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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Guide dei vini 2006: le scelte dell'Espresso

di Riccardo Farchioni

Nonostante abbia dalla sua una guida dei ristoranti che vanta ormai una ventina d'anni di età, l’editoriale l’Espresso ha inaugurato solo da cinque anni la sua Guida dei Vini, le cui redini sono da tre anni nelle mani di Ernesto Gentili e Fabio Rizzari, coadiuvati da due coordinatori regionali (Massimo Zanichelli e Gianpaolo Gravina), e da una ristrettissima pattuglia di degustatori, tra i quali il “nostro” Fernando Pardini.

La attuale “gestione”, è dunque alla fine di un piccolo ciclo ed è possibile fare un primo bilancio. Dopo una prima fase di impostazione e di scelta della linea di presentazione dei contenuti, la “stilistica” della guida si è andata definendo: corposa introduzione nella quale si forniscono le basilari informazioni su vino e abbinamenti (quest’anno “condita” in modo divertente da fotogrammi di vecchie pellicole dai quali fanno capolino bicchieri e fiaschi) e poi una rassegna, compilata senza fronzoli, del panorama produttivo italiano. All’inizio, per ogni regione, ci sono i vini con il miglior rapporto qualità-prezzo, e per ogni denominazione una classifica riassuntiva dei valori. Di questo si accorgeranno gli acquirenti, che potranno poi confrontare le proprie esperienze personali con le indicazioni degli autori. Questo in estrema sintesi è poi il ruolo di una guida, ed è quello che conta di più.

Ma il vino è diventato anche un argomento sul quale si formano correnti di pensiero, sul quale si dibatte e ci si scontra; e uno strumento utile per cercare di indovinare la “filosofia” di una guida è quella lista di vini “top” che hanno superato una certa soglia di punteggio, tali dunque da essere indicati come i migliori d’Italia, la lista che poi viene diffusa e ripresa dai mass media, raggiungendo così un pubblico molto ampio. Al di là dell’inevitabile soggettività dei palati e dei gusti, una lista di vini top svela il taglio, la prospettiva che alla guida si è voluto dare perché se alcuni vini sono sicuramente intoccabili e di grandezza universalmente riconosciuta (come nessun critico pensiamo dirà mai che “Guerra e Pace” è una schifezza di romanzo), per il resto ogni anno è ampio lo spazio per le diverse angolazioni critiche che inevitabilmente premieranno questo o quel vino.

Ma come spesso accade, una volta stabilito un criterio di giudizio, lo si può seguire rigorosamente o si può lasciare spazio a qualche deroga. Ossia, si può ragionare con il “chi c’è, c’è” oppure “compensare” con considerazioni di altro tipo. Guardando la lista della guida dell’Espresso, i segnali di un certo rigore sembrano esserci, espressi da scelte piuttosto secche quali ad esempio: l’Umbria degli stracelebrati Sagrantino di Montefalco a bocca asciutta di riconoscimenti, così come il Lazio e la Calabria. Neanche un premio ai coccolati vini bianchi campani; per il secondo anno, l’Alto Adige merita il massimo dei voti solo per i suoi bianchi, dunque non c’è un Lagrein o, neanche a parlarne, un cabernet/merlot che superi la soglia dell'eccellenza. Invece il Friuli, per nominare una regione confinante, viene premiato per due vini a base di schioppettino.

Altri spunti interessanti vengono dal confronto che si svolge ogni anno, spesso sul filo di lana, fra il Piemonte e la Toscana, le nostre regioni leader in campo vitivinicolo. Un confronto che quest’anno ha visto il primo sicuro vincitore grazie alla grande annata 2001 del Barolo, trionfatore sul Brunello di Montalcino di una annata media come il 2000. Ebbene, il rapporto tra i top wines delle due regioni è, per l’Espresso, un drastico 48/24=2 (i Barolo 2001 da soli superano tutti i premi assegnati alla Toscana), mentre è 56/42=1.33 per la Guida del Gambero Rosso-Slow Food, 65/55=1.18 per la Guida 2000 Vini dell’AIS, 171/126=1.36 per la Guida Veronelli. Le ragioni di un divario così accentuato stanno nella minor considerazione dei Brunello di Montalcino Riserva 1999, annata senz’altro buona, delle Riserve del Chianti Classico 2001, e di molti supertuscan (soprattutto illustrissimi bolgheresi) che si sono imbattuti nell’annata negativa 2002 e sono stati trattati senza timori reverenziali.


