Presentazione della
guida I Vini d'Italia 2007 de L'espresso: le degustazioni
di Luca Bonci, Riccardo Farchioni e Vincenzo Ramponi
Firenze
- Come accade ormai da qualche anno, la presentazione della nuova edizione
2007 della Guida dei Vini dItalia de Lespresso è
avvenuta alla Stazione Leopolda di Firenze, beneficiando di un allestimento
particolarmente affascinante. Inseritasi nel mercato relativamente da
poco (è alla sua sesta edizione) la guida sta lentamente scalando
la classifica delle preferenze dei cultori del vino, anche grazie alla
forte promozione legata al gruppo Espresso, che quest'anno la offrirà
come allegato delle sue importanti testate.
A detta di Ernesto Gentili, curatore assieme a Fabio Rizzari,
la piccola pattuglia di degustatori segue una sorta di religione
dellassaggio: rigorosamente alla cieca, dà luogo
a giudizi che mai vengono rimessi in discussione da ragionamenti e compensazioni
ex-post. La linea guida critica privilegia i
vini per i quali la tecnica in cantina non risulti fattore preponderante.
Quindi, vini dei quali si sia lasciato formare senza forzature un proprio
carattere specifico, siano essi autoctoni o meno, siano essi lavorati
in un modo o nellaltro. Questanno è stata inoltre
introdotta una pratica di riassaggio nei due-tre giorni successivi alla
stappatura per monitorare vini che crescano (o che si smontino
)
dopo lapertura della bottiglia.
La
guida (diciamolo: con il nuovo formato ha raggiunto un notevole equilibrio
fra maneggevolezza, leggibilità, e completezza) sfodera anche
questanno un taglio critico molto sharp: cantine ormai
stabilmente nel gotha italiano vengono strapazzate semplicemente
perché allassaggio non hanno dato esiti allaltezza.
Si legge in controluce una salda propensione per quei produttori legati
alla natura del territorio, come, questanno, la chiantigiana Castellin
Villa (tre vini al top) e (come già in passato) Gulfi
in Sicilia, autore di personalissimi Nero dAvola. E proprio
sulla Sicilia conviene spendere due parole, visto che in definitiva
è un osservatorio speciale ed emblematico della viticoltura nostrana.
Statica e sommersa per lungo tempo, è balzata allattenzione
generale grazie al traino di aziende che però mancano qui allappello
dei premiati; e a vini che hanno cercato e cercano tuttora un confronto
più immediato con zone vinicole glamour e/o con mercati
nazionali e internazionali, vengono preferiti, per esempio, vini sempre
ricchi di peculiarità come gli etnei.
Per il resto: Friuli e Alto Adige si confermano anche quest'anno bianchiste,
perlomeno per quel che riguarda i vini top, con lunica eccezione
del Kermesse di Elena Walch. Né il lagrein, né
le molto coccolate uve rosse autoctone friulane vengono ritenute capaci
di dare vini che possano sfondare verso i livelli più alti di
valutazione. Ottimo risultato per il Soave ma soprattutto in
primo piano la Toscana, che ha beneficiato di una annata come la 2001
per il Brunello di Montalcino, alla quale non ha potuto fare
da contraltare per il Barolo una vendemmia come la 2002, a posteriori
interessante, ma innegabilmente minore. Limpronta di una
raccolta problematica ha colpito anche lUmbria dei Sagrantino
di Montefalco 2003, mentre mai come questanno il campano Taurasi
ha trovato un riscontro critico tanto positivo.
Stretta
fra i commenti di Ernesto Gentili ed Enzo Vizzari, direttore del settore
guide del gruppo Espresso, e lasta dei vini a cura della casa
daste Pandolfini, la degustazione si è protratta
per non più di un paio dore, ed è stato un peccato
e un dolore non aver potuto assaggiare tutto quello che avremmo voluto
assaggiare.
I nostri assaggi cominciano, come d'uopo, dai due champenoise premiati.
