L'appunto al vino di Fernando Pardini
Il vino: Toscana
IGT Melograno Rosso 2004 - Podere Còncori
Sotto-zona/cru: Podere
Còncori - Loc. Fiattone - Gallicano (LU)
Data assaggi: Dicembre
2006
Il commento:
Il
rosso rubino é lucente e giovanile, il profilo aromatico diretto,
intrigante, vivace, di felice espressività, quale articolazione
limpida di fragranze fruttate rosse del bosco ( amarena, lampone...),
pepe, tamarindo ed erbe selvatiche. E' un affresco arioso e ben registrato,
dal quale odorare solo l'essenza, non la costruzione.
La bocca, coerentemente, è bocca profilata, distesa, precisa
ed accogliente; in lei ritmo e freschezza, succosità e "trasparenza",
seducente speziatura e tannino croccante. Non ultima una grande, istintiva
bevibilità. Ineludibile si farà l'immedesimazione. Tutt'intorno,
a ben vedere, non una ridondanza, ma una schietta corrispondenza amorosa,
dal momento in cui ci senti dentro la nobiltà spesso obnubilata
del vino contadino, un vino ricamato a festa e ispiratore di racconti
tutti nuovi.
Nelle enoteche d'Italia, o meglio ancora al Podere Còncori in
Gallicano, a 15 euro o giù di lì un raro conseguimento,
una risposta perentoria ( e per nulla pacificata) alla necessità
impellente di fare in modo che la terra non smetta di raccontarsi.
La chiosa:
Al
Podere Còncori ho respirato l'aria di un tempo, "riveduta
e corretta" dalla giovanile intelligenza e da una ruralità
più consapevole. Al Podere Còncori ho scoperto la felice
illusione di sperimentare e crederci, la salutare incoscenza di praticare
strade diverse, fra fatalismo e caparbietà, la sensibilità
conclamata di saper ascoltare, finalmente, le ragioni della terra. Qui
conduzioni biologiche, con impulsi ( e preparati) biodinamici, grazie
ai fondamentali saperi di Saverio Petrilli, valente enologo della
lucchese Tenuta di Valgiano. Qui il regno di Samantha e Carolina, le
preziose mucche dal prezioso concime. Qui nessun interventismo cantiniero
e pochissima tecnologia. Qui la magia rinnovata dei piccoli numeri e
la sensazione bella di poter riconoscere ogni piede di vigna. A proposito,
dei vigneti più vecchi ne ho percorso le balze pendenti, al cui
interno si nascondono vitigni tanto radicati quanto inesplorati: marraccina,
carrarese.... poi anche ciliegiolo e merlot. Ho visto, fieri della loro
gioventù, i recenti impianti di pinot nero e syrah spuntare dalla
boscaglia su in alto, dirimpetto a un fiume di lontana rimembranza rodaniana.
Sono loro le nuove scommesse per il futuro.
Gabriele
Da Prato ama la Garfagnana. Incondizionatamente. Una terra difficile,
che tempra il carattere della gente e che sembra non lasci niente al
caso. Dalla Garfagnana sono partiti in molti e tornati in pochi. Quelli
che restano, a volte, crescono con l'urgenza di farla vivere. E lo fanno
con impagabile entusiasmo. La Garfagnana eppure, ancor oggi, è
un polmone verde insostituibile. In ogni caso, è qualcosa che
non si dimentica. A parer mio, è dove il tempo scorre più
lento, come a riprendersi la certezza di una scansione più naturale,
e le teste possono pensare più liberamente. Ecco, Gabriele Da
Prato è un oste-contadino con la testa sempre a rimuginare. Quanto
a me, accade a volte che dalla mia proverbiale ingenuità estragga
delle intuizioni che non so spiegare, tipo quella che la terra sappia
ripagare solo chi in verità la ama.
Me
lo spiego così che, quando meno te lo aspetti, questa se ne esca
con piccole gemme a sparigliare. In tal senso Melograno Rosso,
della vendemmia 2004, è una gemma da non perdere. Perché
in questa bottiglia garfagnina c'é dentro un messaggio pieno
di rimandi che ci parla di futuro. Non mi meraviglia perciò che,
grazie a lei, acquisti persino un senso l'augurio mio sincero per l'anno
che sarà.
Nelle foto: Samantha e Carolina con vigneto sullo sfondo; Gabriele
Da Prato tra i filari (con il sottoscritto); il Podere Concori.