Guide dei vini 2006:
le scelte dell'Espresso
di Riccardo Farchioni
Nonostante
abbia dalla sua una guida dei ristoranti che vanta ormai una ventina
d'anni di età, leditoriale lEspresso ha inaugurato
solo da cinque anni la sua Guida dei Vini, le cui redini sono da tre
anni nelle mani di Ernesto Gentili e Fabio Rizzari, coadiuvati
da due coordinatori regionali (Massimo Zanichelli e Gianpaolo
Gravina), e da una ristrettissima pattuglia di degustatori, tra
i quali il nostro Fernando Pardini.
La attuale gestione, è dunque alla fine di un piccolo
ciclo ed è possibile fare un primo bilancio. Dopo una prima fase
di impostazione e di scelta della linea di presentazione dei contenuti,
la stilistica della guida si è andata definendo:
corposa introduzione nella quale si forniscono le basilari informazioni
su vino e abbinamenti (questanno condita in modo divertente
da fotogrammi di vecchie pellicole dai quali fanno capolino bicchieri
e fiaschi) e poi una rassegna, compilata senza fronzoli, del panorama
produttivo italiano. Allinizio, per ogni regione, ci sono i vini
con il miglior rapporto qualità-prezzo, e per ogni denominazione
una classifica riassuntiva dei valori. Di questo si accorgeranno gli
acquirenti, che potranno poi confrontare le proprie esperienze personali
con le indicazioni degli autori. Questo in estrema sintesi è
poi il ruolo di una guida, ed è quello che conta di più.
Ma
il vino è diventato anche un argomento sul quale si formano correnti
di pensiero, sul quale si dibatte e ci si scontra; e uno strumento utile
per cercare di indovinare la filosofia di una guida è
quella lista di vini top che hanno superato una certa soglia
di punteggio, tali dunque da essere indicati come i migliori dItalia,
la lista che poi viene diffusa e ripresa dai mass media, raggiungendo
così un pubblico molto ampio. Al di là dellinevitabile
soggettività dei palati e dei gusti, una lista di vini top svela
il taglio, la prospettiva che alla guida si è voluto dare perché
se alcuni vini sono sicuramente intoccabili e di grandezza universalmente
riconosciuta (come nessun critico pensiamo dirà mai che Guerra
e Pace è una schifezza di romanzo), per il resto ogni anno
è ampio lo spazio per le diverse angolazioni critiche che inevitabilmente
premieranno questo o quel vino.
Ma
come spesso accade, una volta stabilito un criterio di giudizio, lo
si può seguire rigorosamente o si può lasciare spazio
a qualche deroga. Ossia, si può ragionare con il chi cè,
cè oppure compensare con considerazioni
di altro tipo. Guardando la lista della guida dellEspresso, i
segnali di un certo rigore sembrano esserci, espressi da scelte piuttosto
secche quali ad esempio: lUmbria degli stracelebrati Sagrantino
di Montefalco a bocca asciutta di riconoscimenti, così come il
Lazio e la Calabria. Neanche un premio ai coccolati vini bianchi campani;
per il secondo anno, lAlto Adige merita il massimo dei voti solo
per i suoi bianchi, dunque non cè un Lagrein o, neanche
a parlarne, un cabernet/merlot che superi la soglia dell'eccellenza.
Invece il Friuli, per nominare una regione confinante, viene premiato
per due vini a base di schioppettino.
Altri
spunti interessanti vengono dal confronto che si svolge ogni anno, spesso
sul filo di lana, fra il Piemonte e la Toscana, le nostre regioni leader
in campo vitivinicolo. Un confronto che questanno ha visto il
primo sicuro vincitore grazie alla grande annata 2001 del Barolo, trionfatore
sul Brunello di Montalcino di una annata media come il 2000. Ebbene,
il rapporto tra i top wines delle due regioni è, per lEspresso,
un drastico 48/24=2 (i Barolo 2001 da soli superano tutti i premi assegnati
alla Toscana), mentre è 56/42=1.33 per la Guida del Gambero Rosso-Slow
Food, 65/55=1.18 per la Guida 2000 Vini dellAIS, 171/126=1.36
per la Guida Veronelli. Le ragioni di un divario così accentuato
stanno nella minor considerazione dei Brunello di Montalcino Riserva
1999, annata senzaltro buona, delle Riserve del Chianti Classico
2001, e di molti supertuscan (soprattutto illustrissimi bolgheresi)
che si sono imbattuti nellannata negativa 2002 e sono stati trattati
senza timori reverenziali.
Piccola panoramica di top wines
Partendo in un certo senso dalla fine della storia, non si può
mancare lappuntamento con il Vin Santo Occhio di Pernice 1993
di Avignonesi, che va al di là di ogni schema interpretativo.
