Rassegna
 
 

"Vino è piacere...". Ed è proprio il caso di dirlo! (I)

Si fa presto a dir Vin Santo!
Girovagare enoico a Villa Le Corti (prima e seconda parte)

Cronache dal Winecellar Day di Johann Innerhofer:
i vini esteri


I vignaioli trentini riuniti a Bologna: i vini bianchi, i rossi

Degustazioni e 40 bianchi italiani alle giornate versiliesi del vino

Chianti Classici alla Certosa di Firenze
parte prima
parte seconda

Benvenuto Brunello 2001
parte prima
parte seconda
parte terza

La distribuzione Hèureka in mostra

Barbere a Costigliole d'Asti, parte prima e parte seconda

PisaVini 2000:
i pisani più schietti

Bologna: La giornata degli Champagne

Alla Corte del Vino 2000

I vignaioli altoatesini riuniti a Laimburg: i bianchi e i rossi assaggiati
Concorso enologico a Terricciola

Settembre Gaiolese 2000
In archivio
40 vini 40: assaggi in bianco alle Giornate Versiliesi del Vino


Prologo

Questo prologo, che in realtà è pure epilogo, vuole suggellare una soddisfacente prova di insieme, davvero sopra le mie aspettative, fornitami dall'esperienza di assaggio, immediata, a pelle, emozionale, compiuta su 40 vini bianchi italiani nella tiepida ed incipiente primavera del 2001, vini percorsi "virtualmente" da produttore a produttore e da vigna a vigna in un luogo solo, che li accoglieva, si fa per dire, tutti. Discussi, ricordati e ripensati, si può ben parlare per essi di precisione, nitidezza, espressività, a volte di forte identificazione al terroir, con pochi ammiccamenti e tentazioni o perlomeno più contenute del solito, con complessità e pienezza gustativa apprezzabili o in corso d'opera, con poche cadute di tono e delusioni; insomma si può ben parlare di un idea compiuta di vino, frutto di attenzioni sincere. Le ragioni non voglio credere stiano soltanto nella scelta dell'autore di codesto articolo, che poi è stata meditata fino ad un certo punto, ma anche nella generale consapevolezza dei vignaioli tutti, da sud a nord dello stivale, di poter contare su patrimoni ineludibili, di poter credere nell'impegno e nel lavoro di qualità, di poter sciorinare estri antichi e moderni che accompagnino questi vini italiani, vendemmia dopo vendemmia, verso le porte del cielo. Insomma, per cominciare a crederci. Ah dimenticavo, l'ordine di apparizione con cui qui sotto compaiono nomi, vini e commenti non vuole certo indicare un ordine di gradimento - che poi lo si capisce leggendo. È soltanto trasposizione fedele di un percorso sensoriale che quel giorno si è svolto così. Ne è la sequenza esatta, insomma.


Ca' del Bosco

Il Franciacorta Brut Ca' del Bosco N.M. ha un colore giallo paglia brillante, la spuma viva e assai persistente, regolare e fitta. I profumi sono intensi e di buona fragranza fruttata, di degna progressione, contornati da sentori di lievito e crosta di pane. In bocca è secco, abbastanza morbido e carezzevole, di subitanea piacevolezza e pure ammandorlato, soavemente. Non complesso ma di dignità e lunghezza tali da non discostarlo affatto dal millesimato 1996 assaggiato di recente.


Elena Walch

Un solo assaggio, ma qualificante, quello dedicato a questa interessante cantina alto atesina . Il Gewürztraminer Kastelaz 2000 ha colori netti, lucidi e profumi già ampii, aromatici, dolci, suadenti, composti sulle essenze floreali, le spezie, il minerale ed un palato assolutamente fresco e caldo, di discreta morbidezza ma soprattutto di lodevole portamento, che sa rendere la beva accattivante, fin da adesso che è neonata.