Due vini assai diversi, tanto fruttata e estroversa la Cuveé
Anna Clementi 1999 di Ca' del Bosco, quanto austera, importante,
corposa la Riserva del Fondatore 1997 di Ferrari. Un tipico
blanc de blanc l'Anna Clementi, nonostante un 20% di pinot nero
si affianchi a chardonnay e pinot bianco, in cui il contributo dei lieviti
rimane sullo sfondo lasciando il passo ad agrume maturo e frutta bianca.
All'assaggio spiccano la sapidità e una freschezza forse fin
eccessiva per l'eleganza che ci si aspetterebbe. Fresco lo è
anche il Ferrari, nonostante i quasi dieci anni di età, ma qui
l'eleganza non manca certo e le note di lieviti, crosta di pane e frutta
secca, lo elevano al rango dei migliori champagne transalpini.
Lasciamo i vini mossi per passare ai Kerner altoatesini, ben tre dei
quali hanno quest'anno raggiunto od oltrepassato il limite dei 18/20.
Per primo assaggiamo il Kerner Brixner Praepositus 2005 dell'Abbazia
di Novacella, un vino dal paglierino tipicamente poco accentuato
e dal naso intenso di mela matura, con note di una dolcezza un po' ostentata.
Aromaticamente ampia la bocca ed equilibrata, ma carente di quel guizzo
acido che ci si attende dalla tipologia. Guizzo che invece non manca
al Kerner Brixnex 2005 di Pacherhof, dal color carta e
dai profumi di erbe officinali, di vegetali e roccia. Qui la crescita
gustativa pare veramente senza limiti e quando, alla fine, la sensazione
aromatica principale lascia spazio al retrogusto, emerge una fascinosa
scia minerale mentre nel bicchiere quasi vuoto spicca ora una decisa
nota di pesca. Di livello simile abbiamo trovato il Kerner Brixner
2005 Köfererhof, anch'esso tenue al colore e profumato di foglia
di agrume. Un naso intenso e penetrante che precede una bocca tesa,
precisa, fresca e succosa, dal sapidissimo finale.
Il
Gewürztraminer Nussbaumer 2005 della Cantina di Termeno
non è nuovo tra le eccellenze, ma quest'anno lo troviamo meno
impressionante. Sempre emozionante nei profumi, in cui la tipica nota
aromatica del traminer si associa a sentori di pompelmo e mallo di noce,
e corposo all'assaggio, ma di dinamica leggermente compressa per un
vino di tale classe, con una calo a centro bocca che non viene completamente
riscattato dal bel finale.
La Cantina di Terlano inanella due premi, col Sauvignon Quartz
2004 che dimostra come si possa ottenere eleganza dal sauvignon
senza indulgere troppo nella spiccata varietalità del vitigno.
Le note di sambuco sono certo presenti, ma contenute e imbrigliate in
un contesto fine e complesso, tra sentori minerali e fruttati, ed in
bocca il vino incede discreto, medio nell'impatto ma assolutamente irreprensibile
per quanto riguarda equilibrio e lunghezza. Ma è la seconda perla
di questa cantina a lasciarci il ricordo migliore, lo Chardonnay
1994 è la dimostrazione inconfutabile di come la longevità
dei bianchi francesi non sia più un sogno irraggiungibile. Il
color del vino è paglierino, tenue, e i profumi sono di frutta
matura, eterei, di frutta secca, leggermente marcati dai lieviti con
sentori di pane casalingo. E la bocca è rotonda, fresca (sì,
fresca!), corposa e piena, burrosa e senza cedimenti.
Altro Sauvignon e altro stile per il Sauvignon Lafòa 2005
di Coltrenzio. Vino di color carta e dai profumi veramente intensi
e intriganti di peperone e frutta esotica. Naso dolce e complesso e
bocca tesa e lunga, sapida, sempre in crescita.
