Tigulliovino.it Meeting:
piccole Merano crescono
di Luca Bonci
Dopo
anni di attività on-line è sempre forte la tentazione
di fare qualcosa di più solido, palpabile, reale. Noi l'abbiamo
provata, tanto da dare inizio alla serie di Orizzonti e Vertici, e non
siamo evidentemente i soli. Dallo scorso 29 giugno 2005 un nuovo evento
enologico si è affacciato nel già denso panorama italiano.
Al Ristorante la Brinca, nelle vicinanze di Genova, si è tenuto
il primo Tigulliovino.it Meeting, organizzato dai colleghi del
sito www.tigulliovino.it
e, in particolare, dall'amico Filippo Ronco.
Una piccola e "meditata" selezione di produttori provenienti
da tutta Italia. Una selezione derivata dai cinque anni di degustazioni
che stanno alle spalle dell'attività del sito, con una attenzione
particolare al rapporto qualità prezzo. Ventitre produttori,
quasi tutti presenti personalmente, in rappresentanza di molte delle
regioni italiane, dal Friuli alla Sicilia. Nomi più che famosi,
come Planeta o Leone de Castris, ma anche piccoli produttori non ancora
agli onori della cronaca. Il tutto ospitato all'interno del premiato
ristorante La Brinca che, nel comune di Ne, offre una cucina territoriale
di alto livello.
Una bella giornata di degustazioni, delle cui suggestioni vi raccontiamo
qui sotto, e un sicuro successo di pubblico e organizzativo: tutto ha
funzionato alla perfezione e l'atmosfera che si respirava a tarda serata
(la degustazione si concludeva alla mezzanotte) era di piacevole soddisfazione
sia tra i vignaioli sia tra i visitatori. A riprova basti citare il
ringraziamento di Santi Planeta, che ha paragonato la manifestazione
a un piccolo Merano Wine Festival... un notevole complimento! Insomma,
un bell'esordio che crediamo potrà avere un luminoso seguito
negli anni a venire.
Ma passiamo alle scoperte e alle conferme dopo una piccola premessa:
come al solito il tempo tiranno costringe a scelte, anche drastiche,
sui temi della degustazione. In questo caso abbiamo volontariamente
evitato di assaggiare i grandi vini dei produttori più famosi,
quelli che già così spesso trovano posto sulla nostra
AcquaBuona e sulle altre riviste del settore. Se quindi non parleremo
dei bei siciliani di Planeta, del Brunello de La Gerla, dei salentini
di de Castris o dei Valpolicella di Tedeschi, solo per citarne alcuni,
non è certo per loro "colpa"...
Come si deve, abbiamo iniziato dai bianchi, dai bei bianchi del nostro
nord-est, atesini e friulani. Della Cantina di Cornaiano, una
cantina cooperativa con 200 conferitori, abbiamo assaggiato l'Alto
Adige Pinot Bianco Plattenriegel 2004 dalla grande eleganza, propria
del vitigno, e dai profumi di fiori bianchi e tisane, di buccia di mandarino,
di minerali. Un Pinot di struttura non certo esile, di bocca corposa
e acida, ma sempre su registri eleganti. Interessante anche il Sauvignon
Select Art Flora 2004, che gioca su sentori vegetali di tabacco
e fieno e su una bella tenuta in una bocca chiusa da una nota amarognola.
Ma è l'Alto Adige Gewürtztraminer Select Flora 2004
il vino che ricordiamo migliore. Un color paglierino dorato e profumi
varietalmente aromatici sono solo le prime impressioni, seguite dalla
scoperta di complesse note rocciose e di macchia mediterranea nei profumi.
Mirto, fiori secchi, quasi liquirizia in un bel naso persistente. Quadro
ripetuto al gusto, sul supporto di un croccante frutto nella cui lunghezza
si susseguono tutte le sensazioni primarie di questa bell'uva. Anche
due rossi (assaggiati in seguito) chiudevano l'offerta della cantina.
