![]() |
Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855 |
||
|
||||||
|
L'appunto al vino di Fernando Pardini Il vino: Gattinara DOCG Riserva 2000 - Travaglini Giancarlo Sotto-zona/cru: Gattinara (VC) Data assaggi: agosto 2007 Il commento:
Ma questo vino non esaurisce in un naso incantato la sua carica emotiva, perché al palato è capace di uno sviluppo armonioso, progressivo, di insondabile quanto limpida purezza nebbiolesca. Un passaggio aereo il suo, come sospeso, eppure di traccia profonda. Qui non c'è spazio per concetti come peso, volume, fisicità. Non ne ne senti la mancanza però. Perché sta proprio nella sottigliezza dei tratti, nel suo librarsi, il messaggio intimo che non scordi. E' la mirabile arte del togliere, che fa apparire ricca ogni fiera nudità. Per il resto, la sua acidità inflessibile e vetrosa ne accompagna fedele lo sviluppo fino a quel finale longilineo, fresco e minerale; fino a quando cioè una filigrana tannica carezzevole e diffusa ti avvertirà dell'inevitabile distacco, o della necessità di ricominciare daccapo, dal bicchiere nuovo che verrà. Nelle enoteche d'Italia la quintessenza nebbiolesca, tutta sussurri e niente grida, a 30 euro o giù di lì. La chiosa:
Mi spiego meglio. La famiglia Travaglini, quando decise di adottare
questa bottiglia (e siamo prossimi ai 40 anni!) fu - ritengo - per un
motivo assai meno socialmente dirompente ma non meno singolare: per
far sì che il deposito del vino, immancabile lascito del tempo,
restasse arenato negli anfratti convessi della bottiglia senza arrivare
al bicchiere al momento dello sversamento. Il tutto perché qui
a Gattinara si era consapevoli di dover produrre un vino che andasse
in là negli anni, un vino longevo, capace cioè di esaltarsi
nel tempo. D'altronde, le specificità microclimatiche dell'area,
unite alla natura tardiva del vitigno nebbiolo, non potevano che partorire
vini "lenti", nei quali la fisionomia nevrile e sincretica,
pragmatica e senza fronzoli della giovane età, innervata da acidità
taglienti e scorte tanniche "puntute", solo negli anni si
sarebbe stemperata per assurgere ad orizzonti organolettici tanto compiuti
quanto raffinati. Ebbene, a un certo punto della storia, ecco che il
carattere austero e riservato del Gattinara non ha più giocato
in favore di visibilità, dal momento in cui la critica che conta
aveva iniziato a rivolgere altrove il suo sguardo pacificatore ed accomodante,
le sue giubilanti prostrazioni. A un certo punto, chissà, i vini
dovevano essere "tutto e subito", e in quel tutto e subito
non c'era spazio per l'indole slow del vino Gattinara. Occorreva colore,
e il mio Gattinara latitava in tal senso; occorreva frutto, e anche
qui non è che ci si potesse intendere; occorreva morbidezza,
in barba alla sferzante acidità figlia legittima di queste latitudini.
Un bel pasticcio! Ma per fortuna le mode passano, mentre i caratteri
fondanti di un territorio importante restano. Le ferite non si contano,
è vero, ma la strenua resistenza di certi produttori ha fatto
sì di accogliere la modernità incalzante e piegarla alla
volontà di una personalità indefessa, difficilmente omologabile,
perché discendente diretta di un terroir inimitabile e potente.
Ed è così che mi vien da pensare che dimori proprio qui,
anche qui, in questo lembo di terra di montagna segnato dai venti alpini,
nei suoli magri e sassosi nei quali la vite lotta e vegeta, od ancora
nei vini "resistenti" che ne derivano, il senso eroico di
una battaglia piccola, donchisciottesca, di matrice culturale/colturale.
Una battaglia che Don Chisciotte stavolta, finalmente, vincerà,
in barba agli stereotipi e al potere. Non foss'altro che per continuare
ad esercitare il diritto del sogno. |
||||||
|
prima pagina | la parola all'agronomo | l'appunto al vino | l'articolo | in azienda | in dettaglio | en passant | affari di gola presa diretta | mbud | rassegna | la cucina | appunti di viaggio | assaggiati per voi | visioni da sud | sottoscrivi | scrivici |
||||||