Piccola panoramica di “top wines”

Partendo in un certo senso dalla fine della storia, non si può mancare l’appuntamento con il Vin Santo Occhio di Pernice 1993 di Avignonesi, che va al di là di ogni schema interpretativo. Colore ambra cupo, si presenta con una esplosione di profumi quasi intossicante che riesce ad essere assieme dolce e penetrante, in una esposizione di frutta secca e agrumi canditi. In bocca è velluto, impressionante progressione e potenza, con l’acidità sempre ben presente sullo sfondo.

Ma il vino più buono d’Italia secondo la Guida 2006 è il Barolo Riserva Monfortino 1998 di Giacomo Conterno (19.5/20), che è anche un simbolo di strade percorse anticipando i tempi, e seguendo solo le proprie idee, un po’ il manifesto per una specificità e personalità che un vino deve avere secondo i curatori. Certo, non è un vino appariscente, va aspettato perché aggiunge pian piano tessere al suo mosaico, ad iniziare dai fiori appassiti e dal sottobosco. La bocca mostra una lenta progressione e un finale lunghissimo.

Altro produttore "cult e must" da non perdere è Romano dal Forno, premiato sia con il Valpolicella Superiore Vigneto di Monte Lodoletta 2001 che con l’Amarone della Valpolicella Vigneto di Monte Lodoletta 2000. Il primo espone al naso un bel panorama fatto di sensazioni floreali, di frutta nera, liquirizia e sfumature più dolci in una bocca equilibrata ed elegante, snella e dalla fresca linea acida. L’Amarone mostra un melange di toni terrosi ed una frutta matura elegantissima e trattenuta. Al palato progredisce lineare con un tannino scintillante che illumina tutta la seconda parte dell’assaggio, fino al finale interminabile. Non c’è dubbio, due vini che esprimono un’unica visione fatta di un frutto piuttosto astratto e non ostentato. Un altro Amarone all’insegna della eleganza è l’Amarone della Valpolicella Vigneto Roccolo Grassi 2001 di Roccolo Grassi, delicato e anche pungente al naso, con un approccio olfattivo che non lascia presagire un comportamento in bocca fatto di maggiore dolcezza, ma soprattutto di una progressione potente e quasi esplosiva, fino ad una sorta di "tuono" finale. Dal punto di vista aromatico, maturità di frutto rivestita di bella eleganza.

Tre i riconoscimenti ad Angelo Gaja: il Langhe Sorì San Lorenzo 2001, il Langhe Sorì Tildin 2001, ed il Brunello di Montalcino Sugarille 2000 di Pieve Santa Restituta. Il Sorì Tildin ha naso impeccabile ed elegantissimo, femminile, di un floreale assai seducente; in bocca è vellutato, progredisce con garbo senza strafare mettendo in mostra freschezza e dinamica espansiva. Il Sorì San Lorenzo ha una più sensibile componente fruttata (ribes levigato) di buon impatto, unita a leggere ruvidità terrose. Al palato, dopo una piccola esitazione iniziale, si espande e si compatta mostrando corpo, morbidezza, equilibrio e tannino finissimo che sigla il lungo finale.

Nella folta schiera dei Barolo 2001 scegliamo a titolo di esempio il Barolo Cannubi Boschis 2001 di Luciano Sandrone, elegantemente floreale ma non privo di sfumature più dolci in un naso persistentissimo e in un palato maturo e morbido, dal finale interminabile. Limpido e luminoso l’olfatto del Barolo Riserva Vigna Rionda 1999 di Vigna Rionda – Massolino dove le note di sottobosco screziano la florealità più pura, e grande emozione per il Barolo Vigna Rionda 2000 di Oddero, dal naso veramente seducente, con le sue leggere spruzzate mentose e di erbe aromatiche, invasivo e persistente. Al palato è polposo e potente, concentrato e dal finale letteralmente esplosivo.

Dalle parti di Montalcino, spiccano nella "media" annata 2000 i Brunello di Cerbaiona e Poggio di Sotto, "territoriali" e realizzati nel solco della tradizione. Il Brunello di Montalcino 2000 di Cerbaiona si segnala per una elegante frutta rossa, magari priva delle profondità superiori che si riscontrano nelle annate più grandi. È gentile in bocca, e mostra una certa insistenza nell’esprimere tonalità dolci, riscattandosi poi in un finale dai tannini straordinari. Il Brunello di Montalcino 2000 di Poggio di Sotto ha un olfatto più pungente, complesso e inquieto. Al palato sfoggia pienezza e spina dorsale, è compatto e dinamico, e ha un finale bellissimo. Infine, il terzo trofeo di Gaja, il Brunello di Montalcino Sugarille 2000 di Pieve Santa Restituta, dal naso impeccabile, intenso e inflessibile, un pochino più dolce e monotono al palato per le sue dolcezze insistite, e diradate nell’ampiezza del bel finale.