Venica & Venica

Da non mancare l'assaggio (ed il riassaggio) del Sauvignon Ronco delle Mele 1999 perché ne vale veramente la pena, tanto si è stregati dallo spessore e dalla bellezza di questo vino. Dal giallo paglia netto e brillante, dalla apprezzabilissima densità, sfodera una gamma aromatica di estrema finezza e pregnanza, con tanti riconoscimenti a rincorrersi e compenetrarsi: floreali, fruttati, agrumosi, vegetali. In bocca l'incedere e lo sviluppo lasciano assai sbalorditi, accompagnati da una concentrazione e da una grassezza di prim'ordine. Ancora giovane e con leggerissimi eccessi dolciastri, questo vino si farà strada nel firmamento dei grandi. Meno impressionante, almeno per il sottoscritto, la prova offerta dal TreVignis 1998 (50% tocai,35% chardonnay, 15% sauvignon) che non delude nell'approccio visivo ed aromatico, quest'ultimo presente, avvolgente ed elegante nelle sue aeree soavità floreali. In bocca però la carenza sapida ed acida ci danno una morbidezza un po' spenta per quasi tutto lo sviluppo, che quindi stenta. La sostanza che ci sta sotto comunque è tale da regalarci un finale dignitoso dove il vino ritorna, qui sì piacevole, sul frutto.

Braida

L'assaggio "in bianco" della grande cantina della famiglia Bologna delude le aspettative per chi come me confidava in un Fiore 2000 di livello. Il Fiore 2000 invece, perlomeno in questa sua prima fase evolutiva, risulta assai avaro nella espressione aromatica ed in bocca denota un corpo medio su concentrazione fruttata contenuta, screziato da molti rimandi minerali che tendono a renderne poco "caloroso" l'approccio.

Walter Filiputti

Il Poiesis 1999 si presenta più comunicativo del solito, almeno all'olfatto, dove la frutta fresca si lega assai bene con le nuances minerali tipiche del vino e ci dona un quadro fine, pur non brillando per complessità ed intensità. In bocca ha buon corpo anche se concede qualche cedimento qua e là; tendenzialmente è morbido e di gusto accattivante, anche ammandorlato nel finale, di degno calore. Senza miracoli ma di buona prestanza. Il Ronco degli Agostiniani 1998 (chardonnay, pinot bianco e tocai) è giallo verdognolo ed abbastanza denso. I profumi, assai compositi - ai quali aggiungiamo noi una peculiare nota laccata - hanno buona intensità e giocano sul connubio, non smaccato ma ben fuso, fra frutto e rovere. In bocca il vino offre buon corpo, è equilibrato, non è continuo nello sviluppo, come il Poiesis d'altro canto, ma si riscatta in un finale sapido, lungo e suadente. Un Filiputti che vira verso la nitidezza e la comunicabilità, mi par di capire.

Ceretto

A mio non perfettissimo ricordo e avviso il migliore Blangé assaggiato finora è questo Blangé 2000 dal giallo netto e verdognolo, dai profumi intensi di frutta fresca (pera) e minerale, dai gustosi risvolti citrini. Esso si presenta sapido e lievemente "ritmato" dalla carbonica, fresco e dall'incedere dolciastro, con tipico retrogusto ammandorlato, in un quadro gustativo di estremo equilibrio, intriso di piacevolezza tutta arneis.

Umani Ronchi

Buono ma non come mi sarei aspettato il Verdicchio Classico di Jesi Riserva Plenio 1998 che soprattutto al palato non riesce a dare sensazioni di compostezza ed armonia tra le varie componenti, ferme restando la piacevolezza di base, il buon aspetto cromatico e la discreta proposta aromatica, pure speziata, anche questa però non proprio articolata come suo standard.

Vie di Romans

Bellissima prova di insieme per la cantina del giovane Gianfranco Gallo, che ci guida all'assaggio. L'Isonzo Sauvignon Pière 1999 offre un'ottima progressione aromatica, in buona ampiezza espressa. Coerenza e grassezza accompagnano una bocca calda e morbida, di assoluto rispetto, per un risultato che non si discosta poi tanto da quello, sontuoso, regalatomi dall'amato 1997. La sorpresa più bella viene comunque dal Flors di Uis 1999 perché mi pare che in questa versione abbia trovato una perfetta liaison varietale tra l'aromaticità della malvasia istriana, l'eleganza fruttata del riesling ed il corpo, o la solidità, del tocai. I profumi offrono spunti preziosi per amalgama e nitidezza, ed in buona progressione sviluppano sensazioni fruttate e speziate di grande peculiarità. In bocca è sapido, intenso, di peso e dallo sviluppo lungo e saporito. La butto lì: a parer mio il miglior Flors mai prodotto finora. Da buon ricordo anche l'Isonzo Chardonnay Vie di Romans 1999, dalla compattezza visiva evidente e dalla proposta aromatica caratterizzata ora da un eccesso roverizzato che la sostanza fruttata (da quanto si percepisce al palato) dovrebbe essere in grado comunque di assorbire. In bocca infatti il vino ha spalla larga perché buona è l'acidità e poi il frutto ritorna, bello, nel finale. Ottima prova infine quella fornitaci dall'Isonzo Pinot Grigio Dessimis 1999 che piace perché riesce a richiamare la varietà nell'aspetto olfattivo, con quei rimandi verdi e balsamici uniti a sentori compositi di frutta secca. In bocca è di grande corpo, di spiccata vitalità acida, ottimamente maturo. Nel finale si compiace a lungo e lì compaiono soavi accenni vanigliati, che non guastano più di tanto.

