Le visioni
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Una vendemmia da Claudio Alario, per un Barolo che verrà

Il mio Teroldego
Figli di un nebbiolo minore:
I, la Val D'Aosta di Arnad Montjovet

II, la Val D'Aosta di Donnard
III, Nel mondo del Carema, prima e seconda parte

Una visione di Verduno Pelaverga

La vigna che guarda il Monte Bianco (prima e seconda parte)

 

 


Una visione di Verduno Pelaverga
di Riccardo Modesti


Qualche anno fa girando su Internet trovai un sito denominato “Gruppo Amici del Pelaverga”, realizzato da alcuni entusiasti di un vino che viene prodotto nella zona di Verduno, paese delle Langhe il cui territorio è incluso in quello di produzione del Barolo: questo vino si chiama Verduno Pelaverga. Il poco che avevo capito all’epoca era che questo vino veniva ottenuto da un vitigno autoctono chiamato Pelaverga Piccolo coltivato nella zona di Verduno.

Domenica 29 settembre si è tenuta ad Alba la Festa del Vino organizzata dall’Associazione GoWine che, intelligentemente, ha organizzato un incontro dedicato a questo vino. L’avverbio intelligentemente lo spendo perchè questo vitigno, così legato a una zona così ristretta, esprime un territorio, ed è importante parlarne prima che venga l’idea di eliminarlo per impiantare qualcosa di più remunerativo, visto il successo degli altri rossi della zona.

L’incontro si è tenuto nel mattino presso il Comune di Alba dove il Sindaco di Alba ha salutato i presenti, pochissimi davvero ma dove sono tutti i giornalisti che scrivono di vino a questo mondo mi chiedo io, tra i quali i rappresentanti delle città ospitate dalla manifestazione, Conegliano Veneto e Costigliole d’Asti. In seguito sono stati effettuati tre brevi interventi di introduzione a questo vitigno autoctono, il Pelaverga Piccolo, per mezzo delle parole del Sindaco di Verduno, Renata Salvano, e di un paio di produttori, Fabio Alessandria, dell’azienda Comm. G.B. Burlotto e Vittore Alessandria, dell’azienda F.lli Alessandria.

Gli interventi, uniti a una scheda preparata da GoWine, ve li riassumo come segue.
Per molto tempo si è creduto che il vitigno Pelaverga fosse stato importato dal saluzzese, sempre Piemonte quindi, nel ‘700 per mano del Beato Sebastiano Valfrè, sacerdote nativo di Verduno. In realtà, per arrivare alla verità, bisogna attendere fino agli anni ’90 quando una studentessa della Facoltà di Agraria di Torino, durante la stesura di una tesi, evidenziò, le differenze ampelografiche, agronomiche ed enologiche del Pelaverga di Verduno rispetto al tradizionale Pelaverga del saluzzese. Il fatto creò sconcerto e qualche problema, poichè in quel periodo l’iter per l’ottenimento della Verduno Pelaverga DOC era in corso e la scoperta di questo Pelaverga differente pose il problema della sua non classificazione, e quindi della sua “illegalità”. Alla fine la dizione “Pelaverga Piccolo” mise tutti d’accordo: il vitigno venne autorizzato, l’iter per la DOC riprese e nel 1995 se ne ebbe l’ufficializzazione. Il Pelaverga Piccolo risulta differente rispetto a quello saluzzese soprattutto per la dimensione degli acini ma anche per altri aspetti ampelografici più tecnici che vi risparmio.

Non vi risparmio, viceversa, altre informazioni più alla portata di tutti: è un vitigno a germogliamento tardivo e maturazione medio-tardiva che viene allevato a filare, di buona vigoria e produttività, che gradisce i terreni di Verduno, più leggeri come composizione rispetto alle zone circostanti.

Da quanche decina di anni questo vitigno, presente spesso come intruso nei filari di barbera e nebbiolo, comincia ad essere vinificato in purezza al fine di ottenere un vino particolare che, disciplinare alla mano, deve avere un colore rosso rubino più o meno carico, essere fragrante, fruttato e speziato al profumo, di buona freschezza e armonia in bocca, caratteristiche tutte che poi, ovviamente, dipendono dal lavoro in vigna e dal lavoro in cantina. Mai aspettarsi troppo colore da questo vino, poichè il vitigno non ha una grande ricchezza in antociani, fatto che si può già intuire dal colore degli acini, quindi non sottovalutatelo in partenza solo per il colore. Va comunque detto anche che il disciplinare ne prevede la presenza per un minimo di 85%, mentre il restante 15% può essere composto da vitigni a bacca rossa autorizzati per la provincia di Cuneo. Un’altra caratteristica del vino è una longevità limitata ai 3, massimo 4 anni dalla data della vendemmia.

La zona autorizzata a produrre Verduno Pelaverga DOC è quella che copre interamente il comune di Verduno e parte di Roddi e La Morra. Una zona non molto grande, quindi, e un numero di bottiglie, intorno a centomila, che non riesce a coprire una domanda sempre crescente.

