Supertuscans, un
marchio da gestire
di Riccardo Brandi
Roma - Internet, videoclip, mp3, wifi, hi-tech e global marketing.
Fonemi nuovi e difficili da pronunciare, figli di unevoluzione
tecnologica che per certi versi ci ha reso la vita più facile
o più comoda, che ci allunga la vita e ci porta nello spazio,
ma che ci regala anche prodotti geneticamente modificati, peperoni o
zucchine fuori stagione, pomodori giganti e mucche pazze. Evoluzione
e globalizzazione.
Come abbiamo assorbito tutto ciò nel mondo della vitivinicoltura?
Come ci siamo mossi in un mercato che da nicchia sempre più ampia
ha assunto connotati globali? Le lavorazioni in cantina ne hanno sicuramente
tratto benefici: nuovi meccanismi di controllo e regolazione di temperatura
e umidità; materiali e tecniche sempre aggiornate per una migliore
ottimizzazione dei parametri di produzione. In questo scenario, la bravura
dei nostri produttori è senzaltro la gelosa conservazione
dei valori della tradizione e della nostra storia, con una sapiente
gestione di tanta innovazione in un mestiere fondamentalmente artigiano.
E sul fronte marketing che ci sono certamente margini di miglioramento,
per affrontare al meglio quello che oggi si definisce un mercato globalizzato.
Questo è il tema che produttori, enologi e operatori hanno voluto
affrontare nel dibattito svoltosi a margine di un evento gustativo di
Supertuscans di rilievo, tenutosi lo scorso 23 ottobre nella prestigiosa
sede AIS dellHotel Parco dei Principi in Roma. Protagonista della
serata: il vino di Toscana. Moderati dallo scrittore Andrea Zanfi
e con il contraddittorio dei precisi e stuzzicanti commenti dellimmancabile
anfitrione Franco Ricci, si sono confrontati sul tema Attilio
Pagli e Paolo Vagaggini due grandi enologi e tecnici preparati
che nella loro esperienza di consulenza con tante aziende hanno affinato
competenze anche sugli aspetti più complessi dellintera
filiera di produzione; ovviamente presenti diversi produttori, protagonisti
a seguire della degustazione.
E Vagaggini ad essere stimolato per primo da Zanfi, profondo conoscitore
del settore enologico e dei vini di Toscana, protagonisti di un volume
della collana I Grandi Vini dItalia. Il territorio
toscano è ormai frammentato da una quantità di doc e docg
(oltre 50) che rischiano di confondere il consumatore. Al di fuori del
polo Italo-Francese si punta sempre più sul vitigno, con laspettativa
che il cliente finale sappia muoversi più agevolmente tra un
numero definito di uve, piuttosto che variegare le opportunità
di scelta fra decine di etichette rappresentative delle più disparate
realtà territoriali, in cui i vitigni stessi sono coltivati e
lavorati. Questo è il sasso lanciato da Vagaggini.
E possibile che un Cabernet cileno o australiano, uno Chardonnay
californiano, oppure un Malbec argentino arrivino in modo più
immediato al consumatore; non è detto che la selva di disciplinari
che in Italia ed in particolare in Toscana identificano realtà
territoriali specifiche abbiano un impatto altrettanto efficace sul
mercato globale. Certo, oggi Brunello, Morellino o Chianti rappresentano
ormai dei marchi forti, quasi dei simboli del vino italiano nel mondo,
tanto che forse il consumatore non si pone neanche il problema di sapere
che in fondo si tratta sempre di vini basati sul sangiovese. Ma queste
sono realtà consolidate e di qualità; ed è dunque
questo il termine di paragone imposto dal mercato per avere successo
con etichette sempre più diverse e numerose: puntare sulla ricerca
e sulla qualità del prodotto per valorizzare il territorio stesso.
Così lenologo traccia la via per il futuro: impegnarsi
su coltivazioni della tradizione come il sangiovese, cercando di ottenerne
la migliore espressione territoriale e concedersi uno spazio di ricerca
su vitigni più adatti alla sperimentazione come il petit verdot
o il colorino.
