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Periodico di cultura enogastronomica - In rete dal 1999, per amor di terra

Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 

L'appunto al vino di Fernando Pardini

Il vino: Barolo DOCG Rocche di Castiglione 1999 - Oddero F.lli

Sotto-zona/cru: Vigneto Rocche in Castiglione Falletto (CN)

Data assaggi: maggio 2007

Il commento:

Su quel granato vivido e lucente, che il tempo ossequiosamente ignora, si staglia elegante e leggiadro un naso dai richiami profondamente minerali, sui quali la limpidezza della ciliegia macerata, il fondo di sottobosco, la vitalità speziata e l'accattivante nota di iris vi ricamano un corredo aromatico di struggente malinconia langhetta, di quelli letteralmente strappati, beatamente strappati, alla propria terra.

Al palato ho l'istintiva cordialità che tanto appartiene al Rocche e alla sua esclusiva capacità di concedersi generosamente, senza troppe ritrosie. Da qui una espressività a tutto tondo, intrisa di sapori buoni, inevitabilmente nebbiolesca, per una interiorità nitida e bella -mai urlata eppure così chiara- di vino giovane, dentro e fuori, enormemente sapido e rinfrescante. Nel suo incedere modulato e in crescendo, ci riserva un finale scintillante per slancio e finezza, di quelli vestiti a festa. Insieme a lui so di poter compiere qualsiasi viaggio, con l'illusione bella di sentirmi sempre a casa.

Nelle enoteche d'Italia un sorso fremente di Langa a 40 euro o giù di lì.

La chiosa

Io penso che un vino così sia il tributo struggente della terra non tanto e non solo verso quei filari gloriosi di vite vecchia che occheggiano a sud dal pendio felice del Rocche, non tanto e non solo per la storia, sofferta e bellissima, della Langa contadina, o per il celebre marchio di una casata vinicola che quella storia tanto ha contribuito a raccontare, quanto per i gesti, la sensibilità, la volontà tutte nuove di Maria Cristina Oddero. Di colei cioè che è destinata a scrivere l'ennesima appendice al racconto della saga familiare, l'appendice che ci parlerà del futuro. Lei infatti alla guida dell'azienda oggi, lei a traghettare. Accanto a lei sua sorella Maria Vittoria ed un giovane team (Luca Veglio su tutti) con idee ben chiare in testa. Nel frattempo, ecco l'emblematico (amatissimo) Barolo Brunate affiancarsi agli storici cru della casa (Vigna Rionda, Rocche, Rivera, Mondoca). Nel frattempo, dal vigneto Gallina in Barbaresco, ecco uscire alla ribalta l'omonimo cru (assaggiato in anteprima il 2004, ci mostra un disegno e una grazia espressiva di coinvolgente luminosità). E ancora, dalla Cascina Fiori di Trezzo Tinella, ecco lo scoppiettante Moscato d'Asti. Piccole grandi novità per una cantina radicata, capace come poche altre di creare vini che parlano al cuore della gente, senza filtri nè sovrastrutture. In quella loro veste "artigianale", con le proverbiali riduzioni giovanili e l'essenziale purezza di spirito, hanno segnato (e segneranno) pagine importanti per il vino d'autore. Così questo bicchiere di Rocche 1999, che nel ricordarci il lavoro dei padri lo immagino salutare emblematicamente l'avvento della generazione nuova, generazione alla quale attiene un compito grande, in piena "coerenza sentimentale" con ciò che Oddero ha finora rappresentato: restituire l'anima nuda della propria terra in ogni bicchiere che verrà. Non di musica per musicisti quindi si dovrà trattare, ma di musica per chi musicista non lo è.

Nella foto: Maria Vittoria e Maria Cristina ( a destra) Oddero.

10 giugno 2007

 

 

 

 

 
 
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