Colore ambra cupo, si presenta con una esplosione di profumi quasi intossicante
che riesce ad essere assieme dolce e penetrante, in una esposizione
di frutta secca e agrumi canditi. In bocca è velluto, impressionante
progressione e potenza, con lacidità sempre ben presente
sullo sfondo.
Ma il vino più buono dItalia secondo la Guida 2006 è
il Barolo Riserva Monfortino 1998 di Giacomo Conterno
(19.5/20), che è anche un simbolo di strade percorse anticipando
i tempi, e seguendo solo le proprie idee, un po il manifesto per
una specificità e personalità che un vino deve avere secondo
i curatori. Certo, non è un vino appariscente, va aspettato perché
aggiunge pian piano tessere al suo mosaico, ad iniziare dai fiori appassiti
e dal sottobosco. La bocca mostra una lenta progressione e un finale
lunghissimo.
Altro produttore "cult e must" da non perdere è Romano
dal Forno, premiato sia con il Valpolicella Superiore Vigneto
di Monte Lodoletta 2001 che con lAmarone della Valpolicella
Vigneto di Monte Lodoletta 2000. Il primo espone al naso un bel
panorama fatto di sensazioni floreali, di frutta nera, liquirizia e
sfumature più dolci in una bocca equilibrata ed elegante, snella
e dalla fresca linea acida. LAmarone mostra un melange di toni
terrosi ed una frutta matura elegantissima e trattenuta. Al palato progredisce
lineare con un tannino scintillante che illumina tutta la seconda parte
dellassaggio, fino al finale interminabile. Non cè
dubbio, due vini che esprimono ununica visione fatta di un frutto
piuttosto astratto e non ostentato. Un altro Amarone allinsegna
della eleganza è lAmarone della Valpolicella Vigneto
Roccolo Grassi 2001 di Roccolo Grassi, delicato e anche pungente
al naso, con un approccio olfattivo che non lascia presagire un comportamento
in bocca fatto di maggiore dolcezza, ma soprattutto di una progressione
potente e quasi esplosiva, fino ad una sorta di "tuono" finale.
Dal punto di vista aromatico, maturità di frutto rivestita di
bella eleganza.
Tre i riconoscimenti ad Angelo Gaja: il Langhe Sorì
San Lorenzo 2001, il Langhe Sorì Tildin 2001, ed il
Brunello di Montalcino Sugarille 2000 di Pieve Santa Restituta.
Il Sorì Tildin ha naso impeccabile ed elegantissimo, femminile,
di un floreale assai seducente; in bocca è vellutato, progredisce
con garbo senza strafare mettendo in mostra freschezza e dinamica espansiva.
Il Sorì San Lorenzo ha una più sensibile componente fruttata
(ribes levigato) di buon impatto, unita a leggere ruvidità terrose.
Al palato, dopo una piccola esitazione iniziale, si espande e si compatta
mostrando corpo, morbidezza, equilibrio e tannino finissimo che sigla
il lungo finale.
Nella folta schiera dei Barolo 2001 scegliamo a titolo di esempio il
Barolo Cannubi Boschis 2001 di Luciano Sandrone, elegantemente
floreale ma non privo di sfumature più dolci in un naso persistentissimo
e in un palato maturo e morbido, dal finale interminabile. Limpido e
luminoso lolfatto del Barolo Riserva Vigna Rionda 1999
di Vigna Rionda Massolino dove le note di sottobosco screziano
la florealità più pura, e grande emozione per il Barolo
Vigna Rionda 2000 di Oddero, dal naso veramente seducente,
con le sue leggere spruzzate mentose e di erbe aromatiche, invasivo
e persistente. Al palato è polposo e potente, concentrato e dal
finale letteralmente esplosivo.
Dalle parti di Montalcino, spiccano nella "media" annata 2000
i Brunello di Cerbaiona e Poggio di Sotto, "territoriali"
e realizzati nel solco della tradizione. Il Brunello di Montalcino
2000 di Cerbaiona si segnala per una elegante frutta rossa,
magari priva delle profondità superiori che si riscontrano nelle
annate più grandi. È gentile in bocca, e mostra una certa
insistenza nellesprimere tonalità dolci, riscattandosi
poi in un finale dai tannini straordinari. Il Brunello di Montalcino
2000 di Poggio di Sotto ha un olfatto più pungente,
complesso e inquieto. Al palato sfoggia pienezza e spina dorsale, è
compatto e dinamico, e ha un finale bellissimo. Infine, il terzo trofeo
di Gaja, il Brunello di Montalcino Sugarille 2000 di Pieve
Santa Restituta, dal naso impeccabile, intenso e inflessibile, un
pochino più dolce e monotono al palato per le sue dolcezze insistite,
e diradate nellampiezza del bel finale.
