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Barbera e ravioli! L'Azienda
Pico Maccario
Sagrantino, la
forza in cerca d'eleganza
Passeggiata pedemontana, prima,
seconda e terza
parte
Maddalena
Mazzeschi, donna del vino
Valcalepio,
un vino in cerca d'identità
La Calabria
dei Cirò, e non solo
Manzone Fratelli "Lo
stile della tradizione"
36^ Vinitaly: un
primo bilancio
Le nostre cronache delle edizioni
passate

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Passeggiate
pedemontane, parte prima
di Riccardo Farchioni
Passeggiate pedemontane,
un modo neanche troppo nascosto per alludere ad un percorso che si svolge
in quella realtà imponente e quasi disarmante nella sua grandezza
che è il nostro Piemonte vinicolo. Ed è una di quelle
passeggiate in cui si cammina poco e si vede molto, perché ad
ogni passo ci si deve fermare ad ammirare il panorama. Ma il fatto è
che a Vinitaly le aziende piemontesi sono spesso raccolte in aree nelle
quali si addensano grandi talenti e grandi vini, aree che quest'anno
erano: le Nuove Radici organizzata da produttori "indipendenti",
la consueta zona riservata al distributore Marc de Grazia, naturalmente
gli stand a cura della Regione Piemonte e infine Langa In, alla quale
è buona norma presentarsi alle 10 di mattina, cioè allapertura.
Dunque, per uscire di metafora, si cammina poco e si assaggia molto,
ed è così che a noi è sembrato di camminare poco,
di fare solo un piccolo giretto, ed al momento di trascrivere gli appunti
siamo rimasti sbigottiti dalla mole di dati raccolta. Mole di dati che,
per un sentimento di pietà verso i nostri lettori, renderemo
nel modo più essenziale possibile e divideremo in tre parti.
Mauro Molino
Il
giovane figlio di Mauro Molino, che sta completando gli studi in enologia
e che ormai è presenza fissa nell'aiutare il padre nelle occasioni
di promozione dei vini dellazienda, ci anticipa le caratteristiche
essenziali dei prossimi Baroli: il 99 sarà un vino potente,
il 2000 più fine; la vendemmia 2001 è stata molto soddisfacente.
Ma pensando al presente, iniziamo con lassaggiare la Barbera
dAlba 2001 (5-6 mesi di barrique di secondo e terzo passaggio)
che mostra una bella amarena matura al naso, e una bocca dolce, saporita,
corposa sempre sui toni della frutta rossa. Il finale è ampio,
anche se non lunghissimo. La Barbera dAlba Vigna Gattere 2000,
che proviene da una selezione di uve da una vigna di La Morra vecchia
di 40 anni, ha un bel colore rubino-porpora e mostra al naso, oltre
alla frutta rossa matura, belle note di viola e un rovere ancora da
assorbire completamente. In bocca è sempre molto dolce, è
elegante più che potente, ha un attacco contenuto per poi sorprendere
con un finale quasi esplosivo, unondata di frutto più fresco
che tuttavia si ritira piuttosto presto.
Nel passare ai Baroli annotiamo preliminarmente che in azienda viene
utilizzata la tecnica di effettuare il rimontaggio irrorando le bucce,
così da avere maggiore estrazione in un tempo minore. Il Barolo
1998 (botte da dieci ettolitri) mostra colore rubino con sfumature
granata; al naso colpisce per belle sensazioni di ciliegia e rosa appassita;
in bocca ha bella silhouette, piacevole bevibilità, è
saporito e non impegnativo. Il Barolo Vigna Conca 1998 ha bei
profumi persistenti, fini e allo stesso tempo di buona dolcezza. Al
palato, dopo un bellissimo attacco, sfoggia una ciliegia matura rotonda
e saporita ed arriva ad un finale aromaticamente prorompente. I tannini,
che arrivano decisi già a centro bocca, sono ancora da smussare.
Il Barolo Vigna Gancia 1998, dal colore rubino cupo, pur mostrando
anchesso una frutta rossa matura di grande profondità,
in bocca è allo stato attuale piuttosto duro e con qualche tono
amarognolo. Terminiamo con lInsieme 1998 (il
vino prodotto da alcune prestigiose aziende di Langa a scopo anche benefico:
il ricavato di 150 milioni di vecchie lire dellannata 1997 ha
preso la strada dellAfghanistan), che nella versione Molino
ha 40% di nebbiolo, e 20% di barbera, poi cabernet sauvignon e merlot,
è gia un vino morbido, equilibrato, fine. Di corpo medio, mette
in mostra bei profumi di amarena matura e cenni dinchiostro, con
un tannino di grana fine a chiudere.
