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Barbera e ravioli! L'Azienda
Pico Maccario
Sagrantino, la
forza in cerca d'eleganza
Passeggiata pedemontana, prima,
seconda e terza
parte
Maddalena
Mazzeschi, donna del vino
Valcalepio,
un vino in cerca d'identità
La Calabria
dei Cirò, e non solo
Manzone Fratelli "Lo
stile della tradizione"
36^ Vinitaly: un
primo bilancio
Le nostre cronache delle edizioni
passate

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Valcalepio, un vino in cerca di identità
A Vinitaly il padiglione della Lombardia
è una cittadella a sé, molto composita al suo interno. Nell'immaginario
collettivo non è ben chiaro che Valtellina, Lugana, Franciacorta
e così via appartengano alla stessa realtà geografico-politica.
E per di più la zona vinicola che abbiamo deciso di esplorare stavolta
è fra le più sfuggenti: alzi la mano chi sa che nel bergamasco
si fa vino e che questo vino è rappresentato dalle DOC Valcalepio
Bianco e Rosso.
E invece questo vino esiste, ed è
in cerca di maggior visibilità. Le uve utilizzate tra l'altro sono
abbastanza paticolari, o meglio, sono le più internazionali che
possiate immaginarvi, ma qui le hanno sempre coltivate. Ecco così
che nel bianco troviamo pinot bianco, chardonnay, e pinot grigio mentre
il rosso è un taglio bordolese. Ma la Valcalepio non finisce qui,
all'interno della DOC, nel comune di Scanzorosciate, si produce un interessantissimo
vino da dessert, il moscato di Scanzo passito che, sconosciuto al grande
pubblico, è oggetto di grandi passioni da parte di un ristretto
circolo di estimatori, ai quali ci siamo immediatamente iscritti. L'uva
autoctona da cui si ottiene viene vendemmiata generalmente a fine ottobre
e viene successivamente "schiccolata". Il suo acino ha una buccia
dura e tende a perdere acqua. La spremitura avviene in piccoli torchi
a mano e successivamente il vino viene affinato in botte.
E
iniziamo questa carrellata dall'Azienda Caminella, che produce
40mila bottiglie a denominazione Valcalepio o come vino da tavola. Il
Valcalepio Bianco Ripa di Luna 2001 (12,5%) è un uvaggio
di chardonnay al 50% e di pinot bianco e grigio in parti più o
meno uguali, ed è vinificato in acciaio. Ha un bell'olfatto sfaccettato
fatto di profumi di medio impatto, ma freschi e penetranti di frutta esotica
dolce, a cui si aggiungono sentori di banana e mela mature, di menta ed
incenso assieme ad una scia vegetale. Peccato che poi si mostri più
aspro al gusto, dove si rivela, dopo un buon attacco, citrino, non particolarmente
grasso e alquanto carente in acidità. (6 €)
Il Verde Luna 2000 (13%) è invece un vino da tavola in cui
il contributo del legno piccolo è già evidente all'olfatto.
L'effetto è quello di spostare gli aromi verso il minerale, la
spezia (chiodo di garofano) con rimandi alla cera e all'incenso. Simile
al gusto, dove il legno rende monotona la beva, schiaccia il corpo con
un frutto che resta sottotono (8,5
€).
Tornando nell'ambito delle DOC assaggiamo
il Valcalepio Rosso Ripa di Luna 1999 (12%), composto da merlot
(60%) e cabernet sauvignon. Un vino dal bel colore rubino violaceo e profumi
peperini e stuzzicanti di frutti rossi e neri, con in aggiunta note di
rosmarino e decisi sentori vegetali di erba tagliata. Al gusto lo troviamo
asprigno e di medio corpo, fresco ma semplice (6 €). Come col bianco,
anche del rosso abbiamo la versione da tavola, il Luna Rossa 1999
(13,5%) in cui si aggiunge una percentuale di pinot nero e si appassisce
l'uva prima del passaggio in barrique. Il bel colore rubino violaceo cupo
e profondo si associa ora ad un naso fresco fatto di frutti di bosco neri
e rossi di buona profondità e che tendono ad addolcirsi nel bicchiere.
Al gusto il vino è vivo e con una bella frutta rossa matura, mediamente
complesso, gustoso anche se leggermente aggressivo nel finale. (10 €).
Infine assaggiamo una piccola produzione (1.500 bottiglie) di pinot nero,
il Luna Nera 1998 (13%) che troviamo assai interessante. Di colore
rubino scarico, è olfattivamente intenso, fruttato e floreale,
sui toni del lampone e della rosa appassita. La bocca è piena e
corposa, sufficientemente calda e con un bel finale. Qui la frutta è
meno in evidenza lasciando il campo a toni ferrosi, abbastanza terziarizzati,
comunque di bella sapidità. (18 €). Ultime note sulle etichette,
molto belle, e sulla consulenza dell'enologo Musatti.
