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Una vendemmia da Claudio Alario, per un Barolo che verrà Il mio Teroldego Figli di un nebbiolo minore: I, la Val D'Aosta di Arnad Montjovet II, la Val D'Aosta di Donnard III, Nel mondo del Carema, prima e seconda parte Una visione di Verduno Pelaverga La vigna che guarda il Monte Bianco (prima e seconda parte)
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Una vendemmia,
per un Barolo che verrà di Riccardo Modesti Claudio
Alario, da Diano dAlba, è definito un po dappertutto
come un produttore emergente nel vasto mondo del vino piemontese
e italiano in genere. Lo conobbi lanno scorso, per caso, durante un
giro a zonzo per le Langhe, alla scoperta di La Morra, Verduno, Serralunga
e Diano dAlba. A pranzo, al ristorante, abbinammo ai golosi piatti
piemontesi del menu un Dolcetto di Diano dAlba scelto casualmente
tra quelli in carta: ci bevemmo un Dolcetto di Diano dAlba DOC 2000
chiamato Costa Fiore, che ci piacque molto. Il produttore
era un tale Claudio Alario, e a questo punto perchè non andare a
trovarlo in cantina e acquistare un paio di bottiglie? Non facile da trovare,
però la cantina. Alla fine vi approdammo e Claudio Alario, con le
mani colorate dal dolcetto che stava lavorando in cantina, ci tenne compagnia
per unora abbondante lasciando perdere il lavoro. Fu una conversazione
molto piacevole, luomo è molto alla mano e ci si parla insieme
volentieri anche perchè è molto disponibile a condividere
molto della sua conoscenza. Così, gratificati dallattenzione
concessaci e da qualche altro assaggio, notevole il suo Nebbiolo dAlba
DOC, ce ne andammo con qualche bottiglia in più delle due che avevamo
messo a budget.Per chi scrive di vino partecipare a una vendemmia è sicuramente un passaggio obbligatorio. Per capire, vedere, e provare. Ma anche per raccontare. Così, ricordandomi della disponibilità del personaggio, gli feci la proposta: partecipare alla vendemmia del nebbiolo, e che nebbiolo, quello del suo Barolo Riva, dove Riva è il nome della vigna posta ai piedi dellabitato di Verduno. Claudio Alario accettò di buon grado, eravamo agli inizi di settembre: a quel punto si trattava solamente di aspettare la sua chiamata, non prima di ottobre. A fine settembre, visto che eravamo in zona, passammo a trovarlo per prendere accordi. Pur avendo lavorato tutta la giornata, era una domenica, ci portò subito a fare un giro per i suoi vigneti a bordo di un mezzo che difficilmente un milanese potrebbe pensare come adatto per girare tra vigne anche a forte pendenza: una Y10. E così ci portò a Costa Fiore, dove ha una vigna a dolcetto, e a Serralunga, alla sua nuova vigna di nebbiolo da Barolo dove aveva da poco messo a dimora le barbatelle. Anche questa volta, oltre ai mille sobbalzi e a manovre apparentemente impossibili, ci tenne compagnia per più di unora raccontandoci di tutto e di più. Soprattutto ci disse che per lannata che era stata lui era davvero contento: tutto il lavoro fatto durante lintera stagione stava dando i risultati sperati, nonostante le balordaggini meteorologiche. Questo è lanno in cui si vede chi ha lavorato bene mi disse con una punta dorgoglio, sottolineando che le uve erano davvero a posto, belle sane. E poi mi raccontò di essere stato invitato come espositore a una manifestazione a Merano, a novembre. Ma è il Winefestival, mica male però, non ci vanno proprio tutti. Ci lasciammo con laccordo che ci saremmo risentiti entro una decina di giorni. E
quando tutto era quasi pronto, ecco la pioggia. Due giorni di pioggia che
significavano vendemmia ritardata. Sentito per telefono era davvero tranquillo.
Quasi tutti hanno già vendemmiato, mi disse, hanno
preso paura, ma io sono tranquillo. Accidenti, pensai, o è
un pazzo oppure il rischio è calcolato. Quattro giorni senza pioggia
e luva era pronta. Previsioni del tempo non bellissime, ma nessun
rischio di pioggia, e via, dopo avere comperato un paio di stivali di gomma.
