masciarelli e dalla moglie Marina.
Il Bianco delle Colline Teatine 1999 ha profumi intensi, freschi,
fruttati, screziati da leggera aromaticità. In bocca è soave,
beverino e ti delizia il palato, con la sua immediata piacevolezza e la
sua semplicità, che non chiedono e non vogliono corpo e sviluppo
da vino superiore. Di altro lignaggio ci appare il Trebbiano d'Abruzzo
Marina Cvetic 1999 che a parer di sottoscritto potrebbe attestarsi
tra i migliori mai prodotti da questa cantina. Giallo oro, bello, denso.
Gamma aromatica intensa e di grande suadenza: frutta secca, speziatura
di vaniglia, frutta fresca ed agrumi stanno in melange equilibrato e composito.
In bocca è coerente e caldo, di bel corpo quindi di peso, ed offre
con continuità sensazioni tattili intense e persistenti su base
acida dosatissima. Lunga la PAI e bello il risultato d'insieme. Affascinante
come sempre lo Chardonnay Marina Cvetic 1999 dal giallo paglia
netto, carico e denso. Buono l'equilibrio olfattivo, giocato tra i toni
del rovere e la delicatezza fruttata, accompagnato sempre da un sottofondo
vegetale peculiare e mai stancante. In bocca resta espressivo e caldo,
coerente, di bello sviluppo, assai lungo, forse meno opulento e complesso
del mirabolante 1997. Comunque grasso e piacevole.
Anselmi
Destano veramente buona impressione i due ex Soave di casa Anselmi, sempre
riconoscibili, espressione di un frutto purissimo e di un estro innegabile.
Il Capitel Foscarino 2000 sfodera intensità e persistenza
nei profumi e gioca su note floreali e fruttate, "tipicamente" verdi e
rinfrescanti, tra le quali percepisci quella del biancospino. In bocca
è molto fresco e di grande piacevolezza gustativa: sapido, floreale
e con sensazione tattile - quasi croccante, aromatica- di uva matura sotto
ai denti. Particolare e da buon ricordo. Di classe ancor superiore ci
è parso il Capitel Croce 1999, dai profumi intensi, floreali,
balsamici, agrumosi e dalla grande liaison (non dangereuse)
con il rovere. Bocca di spiccate doti espressive e di grande peso, fragrante,
assai morbida, viva e durevole, pure complessa. Bello.
Mario
Schiopetto
Richiedono attenzione, rispetto ed ascolto vero i vini di questa gloriosa
cantina. Intanto il buon Mario può star certo di aver trovato,
nelle generazioni nuove Schiopetto, degno complemento e continuazione
per un opera personale e particolare di ricerca dell'esprit del
territorio friulano, che non avrà fine. Certo è che, come
spesso mi accade, non trovo mai equilibri e suggestive sensazioni di compiutezza
nei suoi vini colti in prima gioventù, una caratteristica questa
che, mi par di capire, da sempre li accomuna. Ma i good times arriveranno
più in là, ne sono sicuro, chè di longevità
e di armonie future i suoi vini non difettano. Anzi. Il COF Pinot Grigio
Podere dei Blumeri 1999 è giallo di media densità e
piuttosto scarico. I profumi si rivelano non ancora nitidi, di buona intensità
e discreta persistenza, giocati su toni minerali e rimandi vegetali tipici
del vitigno, e rivelano un quadro fine, a suo modo esotico. In bocca è
molto elegante, floreale, di corpo non aggressivo né potente, di
vitalità acida evidente. Il portamento è di rango, gli manca
un pizzico di complessità e profondità in più, tanto
che il vino appare a suo modo introverso. Il Collio Tocai Pardes 1998
è giallo netto limpidissimo e assai denso e deriva da un lungo
affinamento in botte grande poi in bottiglia. I profumi, di media intensità,
danno un quadro incuriosito da peculiare nota vegetale su fondo e sostanza
minerale (pietra focaia) sui quali risplendono la sensazione di macchia,
fieno e legno odoroso. In bocca è sapido e di buona sostanza, con
corpo mediamente pieno, tipico incedere e finale ammandorlato. Manca di
acuti ma la base c'è, eccome. Il Collio Sauvignon Tarsìa
1998 è giallo paglia carico, bello a vedersi, ed anch'esso
svolge fermentazione ed affinamento in legno, poi un lungo stazionamento
in bottiglia. I profumi regalano un quadro fine, aromatico, elegante,
floreale con riconoscimenti vegetali di foglia di pomodoro e salvia sclarea
accompagnati da lievi sentori di sambuco e frutta secca. In bocca è
suadente ed elegante, di non esaltante continuità e progressione
ma di portamento e tocco inconfondibili, qui espressi con equilibrio,
di già.
Produttori
Colterenzio
Sempre molto affidabile - non c'è che dire - il Pinot Bianco
Weisshaus 1999 dal giallo verdognolo non troppo acceso. Bella l'espressione
aromatica, incentrata sulle note primarie del vitigno, floreali e fruttate,
di compiuta finezza, nelle quali scorgi il fior di giacinto e la pesca.
