L'appunto al vino di Fernando Pardini
Il vino: Barolo
DOCG Rocche di Castiglione 1999 - Oddero F.lli
Sotto-zona/cru: Vigneto
Rocche in Castiglione Falletto (CN)
Data assaggi: maggio
2007
Il commento:
Su
quel granato vivido e lucente, che il tempo ossequiosamente ignora,
si staglia elegante e leggiadro un naso dai richiami profondamente minerali,
sui quali la limpidezza della ciliegia macerata, il fondo di sottobosco,
la vitalità speziata e l'accattivante nota di iris vi ricamano
un corredo aromatico di struggente malinconia langhetta, di quelli letteralmente
strappati, beatamente strappati, alla propria terra.
Al palato ho l'istintiva cordialità che tanto appartiene al
Rocche e alla sua esclusiva capacità di concedersi generosamente,
senza troppe ritrosie. Da qui una espressività a tutto tondo,
intrisa di sapori buoni, inevitabilmente nebbiolesca, per una interiorità
nitida e bella -mai urlata eppure così chiara- di vino giovane,
dentro e fuori, enormemente sapido e rinfrescante. Nel suo incedere
modulato e in crescendo, ci riserva un finale scintillante per slancio
e finezza, di quelli vestiti a festa. Insieme a lui so di poter compiere
qualsiasi viaggio, con l'illusione bella di sentirmi sempre a casa.
Nelle enoteche d'Italia un sorso fremente di Langa a 40 euro o giù
di lì.
La chiosa
Io
penso che un vino così sia il tributo struggente della terra
non tanto e non solo verso quei filari gloriosi di vite vecchia che
occheggiano a sud dal pendio felice del Rocche, non tanto e non solo
per la storia, sofferta e bellissima, della Langa contadina, o per il
celebre marchio di una casata vinicola che quella storia tanto ha contribuito
a raccontare, quanto per i gesti, la sensibilità, la volontà
tutte nuove di Maria Cristina Oddero. Di colei cioè che
è destinata a scrivere l'ennesima appendice al racconto della
saga familiare, l'appendice che ci parlerà del futuro. Lei infatti
alla guida dell'azienda oggi, lei a traghettare. Accanto a lei sua sorella
Maria Vittoria ed un giovane team (Luca Veglio su tutti) con idee ben
chiare in testa. Nel frattempo, ecco l'emblematico (amatissimo) Barolo
Brunate affiancarsi agli storici cru della casa (Vigna Rionda, Rocche,
Rivera, Mondoca). Nel frattempo, dal vigneto Gallina in Barbaresco,
ecco uscire alla ribalta l'omonimo cru (assaggiato in anteprima il 2004,
ci mostra un disegno e una grazia espressiva di coinvolgente luminosità).
E ancora, dalla Cascina Fiori di Trezzo Tinella, ecco lo scoppiettante
Moscato d'Asti. Piccole grandi novità per una cantina radicata,
capace come poche altre di creare vini che parlano al cuore della gente,
senza filtri nè sovrastrutture. In quella loro veste "artigianale",
con le proverbiali riduzioni giovanili e l'essenziale purezza di spirito,
hanno segnato (e segneranno) pagine importanti per il vino d'autore.
Così questo bicchiere di Rocche 1999, che nel ricordarci il lavoro
dei padri lo immagino salutare emblematicamente l'avvento della generazione
nuova, generazione alla quale attiene un compito grande, in piena "coerenza
sentimentale" con ciò che Oddero ha finora rappresentato:
restituire l'anima nuda della propria terra in ogni bicchiere che verrà.
Non di musica per musicisti quindi si dovrà trattare, ma di musica
per chi musicista non lo è.
Nella foto: Maria Vittoria e Maria Cristina ( a destra) Oddero.
10 giugno 2007