Francesco Maria Martinetti e il suo primo Barolo
Tenuta
Bonzara
Claudio Gori: il mio
progetto si chiama "Vino-Vigna"
Tenimenti
Luigi d'Alessandro
I Giusti e Zanza
Vigneti
Giulio Salvioni e Giancarlo Pacenti:
confronto
ilcinese
Intervista a Giacomo
Mela, esperto in
analisi sensoriale
Luca D'Attoma:
"L'enologo è come un sarto"
Carlo Ferrini:
"Sono
un uomo di vigna"
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I GIUSTI
E ZANZA VIGNETI
Incontriamo Fabio Zanza de I Giusti e Zanza vigneti in occasione
della 38esima Festa dell'Uva e del Vino di Terricciola, provincia di Pisa,
manifestazione che ha fatto nell'edizione 2000 un notevole salto di qualità
rispetto alle precedenti edizioni e che si pone come vetrina ufficiale
di questa interessante sottozona toscana.
Ad un certo punto chi di noi è in grado di distinguere nella varietà
delle cadenze toscane non può trattenersi dal chiedergli: "Scusi,
ma lei è di Massa?" tanto trova riconoscibile il suo accento. "Certo,
si sente eh?!". Sia lui che il suo socio Paolo Giusti provengono infatti
da altra provincia e altri mestieri (che ancora non abbandonano, produrre
vino è infatti ancora una seconda attività, che promette
però ben presto di diventare la prima) e solo la passione li ha
spinti fino a Fauglia, nella profonda provincia pisana, per acquistare
una azienda e scommetterci su.
Ma perché proprio qui?
"In realtà all'inizio avevamo quasi acquistato una tenuta presso
San Quirico D'Orcia, ma poi la cosa non è andata in porto, è
troppo lontano da dove stiamo noi. Il vantaggio di essere qui è
che da Massa in quaranta minuti si arriva. E poi è una zona bellissima,
il clima è caldo e ventilato, ma una cosa ci ha colpito in modo
particolare: una luminosità veramente unica."
La storia recente dell'azienda inizia dunque nel 1996 quando i due proprietari
attuali rilevano una realtà già funzionante. Poi chiamano
l'enologo Stefano Chioccioli e, dietro suo suggerimento, iniziano a produrre
un cabernet in purezza, che battezzano con il nome di Dulcamara. Da allora
si affidano completamente all'enologo: "Noi seguiamo Chioccioli in tutto,
ci siamo completamente affidati alla sua esperienza, e per questo lui
ci apprezza, visto che con noi può avere libertà completa."
Libertà che si riscontra nelle scelte di avanguardia di questa
azienda. "I nostri nuovi impianti li abbiamo fatti con una densità
di 10000 piante per ettaro e ovviamente utilizziamo lo scavallante per
coltivarle. Comunque anche nelle vigne vecchie abbiamo ridotto enormemente
la produzione: la resa delle nostre vigne corrisponde ad una bottiglia
di vino per pianta!
E per quel che riguarda la vinificazione?
"Avevamo notato dei problemi di ossigenazione verso il quarto giorno di
fermentazione e ora li evitiamo facendo gorgogliare ossigeno nei tini."
L'invecchiamento, vista la scelta di fare solo vini rossi, è tutto
in legno e più precisamente in tonneau (botti da 500 litri). Scelta
che marca abbastanza i due vini prodotti, entrambi assai caratterizzati
dal legno.
L'impresa di Giusti e Zanza è ancora nella fase iniziale e con
grosse potenzialità di espansione visto che dalle 3.500 bottiglie
di Dulcamara, che ha fatto già molto parlare di sé, sono
già arrivati a superare le 30.000 totali con il nuovo prodotto,
un sangiovese in prevalenza chiamato Belcore.
Per il futuro cosa prevedete?
"Abbiamo nuovi impianti di cabernet sauvignon, merlot, syrah e un pochino
di petit verdot. L'obiettivo è quello di arrivare alle 150.000
bottiglie, una quantità che rappresenta il minimo per una azienda
che vuole avere un certo impatto sul mercato e non solo fare dei vini
introvabili, con poche migliaia di bottiglie prodotte: a noi non piacciono
i vini virtuali."
Assaggiamo dunque i prodotti dell'azienda.
Il primo vino è un nuovo venuto, ottenuto da parte delle uve che
la precedente azienda utilizzava per farne vino da vendere sfuso. Eliminate
le varietà bianche ora è rimasto sangiovese e un 10% di
merlot. Con questa composizione il Belcore 1998 si presenta di
un bel rubino intenso e con profumi di buona ampiezza di frutta rossa
matura associati a un leggero spunto vegetale e ad aromi terziari, sentiamo
tostatura, cioccolato, assai presenti e forse preponderanti. Sensazione
che si ripete al gusto dove la cioccolata ci sembra addirittura bianca
risultando quasi stucchevole. Il vino ha sicuramente un buon corpo ed
è morbido e pieno. Buono anche il finale, seppur resti in evidenza
questa eccessiva terziarizzazione. Sbilanciamento abbastanza inusuale
per un vino che passa solo sei mesi in legno piccolo.
Il
Dulcamara 1997 è invece composto da cabernet sauvignon con
un 10% di Merlot e invecchia 24 mesi in tonneau. Si tratta di un vino
più austero, in cui ai toni dolci del precedente si sostituiscono
le note penetranti del cabernet. Al naso si nota il peperone e frutta
nera e acidula, ribes e mirtillo, e al gusto un certo eccesso tannico
che rende un po' duro e allappante il finale. Nonostante ciò il
vino risulta assai interessante, sicuramente potente e corposo, forse
ancora da affinare per raggiungere una maggior eleganza.
Concludiamo con i prezzi, il Belcore costa al distributore 12 mila lire
e il Dulcamara 30 mila, iva esclusa naturalmente, e con una domanda sul
mercato di questa azienda. "Al momento esportiamo il 50% della produzione,
principalmente negli Stati Uniti. Il resto va in Italia, sul mercato locale
e molto anche verso il Nord."
Certo, avendo in mente
di quintuplicare la produzione, ci sarà da fare un bel lavoro dal
punto di vista commerciale, ma questi vini ci sembrano assai adatti a
un mercato internazionale, mercato ancora in piena fase espansiva.
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