Nel territorio di Montepulciano. si osserva il ritorno ai favori della critica del Vino Nobile di Montepulciano Nocio dei Boscarelli 2001 di Boscarelli, premiato non solo dall'Espresso. Vino molto riconoscibile, anche perché non ha mai puntato sull'ostentazione, ma, come quest’anno, su un olfatto intrigante e sfumato, completato da un palato ampio e dal tannino assai elegante.

E andiamoli dunque a sentire, questi due Schioppettino che hanno “battuto”, come detto, autoctoni ormai da tempo coccolati dalla critica come sagrantino e lagrein. Sono molto diversi: il Colli Orientali del Friuli Schioppettino 2001 di Ronchi di Cialla ha un naso pungente, delicatamente vegetale; al palato è morbido e grasso, e gioca le sue carte nel nerbo, la grinta e la caparbietà con cui la componente aromatica regge la permanenza in bocca, mescolando il fruttato ad un elemento mentolato più fresco, fino ad esibire un finale piccante. Il Colli Orientali del Friuli Schioppettino 2002 di Davide Moschioni ha un olfatto molto ampio e “soavemente” fruttato che trova una rispondenza in un palato meno caratteriale, forse più lezioso.

Ancora nell’ottica di dedicare attenzione alle uve autoctone, segnaliamo l’emiliano Moro del Moro 2000 di Paola Rinaldini, da uve lambrusco e ancellotta appassite “a mo’ di Amarone”, un vino dalle piacevoli sensazioni confetturate. Una bella scoperta è il coinvolgente marchigiano Regina del Bosco 2002 di Romolo e Remo Dezi (territorio di Ascoli Piceno) dal naso compatto, pieno di sensazioni di frutta nera e balsamiche, persistente e profondo, accompagnato da note di liquirizia. Al palato è una piccola bomba, concentrato, ma soprattutto dal frutto profondo. Il finale è segnato da spunti legnosi e da tannini dolcissimi. Dalla Campania arriva il Taurasi 2001 di Di Prisco, dalle sensazioni mentose e di erbe aromatiche, che si espandono ampie in un olfatto piacevolmente accompagnato da eleganti note di viola. Spesso, pieno, compatto e cremosissimo, conclude degnamente con tannini fini. Il Cincinnato 2003, è un vino a base di cesanese di quella Tenuta di Trinoro famosa per i suoi vini dai prezzi stratosferici, e si caratterizza per note di fragola e lampone confermate con buona coerenza al palato. Vino di piacevole dolcezza, magari un tantino sempliciotto.

Dai rossi ai bianchi, partendo dal Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva Villa Bucci 2003 di Bucci, che si conferma ancora una volta un fuoriclasse tale da esulare dalla sua categoria di appartenenza e andandosi a collocare in una ideale vetrina di grandi bianchi italiani e non. Un naso intenso e penetrante, pieno di erbe, pompelmo e pera sullo sfondo, è seguito da un attacco in bocca fulminante, e poi da un ondata di aromi che viaggia con vigore su un supporto compatto e spesso. Certo, non manca qualche spigolo giovanile, ma questo è un vino che regalerà le migliori sensazioni fra qualche anno, come accade di norma con i vini di Bucci.

Si va a colpo sicuro con l’Alto Adige Valle Isarco Kaiton 2004 di Kuen Hof, chje sfoggia un bel melange di fiori gialli, frutta bianca e gialla, agrumi, tè. Bocca dolce, densa e fresca. Bello poi il Collio Tocai 2004 di Colle Duga (miglior acquisto in assoluto, visto che costa una decina di euro), che con il suo timido colore paglierino scarico, sfodera poi un naso di grande impatto, dolce, dalla frutta matura rotonda, seguito da una bocca piena, che cresce, e che sa essere fresca. Fra i “nuovi” bianchi italiani segnaliamo Etna Bianco Pietramarina 2001 di Benanti che ha bel naso floreale, agrumoso, reso più complesso da spunti affumicati e di roccia. La bocca è subito grassa, larga, e diventa freschissima arrivando ad un finale dominato da una vera e propria spremuta di agrumi. E infine, il sardo Entemari 2004 di Pala, dal naso “nordico” ed esplosivo, vegetale, amplissimo, quasi intossicante; e poi pieno, elegante, acquisisce gradualmente un grande impatto e si addolcisce arrivando al finale.

Nelle foto:
I curatori della Guida Fabio Rizzari ed Ernesto Gentili (primo e secondo da destra)
Il direttore delle Guide de L'Espresso Enzo Vizzari e il presidente dell'Editoriale l'Espresso Carlo Caracciolo (primo e secondo da destra)
Carlo Caracciolo
Bottiglie per l'asta della Casa d'aste Pandolfini

20 novembre 2005

 
 
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