Nel territorio di Montepulciano. si osserva il ritorno ai favori della
critica del Vino Nobile di Montepulciano Nocio dei Boscarelli 2001
di Boscarelli, premiato non solo dall'Espresso. Vino molto riconoscibile,
anche perché non ha mai puntato sull'ostentazione, ma, come questanno,
su un olfatto intrigante e sfumato, completato da un palato ampio e
dal tannino assai elegante.
E andiamoli dunque a sentire, questi due Schioppettino che hanno battuto,
come detto, autoctoni ormai da tempo coccolati dalla critica come sagrantino
e lagrein. Sono molto diversi: il Colli Orientali del Friuli Schioppettino
2001 di Ronchi di Cialla ha un naso pungente, delicatamente
vegetale; al palato è morbido e grasso, e gioca le sue carte
nel nerbo, la grinta e la caparbietà con cui la componente aromatica
regge la permanenza in bocca, mescolando il fruttato ad un elemento
mentolato più fresco, fino ad esibire un finale piccante. Il
Colli Orientali del Friuli Schioppettino 2002 di Davide Moschioni
ha un olfatto molto ampio e soavemente fruttato che trova
una rispondenza in un palato meno caratteriale, forse più lezioso.
Ancora nellottica di dedicare attenzione alle uve autoctone, segnaliamo
lemiliano Moro del Moro 2000 di Paola Rinaldini, da uve
lambrusco e ancellotta appassite a mo di Amarone,
un vino dalle piacevoli sensazioni confetturate. Una bella scoperta
è il coinvolgente marchigiano Regina del Bosco 2002 di
Romolo e Remo Dezi (territorio di Ascoli Piceno) dal naso compatto,
pieno di sensazioni di frutta nera e balsamiche, persistente e profondo,
accompagnato da note di liquirizia. Al palato è una piccola bomba,
concentrato, ma soprattutto dal frutto profondo. Il finale è
segnato da spunti legnosi e da tannini dolcissimi. Dalla Campania arriva
il Taurasi 2001 di Di Prisco, dalle sensazioni mentose
e di erbe aromatiche, che si espandono ampie in un olfatto piacevolmente
accompagnato da eleganti note di viola. Spesso, pieno, compatto e cremosissimo,
conclude degnamente con tannini fini. Il Cincinnato 2003, è
un vino a base di cesanese di quella Tenuta di Trinoro famosa
per i suoi vini dai prezzi stratosferici, e si caratterizza per note
di fragola e lampone confermate con buona coerenza al palato. Vino di
piacevole dolcezza, magari un tantino sempliciotto.
Dai rossi ai bianchi, partendo dal Verdicchio dei Castelli di Jesi
Riserva Villa Bucci 2003 di Bucci, che si conferma ancora
una volta un fuoriclasse tale da esulare dalla sua categoria di appartenenza
e andandosi a collocare in una ideale vetrina di grandi bianchi italiani
e non. Un naso intenso e penetrante, pieno di erbe, pompelmo e pera
sullo sfondo, è seguito da un attacco in bocca fulminante, e
poi da un ondata di aromi che viaggia con vigore su un supporto compatto
e spesso. Certo, non manca qualche spigolo giovanile, ma questo è
un vino che regalerà le migliori sensazioni fra qualche anno,
come accade di norma con i vini di Bucci.
Si va a colpo sicuro con lAlto Adige Valle Isarco Kaiton 2004
di Kuen Hof, chje sfoggia un bel melange di fiori gialli, frutta
bianca e gialla, agrumi, tè. Bocca dolce, densa e fresca. Bello
poi il Collio Tocai 2004 di Colle Duga (miglior acquisto
in assoluto, visto che costa una decina di euro), che con il suo timido
colore paglierino scarico, sfodera poi un naso di grande impatto, dolce,
dalla frutta matura rotonda, seguito da una bocca piena, che cresce,
e che sa essere fresca. Fra i nuovi bianchi italiani segnaliamo
Etna Bianco Pietramarina 2001 di Benanti che ha bel naso
floreale, agrumoso, reso più complesso da spunti affumicati e
di roccia. La bocca è subito grassa, larga, e diventa freschissima
arrivando ad un finale dominato da una vera e propria spremuta di agrumi.
E infine, il sardo Entemari 2004 di Pala, dal naso nordico
ed esplosivo, vegetale, amplissimo, quasi intossicante; e poi pieno,
elegante, acquisisce gradualmente un grande impatto e si addolcisce
arrivando al finale.
Nelle foto:
I curatori della Guida Fabio Rizzari ed Ernesto Gentili (primo e secondo
da destra)
Il direttore delle Guide de L'Espresso Enzo Vizzari e il presidente
dell'Editoriale l'Espresso Carlo Caracciolo (primo e secondo da destra)
Carlo Caracciolo
Bottiglie per l'asta della Casa d'aste Pandolfini
20 novembre 2005