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Sagrantino, la forza in cerca d'eleganza
di Luca Bonci e Riccardo Farchioni

Avete mai assaggiato un Sagrantino di Montefalco, o magari un Sagrantino Passito? Bene, se lo avete fatto, o se lo farete, a chi vi chiedesse quale sua caratteristica vi abbia colpito non potreste che rispondere: la sua forza. Il colore, la sostanza, la possanza dei vini prodotti con questo vitigno sono proverbiali, il contenuto di sostanze coloranti ed estratti di questi liquidi è tale da far impallidire vitigni nazionali e internazionali. Scegliendo ad esempio la Toscana, il produttore chiantigiano (ma anche maremmano) che, dopo laboriose cure di vigna e di cantina, mostri soddisfatto il tasso di polifenoli ottenuto dal suo vino non potrebbe che far sorridere il collega umbro. Ma, dice che ci sia sempre un "ma", e in questo caso sarebbe in fatti il toscano a chiedere: "ma, l'eleganza?"

Per l'eleganza sono in corso i lavori, come ci dimostra la nouvelle vague del Sagrantino. Forse non ci siamo ancora arrivati, ma cosa c'è di meglio del vedere un vino che di anno in anno migliora, con vecchi produttori che innovano e nuovi che entrano in scena? D'altra parte questa è la ricchezza dell'Italia enologica: avere un patrimonio immenso di realtà potenzialmente migliorabili. Patrimonio ormai in rapida emersione che, non è difficile prevedere, renderà sempre più elevata la reputazione del vino nazionale nel mondo enologico di qualità.

Lo spunto per questo "Vino in dettaglio" lo abbiamo trovato in occasione del passato Vinitaly, dove tra i mille e mille stand c'era anche quello del Consorzio tutela vini di Montefalco con il direttore, Luigi Bonifazi, che ci ha dato notizie, oltre che sul vino, sul Consorzio, e ci ha fatto assaggiare numerosi prodotti tra quelli più promettenti. Nato nel 1981, il Consorzio è stato "rifondato" nel 2001 per rispondere alle esigenze di un mondo che va sempre più veloce ed è riuscito a guadagnare una buona autorevolezza (che ogni Consorzio dovrebbe avere) grazie ad una rappresentatività superiore al 70% per quanto riguarda il numero di produttori imbottigliatori iscritti all'Albo del Sagrantino di Montefalco e del Montefalco Rosso. Complessiviamente i suoi soci sono 127 fra i produttori di uva, 25 fra i produttori e imbottigliatori, e due cantine sociali; l'attuale presidente è Filippo Antonelli.

Veniamo ora al vitigno, che deve il nome al suo antico utilizzo, in versione dolce, per dare un vino che santificasse le feste, e che fu introdotto dai monaci benedettini mezzo secolo fa, forse importato dall'oriente. "Il sagrantino è un vitigno che produce spontaneamente molto poco, ma dà uve con un corredo polifenolico che in media è quasi il doppio di quello, poniamo, del sangiovese. Non ha avuto molta diffusione ed infatti è ancora fortemente localizzato intorno a Montefalco." Ma apprendiamo anche che il vino che andiamo ad assaggiare è un prodotto relativamente recente: "Fu la Cooperativa Terre de' Trinci, all'epoca Enopolio, che vinificò, circa trenta anni fa, la prima versione secca del Sagrantino. Da allora è stata fatta parecchia strada, anche grazie al Consorzio di tutela che, per esempio, ha portato a una revisione degli ettari registrati per la produzione: pensate che nel 2000 si parlava di 116 ettari a Sagrantino e circa 170 a Montefalco Rosso. Attualmente sono validi i dati del 2001 che vedono un pareggio delle superfici per i due vini della denominazione (175 ettari per l' uno e per l'altro). Siamo in attesa del dato del 2002 che dovrebbe dare una ulteriore spinta alla crescita di ettari fino ad arrivare ai 600 circa. Penso che sia una delle crescite piu cospicue nella storia di un territorio a vocazione vitivinicola, con le difficoltà del caso, ma anche con le grandi opportunità che ci vengono offerte: basti pensare alle 20 nuove cantine che si stanno edificando in zona con criteri assolutamente innovativi."