Lasciamo l'Alto Adige per passare ai Soave, altra categoria alla ribalta,
con cinque eccellenze, non male per una denominazione data fino a poco
tempo fa solo come in emersione. Li assaggiamo in sequenza causale,
ma poi ci accorgiamo di averli messi nel giusto ordine. I primi due,
il Soave Tamellini e il Casette Foscarin di Monte Tondo sono due vini
più freschi, decisamente vegetali e floreali, mirati a una beva
più diretta e acida. Il Soave La Rocca di Pieropan e quello di
Inama sfruttano invece maggiormente la sovramaturazione delle uve, per
ottenere prodotti più corposi, dolci, suadenti. Con caratteristiche
intermedie, infine, Le Rive di Sauvia.
Nel
dettaglio il Soave Classico Le Bine 2004 di Tamellini
ci si presenta di color paglierino e con un naso un po' da scavare,
segnato da note di fieno, frutta bianca, quasi susine non troppo mature,
e con una bocca sapida e fine, non così entusiasmante, conclusa
da note di corteccia, china, mandorle. Il Soave Classico Casette
Foscarin 2004 di Monte Tondo ha colore paglierino intenso
e emana profumi di fiori bianchi, freschi, e di buccia di mela. Bella
è la crescita gustativa all'assaggio, su medie complessità.
Un vino compiuto, sapido, nocciolato e agrumoso nel finale. Il Soave
Classico Le Rive 2004 di Suavia ha un colore paglierino carico
e alle note di fieno e erbe associa cenni idrocarburici. Naso non intensissimo
ma profondo. In bocca il vino è sapido e largo, delicatamente
fresco e con lievi cenni di surmaturazione. Assai diverso è l'impatto
col Soave Classico La Rocca 2004 di Leonildo Pieropan;
qui il colore è paglierino dorato e i profumi sono di frutta
secca e frutta matura, leggermente macerata, uva di Corinto e cenni
esotici. Un naso intenso a cui segue una ancora maggiore pienezza aromatica
all'assaggio: banana ed erbe, crema pasticcera, finale etereo che ricorda
un distillato di mele. Bel vino, senza dubbio. E concludiamo l'assaggio
di derivati della garganega col Soave Classico Vigneti di Foscarino
2004 di Inama. Anch'esso paglierino dorato, profuma di frutta
secca e buccia d'uva matura, agrumi e mosto. Un naso complesso e fine
a cui segue una bocca fresca a agrumata, quasi spigolosa rispetto all'attesa,
gagliarda, grintosa, vivace più che elegante.
Ci attende ora la folta pattuglia friulana, che attacchiamo partendo
dal Vìgnis di Sìris 2004 di Mario Drius.
Il colore è paglierino dorato e i profumi oscillano tra dolci
ed eteree sensazioni vanigliate, note vegetal-fruttate di susina verde,
speziature pepate. Bocca sgargiante, di bella acidità, segnata
da sentori di mandarino, che conclude con un retrogusto esotico.
Ecco poi i due Tocai, il Colle Duga 2005, dal color paglierino
tenue e dal naso varietale, di fiori, fieno, erbe, con cenni idrocarburici.
Bella la bocca, succosa, ben definita, lunga a rinfrescante. Simile
il naso del Tocai 2005 di Doro Princic, che troviamo meno
estroverso ma in compenso arricchito da una bella nota di anice stellato.
E che vino alla beva! Grasso e potente, e sempre in bell'equilibrio.
Sempre
in Friuli Venezia Giulia, ma col gruppo dei "naturali", partiamo
da Josko Gravner e dal suo Breg Anfora 2002, subito riconoscibile
dai toni ossidati del colore, un ambra deciso. Il naso è intenso
e ci ricorda ribes bianco, mele asprigne, lichi, salmastro ed erbe,
e non manca una netta acidità volatile. Bocca contadina, amaricante,
officinale, tannica, in cui ci pare assente quel tot di grassezza,
tanto che il vino più che sapido pare salato. Molto simile nello
stile il Collio Bianco 2003 de La Castellada, ma qui troviamo
anche profumi di lieviti e cenni vanigliati, fiori bianchi ed erbe e,
soprattutto, una sovralcolicità ben trattenuta (14,5%) che dona
maggior equilibrio al vino che è, ora sì, sapido e anche
pieno, coinvolgente, lievemente tannico e reminescente di frutta sottospirito.