Un pinot nero, l'Alto Adige Blauburgunder Trattmanhof Select Art
Flora 2002, un vino un poco crudo, dalla forte componente speziata
e vegetale, sulle note del pepe nero e di lamponi non troppo maturi
e l'Alto Adige Lagrein Riserva 2001, affinato in barrique per
un anno. Un vino di colore rubino concentrato, bello visivamente e combattuto
tra la sensazione terziaria assai netta e il bel frutto percepibile
all'assaggio: una bocca di piccoli frutti rossi, guarnita da note di
violetta e retta da una buona acidità.
Cinque
vini bianchi da monovitigno erano l'offerta dell'azienda Gradnik
Gradimiro di Cormons (Friuli). Il Collio Tocai 2003
(13,5%) apriva la serie con note minerali e idrocarburiche che abbiamo
poi constatato essere una peculiarità dei vini di questa azienda.
Un vino pulito, corposo, leggermente caldo, non troppo espressivo aromaticamente
ma di sicura struttura. Molto minerale anche il Collio Pinot Bianco
2003, su toni più eleganti al naso e belle morbidezze all'assaggio.
Un vino di "soli" 12,5%. Con il Collio Ribolla Gialla 2003
si tornava invece al gran corpo e alle alte gradazioni, superiori ai
14,5%. Un vino dai profumi minerali e citrini, mediamente intensi, e
dalla beva assai fresca visto anche il contenuto alcolico. Piacevole
la chiusura leggermente amarognola. Il Collio Pinot Grigio 2003
ci è piaciuto per la maggiore espressività olfattiva,
su note ancora minerali ma anche vegetali, di erbe di campo e anice.
Meno al gusto, dove l'abbiamo trovato un poco semplice. Ed infine il
Collio Sauvignon 2003, proveniente da vigne di età molto
diverse, dai 40 a 3 anni. Un vino paglierino dall'aromaticità
un po' selvaggia, varietale, di salvia, assai caratteriale. Bella complessità
olfattiva a cui segue una bocca lunga e sapida, di buona soddisfazione.
Dall'est
all'ovest, per assaggiare i vini di Boveri Luigi Michele. Il
Colli Tortonesi Cortese Vigna del Prete 2004 è un vino
dai bei profumi freschi di frutta bianca e dalla bocca semplice ma assai
beverina. Un prodotto piacevole, di beva spensierata, che chiude floreale
e leggermente ammandorlato, ad un prezzo inferiore ai 5 euro in enoteca.
Più complesso il Colli Tortonesi Timorasso 2003, dal naso
più austero di anice e pasticceria. Vino ancora in evoluzione
aromatica che sorprende per la bella presenza in bocca: corposo e ben
innervato acidamente. Sapido, equilibrato e senza cedimenti fino al
lungo finale. Dopo i bianchi ecco tre barbere. La più semplice,
la Barbera Boccanegra 2004, ha profumi di erbe e minerali e una
impostazione facile, morbida, beverina. Quattordici e mezzo sono i gradi
della Barbera Poggio delle Amarene 2003, prodotta solo nelle
migliori annate da una vigna vecchia e lavorata senza uso di legno.
Il colore del vino è rubino, vivo e limpido, e ai profumi di
erbe si associa una bella frutta rossa. In bocca, nonostante l'evidente
alcolicità, l'equilibrio è pregevole e la sensazione di
succosità non viene disturbata dalla notevole massa tannica.
Anche la Barbera Vignalunga 2001 ha 14,5 gradi, ma questa volta
il vino dimora in barrique per circa 18 mesi. Il risultato è
un prodotto di color rubino cupo e dai profumi di frutta nera, legni
aromatici, polvere pirica. La sensazione gustativa è piena, quasi
sovrabbondante, e il finale un po' caldo e pieno di note speziate.
