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Una vendemmia da Claudio Alario, per un Barolo che verrà Il mio Teroldego Figli di un nebbiolo minore: I, la Val D'Aosta di Arnad Montjovet II, la Val D'Aosta di Donnard III, Nel mondo del Carema, prima e seconda parte Una visione di Verduno Pelaverga La vigna che guarda il Monte Bianco (prima e seconda parte)
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La vigna che guarda il Monte Bianco (prima parte) Si, lo voglio dire subito questo perché è una cosa veramente straordinaria. A Morgex, in Valle d’Aosta, meta del mio viaggio, la vigna guarda il Monte Bianco e prospera a pochi metri dagli abeti. Questa cosa mi ha molto colpito, un po’ come il resto di questa esperienza che mi ha portato a conoscere meglio una realtà molto particolare, nascosta dietro i termini classici che vengono utilizzati per descrivere questa zona e il suo vino: "vino di montagna" e "viticoltura eroica".
Il vitigno Madre Natura riesce molto spesso a lasciarci perplessi di fronte a diversi fenomeni nei quali mette lo zampino, e il vitigno Prié Blanc si può annoverare tra di essi. Si chiama così l’unico vitigno coltivato in questa zona, l’unico che finora è riuscito ad adattarsi a questo ambiente così estremo per quanto riguarda la viticoltura.
La forma di allevamento della vite è piuttosto curiosa e si chiama pergola bassa, dove bassa significa un’altezza di non più di un metro da terra. La ragione di questa altezza ridotta è semplice e sta nel fatto che in questo modo la pianta, essendo vicina al terreno, può raccoglierne il calore accumulato. Va da sé che questa necessità della pianta viene pagata dal viticoltore in termini di grande fatica, dovendo piegare la schiena, e di molto, per potere lavorare sotto la pergola.
Tanti primati e singolarità, dunque. Un po’ di storia Lasciando perdere i Romani e il Medioevo, si parla e si scrive di viticoltura in alta valle già nel 1822, con riferimento a un vino chiamato "Prié". Ancora prima un tale Horace Bénédict de Saussure, pur non citando il vitigno, descrive i vigneti di Morgex con le caratteristiche pergole basse. Lorenzo Gatta, il primo a mettere per iscritto un saggio relativo a viti e vini della Valle d’Aosta nel 1838, descrive in modo preciso il Prié notando che nella Valle d’Aosta ne esistono due tipi appartenenti a una sola varietà, ma solo uno di essi era coltivato esclusivamente a Morgex e La Salle. Il capitolo più importante della storia di questo vitigno l’ha sicuramente scritto Alexandre Bougeat, curato di Morgex, che fu viticoltore e fece conoscere il Blanc de Morgex al resto del mondo, producendo un vino che già quarant’anni fa si distingueva per eleganza e personalità, al punto che Luigi Veronelli e Mario Soldati se ne innamorano e lo descrivono mirabilmente come "vino di razza e con stoffa aristocratica". Con la sua morte si è perso un enorme patrimonio di conoscenza fatto dai mille accorgimenti utilizzati dalla vigna fino alla vinificazione. I singoli produttori vendevano il loro vino con l’etichetta unica dell’associazione che li raccoglieva, pur avendo un piccolo spazio nell’etichetta stessa per scrivere il proprio nome.
Il vino
Come descrivere questo
vino ottenuto in queste condizioni? La parola miracolo ben si adatterebbe,
ma non renderebbe giustizia al lavoro e alla tenacia dei viticoltori.
Le persone Una cantina sociale e cinque privati: a tanto ammontano le etichette sul mercato. E’ dalla cantina sociale, la Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle, nella persona del presidente Mauro Jaccod, che comincio il giro in cerca di testimonianze. La Cave nasce nel 1983 sulle ceneri di una precedente associazione di viticoltori in seguito a un’iniziativa sostenuta dalla regione Valle d’Aosta che, nello stesso periodo, portò alla nascita di diverse cantine sociali: l’idea, lungimirante, era che costituendo le cantine sociali migliaia di piccoli "vignerons" potessero trovare uno sbocco naturale, peraltro retribuito, al loro lavoro in vigna come antidoto alla tentazione di abbandonare la cura del terreno, che è il primo passo verso situazioni di dissesto. Si parla di un centinaio di soci che vengono organizzati nel lavoro in modo capillare poiché, come sottolinea Jaccod, la comunità è piccola e tutti si conoscono, e organizzare il lavoro diventa facile: inoltre, gli appezzamenti sono sotto gli occhi di tutti e nessuno può fare il furbo. La Cave organizza durante l’anno una serie di riunioni di cooperativa attraverso le quali si vogliono trasmettere messaggi diversi, dai dati commerciali a informazioni tecniche sull’allevamento, soprattutto con l’obiettivo di fare sentire tutti i soci coinvolti in un’unica missione: altre iniziative riguardano l’organizzazione di corsi con tecnici regionali, aperti anche ai non soci. Una particolarità riguarda le corvée, ovvero ore di lavoro a titolo gratuito prestate dai soci in modo proporzionale alla quantità di uva prodotta: la tipologia di opera da prestare per ogni corvée viene ritagliata sul socio secondo le proprie capacità, per cui un socio muratore presterà opera di muratore, un falegname opera di falegnameria e così via. Per quanto riguarda il vile soldo, i soci sono retribuiti in base al grado zuccherino dell’uva portata in cantina, secondo un sistema che penalizza o premia fortemente chi si è discostato, in positivo oppure in negativo, rispetto al grado zuccherino medio di riferimento: un sistema questo che è entrato in vigore da poco tempo e che sostituisce il vecchio sistema che risultava molto meno premiante o penalizzante. Lo scopo è evidente, si cerca di incentivare i soci viticoltori perché lavorino sempre meglio.
