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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855 |
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| L'appunto al vino di Fernando Pardini Il vino: Verdicchio di Matelica DOC 2006 - ColleStefano Sotto-zona/cru: Colle Stefano - Castelraimondo (MC) Data assaggi: settembre 2007 Il commento:
Infine arriva lei, ed è una bocca trascinante, irresistibile per reattività e tensione, di acidità fremente e beva assicurata, dalla scia lunghissima e salina. E qui bellamente ti inquieti, per la spinta e il grip, per le accelerazioni e i pertugi, per il finale tipico e roccioso, per il sapore di mandorla dolce, per l'aromaticità diffusa di mela golden, per la vitalità e la progressione. Ed è bello l'attimo in cui realizzi che, insieme alla istintiva complicità, c'è un vino di caratura superiore che reclama la tua compagnia, perché senza sforzo ne diventerai amico. Sugli scaffali d'Italia un Verdicchio di imbarazzante bellezza ad un prezzo imbarazzante, da far rimuginare veriddio: 7 euro o giù di lì. La chiosa: Non conosco Fabio Marchionni, non ancora. So qualcosa dei suoi Verdicchio però, fieri testimoni di una viticoltura rispettosa dal piglio artigianale (conduzione biologica del vigneto da tempi non sospetti). Sono vini di montagna questi, con la "vocazione del maratoneta" - come dice l'amico-collega Giampaolo Gravina de L'Espresso -, di rocciosa consistenza e mai sbandierata interiorità, dove il potenziale di freschezza e mineralità si dispiega volentieri nel tempo, e dove - con il tempo - grinta e forza si stemperano su trame via via più eleganti e sottili. Questo vino, annata 2006, è però un raro conseguimento, una gemma più preziosa di altre, perdipiù già buonissimo ora, che ci racconta delle reali possibilità di un'area individua, dalla quale spesso i vini se ne escono più caratteriali che non "piacionici" o consolatori. Ma nello splendore di un bicchiere così si cela un messaggio che non puoi tacere, dal momento in cui ti accorgi del prezzo amorevole. Questo dato mi inquieta, veramente, e mi spinge a pensare. Non sono solito spendere troppe parole su trend, mercato, politiche dei prezzi, costi di produzione e via cantando. Credo di non avere le conoscenze a sufficienza per farlo. Mi fermo, fors'anche incautamente, alle suggestioni intime di un incontro, alla fisionomia e alla personalità delle cose della terra, agli stati d'animo che mi suggeriscono, perché in fondo questo basta a farmi pensare al meglio che c'è, placando per un attimo la mia incurabile voglia di incanto. Di certo è un mio limite. Però non credo di pronunciare l'impronunciabile se dico trattarsi di uno dei vini dell'anno, in cui l'alta qualità sposa la convenienza. E non credo di sbagliarmi poi tanto nell'individuare trasposti, in questo piccolo-grande vino di Matelica, un monito e un insegnamento sui quali tutti, consumatori e produttori, dovremo in un modo o nell'altro riflettere. 22 settembre 2007 |
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