Cordero di Montezemolo
I
fratelli Gianni ed Enrico Cordero di Montezemolo ci presentano il Barolo
Monfalletto 1997 che ci si mostra con profumi di frutta rossa, soprattutto
amarena, dolce e suadente e quasi caramellata. Al palato
sentiamo una progressione felpata ma sicura verso un finale saporito
e soddisfacente. Il Barolo Monfalletto 1998 ci è piaciuto
un attimino di più, con il suo lampone maturo intenso
e dolce. Al palato lo percepiamo come un vino cremoso, saporito e polposo,
quadrato e compatto dallinizio alla fine e con un finale ampio
anche se con un tannino ancora un tantino sopra le righe. Ecco infine
il Barolo Bricco Gattera 1998 che si caratterizza per una bella
ciliegia matura, dolce ed intensa. In bocca il vino è ancora
più cremoso del Monfalletto, ed arriva ad un finale dolce anche
se ci pare leggermente sovralcolico. Essendo arrivati a fine serata
l"Enrico VI" è terminato. Peccato...
Paolo Scavino
Confessiamo subito che nella nostra visita a questa azienda (fondata
nel 1926) abbiamo toccato vertici di estasi come raramente ricordiamo,
accompagnati dalla gentilezza e dalla dolcezza di Elisa Scavino e, nel
finale, anche dalla più frizzante Erica.
Detto questo, partiamo "slow" con il Dolcetto DAlba
2001 dal colore rubino di media intensità. Il naso offre
una bella espressione di frutta fresca quale leggero lampone che si
conferma in una beva succosa che vede apparire anche cenni di fragola.
Un vino leggero, di bella bevibilità. Il Langhe Rosso Corale
1999 (nebbiolo 80%, 10% cabernet sauvignon, 10% barbera, 16 mesi
di barrique, prima uscita nel 1995) mostra colore rubino cupo una bella
complessità olfattiva che passa dal floreale della rosa, alla
marasca, alle note di terra bagnata. Al palato fin dallingresso
si propone come un vino che tende ad un gusto internazionale, è
potente, piuttosto muscolare, con un tannino deciso che è comunque
coerente con una impostazione di grande impatto. Bel finale dolce.
Ma iniziamo ora la scalata verso le vette del Tibet vinicolo con il
bel Barolo 1998 dallolfatto fresco, floreale;
un prodotto di bella succulenza, non amplissimo ma che comunque dà
al palato grande soddisfazione. È con il Barolo Cannubi
1998 che arriviamo al concetto stesso di Vino, che ci viene
comunicato e "divulgato" attraverso un quadro di tale purezza,
nobilità ed eleganza dal quale è difficile estrarre parti
o descrizioni. È un tutto unico, perfetto, sferico, levigato.
La stilizzazione, il riassunto e la sublimazione delle qualità
di quello che è loggetto di tante nostre descrizioni. Ma
detto questo, dobbiamo pur tradurre qualcosa in parole scritte e diremo
che abbiamo sentito profumi intensi ed elegantissimi di rosa venir su
senza cedimenti, che in bocca abbiamo percepito fin dallingresso
una sostanza carezzevole e setosa, sostenuta e conclusa da tannini dolci
e da una lunghezza infinita.
Dopo
cotanta astrazione torniamo dalle nostre parti per il Barolo Carobric
1998 che è fresco, intenso, più sbarazzino
ed estroverso, con un floreale molto puro al naso ed una partenza pronta
in bocca, dove si sviluppa dolce e fluido, dalla bella frutta rossa
fragrante mescolata a punteggiature di sottobosco, con un tannino un
pochino sopra le righe e un finale ampio e lungo. Il Barolo Bric
dël Fiasc 1998 presenta di nuovo grande eleganza floreale al
naso, eleganza confermata nellattacco di bocca che prosegue con
bella silhouette, è di corpo medio e non sfoggia dolcezze eccessive
con un finale sufficientemente levigato e di buona freschezza. Torniamo
ai vertici assoluti con il Barolo Rocche dellAnnunziata 1996,
proveniente da vigneti molto vecchi. Il naso sfoggia grande intensità
olfattiva combinando in modo mirabile eleganza e dolcezza e mettendo
in mostra notevole complessità. Abbiamo percepito alternarsi
fiori, prugna fresca, mirtillo, cannella, sottobosco ed un bel minerale.
Lattacco in bocca subito morbido, corpo pieno per un grande vino,
più concreto del Cannubi, con analoga eleganza rivestita
di maggiore grassezza e dolcezza. Finale ampio e lungo.
27 settembre 2002
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