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Franco Maria Martinetti e il suo primo Barolo

Riuscire a cogliere una anteprima di un produttore importante è sempre interessante, e qui siamo certamente in presenza di uno di questi eventi, perché Franco Maria Martinetti presenta in occasione del Premio AIS Versilia che si svolge a Pietrasanta il suo esordio nel mondo del Barolo con la uscita del Marasco 1997, che verrà ufficialmante presentato al prossimo Vinitaly: siamo dunque in presenza di una sorta di anteprima dell'anteprima!

Ma noi, anche senza tale importante evento, saremmo certamente andati a parlare con questo produttore, perché confessiamo di avere un debole per i suoi vini; dovendo dare una sintetica spiegazione sul perché potremmo rispondere che li amiamo per quella loro "mozartiana" leggerezza e soavità, quella assenza di muscoli esibiti, congiunta sempre ad una spiccato carattere floreale ma anche ad una notevole espressione di frutto. E incontrandolo ci convinciamo del fatto che i vini assomigliano un po' a chi li produce.

Ecco infatti Martinetti che, perfettamente composto mentre intorno c'è un discreto trambusto, non ha un capello fuori posto. Ha iniziato a produrre vino su incitamento di Giacomo Bologna detto Braida, di professione fa il pubblicitario, ma se prima la percentuale di tempo che dedicava alla professione era il 70% e solo il 30% andava all'azienda vinicola, ora le percentuali si stanno invertendo, perché "nella vita arriva un momento in cui ci si vuole divertire". Ma torniamo ai vini: "non bisogna mai dimenticare di ricercare la piacevolezza in un vino. Io chiamo anabolizzati i vini che vengono costruiti per vincere le degustazioni: prodotti palestrati che colpiscono al banco di assaggio ma che poi, molto spesso, si bevono con difficoltà." E per spiegare il suo modo di pensare in modo più sintetico possibile ci enuncia il suo Teorema delle tre E per il vino perfetto: Eleganza, Equilibrio, Espressività.

Il suo primo prodotto, nato nel 1985, fu il Montruc. "In quell'epoca la Barbera era un vino dal profilo piuttosto basso, dunque per un produttore che ricercava la qualità era impossibile venderlo ad un prezzo che ripagasse i suoi sforzi. Ecco quindi la mia scelta di farne un vino da tavola, ma un vino da tavola che veniva direttamente dal territorio, perché l'astigiano è il territorio della Barbera." Oggi il Montruc è una Barbera d'Asti, che proviene dalle vigne più vecchie (40-45 anni) e affina una decina di mesi in barrique nuove; ad esso si è successivamente affiancata un'altra Barbera base chiamata Bric de Banditi, cha sta in acciaio fino alla fermentazione malolattica e poi passa in cemento. "Uso l'acciaio perché è un mezzo in cui si posso controllare meglio parametri quali la temperatura; ma appena finita la malolattica trasferisco il vino nel cemento perché a quel punto serve solo un contenitore, e il cemento mi dà più tranquillità. Io sono convinto che nell'acciaio ci sono delle scariche elettriche, della carica elettrica che influisce sugli aromi, come quando si lecca un pila..."

E poi c'è il Sul Bric, nato nel 1989, che è stato invece un risultato di una costruzione intellettuale, di un progetto: la barbera è un'uva ricca di acidità e povera di tannino, e sarebbe stato interessante unirla ad un'uva tannica quale il cabernet sauvignon; attualmente questo vino è inserito nella DOC Monferrato Rosso. Questa DOC è sufficientemente forte per dare il giusto contesto al Sul Bric? E, più in generale, qual'è è ancora la distanza che separa l'astigiano dalle langhe? "Sicuramente c'è ancora strada da fare nella ricerca della qualità, e poi parliamoci chiaro, ad Asti abbiamo il barbera, non il nebbiolo. E il nebbiolo, per fare una metafora, è un'uva da lunghe conversazioni, sofisticata, mentre la barbera è una compagnia piacevole adatta per passare una serata allegra.

Il primo vino che assaggiamo è la Barbera denominata Bric de Banditi 1999, che matura esclusivamente in acciaio. Appena ci viene versata nel bicchiere, non possiamo non rimanere affascinati dal colore porpora brillantissimo, anche se di media intensità e che non si potrebbe certamente definire cupo o concentrato... "A me questo colore è quello che piace - osserva Martinetti; è come per le persone: non mi accosterei volentieri a qualcuno completamente vestito di un nero lugubre... " I profumi sono floreali, intensi, freschi e metallici, e la bocca, fine e di corpo medio, è saporitissima e conferma le sensazioni floreali a cui si uniscono note di frutta rossa.

Il Montruc 1998, come abbiamo detto, proviene dalle vigne più vecchie dell'azienda, che pur essendo poco produttive subiscono comunque diradamenti per portare la produzione ai 45 qintali per ettaro. Il vino è più concentrato, rubino, aggiunge sia all'olfatto che in bocca un tocco di vaniglia ad addolcire la beva. Il frutto resta comunque assai nitido. Nel finale percepiamo sentori di cuoio su tannini eleganti e moderati.

Il Sul Bric 1998, Monferrato Rosso fatto con lo stesso barbera del Montruc a cui è aggiunto un 40% di Cabernet Sauvignon. Il colore è rubino violaceo di media fittezza. Olfattivamente è evidente la spezia e il frutto acidulo del barbera. Più rotondo al gusto dove la carica tannica più evidente ne fa un vino di struttura. Un buon compromesso tra gusto internazionale e varietalità.

E veniamo al Barolo Marasco 1997, ottenuto da uve accuratamente selezionate e in parte acquistate, con il quale Martinetti si inserisce nella categoria degli innovatori in quanto il vino affina in barrique nuove ("ma la tradizione è una innovazione ben riuscita", avverte il produttore "e, aggiunge, quando mangiate un buon piatto al ristorante mica chiedete al cuoco se l'ha cotto nella terra o in acciaio!"). Colore rubino porpora piuttosto fitto, profumi intensi che richiamano il nome, ricordando la ciliegia marasca, anzi forse più dolci, da ciliegia marchiana. In bocca è di corpo pieno, con aromi maturi e una bella ampiezza. Finale ancora leggermente squilibrato, con sentori di lacca e una trama tannica ben percepibile ma non troppo astringente.

Martinetti ci saluta, e ci dà appuntamento a quando per lui il vino occuperà il 95% del suo tempo.

(rf&lb)

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