Vignalta

Di questa cantina, che sta sui Colli Euganei, e di cui abbiamo già parlato in altre parti di rivista, sono da tenere veramente in considerazione - a mio parere - i pinot bianchi o meglio i vini su base pinot bianco (sia chiaro, il Gemola "non si discute" ma qui andiamo fuori tema!). Il Pinot Bianco 1999 è bello a vedersi mentre i profumi si sviluppano intensi e ben ritmati, tipici, varietali, di lodevole finezza, disegnati su una base di frutta fresca a polpa gialla (pesca), frutta secca con leggere nuances floreali a contorno. In bocca, oltremodo secco, è più austero del previsto, pur restando piacevole. L'Agno Casto 1999 (blend paritario pinot bianco/ Incrocio Manzoni) ha profumi che mi sarei aspettato più aperti e nitidi, invece, seppur ben composti, appaiono contratti, piuttosto freddi, non proprio espressivi come si vorrebbero. Sicuramente grande la stoffa in bocca, e bella la sostanza, pure di corpo; qui prevalgono sensazioni tattili di frutta secca e pietra focaia che lasciano alla fine un gusto - o retrogusto - amarognolo, che non dispiace. Vino peculiare e da tener d'occhio. Veramente delizioso, senza stupire con mirabolanti effetti speciali, il moscato secco del Veneto trasposto da Vignalta nel Sirio 1999. Assai simile nella proposta olfattiva, anche se non così complessa, a quella che ti puoi attendere da un gewurz alto atesino, presenta connubio floreale, vegetale (legno di rosa) e speziato non trascurabile. Al palato è secco, tipico, vinoso, di discreta morbidezza e risulta accattivante per l'estrema purezza del frutto dell'uva matura, che par di schiacciarlo in bocca. Non ricerca pregnanza e grandeur ma vi scopri delizioso e leggero diletto nel sorseggiarlo. Non sorprendente, comunque buono, lo Chardonnay Vignalta 1999 che pur senza sbalordire rivela un quadro olfattivo equilibrato ed intenso, di meritata finezza. Certo la bocca non pare avere passo e spessore dei migliori chardonnay. Si compiace nella buona freschezza di fondo, questo sì.

Masciarelli

Bella prova d'insieme, particolare e personale come sempre, quella offertaci dal vulcanico (e simpaticissimo) Gianni Masciarelli e dalla moglie Marina. Il Bianco delle Colline Teatine 1999 ha profumi intensi, freschi, fruttati, screziati da leggera aromaticità. In bocca è soave, beverino e ti delizia il palato, con la sua immediata piacevolezza e la sua semplicità, che non chiedono e non vogliono corpo e sviluppo da vino superiore. Di altro lignaggio ci appare il Trebbiano d'Abruzzo Marina Cvetic 1999 che a parer di sottoscritto potrebbe attestarsi tra i migliori mai prodotti da questa cantina. Giallo oro, bello, denso. Gamma aromatica intensa e di grande suadenza: frutta secca, speziatura di vaniglia, frutta fresca ed agrumi stanno in melange equilibrato e composito. In bocca è coerente e caldo, di bel corpo quindi di peso, ed offre con continuità sensazioni tattili intense e persistenti su base acida dosatissima. Lunga la PAI e bello il risultato d'insieme. Affascinante come sempre lo Chardonnay Marina Cvetic 1999 dal giallo paglia netto, carico e denso. Buono l'equilibrio olfattivo, giocato tra i toni del rovere e la delicatezza fruttata, accompagnato sempre da un sottofondo vegetale peculiare e mai stancante. In bocca resta espressivo e caldo, coerente, di bello sviluppo, assai lungo, forse meno opulento e complesso del mirabolante 1997. Comunque grasso e piacevole.