Ma la Toscana ed i suoi Supertuscans rappresentano ancora la leadership
del movimento vinicolo in Italia? Non cè forse stato un
rilassamento da parte dei produttori? Così pungola Andrea Zanfi.
Attilio Pagli non ci sta e risponde dissacrando laffermazione
insita nel primo quesito: la Toscana non è mai stata leader del
movimento enologico. Le quote di mercato non definiscono la figura trainante
di tutto un movimento. Piemonte, Friuli, Sicilia e tante altre realtà
si sono mosse con impegno, perizia ed efficacia nei rispettivi territori,
così come la Toscana. Non solo, anche il termine Supertuscans
viene in qualche modo smitizzato: è un nome che non
identifica nessun territorio specifico e che non consente di promuovere
i vari terroir. La valorizzazione di tutti i vini toscani non passa
necessariamente per il successo dei più blasonati tagli internazionali,
che un americano ha voluto ribattezzare Supertuscans: nome brutto e
pericoloso. Solo il lavoro paga; questo il monito di Pagli. Occorre
rimboccarsi le maniche e concentrarsi sul lavoro in vigna ed in cantina
per migliorare i nostri vini senza perdere tempo in futili crociate.
Al fianco dello sforzo produttivo è necessario agire sul fronte
marketing attraverso concrete azioni promozionali volte a valorizzare
al meglio le qualità e le peculiarità dei vini e dei territori
toscani.
Cè confusione alla base di questa impasse commerciale
che, pur non incidendo sul volume di vendite assoluto, se rapportato
al numero di etichette e disciplinari prolificato negli ultimi anni,
assume una valenza che merita attenzione e giustifica questo momento
di riflessione. E Franco Ricci, padrone di casa e affabile presidente
dellAIS Roma, a fornire questo spunto di riflessione per gli ospiti;
si parla poco di vino di qualità e nonostante ci sia quasi un
fenomeno modaiolo intorno al settore eno-gastronomico da qualche anno,
i numeri sono in assoluto ancora insufficienti. Gli sforzi di organizzazioni
come quella dei Sommelier sono lodevoli, ma certo suscettibili di azioni
di sostegno per la diffusione della cultura del vino.
E qui che Andrea Zanfi lancia il messaggio che a noi piace raccogliere
e ribadire sperando di dare così più eco alle sue parole:
si investe poco in cultura del vino in Italia, specie da parte dei produttori
che dovrebbero essere invece maggiormente interessati a questo fine.
Di letteratura sul vino in Italia se ne fa davvero poca, ma di guide
ci si può ubriacare. Cambiare questo stato di cose è un
impegno da prendere per costruire un futuro concreto che sappia preservare
da flessioni il comparto nel suo complesso; la Toscana con il traino
dei suoi vini più famosi e con la storia dei suoi territori dalla
vocazione consolidata potrà essere protagonista di questo cambiamento.
Sfruttare la libertà dazione che concedono proprio i Supertuscans
per sperimentare nuove lavorazioni e blend innovativi; svincolato dai
dettami dei disciplinari, il Supertuscan è terreno fertile per
liberare la fantasia dei nostri bravi enologi ed affrancarli dal rispetto
di parametri organolettici rigidi come possono essere quelli di un Brunello
o di un Chianti.
Creare occasioni di confronto e di crescita per gli operatori e diffondere
la cultura del buon vino investendo risorse, tempo e idee per arrivare
meglio agli appassionati, con lobiettivo di coinvolgerne sempre
più. Operare con incisive ed efficaci azioni di marketing volte
a considerare le etichette veri e propri marchi da pubblicizzare, magari
identificandole sia con il territorio, sia con le aziende di produzione
che dovrebbero così divenire garanzia di qualità. Così
come avviene in mercati altrettanto concorrenziali e globalizzati (si
fa lesempio della cosmesi), si devono promuovere i prodotti conclamando
le loro qualità. Gli unici spot televisivi che ci sovvengono
sono quelli del Tavernello
ed i numero di confezioni vendute
dovrebbe far riflettere. Organizzare sempre più eventi gustativi
cercando di abbassare la soglia daccesso a tali banchi di assaggio
anche a vini meno impegnativi, meno costosi o più commerciali,
magari affiancandoli a vini più di prestigio, proprio per convincere
il consumatore che si può bere vino di qualità anche a
prezzi accessibili, così come ci si può regalare a volte
emozioni più forti anche se più costose. Insomma coinvolgere
anche il consumatore come termine ultimo della filiera. Sono tutti concetti
lanciati in questo incontro che ci sentiamo di sposare e promuovere,
con laugurio che davvero si intraprenda un nuovo corso e che la
Toscana, con il suo blasone ed il suo enorme movimento, possa fungere
da modello e stimolo per altre realtà nazionali.