La Cantina Sociale Valcalepio produce
ben 800mila bottiglie e conta su circa 130 conferitori. Ci intrigano sempre
queste grosse realtà quando riescono a produrre vini di qualità,
e questo sembra proprio il caso. Infatti il primo vino assaggiato, il
Valcalepio Bianco 2001 (11,5%) da chardonnay 60%, pinot bianco
30% e pinot grigio, è senz'altro un vino corretto, con una piacevole
mela fresca al naso ed una bocca gagliarda. Il Valcalepio Rosso 2000
(12%), composto da merlot (65%) e cabernet sauvignon e che sta nove mesi
in botti da 80 quintali, è di colore rubino chiaro brillante ed
è un vino fresco caratterizzato da un frutto maturo e netti spunti
di violetta e ciliegia marasca. La struttura non è imponente, ma
il vino è beverino e piacevole, con aggraziati spunti vegetali.
(5,5 €). Ancora migliore troviamo il Valcalepio Rosso Riserva
Akros 1998 (12,5%), dal colore rubino limpido e dai profumi intensi
di fiori, cipria e spezie, con un elegante rimando di rabarbaro. Bocca
fine, non corposa né sapidissima, ma elegantemente minerale e chiusa
da tannini molto levigati. (9,5 €).
E concludiamo con un vino dolce, il Valcalepio
Moscato Passito Perseo 1998 (15%), ottenuto dall'autoctono moscato
di Scanzo. Vino dal color rubino molto limpido e dai profumi tipicamente
moscati a cui si aggiungono bei cenni di mela matura, rosa e lacca. In
bocca il vino non è dolcissimo, ma piuttosto ben complesso e elegante,
con aromi di mele cotte e prugna. Veramente un buon vino, e oltretutto
a uno dei prezzi più contenuti per questo tipo di prodotto: 20
Euro per mezzo litro.
L'azienda
La Brugherata fa parte dell'associazione delle Donne del Vino e
produce 60mila bottiglie a Scanzorosciate. Il suo Valcalepio Bianco
Vescovado 2001 (13%) (chardonnay 75% e pinot bianco 25%) ci accoglie
con un color paglierino e bei profumi di fiori, mela, agrumi e banana,
non maturissimi ma penetranti. Buona la bocca: pulita, lunga e mediamente
grassa. Un buon prodotto vinificato totalmente in acciaio. (8 €).
Passaggio di tre mesi in botte invece per il Valcalepio Bianco Vescovado
Selezione 2001, uno chardonnay in purezza che al naso appare inizialmente
compresso, poi si apre su bei toni di fiori e frutta gialla; ci piace
più al gusto, dove lo troviamo grasso, quasi untuoso, saporito
e con un finale sulle note di crema. (10 €). Il Valcalepio Rosso
Vescovado 2000 è un cabernet con un'aggiunta di un 15% di merlot.
Ha un colore rubino limpido e un naso peperino e molto espressivo. Al
palato è vinoso e piacevolemente rustico, immediato e impreziosito
da spunti dolci. Bella aromaticità e pulizia. (8 €). Il Valcalepio
Rosso Riserva Doglio 1998 (12,5%) ha la stessa composizione. Il rubino
è limpido e i profumi di medio impatto, fini, di erbe aromatiche
e ciliegia. Al gusto il vino è pulito, di medio corpo e media lunghezza.
Sicuramente un vino non esplosivo ma elegante, invecchiato per tre anni
in botte grande.(10 €). Ma c'è un altro cabernet, il Cabernet
Priore 2001: naso elegante dal fruttato maturo, in bocca morbido sin
dall'attacco fruttato, dolce con un finale dal tannino fine, sempre sui
toni della frutta rossa e della viola, saporito e lungo. Ed eccoci ancora
ad un Moscato di Scanzo Valcalepio Passito 1996, dal colore rubino
lucente e bello. I profumi sono intensi ed eleganti, non dolci né
smaccati, buccia di mela e pepe bianco, carta. La bocca è ben bilanciata,
di grande equilibrio e bella rotondità. (30 € 1/2litro).
L'Azienda
Tallarini di Bergamo produce 160mila bottiglie per un bel numero di
vini. Facciamo una selezione partendo dal Valcalepio Bianco 2001,
prodotto col solito uvaggio di chardonnay, pinot bianco e grigio. Lo troviamo
non intenso olfattivamente, dove agrumi e mela, frutta gialla e banana
stentano un po' a uscire dal bicchiere, e pulito al gusto, ma carente
di struttura e persistenza. (6 €). Il Valcalepio Rosso 2000,
35% merlot, al naso sprigiona profumi di viola e bella frutta rossa matura
(ciliegia soprattutto) e mostra bel frutto anche in bocca. Il Valcalepio
Rosso Libero 1999 di nuovo profuma di frutta rossa matura dolce e
abbastanza intensa; anche al palato la rotondità di frutto e la
freschezza danno belle sensazioni accresciute da un bel tannino diffuso.