Anselmi

Destano veramente buona impressione i due ex Soave di casa Anselmi, sempre riconoscibili, espressione di un frutto purissimo e di un estro innegabile. Il Capitel Foscarino 2000 sfodera intensità e persistenza nei profumi e gioca su note floreali e fruttate, "tipicamente" verdi e rinfrescanti, tra le quali percepisci quella del biancospino. In bocca è molto fresco e di grande piacevolezza gustativa: sapido, floreale e con sensazione tattile - quasi croccante, aromatica- di uva matura sotto ai denti. Particolare e da buon ricordo. Di classe ancor superiore ci è parso il Capitel Croce 1999, dai profumi intensi, floreali, balsamici, agrumosi e dalla grande liaison (non dangereuse) con il rovere. Bocca di spiccate doti espressive e di grande peso, fragrante, assai morbida, viva e durevole, pure complessa. Bello.

Mario Schiopetto

Richiedono attenzione, rispetto ed ascolto vero i vini di questa gloriosa cantina. Intanto il buon Mario può star certo di aver trovato, nelle generazioni nuove Schiopetto, degno complemento e continuazione per un opera personale e particolare di ricerca dell'esprit del territorio friulano, che non avrà fine. Certo è che, come spesso mi accade, non trovo mai equilibri e suggestive sensazioni di compiutezza nei suoi vini colti in prima gioventù, una caratteristica questa che, mi par di capire, da sempre li accomuna. Ma i good times arriveranno più in là, ne sono sicuro, chè di longevità e di armonie future i suoi vini non difettano. Anzi. Il COF Pinot Grigio Podere dei Blumeri 1999 è giallo di media densità e piuttosto scarico. I profumi si rivelano non ancora nitidi, di buona intensità e discreta persistenza, giocati su toni minerali e rimandi vegetali tipici del vitigno, e rivelano un quadro fine, a suo modo esotico. In bocca è molto elegante, floreale, di corpo non aggressivo né potente, di vitalità acida evidente. Il portamento è di rango, gli manca un pizzico di complessità e profondità in più, tanto che il vino appare a suo modo introverso. Il Collio Tocai Pardes 1998 è giallo netto limpidissimo e assai denso e deriva da un lungo affinamento in botte grande poi in bottiglia. I profumi, di media intensità, danno un quadro incuriosito da peculiare nota vegetale su fondo e sostanza minerale (pietra focaia) sui quali risplendono la sensazione di macchia, fieno e legno odoroso. In bocca è sapido e di buona sostanza, con corpo mediamente pieno, tipico incedere e finale ammandorlato. Manca di acuti ma la base c'è, eccome. Il Collio Sauvignon Tarsìa 1998 è giallo paglia carico, bello a vedersi, ed anch'esso svolge fermentazione ed affinamento in legno, poi un lungo stazionamento in bottiglia. I profumi regalano un quadro fine, aromatico, elegante, floreale con riconoscimenti vegetali di foglia di pomodoro e salvia sclarea accompagnati da lievi sentori di sambuco e frutta secca. In bocca è suadente ed elegante, di non esaltante continuità e progressione ma di portamento e tocco inconfondibili, qui espressi con equilibrio, di già.

Produttori Colterenzio

Sempre molto affidabile - non c'è che dire - il Pinot Bianco Weisshaus 1999 dal giallo verdognolo non troppo acceso. Bella l'espressione aromatica, incentrata sulle note primarie del vitigno, floreali e fruttate, di compiuta finezza, nelle quali scorgi il fior di giacinto e la pesca. In bocca è preciso, franco, di assoluta piacevolezza, senza peso e sostanza superiore ma di lodevole fattura. Lo Chardonnay Cornell 1999 gioca sempre da peso massimo anche se in questa versione, come fu già per la versione 1998, mi pare di percepire una costante ricerca verso l'eleganza e un più discreto marriage con il rovere piccolo, che non prevarichi il frutto più di tanto. Operazione ben riuscita se è vero, come è vero, che qui mi si presenta di spettro ampio ed equilibrato, intriso di note fresche e fruttate, di mela limoncella per esempio, dolce e non così smaccato nei riverberi roverizzati, che ti portano a pensare al tabacco biondo e alla vaniglia. In bocca è caldo e pieno, di corpo e grasso, di buona vena acida ed incedere sicuro, solo ancora un po' sormontato dalle sensazioni empireumatiche dolciastre, che trovano però opportuno contraltare nella apprezzabile sapidità. Vino di spalla larga, già buono, sarà ottimo. Così come ottimo ci è sembrato il Gewürztraminer Cornell 1999, dal giallo/verde di bella vista e discreta densità. Aromatico, franco e fragrante lo spettro olfattivo, dove si rincorrono intensi profumi floreali e fruttati screziati da una speziatura quasi orientale che contribuisce e non poco alla finezza d'assieme. In bocca ha un che di bello e piacevole, è quasi leggiadro, mai stancante, con quel contrasto sapidità/acidità/zuccheri che mi appare risolto. é un vero piacere.