L’interpretazione tradizionale di questo vino, a quanto ho capito, è quella che ne predilige le doti di freschezza e immediatezza, unite a una buona struttura. Il grado alcolico raggiunge tranquillamente valori superiori ai 13%, e tutto l’insieme ben si presta a fare di questo vino un prodotto piacevole ma che può tagliare le gambe per la miscela ben equilibrata di gradevolezza di beva e grado alcolico: è sicuramente molto interessante come vino da tutto pasto per la sua versatilità. Si dice che abbia anche effetti afrodisiaci, probabilmente perchè l’alcool inganna il bevitore e ne allenta la “corda civile” di pirandelliana memoria.

In questa storia un ringraziamento doveroso va al Seminario Permanente di Luigi Veronelli che, negli anni ’70, ha condotto un progetto scientifico, in collaborazione con le Facoltà di Agraria di Milano e Torino, di selezione di materiale attraverso la predisposizione di un vigneto sperimentale.

Dopo la teoria la pratica: all’interno della Festa del Vino, una bella iniziativa che ha riempito il centro di Alba di molte persone interessate, è stato allestito uno stand dove era possibile assaggiare Verduno Pelaverga di diversi produttori, perchè poi è importante anche l’assaggio per capire di che cosa stiamo parlando. Al banco, a mescere e intrattenere i visitatori, i già citati Fabio Alessandria, Vittore Alessandria e Mario Andrion, della Cantina Castello di Verduno.

Delle 12 etichette a DOC ne ho assaggiate tre, quelle legate ai personaggi presenti anche con lo scopo di poterne discutere direttamente con loro. Non me ne vogliano quindi gli altri produttori il cui vino era presente al banco di assaggio, il principio utilizzato nella scelta non è legato a nessun tipo di preconcetto, questo voglio sottolinearlo.

Il primo Verduno Pelaverga DOC 2001 che ho assaggiato è quello prodotto dai Fratelli Alessandria: attenzione, molto molto piacevole sin dal colore, rubino scarico ma con delicati riflessi cerasuoli, passando ai profumi, speziati e fruttati molto fragranti e intensi, e alla bocca, dove i 13% non si sentono quasi e il corpo è lieve e benevolo a non rovinare un quadro di siffatta fragranza e delicatezza. E’ un vino che non vede legno ed è qualcosa che non ti aspetteresti mai da una terra che regala corpo a non finire con le barbere e i nebbioli. Otto giorni di fermentazione in acciaio, imbottigliamento in aprile-maggio e qualche mese di affinamento in bottiglia prima di uscire sul mercato: ne vengono prodotte 8500 bottiglie per un prezzo poco superiore ai sei euro.

Segue il Verduno Pelaverga DOC Basadone 2001 prodotto dall’azienda Castello di Verduno: qui c’è un passaggio in botte grande di una piccola parte della massa vinificata, e in bocca effettivamente c’è una maggior morbidezza ma anche un tannino leggermente aggressivo. Il colore è più intenso del precedente Verduno Pelaverga, è sicuramente un prodotto diverso, e dall’aria più importante rispetto al precedente. Forse è da rivedere tra alcuni mesi per un migliore equilibrio, il prezzo è di sette euro e ne sono disponibili circa 12.000 bottiglie.

Un terzo assaggio di Verduno Pelaverga 2001, produttore Comm. G.B. Burlotto, mostra un vino simile al precedente, con colore rubino scarico uniforme, profumi abbastanza chiusi, ma una bocca che mostra buona morbidezza e una struttura interessante, ma ancora leggermente aggressiva. Questo vino viene fatto fermentare in tini di legno e affinato in botte grande per qualche mese. Ne vengono prodotte circa 8.000 bottiglie per un prezzo intorno ai 7 euro.

Che conclusione si può trarre ? Per quello che avevo capito dalla teoria e dalle poche informazioni che avevo prima di questa giornata avrei detto che il vino dei Fratelli Alessandria, più sbarazzino, immediato e piacevole, rappresentasse l’interpretazione tipica del vitigno. Senonchè, vista la struttura, la morbidezza e la maggiore “importanza” degli altri due assaggi, mi trovo ad avere le idee un pò confuse.

Per quello che ne ho capito ci sono diverse interpretazioni del vitigno, anche se come un sol uomo i tre mi hanno detto che il loro intento, e quello degli altri produttori con i quali hanno contatti e confronti frequenti, è di fare un prodotto che sia riconoscibile, tipico e presentabile al mercato senza creare confusione nel consumatore.

Quale ho preferito? Non mi tiro indietro: per quello che può valere la mia opinione scelgo il vino dei Fratelli Alessandria.

Per concludere, i tre presenti al banco di assaggio mi anche hanno confessato, tra il serio e il faceto, che hanno come obiettivo cercare di portare il Verduno Pelaverga a insidiare il successo di Barolo e Barbaresco. Gli auguro buona fortuna per questo obiettivo ambizioso, ma anche buon lavoro per continuare a migliorare questo vino così fortemente legato a un territorio.

Un Post Scriptum: perdete due minuti e collegatevi al sito:
http://digilander.libero.it/pelavergadoc/pagina1.htm
e registratevi come amici del Verduno Pelaverga.

(6/11/2002)

 

   

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