Non ci resta dunque che passiare alla serie delle degustazioni ed in onore dell'azienda pioniera cominciamo gli assaggi proprio col Sagrantino di Montefalco 1998 di Terre de' Trinci che ci presenta un bel naso penetrante fatto di frutta rossa matura (il lampone spicca preciso) con una leggera copertura vanigliata e di una viola molto pura, con qualche spunto metallico ed una bocca sufficientemente piena, alquanto dolce, anch'essa caratterizzata da un fruttato maturo e chiusa da tannini delicati che rendono la beva non particolarmente impegnativa se pensiamo di essere al cospetto di un sagrantino. Il Sagrantino di Montefalco Passito 1999 (15%) ha colore rubino porpora impenetrabile e un naso, pervaso da note laccate di ribes fresco, che non presenta particolari toni confetturati. In una bocca rotonda, tannica, e dagli spunti di frutta di bosco cotta, sentiamo anche peculiari note di castagna.

L'Azienda Agricola Adanti può vantare una trentina di ettari vitati e presenta il Sagrantino di Montefalco 1998 (13,5%) che affina due anni in legno, fra grande e piccolo. Il colore è rubino cupo e i profumi sono di media intensità, ma penetranti e laccati sui toni della frutta rossa e nera con spunti pepati; al palato sentiamo grande ampiezza e frutto maturo che si espande bene in una bocca morbida, dolce, in crescita, ma conclusa da tannini veramente poderosi ed ancora da smussare che tagliano seccamente la sensazione gustativa. Dello stesso produttore assaggiamo anche il Sagrantino di Montefalco Passito 1996 che dichiara 15,5%: il suo colore è rubino vivo intenso e al naso sentiamo piccoli frutti rossi, confettura di ciliegia, prugna, incenso ed erbe fini. Al gusto la dolcezza non è eccessiva e il sentori sono proprio quelli dell'uva passa, percepiti in forma liquorosa.

Il Sagrantino di Montefalco 1998 di Rocca di Fabbri sprigiona profumi eleganti e intensi, di viola e frutta dolce, matura, anzi più che matura, con cenni di confettura di fichi, un forte apporto di erbe aromatiche, pasta di olive e terra bagnata. Peccato che al palato, pur essendo ampio e di buona eleganza, difetti di spessore e complessità, non confermando il naso interessante e dalla ampia proposta aromatica.

Scacciadiavoli è una delle aziende storiche della zona, con più di cento anni di attività e propone un Sagrantino di Montefalco 1998 dal colore rubino fitto e pressoché impenetrabile e dal naso caratterizzato da profumi laccati di confettura di frutta rossa e da note di erbe fini. Il frutto è concentrato e fresco, ampio in bocca, e la chiusura segnata da una piacevole laccatura ma da tannini assai asciuganti. Sempre di Scacciadiavoli il Sagrantino di Montefalco Passito 1999 che ha un colore rubino vivo e profumi caratterizzati da note di sottobosco con una componente fruttata più in ombra. Similmente al gusto non lo troviamo troppo interessante aromaticamente, anche se è pastoso e rotondo e sui toni dell'uva passa.

Il Sagrantino di Montefalco 1999 di Antonelli (sentito in anticipo sull'uscita) ha 14,5% e un colore rubino fitto e limpido. I profumi sono floreali e austeri, e la bella componente fruttata è meno dolce che nella media degli altri vini assaggiati. Elegante anche la bocca, piena e densa anche se con qualche vena un po' aspra e con un finale ancora fortemente tannico. Il Sagrantino di Montefalco Passito 1999, dai 15,5%, ha un naso fresco e un colore rubino vivo. I profumi, nei quali spicca il ribes, sono freschi e vinosi, spostati verso il carattere di un sagrantino secco. Al palato lo troviamo dolce, equilibrato, piacevole, anche se con un andamento di bocca un po' calante.