Leonildo Pieropan

Quando soave significa purezza ecco che spunta il buon Leonildo. Il Soave Classico Superiore Calvarino 1999 è giallo paglierino netto, di non trascurabile densità. I profumi sono ben amalgamati e fitti, nitidi, floreali, freschi, fini. Mazzo di fiori bianchi e camomilla poi frutta secca e mela verde. In bocca mantiene estremo equilibrio e precisione nello sviluppo, è pieno senza strabiliare, rigoroso senza ammiccamenti. é Calvarino. Più impressionante e rimarchevole l'approccio al Soave Classico Superiore La Rocca 1998, vino che tradizione vuole affinato a lungo prima della commercializzazione, e che qui si presenta in una veste gialla carica e brillante. I profumi inebriano per eleganza infusa, per compostezza e proposta, e virano dal floreale al vegetale, passando per la frutta e le spezie. Sottobosco, frutta secca, macchia mediterranea, thè, salvia e leggerissimo tostato li rammento ancora. In bocca si mantiene coerente, secco, suadente e pieno, con molte rotondità, dotato di soavità sue proprie, di ritorni e compiacimenti minerali su fondo di nocciola. Bello.

Agricola Querciabella

Unica concessione alla Toscana , ma ne valeva la pena, quella per il Batàr 1996, offerto da Dales D'Alessandro, responsabile di produzione giù a Ruffoli, che mi motiva l'assenza delle annate più prossime con un "perché non le riteniamo pronte". Questo blend celebrato di chardonnay e pinot bianco, dal nome evocante suggestioni foreste , è giallo oro denso e sprigiona profumi intensi e persisitenti, di buona finezza, con marriage rovere/frutto equilibrato e risolto, entro il quale vi percepisci, fresca e polposa, la frutta, poi le note burrose e la mandorla, infine la vaniglia. In bocca è corposo, potente, di grande lunghezza gustativa e fresco in acidità. Qui procede alla maniera toscana, con spalla larga ed espressività marcata, con carattere spavaldo, che non tralascia però l'eleganza. Giustamente equilibrato ed armonico, senza eccessi, si lascia desiderare ancora.

Le vigne di Zamò

Non posso mancare l'assaggio di un vino che spesso mi è entrato nel cuore: il Ronco delle Acacie 1998 (blend di tocai, chardonnay e pinot bianco) stavolta me lo ha trafitto di meno perchè io l'ho visto così: giallo paglia netto e discretamente denso, profumi intensi, abbastanza ampii di spettro, con riconoscimenti vegetali e balsamici, che richiamano alla tipicità (del vino si intende), indubbiamente fini anche se non profondi. é in bocca che ha meno spessore del solito e si concede qualche allargamento di trama. Punta sulla piacevolezza grazie alla innata eleganza della proposta e del melange, ma non può contare su un corpo e uno sviluppo ai massimi livelli. Certo il 97 mi era apparso - anzi ancora mi appare - di passo, e peso, superiore.

Vigneti Massa

New entry, nelle mie degustazioni, per questa cantina che ha sede e vigneti sui Colli Tortonesi ed assaggio lusinghiero per uno di quei vini, che, comunque vada, portano in sé un messaggio forte, e bello. Il Colli Tortonesi Bianco Costa del Vento 1999 è un timorasso in purezza, vitigno autoctono (forse originariamente ligure) che era destinato alla scomparsa e che grazie alla caparbietà e all'impegno sul campo di un piccolo numero di vignaioli, forse scopre una giovinezza mai vissuta. Il giallo è paglierino nitido e di media densità, limpidissimo. I profumi sono di indubbia eleganza, composti e di discreta intensità ,giocati su toni floreali e rimandi freschi e minerali. In bocca è fresco, sapido, piacevole e franco, equilibrato e vivace nello sviluppo, senza peso né corpo superiore, ma con passo sicuro e da buon ricordo.