A conclusione dellincontro ci siamo concessi un meritato premio,
attivandoci con impegno nellassaggio di quei vini tanto declamati
che spesso, almeno personalmente, abbiamo solo visto nelle vetrine delle
enoteche, oppure osannati sulle pagine delle riviste specializzate.
La lista delle etichette in degustazione era davvero impressionante,
così abbiamo selezionato, non senza difficoltà, un programma
di assaggi in verticale per così dire; partendo dalle
bottiglie frutto della difficile annata 2003 a risalire il tempo verso
vini un po più stagionati. Spero avrete il piacere di condividere
con noi questo percorso gustativo attraverso le schede di seguito descritte;
unesposizione che ci auguriamo sia efficace nel trasmettere le
sensazioni provate, certi di non avere nelle corde la poesia necessaria
per emozioni così forti, ma consapevoli che la nostra semplicità
saprà rendere al meglio lidea di quanto sia rimasto intrappolato
a metà strada
fra papille e cuore.
Balifico
2003 - Castello di Volpaia
Apriamo con questo assemblaggio di sangioveto (clone di sangiovese autoctono
di Volpaia) e cabernet sauvignon, dal colore rosso rubino profondo e
scuro; dal profumo fine ed elegante con note di mora e mirtillo, sentori
di cannella e boisée. In bocca è morbido e strutturato,
con una persistenza ricca di frutta rossa ed un finale che rivela tutti
i 18 mesi di barrique; ci rimane a onor del vero una nota sapida che
con discrezione ci racconta qualcosa del terreno dove le uve sono nate.
Estroso.
Siepi
2003 - Castello di Fonterutoli
Ci è piaciuto molto questo matrimonio di sangiovese e merlot.;
un vino molto tonico, concentrato nei suoi tannini serrati e al contempo
abboccati. Nel bicchiere il rosso porpora è penetrante,
compatto e raggiante; al naso lintensità maggiore è
quella della frutta rossa inizialmente, poi di prugna matura accanto
a fini note speziate. Il tono alcolico è vigoroso, ma ben equilibrato
dalle componenti aromatiche. Al palato impressiona il perfetto bilancio
fra potenza e raffinatezza: la prima spronata dallimpeto di tannini
ancora non domi, la seconda affinata per mesi nei piccoli legni francesi.
In bocca ci rimane una sublime e persistente coda di vaniglia, tabacco
dolce e note balsamiche; un vino già godibile ai massimi livelli,
ma che lascia intendere perfino margini di miglioramento di anno in
anno. Emozionante.
Bolgheri
Superiore DOC Grattamacco 2003 - Grattamacco
Sangiovese, cabernet sauvignon e merlot. Ancora un classico incontro
fra tradizione toscana e internazionalità, per un vino piacevole
e votato allinvecchiamento. Il colore è rosso rubino brillante
con sfumature tendenti al granato; cupo e denso si aggrappa disperatamente
al bicchiere disegnando volte architettoniche fitte e continue. Lolfatto
rivela aromi energici, limpidi e garbati, che ci avvolgono con note
di amarena e prugna seguite da un sottobosco ricco di fiori e bacche,
che si apre nella fase volatile a spezie variegate dove riconosciamo
tabacco e pepe, ma dove nasi più affinati saprebbero distinguere
molti altri sentori. I tannini invadono il palato ben compensati dall'alcol,
una corposità carica di sapori decisi e suadenti. Nel finale
ritroviamo il complesso di aromi rivelati al naso, lasciando una lunga
persistenza complessa ed intrigante. Ottimo.