Milziade Antano (cognome e nome rispettivamente) ci viene presentato come un artigiano del vino per i suoi soli sette ettari e mezzo di vigna e per la cura che mette personalmente in vigna e in cantina. Il suo Sagrantino di Montefalco 1998 è di colore rubino vivo e intenso e i profumi sono eleganti, laccati, di carattere prevalente floreale arricchito da note balsamiche. Al gusto il vino è molto morbido, caratterizzato aromaticamente da un frutto sotto spirito; è un vino dai grandi estratti, con i tannini corrispondenti: spaccano letteralmente la bocca!

Il Sagrantino di Montefalco 1998 del Castello di Antignano (800mila bottiglie prodotte) ha 13,5% e un colore rubino vivo e intenso. I suoi profumi sono un po' legnosi e si affacciano qua e là toni di acetone. Ci è parso un vino alquanto spersonalizzato, dominato com’è dalle opulente note di cioccolato ad accompagnare la frutta nera matura. In bocca fin dall’attacco lo sentiamo suadente, morbido e fluido, tecnicamente ben fatto ma forse con poca anima. Insomma, un vino molto maturo, con una bocca docile e rotonda ma dal frutto un po' nascosto dai contributi terziari che tornano eccessivi nel finale.

Il colore del Sagrantino di Montefalco 1998 di Còlpetrone è di un rubino purpureo veramente impenetrabile. Al naso sentiamo confettura di ribes, mora e mirtilli; poi menta, erbe aromatiche e cenni di terra bagnata. In bocca il vino presenta una bella progressione e, benché aromaticamente non particolarmente intenso, è ben costruito, ricco di sostanza e dolce nel finale. In evidenza i tannini.

Buon vino il Sagrantino di Montefalco 1997 di Matteo Napolini (15%), un giovane produttore che coltiva 17 ettari di vigna. Il colore è rubino e molto espressivo il naso, vivace e profondo, dalla bella e rotonda ciliegia matura accompagnata da qualche nota balsamica. In bocca il vino è morbido, spesso, di grande impatto gustativo e di notevole persistenza, anche se su note di dolcezza un po’ esasperata (evidente un residuo zuccherino) e toni di caramella di frutta rossa della tonalità che arrivano a ricordare la fragola.

Casale Triocco presenta un Sagrantino di Montefalco 1997 di 14%, di colore rubino intenso e profumi laccati e di discreta finezza nei quali scorgiamo ribes, erbe aromatiche e mentolo. Al gusto lo troviamo piacevole in apertura ma poi la tensione gustativa scema velocemente, il vino si mostra in discesa e con cenni di diluizione e la chiusura è asciugante.

Il Sagrantino di Montefalco 1997 di Morettoni (13.5%) ha profumi di frutta dai acescenti e una bocca assai semplice, piacevolmente peperina, ma poco tonica e alquanto seduta.

Terminata la panoramica dovremmo dare risposta alla domanda del titolo: allora, quest'eleganza? Sì, si nota, fa capolino, riesce finalmente ad uscire dalla massiccia struttura del vino. Certo, i tannini sono ancora imponenti, e spesso piuttosto rudi, ma ricordiamoci anche della "maledizione del Vinitaly" dove si assaggiano spesso prodotti appena arrivati in commercio o addirittura presentati in anteprima, effetto e riflesso di una più generale frenesia del mercato.

Quindi, date a questi vini il giusto tempo per maturare: i polifenoli per affrontare gli anni ce li hanno, cosicché le asperità si smusseranno e si trasformeranno in rotondità. Insomma: riassaggiateli poi, e ne riparleremo.

17 gennaio 2003

 

   

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