In bocca è preciso, franco, di assoluta piacevolezza, senza peso
e sostanza superiore ma di lodevole fattura. Lo Chardonnay Cornell
1999 gioca sempre da peso massimo anche se in questa versione, come
fu già per la versione 1998, mi pare di percepire una costante
ricerca verso l'eleganza e un più discreto marriage con il rovere
piccolo, che non prevarichi il frutto più di tanto. Operazione
ben riuscita se è vero, come è vero, che qui mi si presenta
di spettro ampio ed equilibrato, intriso di note fresche e fruttate, di
mela limoncella per esempio, dolce e non così smaccato nei riverberi
roverizzati, che ti portano a pensare al tabacco biondo e alla vaniglia.
In bocca è caldo e pieno, di corpo e grasso, di buona vena acida
ed incedere sicuro, solo ancora un po' sormontato dalle sensazioni empireumatiche
dolciastre, che trovano però opportuno contraltare nella apprezzabile
sapidità. Vino di spalla larga, già buono, sarà ottimo.
Così come ottimo ci è sembrato il Gewürztraminer
Cornell 1999, dal giallo/verde di bella vista e discreta densità.
Aromatico, franco e fragrante lo spettro olfattivo, dove si rincorrono
intensi profumi floreali e fruttati screziati da una speziatura quasi
orientale che contribuisce e non poco alla finezza d'assieme. In bocca
ha un che di bello e piacevole, è quasi leggiadro, mai stancante,
con quel contrasto sapidità/acidità/zuccheri che mi appare
risolto. é un vero piacere.
Leonildo
Pieropan
Quando soave significa purezza ecco che spunta il buon Leonildo. Il Soave
Classico Superiore Calvarino 1999 è giallo paglierino netto,
di non trascurabile densità. I profumi sono ben amalgamati e fitti,
nitidi, floreali, freschi, fini. Mazzo di fiori bianchi e camomilla poi
frutta secca e mela verde. In bocca mantiene estremo equilibrio e precisione
nello sviluppo, è pieno senza strabiliare, rigoroso senza ammiccamenti.
é Calvarino. Più impressionante e rimarchevole l'approccio al Soave
Classico Superiore La Rocca 1998, vino che tradizione vuole affinato
a lungo prima della commercializzazione, e che qui si presenta in una
veste gialla carica e brillante. I profumi inebriano per eleganza infusa,
per compostezza e proposta, e virano dal floreale al vegetale, passando
per la frutta e le spezie. Sottobosco, frutta secca, macchia mediterranea,
thè, salvia e leggerissimo tostato li rammento ancora. In bocca
si mantiene coerente, secco, suadente e pieno, con molte rotondità,
dotato di soavità sue proprie, di ritorni e compiacimenti minerali
su fondo di nocciola. Bello.
Agricola
Querciabella
Unica concessione alla Toscana , ma ne valeva la pena, quella per il Batàr
1996, offerto da Dales D'Alessandro, responsabile di produzione giù
a Ruffoli, che mi motiva l'assenza delle annate più prossime con
un "perché non le riteniamo pronte". Questo blend celebrato di
chardonnay e pinot bianco, dal nome evocante suggestioni foreste , è
giallo oro denso e sprigiona profumi intensi e persisitenti, di buona
finezza, con marriage rovere/frutto equilibrato e risolto, entro il quale
vi percepisci, fresca e polposa, la frutta, poi le note burrose e la mandorla,
infine la vaniglia. In bocca è corposo, potente, di grande lunghezza
gustativa e fresco in acidità. Qui procede alla maniera toscana,
con spalla larga ed espressività marcata, con carattere spavaldo,
che non tralascia però l'eleganza. Giustamente equilibrato ed armonico,
senza eccessi, si lascia desiderare ancora.
Le
vigne di Zamò
Non posso mancare l'assaggio di un vino che spesso mi è entrato
nel cuore: il Ronco delle Acacie 1998 (blend di tocai, chardonnay
e pinot bianco) stavolta me lo ha trafitto di meno perchè io l'ho
visto così: giallo paglia netto e discretamente denso, profumi
intensi, abbastanza ampii di spettro, con riconoscimenti vegetali e balsamici,
che richiamano alla tipicità (del vino si intende), indubbiamente
fini anche se non profondi. é in bocca che ha meno spessore del solito
e si concede qualche allargamento di trama. Punta sulla piacevolezza grazie
alla innata eleganza della proposta e del melange, ma non può contare
su un corpo e uno sviluppo ai massimi livelli. Certo il 97 mi era apparso
- anzi ancora mi appare - di passo, e peso, superiore.
Vigneti Massa
New entry, nelle mie degustazioni, per questa cantina che ha sede e vigneti
sui Colli Tortonesi ed assaggio lusinghiero per uno di quei vini, che,
comunque vada, portano in sé un messaggio forte, e bello. Il Colli
Tortonesi Bianco Costa del Vento 1999 è un timorasso in purezza,
vitigno autoctono (forse originariamente ligure) che era destinato alla
scomparsa e che grazie alla caparbietà e all'impegno sul campo
di un piccolo numero di vignaioli, forse scopre una giovinezza mai vissuta.
