Dal Vinitaly

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Le nostre cronache delle edizioni passate

 


Passeggiate pedemontane, parte prima
di Riccardo Farchioni

Passeggiate pedemontane, un modo neanche troppo nascosto per alludere ad un percorso che si svolge in quella realtà imponente e quasi disarmante nella sua grandezza che è il nostro Piemonte vinicolo. Ed è una di quelle passeggiate in cui si cammina poco e si vede molto, perché ad ogni passo ci si deve fermare ad ammirare il panorama. Ma il fatto è che a Vinitaly le aziende piemontesi sono spesso raccolte in aree nelle quali si addensano grandi talenti e grandi vini, aree che quest'anno erano: le “Nuove Radici” organizzata da produttori "indipendenti", la consueta zona riservata al distributore Marc de Grazia, naturalmente gli stand a cura della Regione Piemonte e infine Langa In, alla quale è buona norma presentarsi alle 10 di mattina, cioè all’apertura.

Dunque, per uscire di metafora, si cammina poco e si assaggia molto, ed è così che a noi è sembrato di camminare poco, di fare solo un piccolo giretto, ed al momento di trascrivere gli appunti siamo rimasti sbigottiti dalla mole di dati raccolta. Mole di dati che, per un sentimento di pietà verso i nostri lettori, renderemo nel modo più essenziale possibile e divideremo in tre parti.


Mauro Molino

Il giovane figlio di Mauro Molino, che sta completando gli studi in enologia e che ormai è presenza fissa nell'aiutare il padre nelle occasioni di promozione dei vini dell’azienda, ci anticipa le caratteristiche essenziali dei prossimi Baroli: il ’99 sarà un vino potente, il 2000 più fine; la vendemmia 2001 è stata molto soddisfacente. Ma pensando al presente, iniziamo con l’assaggiare la Barbera d’Alba 2001 (5-6 mesi di barrique di secondo e terzo passaggio) che mostra una bella amarena matura al naso, e una bocca dolce, saporita, corposa sempre sui toni della frutta rossa. Il finale è ampio, anche se non lunghissimo. La Barbera d’Alba Vigna Gattere 2000, che proviene da una selezione di uve da una vigna di La Morra vecchia di 40 anni, ha un bel colore rubino-porpora e mostra al naso, oltre alla frutta rossa matura, belle note di viola e un rovere ancora da assorbire completamente. In bocca è sempre molto dolce, è elegante più che potente, ha un attacco contenuto per poi sorprendere con un finale quasi esplosivo, un’ondata di frutto più fresco che tuttavia si ritira piuttosto presto.

Nel passare ai Baroli annotiamo preliminarmente che in azienda viene utilizzata la tecnica di effettuare il rimontaggio irrorando le bucce, così da avere maggiore estrazione in un tempo minore. Il Barolo 1998 (botte da dieci ettolitri) mostra colore rubino con sfumature granata; al naso colpisce per belle sensazioni di ciliegia e rosa appassita; in bocca ha bella silhouette, piacevole bevibilità, è saporito e non impegnativo. Il Barolo Vigna Conca 1998 ha bei profumi persistenti, fini e allo stesso tempo di buona dolcezza. Al palato, dopo un bellissimo attacco, sfoggia una ciliegia matura rotonda e saporita ed arriva ad un finale aromaticamente prorompente. I tannini, che arrivano decisi già a centro bocca, sono ancora da smussare. Il Barolo Vigna Gancia 1998, dal colore rubino cupo, pur mostrando anch’esso una frutta rossa matura di grande profondità, in bocca è allo stato attuale piuttosto duro e con qualche tono amarognolo. Terminiamo con l’Insieme 1998 (il vino prodotto da alcune prestigiose aziende di Langa a scopo anche benefico: il ricavato di 150 milioni di vecchie lire dell’annata 1997 ha preso la strada dell’Afghanistan), che nella “versione Molino” ha 40% di nebbiolo, e 20% di barbera, poi cabernet sauvignon e merlot, è gia un vino morbido, equilibrato, fine. Di corpo medio, mette in mostra bei profumi di amarena matura e cenni d’inchiostro, con un tannino di grana fine a chiudere.


