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Maddalena Mazzeschi, donna del vino

Maddalena Mazzeschi l’abbiamo conosciuta a cena, al Castello di Camigliano (nei pressi di Montalcino), dopo una giornata passata a degustare Nobili di Montepulciano. Subito ci apparve una vulcanica donna del vino, e d’allora non abbiamo che avuto conferme sulla sua inesauribile capacità di promuovere realtà piccole e meno piccole di questo mondo in pieno fermento e pieno di voglia di farsi conoscere ed affermarsi. Al Vinitaly ha il suo angolo, dove presenta i vini delle aziende da lei seguite, e ci passiamo di fronte più d’una volta prima di trovarla libera di accoglierci. Stiamo per dirigerci verso una degustazione di Sagrantini e quindi le chiediamo una piccola selezione dei suoi prodotti, che ci avvicini alla terra umbra. Sappiamo di non scontentarla, visto che lei vive sulla costa nord del lago Trasimeno, a cavallo tra la natia Umbria e la Toscana, altro suo naturale riferimento professionale.

Eccola così a farci conoscere per primi i prodotti dell’azienda Terre de' Trinci, una realtà medio grande (mezzo milione di bottiglie) situata a Foligno. Si tratta di una azienda sorta dalle spoglie di una cantina sociale, rilevata da alcuni dei soci e oggi gestita con criteri di qualità, quali la ferrea selezione delle uve e il reimpianto di cloni selezionati. Ne assaggiamo il Rosso IGT Umbria Cajo 2000, da uve sagrantino, merlot e cabernet in prorporzioni uguali. Il colore è rubino purpureo e la complessità olfattiva notevole (si sente una componente floreale, poi mentolo, ribes, aglio fresco, alloro, leggera erba tagliata che si dissipa con l’ossigenazione), mentre al gusto il vino ci sembra meno intrigante, un po’ acerbo e marcato da spunti vegetali. Corretto nell’equilibrio acido-alcolico (è un vino di 12,5%) tuttavia di scarsa consistenza e terminato da tannini robusti ma ben levigati. Ma eccoci al Sagrantino di Montefalco 1998, dai 13,5% alcolici e dal colore rubino pieno e limpido. I profumi sono di frutta rossa matura (lampone) e, penetranti, di viola molto pura ai quali si affiancano cenni di solvente e leggera copertura vanigliata. Il corpo è pieno, i tannini delicati e la beva non è troppo impegnativa in relazione a questa tipologia di vino. Un po’ carente la sapidità. Entrambi questi prodotti affinano parzialmente in botte piccola, e si distinguono globalmente per una bella pulizia.

I Girasoli di Sant’Andrea producono a Niccone Umbertide sotto la direzione dell’enologo Paoletti. Assaggiamo due loro IGT: l'Umbria IGT Muda 2001, è composto da sangiovese, montepulciano e merlot, e vede pochissimo legno con la chiara intenzione di valorizzare la componente fruttata. Il suo colore è rubino purpureo e in effetti ci presenta un bel frutto fresco, sui toni del ribes e del mirtillo, a cui sono associati sentori cosmetici, erbe aromatiche e spezie. Media la consistenza gustativa, così come la persistenza, tannino un po’ irruento. Più importante l’Umbria IGT Il Doge 2000, composto da un melange di uve simile. All’olfatto di buona persistenza il vino si presenta ben elegante e maturo, marcato da un bel floreale (iris), frutta rossa matura e toni balsamici. Al palato lo troviamo grasso, rotondo e pulito, morbido ed accattivante, chiuso da un tannino di tutto rispetto e da una lunga scia aromatica un tantino vanigliosa.

Ed eccoci ora a una anteprima assoluta, un campione di botte dell’Orcia DOC 2001 dell’azienda Capitoni. Prodotto da un vigneto di soli cinque anni, con un 85% di uve sangiovese e un 15% di merlot, sotto la direzione dell’enologo Ciufoli, questo vino da colore rubino violaceo cupo sprigiona profumi intensi, carnosi e penentranti di lampone, ribes maturo e caramello, affiancati da note floreali, cosmetiche e laccate. Un frutto vivissimo ed ancora laccato che ritroviamo in una bocca piena ed equilibrata, con una bella espressione di frutto anche se non eccessivamente complessa né lunga nel finale.

Ma Maddalena non lavora solo in Umbria e la nostra ferma convinzione di non uscire dal tema della mattinata vacilla e cede facilmente di fronte a lei che ci stuzzica con un lungo salto nell’estremo sud, per assaggiare il Eloro Rosso DOC Pachino 1998, della sicula Elorina, Cantina Sociale Rosolini. Un nero d’Avola in purezza, vinificato sotto la consulenza di Claudio Gori, dal colore rubino chiaro e dal naso amplissimo e molto intenso di frutta rossa (ciliegia soprattutto) dolce e matura, a cui si associano toni floreali e di polvere da sparo. Una grande complessità olfattiva in cui percepiamo fragole e rosa appena sbocciata. Al gusto lo troviamo morbido, di medio corpo e buona struttura, solo un po’ in calo di acidità.

Abbiamo terminato con gli assaggi, ma restare a far due chiacchere non ci dispiace, specialmente di fronte all’assaggio di salumi di quel macellaio per amore che è Augusto Binarelli di Montepulciano. Con questi Maddalena sfodera una magnum Fazi Battaglia, il Verdicchio dei Castelli di Jesi Masaccio 1999, un campione dimostrativo di un vino creato dall’azienda per propagandare le potenzialità delle sue uve. Fatto con un 30% di uve da una vendemmia surmatura che era stata preceduta da una rigida selezione sulla pianta, il vino è di colore paglierino e sprigiona dolci aromi floreali (glicine e lavanda) e mielati. Maddalena si scusa, la bottiglia è aperta da un bel po’, e infatti al gusto troviamo un po’ sottotono gli aromi, ma possiamo pur sempre gustare un vino molto equilibrato e morbido, non grasso, sostenuto da una buona vena acida. Un buon commiato!

Luca Bonci e Riccardo Farchioni
(27/9/2002)

 

   

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