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Francesco Maria Martinetti e il suo primo Barolo Tenuta Bonzara Claudio Gori: il mio progetto si chiama "Vino-Vigna" Tenimenti Luigi d'Alessandro Giulio Salvioni e Giancarlo Pacenti: confronto ilcinese Intervista a Giacomo Mela, esperto in analisi sensoriale Luca D'Attoma: "L'enologo è come un sarto" Carlo Ferrini: "Sono un uomo di vigna" |
Tenuta Bonzara Parlando con Francesco Lambertini è netta l'impressione di trovarci di fronte a un produttore ben sicuro dei suoi vini, che ha ormai passato i momenti in cui ad ogni nuova annata doveva dimostrare che il successo non era arrivato per caso, ma piuttosto era il frutto di una ben ragionata scelta di qualità. Scelta ancor più coraggiosa del solito, se proprio vogliamo, in quanto fatta in una zona non certo conosciuta come vocatissima: i Colli Bolognesi. La svolta della Tenuta Bonzara verso l'imbottigliamento di qualità data solo dieci anni, anche se la vigne attualmente in produzione sono state piantate oltre 35 anni fa, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Miglior cura in cantina, con accurata scelta dei legni da affinamento, e diradamenti in vigna che hanno portato a una produzione a livello internazionale, e basata su vitigni internazionali, che a prima vista sconcerta chi, come noi, non conosce approfonditamente la zona di produzione che contorna il capoluogo emiliano. Di tutti i vini prodotti solo uno, il Pignoletto, è fatto con uva autoctona, mentre sulla altre bottiglie si legge: Pinot Bianco, Sauvignon, Merlot, Cabernet ... ma, nonostante ciò, tutti questi vini sono DOC. La denominazione di origine dei Colli Bolognesi, appunto, che permette la vinificazione in purezza di praticamente tutti i grandi vitigni internazionali. Chiediamo a Lambertini come ci si senta a fare da capofila della vasta zona che da Bologna scende quasi sino all'Adriatico e che fin'ora era conosciutà più che altro per produzioni abbondanti e a basso prezzo. "La sensazione è buona, anche perché ormai varie aziende hanno iniziato a imitarci e l'innalzamento del livello qualitativo, a cui sta contribuendo anche il fenomeno del turismo del vino, è sicuramente un fatto positivo in quanto riqualifica tutta la regione." Visto che parliamo con una persona sicuramente qualificata (Lambertini è presidente del Consorzio dei Colli Bolognesi) ci soffermiamo un attimo sul significato di queste DOC internazionali che più che la regione di produzione pongono l'attenzione sul vitigno. "Non sarebbe meglio passare da un Savignon DOC o Merlot DOC a un Colli Bolognesi DOC? Così da mettere un comune denominatore alla produzione che la renda più identificabile dal consumatore, specialmente all'estero?" "Probabilmente sì, ammesso che questa non serva a far rientrare nel calderone tutti i vini della zona senza nessun criterio di qualità. E d'altra parte forse parlare di estero è un po' prematuro... abbiamo grandi problemi anche a farci conoscere fuori dalla regione!" Parola di presidente più che di produttore, infatti le 70.000 bottiglie dell'azienda non hanno poi troppi problemi a farsi conoscere e già si pensa ad espandere la produzione che per ora è limitata a 15 ettari vitati dei 100 di proprietà. L'assaggio dei vini inizia col Colli Bolognesi Pinot Bianco 1999 che matura solo in acciaio. Il naso ci sorprende un po', percepiamo aromi intensi che però non riusciamo bene a qualificare e che sicuramente non sono varietali. In bocca il vino è acidulo e un po' chiuso aromaticamente. Il Pignoletto Classico 1999 affina in parte in legno e fermenta per 1/3 in barrique. Pallido con riflessi verdognoli, sprigiona aromi iodati e salmastri, decisamente interessanti. Al gusto lo troviamo invece un po' diluito e non troppo elegante. Il Colli Bolognesi Sauvignon 1999 è invece discretamente tipico, con aromi intensi di sambuco e una grande freschezza olfattiva. Il corpo è medio, in linea aromaticamente e con una buona tenuta nel finale. Pulito e asciutto. Passiamo ai rossi col Colli
Bolognesi Merlot Rosso del Poggio 1999. Un vino fresco che affina
per 5-6 mesi in barrique usate. Il colore è rubino e gli aromi
ricordano la china e il fieno bagnato. Il frutto è vivo e ben delineato
e veramente intenso all'assaggio. Un vino non complesso ma pulito, asciutto,
ben piacevole e bevibile.
Lasciamo Lambertini alla curiosità di altri astanti dopo un'ultima domanda sul mercato dei suoi vini, che ci dice essere ben bilanciato tra mercato nazionale e quello estero che assorbe il 40% della produzione. Infine i prezzi, che si situano nella fascia media. Tutti i bianchi intorno alle 14.000 lire, 17.000 il Rosso del Poggio e 40.000 lire per il Rocca di Bonacciara ed il Bonzarone. (lb) -----------------------
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