Luce
2003 - Luce della Vite
Questo vino storico, che fu fra i primi accostamento tra leleganza
del sangiovese e la potenza del merlot per la geniale intuizione di
personaggi storici come Frescobaldi e Mondavi, ci incute una certa riverenza
alla degustazione. Si presenta con un bel colore porpora, scuro e inaccessibile.
Il naso è inizialmente aggredito da un tono alcolico sopra le
righe, ma una leggera ossigenazione libera deliziose note fruttate di
bosco umido: mirtillo e mora sono accompagnate da cannella e spezie
pungenti, con apertura finale su sentori di eucalipto. L'ingresso in
bocca è rabbioso, i tannini mostrano i muscoli e cinducono
a cercare nuova ossigenazione roteando il calice, ma il riscontro non
muta; il magnifico bouquet di sapori che i profumi lasciavano presagire,
sembrano ancora prigionieri di una concentrazione al momento serrata.
Il vino custodisce ancora con gelosia le sue fragranze più morbide
e accattivanti, peccato
riproveremo a passare sperando di cogliere
una bottiglia più pronta. Spigoloso.
Bolgheri Superiore DOC Guado al Tasso 2003 - Guado al Tasso
Partiamo
da un presupposto: per questo vino difficilmente riesco ad essere obiettivo.
Si tratta di uno dei tagli Bordolesi meglio riusciti in Italia, che
non manca mai nella mia personale cantina. Consapevoli delle peculiarità
di unannata difficile, ma ben gestita dalla consueta abilità
dei produttori toscani, scrutiamo il nostro Guado al Tasso che si muove
sinuoso nel calice. Il colore è un classico rubino carico, quasi
buio, ma lunghia vira leggermente al granato denunciando che forse,
rispetto ad altre annate, la maturità delle soleggiate uve 2003
potrebbe accorciare di qualcosa la rinomata longevità di questo
vino, comunque superiore alla media. Avviciniamo il naso ed i recettori
vengono subito investiti da una cesta bacche rosse a base di more, mirtilli
e ribes, in profondità avvertiamo la ciliegia; lossigenazione
libera note volatili di cacao, cuoio e caffè. Assaggiamo un primo
sorso e abbiamo conferma di un vino già eccezionalmente pronto:
entra con garbo in bocca ed accarezza il palato con tannini morbidi
al punto giusto, sostenuti da una spalla acida ben presente. Strutturato,
complesso e bilanciato rimane lungamente nel retronasale con arie di
sottobosco, lasciando un film vellutato tra lingua e palato. Poesia.
Fontalloro
2003 - Felsina
Ci avviciniamo a questo sangiovese in purezza proprio con lintento
di accostare un infuso di Toscana al precedente assaggio di grande respiro
internazionale. Il colore è inconfondibile, un rubino brillante
proprio come una pietra preziosa. Al naso è intenso e profondo,
si avverte la terra toscana, umida di notte e soleggiata di giorno;
londa speziata si schiude con pigrizia sul tabacco di un buon
sigaro toscano. In bocca si apre con più generosità, rivelando
tannini morbidi e importanti, per una struttura decisa e complessa;
persistenza e prospettiva per un grande vino di Toscana. Toccante.
Bolgheri
Superiore DOC Ornellaia 2003 - Ornellaia
Come perdere unoccasione del genere? Ci avviciniamo al banco dassaggio
con timore reverenziale; avremmo preferito tenerci un finale di prestigio
per questa etichetta, ma intuiamo che è bene non rischiare che
le poche bottiglie presenti finiscano, come è logico che sia.
Lo guardiamo con rispetto roteando il bicchiere e scrutando nellimpenetrabile
color rubino intenso e lucido, gli archi che si compongono sul cristallo
del calice sono prima ampi, poi sinfittiscono man mano che calde
lacrime precipitano nel cuore rosso. I profumi si lasciano avvicinare
regalando sensazioni minerali e ferrose in una dominanza di frutta rossa
dove al naso si distingue netta la visciola, ma che ci incuriosisce
con una complessità tutta da esplorare. Il primo sorso riempie
la bocca con una ricchezza di sapori che, in una fitta trama tannica
sostenuta da un vigoroso tenore alcolico, si evolve su sensazioni tendenzialmente
erbacee; il secondo e conclusivo sorso è un regalo dei sensi,
il palato avvinato percepisce una variegata armonia di frutta matura
che torna per via retronasale e vi permane per un tempo indecifrato.