L'Holbar Bianco 2002 di Marega è color paglierino
carico e emana note ridotte di naftalina sotto alle quali spunta una
bella pesca bianca. In bocca prevalgono le sensazioni di frutta secca,
pur permanendo la pesca, e note idrocarburiche. Vino molto fresco ma
un po' problematico per i forti sentori di idrocarburo aromatico. Ed
eccoci alla Vitovska 2003 di Vodopivec, dal color dorato
con riflessi di rame e dai profumi profondi, intensi, acetici, ossidati
ma che non difettano di un bel frutto di pesca. Teso e vibrante in bocca,
chiude con una evidente nota tannica.
Sempre "naturale" ma di tutt'altra specie per tipologia e
provenienza, lo Sciacchetrà 2003 di Walter de Battè
ci lascia di stucco per l'incredibile fascino olfattivo. Il vino, ramato,
profuma di miele, erbe officinali, mallo di noce, plastica, rabarbaro,
genziana, in un caleidoscopio intenso e sfaccettatissimo. Tutto si ripete
in bocca, ma senza note stucchevoli, anzi, il vino risulta discretamente
dolce, elegante, piacevolissimo.
Ultimo assaggio bianco lo dedichiamo alla Toscana, con lo Chardonnay
Collezione de Marchi 2004 di Isole e Olena, un vinone dal
colore paglierino carico, dal naso di frutta secca e agrumi, e, specialmente,
dalla grande tensione gustativa, in una bocca segnata da un legno integerrimo,
senza sbavatura alcuna.
Passiamo
ai rossi, iniziando dal rosso "eccellenza fra le eccellenze".
Barolo Riserva Monfortino 1999 - Giacomo Conterno
Che si può dire di un vino giudicato da 20/20, ossia pressoché
perfetto? Il naso è elegantissimo ed intenso, anche piuttosto
diretto nell espressione floreale e fruttata, meno mediata che in altre
annate. Dopo l'ossigenazione, a distanza dal bicchiere si scorgono suadenti
note di cosmetico. Al palato è un vino monumentale, con una bocca
vibrante, tesa, che si snoda con la snellezza del suo corpo medio, e
che riserva per il finale l'impennata in ampiezza dei fuoriclasse.
Barolo Riserva Bussia 2000 Fratelli Barale
Naso lieve, intensissimo e molto ampio, persino per certi tratti pungente.
Un carattere arioso confermato al palato, dove le sensazioni aromatiche
rimangono delicatamente "femminili". Vino fresco e dal tessuto
finissimo, sfoggia un finale interminabile.
Barolo Vigna Rionda 2001 Fratelli Oddero
Espressione olfattiva di grande poeticità, nitido nelle sue note
di rosa. Da parte sua, la bocca sorprende perché partendo da
tessiture vellutate passa all'esibizione di morbidezze e densità
inconsuete. La tenuta aromatica è tenace e la trama tannica impeccabile.
Barbaresco
Asili di Barbaresco 2001 Bruno Giacosa
Naso da colpo al cuore, amplissimo nei suoi toni eterei,
acuti, e di grande poesia. Bocca che da una sostanza setosa, cedevole
e impalpabile, sprigiona con decisione e inflessibile persistenza delicate
essenze aromatiche. Finale ancora allinsegna di una carezzevole
espressività.
Barbera dAsti La Crena 2003 - Vietti
Naso rigoroso, elegante e profondo. Al palato attacca subito con consistenza
cremosa e si distende esprimendo un frutto maturo e prepotente. Modernità
intelligente anche se qualche residuo del rovere è ancora da
smaltire nel lungo finale.
Amarone della Valpolicella Vigneto di Monte Lodoletta 2001 - Romano
Dal Forno
Naso ineccepibile, di una maturità dai tratti trasfigurati che
lungi dal proporsi con una comunicativa "facilona", risultano
quasi ombrosi. In bocca concentrazione straordinaria, supportata da
consistenza setosa e aromaticamente contrastata da una intrigante linea
verde.
