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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 

L'appunto al vino di Fernando Pardini

Il vino: Chianti Classico DOCG Riserva 2003 - Carobbio

Sotto-zona/cru: Carobbio - S. Martino in Cecione (FI)

Data assaggi: gennaio 2007

Il commento:

La saldezza del miglior rosso rubino -consistente senza ostentazioni- e la vitalità cromatica tipica della sana gioventù, aprono ad un naso incredibilmente compiuto e sfaccettato, che svaria da par suo sul tema della chiantigianità. Non un eccesso di calor'alcolico nell'aria, non una sovraesposizione; casomai ne potrai cogliere l'irresistibile forza espressiva, che non rinuncia al seducente richiamo del sottobosco più umido che c'é e incrocia gli umori di violetta a quelli di mora e ciliegia, la pirite alla bacca, il pepe alla selva, l'eucalipto al terriccio, per regalare una sensuale carnosità ad un naso da odorare senza sosta, un naso che non si nutre di ovvietà.

Al palato hai la freschezza che non ti aspetti, la beva coinvolgente e amica, la ricchezza e il sentimento. Balsami fini e terra ne accompagnano la trama, trama morbida e dinamica assieme, dove si compenetrano mineralità e pienezza fruttata: vibrante si fa lo sviluppo, intriso di sapore, senza mai perder di tono, per poi affondare il colpo nella marea montante dei tannini magistralmente integrati nella struttura, senza che tu percepisca in loro la minima traccia di verzura o immaturità. E' un vino questo di incredibile carattere e dignità, che una volta ancora ti racconta le intimità di un terroir quale quello di Panzano in Chianti, capace come pochi di esaltare nei vini figli suoi la commistione bella di acidità e solarità di frutto. Nel mio bicchiere di oggi c'é l'energia buona dei Chianti migliori, quella che non lascia spazio alla esibizione fine a sé stessa ma che si alimenta soltanto del privilegio di una terra vocata e di una sincera sensibilità espressiva, quest'ultima da ascrivere per intero agli appassionati vignaioli di Carobbio.

Nelle cantine d'Italia, uno dei più buoni Chianti Classico del millesimo a 20 euro o giù di lì. Per continuare a sperare.

La chiosa:

Certo che sarebbe stata vera sfortuna non poter concedere futuro ad una realtà contadina quale quella di Carobbio. Ne avremmo perso in molti, perlomeno tutti coloro che -da ingenui, amanti o sognatori- continuano a coltivare la reale illusione di un Chianti Classico individuo e riconoscibile. Eppure, la morte del proprietario, l'imprenditore lombardo Carlo Novarese, intervenuta qualche anno addietro, aveva gettato qualche ombra sul proseguio dell'avventura, avventura iniziata in sordina alla fine degli anni '80 quando l'intimo e appartato Carobbio, sul versante occidentale della zona panzanese confinante con Villa Cafaggio, stregò alla bisogna una persona che nutriva le sue passioni con l'amore per l'arte ed il buon bere. Ben presto, con un parco vigneti che pian piano si allargava e con gli spazi che si facevano sempre più stretti, Novarese si accorse che Carobbio non chiedeva altro che di affrancarsi dal ruolo di buen retiro dell'anima, e che le cure e le attenzioni di cui abbisognava si erano fatte difficilmente rimandabili. Fu così che, con l'estensione della tenuta, nel 1995 fecero il loro ingresso sulla scena Monica Pierleoni ed il marito Domenico Angelini Larghetti, coloro che nel tempo sarebbero divenute le anime di Carobbio; coloro che anno via anno, con la passione riversata verso un lavoro fino ad allora mai praticato, con l'esperienza maturata sul campo ed i preziosi consigli dell'agronomo Remigio Bordini ( a lui va certamente ascritta l'idea dell'alberello, oggi adottata in una parte dei vigneti) e dell'enologa Gabriella Tani, avrebbero acquisito la consapevolezza di un mestiere fino a farla diventare esigenza di vita, dimentichi oramai delle giovanili aspirazioni (laurea in agronomia tropicale lei, tecnico vivaista lui).

Senza compagnie cantanti o marketing oriented, ma a piccoli passi, qui si è sviluppata un'idea di vino rigoroso e territoriale, giocato più sull'equilibrio che non sulla forza estrattiva. Da sempre poco "comunicata", e comunque mai come avrebbe meritato, Carobbio ha partorito vini emblematici per carattere e verità, di esemplare tenuta e rara compiutezza. Così è, in particolare, per la preziosa Riserva del Chianti Classico, da uve sangiovese; così è per la selezione di sangiovese proveniente dal Vigneto Avara, chiamata Leone ( stupenda nella versione 2001); così è per il supertuscan Pietraforte, a base prevalente di cabernet sauvignon (più un saldo di caberlot). Nel frattempo, guarda un po', le incertezze sul futuro si sono diradate: le generazioni nuove della famiglia Novarese hanno affidato a Monica e Domenico la gestione diretta di Carobbio. Dal 2002 Lorenzo Landi gli assicura una brava consulenza enologica. Finalmente su Carobbio sembra regnare una salutare serenità, e la parola futuro non è più in dubbio. Per questa ragione probabilmente, dallo splendido isolamento di un borgo incantato, dal rimbombante silenzio di quei boschi attorno e, soprattutto, da quei 10 ettari di vigna inerbita, continueranno ad arrivarci i segni di un lavorìo serio e rispettoso, racchiuso in amorevoli bottiglie dallo squillante spirito chiantigiano, capaci di segnare il tempo - il loro tempo - senza disperdere la strada. Gli ingenui, gli amanti ed i sognatori avranno così il piacere di illusioni tutte nuove.

21 gennaio 2007

 
 
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