acquabuona.com - italian wine e-zine
Periodico di cultura enogastronomica - In rete dal 1999, per amor di terra

Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 

L'appunto al vino di Fernando Pardini

Il vino: Vino da Tavola di Panzano Flaccianello della Pieve 1988

Sotto-zona/cru: Vigneto Flaccianello - Panzano in Chianti (FI)

Data assaggi: febbraio 2007

Il commento:

Il granato quasi quasi ammicca ancora al rubino. Fra le maglie traspare saldezza e luminosità. Non una piega al tempo, non un segno di asservimento. Il naso poi è eclatante e complesso, cangiante e sfaccettato, di sottobosco, pirite, cedro, agrume, ciliegia nera, iris. Un caleidoscopio di umori buoni, una trama struggente e ammaliatrice, a sottendere purezza e sentimento.

La bocca è bocca strepitosa per freschezza ed agilità. Gran portamento e razza, tempra e morbidezza. E' carezzevole setosità tannica, è melodica dolcezza e stoffa buona. Nel frattempo ti coinvolgono gli umori di ciliegia e tartufo, cuoio e funghi. Un' aura sensuale ti conforta e accompagna. Invidiabile si fa la progressione, incrollabile la tenuta, lunga la vita davanti a sé.

Non vi parlo certo di reperibilità o di prezzi. Confido però nella carta amorevole di qualche amorevole ristorante, o nei pertugi invitanti della cantina del collezionista. Perché questo vino val bene una ricerca, dal momento in cui la ricerca ha un fine: per esempio ricordarsi che c'è una strada per spazzar via le nubi incombenti sull'idea stessa di chiantigianità. E' un affetto ritrovato questo vino, ecco che cos'è. E', per l'appunto, la strada che non si disperde, il vecchio amico che reincontri e riconosci come tale, nonostante il tempo che passa e lo spazio che separa. Da lui in fondo non ti aspetti parole. Le parole non servono. Lui era già lì, ad attendere sereno i tuoi ritorni.

La chiosa:

A Fontodi la luce è impressionante. D'altronde gennaio quest'anno non ne vuol sapere di far freddo, come si addice a un gennaio con la G maiuscola. Così, sulla vasta nudità di quella conca, su quella terra antica e galestrosa e sui quei ceppi di vite, ecco abbattersi la luce tersa e senza filtri del sole d'inverno: un tepore inusuale per la stagione, un rigoglìo precoce di natura. I dettagli si amplificano, i colori si intensificano. Nitidissimi si fanno i contorni, affannato il respiro. La potenza di quell'affresco alimenta aritmie e ti presenta il conto: è una bellezza rara, è il prezioso annuncio della natura a trattenere ed imbrigliare, in quell'anfiteatro, tutto il calore che c'é per contrastare le fresche e salutari inquietudini di una altimetria non banale (400 metri slm). Da qui, solo da qui, avrai la commistione magica di solarità e freschezza nei vini che berrai.

Giovanni Manetti vive qua. Da quand'era ragazzino vive qua. Conduce da par suo un'azienda che a detta di molti è un modello di imprenditoria agricola. I suoi vini, spesso, sono vini parlanti. Ma le mie parole, alle parole di un coro, poco aggiungono, se non che tento l'acuto: da qualche tempo a Fontodi sta crescendo ancor più consapevole l'idea di ruralità: niente chimica in campagna, conduzione biologica dei vigneti, provvidenziali mucche a concimare. Da qualche tempo a Fontodi niente più lieviti selezionati in cantina. Ne son certo, la terra di Panzano ringrazierà di cuore con frutti tutti nuovi.

19 febbraio 2007

 
 
prima pagina | la parola all'agronomo | l'appunto al vino | l'articolo | in azienda | in dettaglio | en passant | affari di gola
presa diretta | mbud | rassegna | la cucina | appunti di viaggio | assaggiati per voi | visioni da sud | sottoscrivi | scrivici