Amarone della Valpolicella Classico Mazzano 2001 Masi
In un naso elegantemente confetturato si scorgono i contributi di prugna
e marasca. In bocca è un vino che impressiona letteralmente per
la sua dinamica, ossia per la forza della sua incessante progressione
che non va a scapito di quella sobrietà e assenza di eccessi
che caratterizza in definitiva questo vino.
Chianti Classico Riserva Rancia 2003 Felsina
Possiede senzaltro le note olfattive di un sangiovese elegante
ed arioso, esprimendosi al palato largo e con una acidità scalpitante
che trascina la beva fino ad un finale dal bel ritorno di frutta rossa.
Fontalloro 2003 Felsina
Il naso è compatto e deciso; maturo in bocca, è vellutato
e morbido, concentrato ma senza nessun eccesso nei toni. Ancora un sangiovese
che ha saputo aver ragione dellannata.
Flaccianello
2003 Fontodi
Naso elegante che sa comunicare un bel frutto in modo riservato ed elegantemente
laccato. La bocca è caratterizzata da compattezza e cremosità,
e anche da una certa morbidezza che viene destrutturata
nel finale da una sferzata acida e da tannini ben scolpiti.
Chianti Classico Castello di Ama Vigneto Bellavista 2001 - Castello
di Ama
Grande impatto olfattivo, carnoso e profondo, elegante e trasfigurato,
mette in evidenza fra le altre una affascinata e levigata nota di amarena.
In bocca è pastoso, anche piuttosto monumentale, e mostra aspetti
di grande maturità, anche se per certi versi un pochino stancanti.
Chianti Classico Riserva 2000 - Castellin Villa
Bellimpatto olfattivo, nitido e dal fruttato fine espresso con
forte personalità territoriale. La bocca, coerente e di struttura
robusta, termina con un tannino di straordinaria finezza.
Chianti Classico Riserva Poggio delle Rose 2003 - Castellin
Villa
Sangiovese di carattere profondo e molto sudista, nel quale
le redini sono tenute da una bella e nobile eleganza di
espressione. La bocca ha una sicura piacevolezza, anche se appare meno
scattosa della precedente Riserva, e con qualche affaticamento
in più nel passo della beva.
Brunello di Montalcino 2001 Uccelliera
Naso rigoroso nella espressione classica del carattere del sangiovese
di Montalcino; si allarga prepotente in bocca, con grande equilibrio
fra maturità e dinamismo. Tannini molto belli, vino molto buono.
Castello del Terriccio 2003 Castello del Terriccio
Vino dalla notevole potenza espressa in un frutto prugnoso, al quale
si aggiungono sfumature di liquirizia. Molto denso in bocca, riesce
a sfuggire ai problemi dellannata mostrandosi a posto
per quano riguarda la componente tannica, anche se sconta forse qualche
eccesso di monumentalità.
Montepulciano
dAbruzzo 2001 Valentini
Qui siamo di fronte a un naso problematico, non cè che
dire; sulfureo, difficile. Forse in via di miglioramento con lossigenazione,
forse no; è difficile capire come andrà a finire
in una degustazione svolta in piedi. Quello che trasmette la bocca,
più pulita, è un vino che non cerca effetti speciali,
che stenta anche un pochino a partire, ma questo andamento tranquillo,
che si articola in un contesto di bella e sobria maturità, alla
fine esprime il vero carattere del vino.
Taurasi Riserva Radici 2000 Mastroberardino
I sei anni passati dalla vendemmia gli conferiscono un colore che tende
al granato, ed un naso gentile, non gridato, maturo, leggermente liquirizioso
e venato di sensazioni mentolate che si spandono ampie dal bicchiere.
Carattere coerente in un palato scorrevole e carezzevole, che arriva
al finale straordinariamente setoso.
Taurasi Fatica Contadina 2001 Terredora
Naso fine, ficcante e poetico nella sua espressione aromatica;
bocca compatta, cremosa e di bella consistenza. Una nota verde alleggerisce
il quadro aromatico, e il vino arriva al finale ampio e lunghissimo.