Con Jaccod parlo anche di un paio di altri argomenti dei quali ho appreso preparando questa visita, ovvero il campo sperimentale realizzato in zona per verificare l’attitudine di altri vitigni alla zona e delle ricerche in fatto di forme di allevamento del Prié basate sul filare. Sul primo punto gli unici vitigni che hanno dato risultati interessanti sono stati due vitigni a bacca rossa, il Garanoire e il Gamaret, anche se Jaccod fa notare che prima di introdurre questi vitigni nella vigna di Morgex vorrebbe studiarne anche eventuali problematiche relative a virosi e malattie. "L’isolamento del vigneto di Morgex è stato un punto di forza per il contenimento delle virosi: introdurre nuove varietà, magari con barbatelle non certificate, potrebbe arrecare un grosso danno", mi dice. Sul secondo punto Jaccod è assolutamente intransigente: mai cederà al filare. "Mezzo grado in più non giustifica l’abbandono di un sistema di allevamento che fa parte del nostro ambiente e della nostra tradizione", mi dice, e mi fa notare che l’allevamento a filare presupporrebbe un innesto su piede americano per limitare la vigoria del vitigno, fatto questo che stravolgerebbe tutta la situazione e azzererebbe una singolarità di grande pregio come il piede franco. Prima di passare ai vini, parliamo del rapporto con la Regione Valle d’Aosta, definito buono da Jaccod: la Regione mette a disposizione tecnici e denaro per l’agricoltura, oltre ad affittare a buon prezzo la struttura che ospita la Cave, con la finalità di sostenere il lavoro dei vignaioli e ottenerne in cambio la manutenzione del territorio. Ultimamente però il varo di leggi sulla concorrenza sleale varate dalla Comunità Europea ha bloccato i finanziamenti regionali alla viticoltura e la Cave ha dovuto mettersi nell’ottica di camminare con le proprie gambe. Ovvio che in queste condizioni si debba puntare tutto sulla qualità per tentare di essere competitivi sul mercato, ma il mercato chiede anche produzione di numeri certi di bottiglie di qualità ogni anno, cosa che non è sempre possibile da queste parti essendo ogni vendemmia incerta fino all’ultimo. Passando ai vini, segnalo subito una particolarità nella particolarità, ovvero il Chaudelune, un vino che viene realizzato con il metodo usato per gli Eis-Wein, lasciando il grappolo sulla pianta fino alle prime gelate notturne con lo scopo di ricavarne una particolare concentrazione zuccherina e aromatica. Le bottiglie prodotte sono poche e non ho avuto possibilità di degustarlo, peccato. Stessa cosa, purtroppo, anche per lo Spumante metodo classico, ancora peccato perché ci tenevo molto. Ho invece degustato il Blanc de Morgex et de la Salle DOC, un vino dotato di buona freschezza, colore paglierino leggero leggero, profumi mediamente intensi con note dolci accattivanti e un corpo non pronunciato, ma soprattutto il Rayon, un Blanc de Morgex et de la Salle DOC da uve selezionate, timido al naso, luminoso agli occhi e di ottima bevibilità in bocca, fonde insieme una bella morbidezza alle note dure fresche e sapide, si ribeve volentieri. Il Fripot è invece uno spumante realizzato con metodo Charmat corto che serve più che altro a coprire il settore vini spumanti in Valle, un vino allegro da aperitivo. In tutto, comprese altre etichette di secondaria importanza, fanno 140.000 bottiglie all’anno, esportate financo in Giappone. continua...
Riccardo Modesti
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