Sempre restando in Piemonte abbiamo poi notato le due diverse interpretazioni
dello chardonnay presentate da Guido Berta e da Pianbello
di Pietro Cirio. Lo Chardonnay 2004 di Cirio ha 12%, un
colore paglierino e un olfatto floreale e mineral-sabbioso di vivacità
certa. L'uva, proveniente da una vigna situata a 500 metri sul mare,
dà il suo meglio in freschezza aromatica e pulizia. Un vino che
potete trovare a meno di 5 Euro! Paglierino dorato e un grado alcolico
in più per lo Chardonnay 2004 di Berta; ottenuto da uve
surmature il cui mosto, dopo pressatura soffice, fermenta per metà
in legno piccolo e, parzialmente, vi affina. I profumi sono di frutta
matura e non eccellono in intensità, ma è all'assaggio
che il vino dà il suo meglio: una bocca opulenta, succosa, larga
e grassa, ed un finale speziato senza eccessi e sostenuto da una acidità
non disprezzabile, ma che avremmo preferito più decisa.
Santa
Caterina vuol dire Colli di Luni, vuol dire vermentino ma anche
due igt, un bianco e un rosso, che potremmo chiamare sperimentali. Il
primo assaggio è per il Colli di Luni Vermentino 2004,
tredici gradi e mezzo e 8 euro in enoteca. I profumi non lasciano dubbi,
un bel Vermentino dalle note di anice e roccia, intenso e varietale.
Una persistenza olfattiva medio alta che si fa complessa in note di
salvia secca e marine. In bocca il vino è saporito; salino, acido
e lungo, piacevolmente amarognolo in chiusura. Mezzo grado in più,
e siamo a 14%, per il cru Colli di Luni Vermentino Poggi Alti 2004.
Un vino ottenuto con una macerazione di 12 giorni sulle bucce, senza
lieviti aggiunti, in modo da ottenere andamenti fermentativi lenti.
Di nuovo è bella la componente olfattiva, intensa e ora più
selvaggia, con nette note di macchia mediterranea. Ed è bella
la beva, ampia e succosa, piena di sentori di uva matura e lunga. Una
presenza gustativa ed una armonia complessiva che donano quasi sensazioni
di dolcezza, nonostante il residuo zuccherino, 4 grammi al litro, sia
decisamente da vino secco. Dopo due DOC eccoci ad in IGT, il Giuncaro
2004, dai 14% alcolici. Un vino che si trova a un prezzo inferiore
ai 10 Euro e che presenta una composizione non così comune:40%
di tocai, 40% di sauvignon e 20% di vermentino. Una scelta, ci spiega
il vignaiolo, non così eccentrica a dire il vero. Nei vigneti
ereditati dalla madre vi era parecchio tocai, una usanza comune in zona,
e per non perdere queste uve ecco la decisione di farne un vino diverso,
col rinforzo del sauvignon. Sia come sia, respiriamo nel bicchiere e
restiamo un po' sorpresi: la componente aromatica non è poi così
diversa da quella del bel Vermentino precedente, sono ancora i sentori
d'anice, di macchia, di pietra a rendere il vino piacevole e complesso.
Vicinanza aromatica tra vermentino e sauvignon o potenza del territorio?
Non abbiamo la risposta al dilemma, ma di sicuro l'effetto è
assai bello. Al gusto poi compaiono aromaticità concorrenti,
frutta matura a pasticceria in un ambito caratterizzato da grande pienezza
e sapidità. Un vino forse non delineato con la precisione del
Poggi Alti, ma di sicuro interesse. Chiudiamo col Ghiaretolo 2001,
un merlot dai 14,5% che ricordiamo per la ricchezza del frutto ma anche
per una impronta terziaria assai affaticante, dovuta all'utilizzo di
legni piccoli. Il produttore ci dice che nelle ultime annate è
passato a legni più grandi e meno invasivi: una buona scelta,
vista la bella materia prima che in questo 2001 soffre il predominio
del legno.
In
Toscana la Fattoria Cerreto Libri lavora biologicamente, anzi
biodinamicamente. Facciamo due battute con i proprietari, discuisendo
di .. logico e ... dinamico, e ci troviamo d'accordo che, comunque,
l'approccio pragmatico è il migliore: guardiamo ai vini! Il Chianti
Rufina 2003 ha, come annata comanda, più di 14 gradi e mezzo.