Bell'effetto ci fa anche il Valcalepio Rosso Riserva 1998, che
dopo tre anni di affinamento, di cui 12 mesi in botte e barrique, ci offre
un naso elegante fatto di frutta rossa matura e dolce e una bocca rotonda
ancora con un tannino di grana fine. Ma passiamo agli IGT, col Rosso
della Bergamasca IGT Satiro 1998 (13%), un cabernet sauvignon invecchiato
4 anni e passato in tonneau. Vino dal colore rubino intenso, con frutta
rossa surmatura e spunti cipriosi al naso. Al palato ha un bell'attacco
con grande quantità di frutto, corpo medio e un finale un po' in
calo. Un prodotto elegante e di bella rotondità che, purtroppo
per noi, ha il suo mercato quasi esclusivo negli Stati Uniti. (16 €).
Altro IGT è il Rosso della Bergamasca IGT Serafo 2000, in
cui al cabernet si associa un 40% di merlot. Vino prodotto con uva surmatura
che viene asciugata per 2-3 giorni prima della spremitura. Il colore è
rubino e il frutto è ben delineato al naso. Più deludente
in bocca, dove lo troviamo aggressivo, un po' astringente e chiuso. (15
€). Il Valcalepio Moscato Passito di Scanzo 1997 (15%) affina
solo in acciaio e ci offre profumi espressivi di frutta cotta, lacca e
china. Più semplice al gusto, dolce e speziato, con aromi di rosa
appassita. (24 € 1/2litro).
Veniamo
alla Tenuta Castello di Grumello che ci fa assaggiare per primo
uno chardonnay in purezza: l'Aurito IGT Chardonnay della Bergamasca
2000 (13%) ci colpisce per i profumi di frutta con qualcosa di inconsueto,
vi percepiamo agrumi (mandarino), infuso d'erbe e basilico. La fermentazione
in barrique la percepiamo al gusto dove il vino è pulito e speziato,
di corpo leggero-medio e conferma le note di tè ed infusi in un
ambito di bella succosità e con un finale particolarmente vivace.
A posteriori ci colpisce il buon bilanciamento tra componenti terziarie
e la frutta che avevamo percepito nei profumi. (6 €). Poi Cristina
Kettlitz ci presenta il Valcalepio Rosso 2000, un uvaggio paritario
di cabernet e merlot dai 12,5 %. Un vino affinato in botte grande che
troviamo floreale e un tantino vegetale con rimandi di rabarbaro. Di medio
corpo, al palato si mostra un poco seduto. (5 €). Il Valcalepio
Rosso Colle Calvario 1998 (13%), ottenuto da un cru, passa da 10 a
14 mesi in barrique e viene prodotto solo nelle annate migliori. È
composto da cabernet sauvignon per 3/4 e per il resto merlot, coltivati
in vigne con resa assai bassa (sui 40 quintali per ettaro). Ci colpisce
per i bei profumi intensi marcati da frutta rossa matura assieme a goudron
e terra bagnata, con cenni di rosa. Peccato che l'esame gustativo non
resti sullo stesso livello e ci offra un vino meno complesso e evidentemente
terziarizzato nel finale, ma che comunque mette in mostra buon frutto
fin dall'attacco in un ambito di buona polpa e pienezza. (9 €)
Anche questa azienda produce un passito dal moscato di Scanzo, il Valcalepio
Moscato Passito di Grumello del Monte 1997. Il colore di questo vino
è rubino chiaro limpido anche se non particolarmente brillante,
e i suoi profumi sono tipicamente moscati, non profondissimi, ma sufficientemente
sfaccettati da contenere frutta rossa, china, fiori secchi e spunti cosmetici.
In bocca il vino è decisamente speziato e non dolce, non molto
sapido, abbastanza diverso dagli altri assaggiati, piuttosto alcolico
e cortino (18 €). E infatti la proprietaria ci dice: "Il nostro
moscato non è da dessert, piuttosto da formaggi. Noi crediamo che
questo prodotto vada ricollocato, e portato a essere considerato un vino
da meditazione, simile a un Porto." E mentre discutiamo ecco che
compare una bottiglia del Valcalepio Rosso Colle Calvario 1993,
"una grande annata!". Il vino è rubino scuro vivissimo
e mostra un floreale elegante e note di piccoli frutti rossi maturi con
spunti laccati. Bello l'equilibrio gustativo seppure in un vino che ha
perso un po' della vivacità aromatica ma ha mantenuto un bel tannino
vivo.
Luca Bonci e Riccardo Farchioni
(12/9/2002)
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