Cordero di Montezemolo

I fratelli Gianni ed Enrico Cordero di Montezemolo ci presentano il Barolo Monfalletto 1997 che ci si mostra con profumi di frutta rossa, soprattutto amarena, dolce e suadente e quasi “caramellata”. Al palato sentiamo una progressione felpata ma sicura verso un finale saporito e soddisfacente. Il Barolo Monfalletto 1998 ci è piaciuto “un attimino” di più, con il suo lampone maturo intenso e dolce. Al palato lo percepiamo come un vino cremoso, saporito e polposo, quadrato e compatto dall’inizio alla fine e con un finale ampio anche se con un tannino ancora un tantino sopra le righe. Ecco infine il Barolo Bricco Gattera 1998 che si caratterizza per una bella ciliegia matura, dolce ed intensa. In bocca il vino è ancora più cremoso del Monfalletto, ed arriva ad un finale dolce anche se ci pare leggermente sovralcolico. Essendo arrivati a fine serata l’"Enrico VI" è terminato. Peccato...


Paolo Scavino

Confessiamo subito che nella nostra visita a questa azienda (fondata nel 1926) abbiamo toccato vertici di estasi come raramente ricordiamo, accompagnati dalla gentilezza e dalla dolcezza di Elisa Scavino e, nel finale, anche dalla più “frizzante” Erica.

Detto questo, partiamo "slow" con il Dolcetto D’Alba 2001 dal colore rubino di media intensità. Il naso offre una bella espressione di frutta fresca quale leggero lampone che si conferma in una beva succosa che vede apparire anche cenni di fragola. Un vino leggero, di bella bevibilità. Il Langhe Rosso Corale 1999 (nebbiolo 80%, 10% cabernet sauvignon, 10% barbera, 16 mesi di barrique, prima uscita nel 1995) mostra colore rubino cupo una bella complessità olfattiva che passa dal floreale della rosa, alla marasca, alle note di terra bagnata. Al palato fin dall’ingresso si propone come un vino che tende ad un gusto internazionale, è potente, piuttosto muscolare, con un tannino deciso che è comunque coerente con una impostazione di grande impatto. Bel finale dolce.

Ma iniziamo ora la scalata verso le vette del Tibet vinicolo con il bel Barolo 1998 dall’olfatto fresco, floreale; un prodotto di bella succulenza, non amplissimo ma che comunque dà al palato grande soddisfazione. È con il Barolo Cannubi 1998 che arriviamo al concetto stesso di Vino, che ci viene comunicato e "divulgato" attraverso un quadro di tale purezza, nobilità ed eleganza dal quale è difficile estrarre parti o descrizioni. È un tutto unico, perfetto, sferico, levigato. La stilizzazione, il riassunto e la sublimazione delle qualità di quello che è l’oggetto di tante nostre descrizioni. Ma detto questo, dobbiamo pur tradurre qualcosa in parole scritte e diremo che abbiamo sentito profumi intensi ed elegantissimi di rosa venir su senza cedimenti, che in bocca abbiamo percepito fin dall’ingresso una sostanza carezzevole e setosa, sostenuta e conclusa da tannini dolci e da una lunghezza infinita.

Dopo cotanta astrazione torniamo dalle nostre parti per il Barolo Carobric 1998 che è fresco, intenso, più “sbarazzino” ed estroverso, con un floreale molto puro al naso ed una partenza pronta in bocca, dove si sviluppa dolce e fluido, dalla bella frutta rossa fragrante mescolata a punteggiature di sottobosco, con un tannino un pochino sopra le righe e un finale ampio e lungo. Il Barolo Bric dël Fiasc 1998 presenta di nuovo grande eleganza floreale al naso, eleganza confermata nell’attacco di bocca che prosegue con bella silhouette, è di corpo medio e non sfoggia dolcezze eccessive con un finale sufficientemente levigato e di buona freschezza. Torniamo ai vertici assoluti con il Barolo Rocche dell’Annunziata 1996, proveniente da vigneti molto vecchi. Il naso sfoggia grande intensità olfattiva combinando in modo mirabile eleganza e dolcezza e mettendo in mostra notevole complessità. Abbiamo percepito alternarsi fiori, prugna fresca, mirtillo, cannella, sottobosco ed un bel minerale. L’attacco in bocca subito morbido, corpo pieno per un grande vino, più “concreto” del Cannubi, con analoga eleganza rivestita di maggiore grassezza e dolcezza. Finale ampio e lungo.

27 settembre 2002

   

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