Lattesa per la vendemmia mi faceva pensare come la vita in campagna
è lontana da quella di città: a Milano quando piove apro lombrello
ma lavoro lo stesso e guadagno comunque, in campagna si vive al ritmo della
natura, sole e pioggia si alternano normalmente con il rischio però
di vedere un anno di lavoro rovinato, anche economicamente, se decide di
piovere un giorno in più. Del resto, la frutta e la verdura non nascono
mica in scatola!!Claudio Alario, gentilissimo da par suo, procura anche lalloggio a Diano dAlba alla Locanda d Batista, Non è un sei stelle mi dice per telefono. Giunti io e mia moglie, che non si spaventa di fronte al fango e alla fatica, a Diano dAlba prendiamo visione della stanza e passiamo a trovare Alario che ha vendemmiato barbera tutto il giorno. Ci saluta calorosamente, sua madre è con lui. Ho appena finito di pigiare la barbera mi dice. E si vede. La cantina sembra un campo di battaglia. E peraltro molto soddisfatto Luva era bella e sana e ci diamo appuntamento per il giorno dopo. La convocazione è prevista per le sette in punto. Accidenti, quando ci siamo visti la volta precedente si parlava delle otto, assassino!! Ma non voglio fare la figura del signorino di città e accetto senza discutere. Una vendemmia richiede molte energie: e io e mia moglie le costruiamo facendo una gran cena alla Locanda, ottimi piatti a un prezzo decisamente economico, che per chi vive a Milano costituisce sempre una piacevole sorpresa. La
sveglia suona alle sei e dieci, bisogna anche fare colazione. Purtroppo
per la Locanda è giornata di riposo, ma del resto nessuno si sarebbe
alzato alle sei e mezzo per prepararci la colazione. Lunico bar aperto
in zona è a Gallo di Grinzane Cavour, ma facciamo in tempo a presentarci
da Alario alle sette in punto. Sua mamma, 75 anni, ci offre una tazza di
caffè e ci mostra i tajarin che ha preparato il giorno prima per
il pranzo di oggi. Si parte alle sette e un quarto, è ancora buio
pesto, la giornata del resto è nuvolosa. Alario davanti con il trattore
e rimorchio, noi dietro in macchina a venti allora, direzione Verduno,
ci vogliono venti minuti.La vigna non è particolarmente bella da vedere: è una vigna qualunque, piuttosto ripida, ma i grappoli non sono uva qualunque. Qui si fa il Barolo, e quello di Alario è buono, non potente, lui lo definisce femminile, ma molto piacevole e già quasi pronto quando lo fa uscire sul mercato. Lui fa parte del gruppo degli innovatori: barriques, macerazioni brevi, rimontaggi frequenti. Non sarà tradizione ma funziona. Tornando
in vigna, il primo lavoro da fare è scaricare le ceste vuote e metterle
allinizio di ogni filare. Già questoperazione non è
semplice perchè le ceste sono impilate e incastrate tra di loro,
ci vuole forza e un po di furbizia, ma se ne viene a capo. Poi comincia
la caccia al Pelaverga. Già, siamo a Verduno, in una vigna vecchia,
e non cè solo Nebbiolo, e non solo Pelaverga, ma anche Barbera.
Le piante di Pelaverga sono da cercare con cura, il grappolo è violaceo
e si riconosce abbastanza facilmente dopo qualche minuto di paziente addestramento.
Di Pelaverga Alario fa qualche centinaio di bottiglie, con buoni risultati.
Un altra cosa da imparare è riconoscere la muffa buona da quella
cattiva, e anche qui ci vuole addestramento. E singolare il fatto
che, con la mia ottica da cittadino abituato alla frutta perfetta, avrei
pensato di scartare quasi tutti i grappoli o parte di essi. In realtà
molta delluva è in sovramaturazione, ma sono cose che si devono
vedere per capirle. I grappoli sono asciutti. Il nebbiolo è coperto
di pruina, finora lavevo letto solo nei libri e visto in fotografia.