Il giallo è paglierino nitido e di media densità, limpidissimo.
I profumi sono di indubbia eleganza, composti e di discreta intensità
,giocati su toni floreali e rimandi freschi e minerali. In bocca è
fresco, sapido, piacevole e franco, equilibrato e vivace nello sviluppo,
senza peso né corpo superiore, ma con passo sicuro e da buon ricordo.
Franco Martinetti
Visto che di timorasso si è parlato, perché non assaggiare
allora il Martin 1999 di Franco Martinetti? Intanto è piuttosto
simile, per aspetto cromatico e limpidezza, al timorasso di cui sopra.
I profumi sono qui più "spostati" sul fronte fruttato (inteso come
frutta secca), ancora minerali e pure leggermente vanigliati. In bocca
ha buon corpo, forse superiore al Costa di Vento, ma è anche più
austero, asciutto e l'incedere - pur'esso sicuro - ti conduce ad un finale
dignitoso, secco, caldo e assolutamente saporito. Non esaltante ma di
messaggio forte, e bello.
Cornarea
L'Arneis 2000 è fragrante, vivo, fresco ed intenso all'approccio
olfattivo, dove vi percepisci frutta fresca e nuances minerali, che sottintendono
aitanza. In bocca è ancora acerbo ma assolutamente franco, vinoso,
saporito. La freschezza evidente, la leggera carbonica, sono segnali inequivocabili
di gioventù, e di armonie a venire. Attendiamolo, perché
saprà rendersi accattivante. Senza stupire, potrà piacere.
Più contrastata e meno comprensibile mi è apparsa la prova
che Cornarea ha voluto fare con l'arneis ed il rovere: l'André
1998 si presenta non troppo fine al naso per via di non ben definibili
note pungenti, che ledono alla fragranza fruttata di base, mentre in bocca
trova per ora poco amalgama; si salva di certo per sapidità e freschezza
ma la compostezza e l'equilibrio appaiono in difetto. Sensazioni tattili
acerbe e verdi lo accompagnano ad un finale dove ritorna - qui interessante
- sul frutto e dove, dopo deglutizione e meditazione, mi fa pensare ad
un uva da spumantizzazione. Non so perché ma la sensazione è
stata netta.
Planeta
In mancanza dell' Alastro 2000, ancora non pronto all'appuntamento
con i sensi dei curiosi, assaggio lo Chardonnay 1999
,dal suo bel giallo pieno e denso. Ottimo l'approccio olfattivo, soprattutto
equilibrato e mai smaccato, pur presentandosi con sensazioni odorose dolci,
tostate e vanigliate, ma questa volta c'è tatto, su base agrumosa
di tipica finezza. Dosato l'apporto del rovere come forse mai in precedenza.
La bocca è lunga e calda, di spessore e sviluppo superiori, invitante
ed avvolgente come spesso gli accade . E mentre incontra nel cammino Ð
lungo- compostezza ed eleganza degne di nota , non incontra quegli ammiccamenti
e quelle strafottenze del passato. Un vino ancora solare, finalmente vero
e caloroso. Anche longevo.
Livon
Terminiamo l'escursus con tre vini tre estratti dalla corposa produzione
della famiglia Livon. Quando assaggi il Collio Tocai Ronc di Zorz 1999
non devi pensare, come capita spesso a me, al fratello maggiore - splendido
- nato nel 1997, di cui già vi parlai. I profumi qui sono nitidi
e ben espressi, tipici, franchi e netti, di buona base fruttata e minerale.
In bocca è salino e fresco ma offre sviluppo meno sostenuto del
solito, non pienissimo, comunque dignitoso e piacevole. Stesso discorso
di cui sopra - tra fratello e fratell o- vale per il Collio Sauvignon
Valbuins 1999 ed il fratellino maggiore, del 1997. Il 99 ha profumi
ben composti, floreali, minerali, vegetali, soprattutto minerali, ancora
in fase di focalizzazione. In bocca mostra buona freschezza e discreta
spinta ma non esalta. Sicuramente migliore e da ricordare è invece
il Collio Chardonnay Braide Mate 1998 dal giallo acceso e denso.
Nitida, composita e fine la gamma aromatica espressa, con equilibrio frutto/rovere
in evidenza e riconoscimenti di lievito, erbe aromatiche, agrumi e burro.
Di corpo, preciso, dolce e ben amalgamato ci appare in bocca, dove procede
con buona fittezza e concentrazione verso un finale lungo, morbido, suadente,
solo un po' stucchevole. Maggiore contrasto acido lo avrebbe condotto
dalle parti del cielo ma non manca molto ormai.
La fine
E mentre al Braide Mate non manca molto al cielo io chiudo la sessione,
il gioco, il racconto. Mi fermo qua. Concludo il viaggio, l'ennesimo,
sempre emozionale, ancora sinceramente vissuto, fatto insieme a 40 vini
bianchi italiani, percorsi "virtualmente" da produttore a produttore e
da vigna a vigna in un luogo solo, che li accoglieva, si fa per dire,
tutti...
(fp)
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