Franco Martinetti

Visto che di timorasso si è parlato, perché non assaggiare allora il Martin 1999 di Franco Martinetti? Intanto è piuttosto simile, per aspetto cromatico e limpidezza, al timorasso di cui sopra. I profumi sono qui più "spostati" sul fronte fruttato (inteso come frutta secca), ancora minerali e pure leggermente vanigliati. In bocca ha buon corpo, forse superiore al Costa di Vento, ma è anche più austero, asciutto e l'incedere - pur'esso sicuro - ti conduce ad un finale dignitoso, secco, caldo e assolutamente saporito. Non esaltante ma di messaggio forte, e bello.

Cornarea

L'Arneis 2000 è fragrante, vivo, fresco ed intenso all'approccio olfattivo, dove vi percepisci frutta fresca e nuances minerali, che sottintendono aitanza. In bocca è ancora acerbo ma assolutamente franco, vinoso, saporito. La freschezza evidente, la leggera carbonica, sono segnali inequivocabili di gioventù, e di armonie a venire. Attendiamolo, perché saprà rendersi accattivante. Senza stupire, potrà piacere. Più contrastata e meno comprensibile mi è apparsa la prova che Cornarea ha voluto fare con l'arneis ed il rovere: l'André 1998 si presenta non troppo fine al naso per via di non ben definibili note pungenti, che ledono alla fragranza fruttata di base, mentre in bocca trova per ora poco amalgama; si salva di certo per sapidità e freschezza ma la compostezza e l'equilibrio appaiono in difetto. Sensazioni tattili acerbe e verdi lo accompagnano ad un finale dove ritorna - qui interessante - sul frutto e dove, dopo deglutizione e meditazione, mi fa pensare ad un uva da spumantizzazione. Non so perché ma la sensazione è stata netta.

Planeta

In mancanza dell' Alastro 2000, ancora non pronto all'appuntamento con i sensi dei curiosi, assaggio lo Chardonnay 1999 ,dal suo bel giallo pieno e denso. Ottimo l'approccio olfattivo, soprattutto equilibrato e mai smaccato, pur presentandosi con sensazioni odorose dolci, tostate e vanigliate, ma questa volta c'è tatto, su base agrumosa di tipica finezza. Dosato l'apporto del rovere come forse mai in precedenza. La bocca è lunga e calda, di spessore e sviluppo superiori, invitante ed avvolgente come spesso gli accade . E mentre incontra nel cammino Ð lungo- compostezza ed eleganza degne di nota , non incontra quegli ammiccamenti e quelle strafottenze del passato. Un vino ancora solare, finalmente vero e caloroso. Anche longevo.

Livon

Terminiamo l'escursus con tre vini tre estratti dalla corposa produzione della famiglia Livon. Quando assaggi il Collio Tocai Ronc di Zorz 1999 non devi pensare, come capita spesso a me, al fratello maggiore - splendido - nato nel 1997, di cui già vi parlai. I profumi qui sono nitidi e ben espressi, tipici, franchi e netti, di buona base fruttata e minerale. In bocca è salino e fresco ma offre sviluppo meno sostenuto del solito, non pienissimo, comunque dignitoso e piacevole. Stesso discorso di cui sopra - tra fratello e fratell o- vale per il Collio Sauvignon Valbuins 1999 ed il fratellino maggiore, del 1997. Il 99 ha profumi ben composti, floreali, minerali, vegetali, soprattutto minerali, ancora in fase di focalizzazione. In bocca mostra buona freschezza e discreta spinta ma non esalta. Sicuramente migliore e da ricordare è invece il Collio Chardonnay Braide Mate 1998 dal giallo acceso e denso. Nitida, composita e fine la gamma aromatica espressa, con equilibrio frutto/rovere in evidenza e riconoscimenti di lievito, erbe aromatiche, agrumi e burro. Di corpo, preciso, dolce e ben amalgamato ci appare in bocca, dove procede con buona fittezza e concentrazione verso un finale lungo, morbido, suadente, solo un po' stucchevole. Maggiore contrasto acido lo avrebbe condotto dalle parti del cielo ma non manca molto ormai.


La fine

E mentre al Braide Mate non manca molto al cielo io chiudo la sessione, il gioco, il racconto. Mi fermo qua. Concludo il viaggio, l'ennesimo, sempre emozionale, ancora sinceramente vissuto, fatto insieme a 40 vini bianchi italiani, percorsi "virtualmente" da produttore a produttore e da vigna a vigna in un luogo solo, che li accoglieva, si fa per dire, tutti...

(fp)

 

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