La caccia al Pelaverga comunque ci fa muovere su e giù per la vigna,
che è grande tre giornate in tutto ma divisa in due appezzamenti
diversi: la giornata è ununità di misura piemontese
che corrisponde a 3800 metri quadri circa, così denominata perchè
rappresenta la superficie lavorabile in una giornata da un aratro tirato
da una coppia di buoi. Il suo sottomultiplo centesimale è la tavola.E una vigna in affitto, che Alario ha intenzione di rifare quando laltro vigneto a Serralunga comincerà a produrre: avere tutte queste uve insieme lo obbliga a una gestione troppo complicata. Improvvisamente la vigna si popola di persone. Sono gli amici e parenti di Alario, tra cui la moglie, lo zio ottantaquatrenne, il cognato e la sorella. Ora che il Pelaverga è stato rimosso bisogna solo stare attenti alla Barbera, che però è piantata in filari ben precisi. A questo punto è un lavoro facile, e sotto con il nebbiolo. Le ceste si riempiono rapidamente ed è già ora di riempire il cassone del trattore, non prima di avere terminato di disporre le ceste a inizio filare anche nel vigneto inferiore, operazione che ci mostra tutta la perizia di Claudio Alario nella conduzione di trattore e rimorchio: che numeri. Ci racconta che ogni anno qualcuno ci lascia le penne, bisogna stare molto attenti. Così
caricate le ceste, dalla capacità di circa trenta chili di uva, Alario
si dirige verso la cantina per la pigiatura. Noi restiamo per la vendemmia,
che continua alacremente, lo scopo è terminare le operazioni per
pranzo. E anche lultimo grappolo è stato reciso. Dopo che le
ceste saranno state caricate sul trattore, che nel frattempo è tornato
indietro, la vendemmia sarà giunta al termine. Ora Alario è
davvero più tranquillo, anche lultima uva vendemmiata prende
la strada della cantina. Ora ci aspetta il pranzo di festeggiamento: tutti
quelli che hanno lavorato siedono alla stessa tavola, il menu è ricco,
i tajarin conditi con pomodoro e salsiccia buonissimi, si parla dialetto
principalmente, talvolta qualcuno traduce, ma labitudine al dialetto
ha spesso la meglio. Si parla di cani da tartufi: il cognato di Alario è
un cercatore di tartufi, e Alario scherzosamente lo rimprovera per non averne
portati, provocandone lovvia reazione: E dovè il
Barolo qui? esclama. Latmosfera è allegra, il Barolo
arriva, si sta davvero bene anche se la conversazione spesso sfugge: è
il post-vendemmia che mi sono sempre immaginato.Ma non è ancora finita: resta il secondo carico di uva da pigiare. Prima Pelaverga, poi Barbera, e infine Nebbiolo vengono pigiati. Luigi aiuta Alario nei lavori di cantina. Assisto allinnesco della fermentazione della barbera: i lieviti selezionati vengono riattivati in acqua tiepida e mescolati con sostanze azotate, il nutrimento che li aiuterà a non causare arresti fermentativi Un prodotto eccezionale dice Alario. Il tutto viene aggiunto al pigiato, con un azione di rimontaggio molto bella da vedere: il rubinetto del serbatoio di acciaio viene aperto e il contenuto versato in una vasca, che contemporaneamente viene reimmesso nel serbatoio dallalto per mezzo di una pompa. Le variazioni di colore del pigiato che esce dal rubinetto sono affascinanti: si passa dal rosso, al viola, a un colore simile al nero quando insieme alla parte liquida escono le bucce. La vinificazione prevede quattro rimontaggi al giorno e fermentazioni a temperatura controllata tra i 28 e 30 gradi. Alla fine esce anche il sole. Sarebbe stata una gran bella vendemmia con il sole, ma non lamentiamoci, in fondo non ha piovuto. Noi torniamo a Milano, abbiamo visto nascere il Barolo Riva 2002, magari otterrà grandi riconoscimenti, e io e mia moglie potremo dire noi ceravamo. Mica roba da poco. 6 maggio 2003
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