Setoso.
Cabreo
Il Borgo 2003 - Tenute Folonari
Nonostante siamo ancora estasiati dallesperienza Ornellaia, troviamo
una piacevole conferma sotto ogni aspetto. Il colore è intenso
e vivace, con riflessi porpora pieni e cupi. Lolfatto è
stimolato da un composito fruttato intrigante, forse ancora non del
tutto decifrabile per lampia gamma di aromi proposti, ma di chiara
intuizione; laspetto volatile si presenta penetrante, con riverberi
di tabacco, cuoio e humus. Di consistenza densa, strutturata e convincente,
si lascia bere con gusto e rispetto sfidando il palato con ricchezza
di personalità, che stimola un prolungata e intima meditazione.
Generoso.
Olmaia
2002 - Tenuta Col D'Orcia
Ci spostiamo nella piovosa stagione 2002 fidandoci di un vino-garanzia
come lOlmaia. Nel bicchiere si presenta deciso e scuro, ma con
brillanti riverberi violacei. Il naso rivela unincipiente fragranza
fruttata: la bacca rossa è matura e si lascia dolcemente avvolgere
da note varietali, dove il peperone dà chiare tracce di se insieme
a venature di eucalipto. In bocca ci riscalda con tannini finemente
evoluti ed un corpo grasso e succulento La persistenza è lunga
e la speziatura costruita nei mesi di affinamento in rovere la rende
amabile e cangiante. Cabernet.
Lupicaia
2001 - Castello del Terriccio
Come descrivere il vino che più ci ha impressionato in questa
indimenticabile serata? Proviamo a ricordare ogni dettaglio, cominciando
dalla cromìa decisa che rapisce gli occhi in un abisso scuro
e concentrato, dove preziosi barbagli violacei ne impreziosiscono la
luminescenza. I profumi deliziano lolfatto con la polpa di frutta
rossa carnosa e matura; unampia ossigenazione libera note balsamiche
arricchite da fragranze speziate iridescenti fra il tabacco, il cuoio
invecchiato e la liquirizia. Il palato incontra il primo assaggio e
resta colpito dalla potenza del frutto, turgido e succoso, anzi: appetitoso;
in piena trance gustativa ingolliamo il resto dellassaggio ansiosi
di approfondire una inspiegabile voluttà. Ancora un corpo voluminoso
si impadronisce di tutte le papille con una complessità di sapori
levigati e amalgamati in una setosità ben sorretta da tannini
felpati che, pur mostrando una fisicità importante, sono eleganti
ed equilibrati da una spalla alcolica adeguata. Deglutiamo e respiriamo
a bocca aperta, godendo della lunga persistenza, piena e gradevolmente
tostata. Spettacolare.
Tassinaia
2001 - Castello del Terriccio
Non ci sembra vero di avere retto a tante emozioni, ma siamo troppo
ispirati e fermarci ancora un po in casa Castello del Terriccio
ci sembra quasi un dovere, così chiudiamo con il fratello toscano
(per luso di sangiovese) del Lupicaia. Il carattere di famiglia
si rispecchia subito nel colore netto, indiscutibile e imperscrutabile.
Al naso cinebria con ricchi aromi di ciliegie e marasca, ma ai
frutti si sommano suggestive atmosfere floreali dominate dalla viola;
la speziatura che si libera successivamente ci è familiare e
sa di terra, chiodi di garofano e accenni di tabacco. In bocca è
poderoso, dal corpo pieno e abbacinante; il frutto è concentrato
e asciutto, i tannini decisi e importanti. Apprezzabile la venatura
acida del Sangiovese nel complesso armonico e robusto del cabernet;
un equilibrio già raffinato che lascia però intuire grande
possibilità di ulteriore maturazione. Tosto.
20 novembre 2006