Il colore è rubino vivo non concentrato ed è fatto con
sangiovese e un 10% di canaiolo. I profumi sono veramente belli, chiantigiani,
floreali e di erbe, viola e sottobosco, con solo una leggera nota alcolica
in eccesso che rende il tutto un poco sottospirito. Un buon Chianti,
vivo, pulito, fresco e assai godibile. Assaggiamo anche il 2002 e dobbiamo
dire che le piogge impietose sono state sicuramente più dannose
del caldo infernale dell'annata successiva. Un colore più scarno
e profumi più terrosi, di fiori di campo e fumé sono la
carta di identità di questo vino, che all'assaggio rimane piuttosto
sottotono. Dai Chianti passiamo a un IGT, il Podernovo 2003 (14,5%),
melange di sangiovese e canaiolo, con quest'ultimo in percentuale elevata,
il 40%. Un vino volutamente primario, fermentato e affinato in cemento,
con lieviti autoctoni. Come risultato abbiamo una media concentrazione
e profumi di buona personalità, di fiori e terra. In bocca percepiamo
un certo nerbo acido e buona pulizia, note di liquirizia e qualche incertezza
nel passo e nella rotondità che non disturbano più di
tanto e donano una piacevole impressione di spontaneità.
Penultima puntata rossa, ancora in Piemonte, con i vini di Dario
Molino. Il Dolcetto Ausario 2004 è di colore rubino
concentrato e di profumi ferrosi e di ribes. Vivida la sensazione fruttata
all'assaggio. Una bocca acida, tannica, vivace. Presenza del legno un
po' eccessiva invece per la Barbera Ausario 2003, che matura
in tonneau e presenta una bocca fruttata di buona acidtà. Molto
più soddisfacente il Barbaresco 2003, dal colore rubino
scarico e dalle note di balsami, foglie, sottobosco. Un vino maturo
ma elegante, che alla bocca, di importante impronta eterea, fa seguire
dei bei tannini, robusti ma molto fini.
Silvia
Scaglione del Forteto della Luja ci offre l'ultimo rosso
della giornata, il Grive 2002 da uve barbera (80%) e pinot nero,
raccolte quasi in surmaturazione. Il colore del vino, che dimora per
8-9 mesi in barrique di vario passaggio, è rubino assai vivo,
e i suoi profumi sono eleganti, eterei, segnati dal rovere ma con finezza.
Un vino piacevole, di estrema bevibilità a cui facciamo seguire
il Loazzolo Moscato 2001, ottenuto da vendemmia tardiva e fermentato
in barrique per oltre un anno. Dolce aromaticità moderata dal
contributo speziato e da una impronta lattica che, nel retrogusto, lascia
una scia amarognola. Caratteristica che ritroviamo anche nel Piasa
Rischei vendemmia tardiva 2001 che alle note speziate associa anche
intriganti sentori di incenso e cenere.
La serata volge decisamente al termine, ma dopo i dolci "della
Luja" non manchiamo il Recioto di Soave 2003 di Vicentini
Agostino, un vino dorato che non vede legno e profuma di miele,
mallo di noce, minerali e gomma. Complessità che ritroviamo anche
nella morbida bocca che, senza stucchevolezze, si offre dolce ma anche
arricchita da note di muschio e pepe bianco. E ancora... e ora è
proprio l'ultimo, ricordiamo la freschissima aromaticità del
Moscato d'Asti 2004 di Pianbello. Mela verde, erba, basilico,
geranio, fiori bianchi, sono alcuni dei suggerimenti che ci arrivano
da questo bicchiere di esaltante vivacità, sia al naso sia in
bocca.
14 settembre 2005
Per le foto si ringrazia TigullioVino.it
Per un resoconto completo della serata: http://www.tigulliovino.it/iniziative/iniziative_tigulliovino_44.htm