Taurasi CampoRe 2001 Terredora
Il naso, profondo e concentrato, è arricchito da eleganti nuances
mentolate. Al palato si mostra compatto, potente, con una grande materia
prima esemplarmente gestita. Riesce a combinare una innegabile morbidezza
ad una certa fragranza, e tannini vibranti che spingono il finale verso
notevoli lunghezze.
Taurasi
Vigna Cinque Querce Riserva 2001 Salvatore Molettieri
Naso carnoso, ma che riesce a non essere primariamente fruttato
e sa trattenere le irruenze del rovere risultando alla fine di positivo
rigore. La bocca è invece scalpitante, di non esasperata grassezza
ma aitante e forse ancora non completamente assestata. Quello che tuttavia
colpisce maggiormente è in definitiva la trama larga e ariosa.
Canneto 2004 - D'Angelo
Naso giovane e irruente, pieno di frutta rossa, ampio e ficcante. Lentrata
in bocca è invece più gentile, non gridata, e prelude
ad una beva di grande freschezza e piacevolezza.
Aglianico del Vulture Riserva Vigna Caselle 2001 - D'Angelo
Lineare, austero, anche se da lontano di scorge qualche accenno di surmaturazione.
La bocca, compatta e potente, è sostenuta da adeguata acidità
e il risultato è una beva importante ma scorrevole. Tannino molto
bello.
Nerosanlore' 2003 - Gulfi
Il naso colpisce per l'ampiezza con cui espone un bel frutto rosso e
sfumature di polvere pirica: soave e succosissimo, ha impostazione "orizzontale"
e termina con una suadente speziatura.
Nerobufaleffj 2003 - Gulfi
Bellissimo naso levigato, dalla linea fruttata diretta e precisa. Bocca
avvolgente e dalla discreta ma non invadente corposità. La trama
è un assoluto velluto e straordinaria è la finezza dei
tannini.
Etna
Rosso Feudo di Mezzo 2004 Terre Nere
Si avverte quasi aria di Langa nel naso arioso di questo vino. Ad esso
corrisponde una giusta e molto piacevole dolcezza in una bocca siglata
da un tannino di straordinaria qualità. Vino di bella poeticità
anche se non privo di sana concretezza.
Faro 2004 - Palari
Naso inizialmente ricco di spunti pirici, poi si chiariscce gradualmente
ricomponendosi nel solito intrigante quadro proprio di questo
vino. In bocca sa raggiungere un equilibrio fra velluto della trama
e una bella succosità che spinge la beva. Ancora non nitidissimo
aromaticamente, ha passo tranquillo e privo di strappi, e mostra nel
finale ampiezza, persistenza e bei tannini.
28 novembre 2006
Nelle immagini:
L'ingresso alla Stazione Leopolda di Firenze
Ernesto Gentili, uno dei curatori della guida
La sala allestita per la degustazione
L'enologo Carlo Ferrini: realizzati da lui alcuni vini premiati
Mauro Lunelli di Ferrari, premiato per il Trento Brut Riserva del Fondatore
Giulio Ferrari 1997
Roccaldo Acuti di Vecchie Terre di Montefili, premiato per il Bruno
di Rocca 2003
Federico Carletti (Poliziano, premiato per il Vino Nobile di Montepulciano
Asinone 2003 e per Le Stanze 2004) con Coralia Pignatelli (Castell'in
Villa), premiata per il Chianti Classico Riserva 2000, il Chianti Classico
Riserva Poggio delle Rose 2003 ed il Vin Santo del Chianti Classico
1993
Davide Rosso (a sinistra) di Giovanni Rosso, premiato per il Barolo
Cerretta 2001
Ampelio Bucci di Villa Bucci, premiato per il Verdicchio dei Castelli
di Jesi Riserva Villa Bucci 2002
A seguire, l'allestimento e le bottiglie per l'asta della casa d'aste
Pandolfini, e un momento dell'asta