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Sirah:
mistero di un nome, fascino di un vino
Frammenti
di Langa
Caro,
vecchio, amatissimo sangiovese
I
vini di Cennatoio: due verticali
Il Lugana
Etichetta Nera
Chateau
Latour e i suoi fratelli
Mondo
Ca... bernet
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Una sera coi vini
di Livon
Talkin'
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Sassocheto:
nato per stupire
La Liberazione delle
Barbere
Obbiettivo Chiarlo: La
Court e Cerequio
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Il Lugana Etichetta Nera
Quanto
sia bella la riva del Lago di Garda non sta a noi dirlo. Bella e ricca
di storia e di poesia, da Catullo a D'Annunzio passano i secoli ma ci
immaginiamo che anche il primo non troverebbe poi così cambiati
quei luoghi. Ma bellezza e poesia, come spesso accade, si accompagnano
a belle tradizioni enogastronomiche e famosi sono infatti gli olî
della zona, e la cucina del pesce d'acqua dolce. Meno famosi, ma non per
questo trascurabili, i vini. Tra di essi un superautoctono è sicuramente
il Lugana, dalla storia secolare, gradito agli antichi romani cosí
come ai goti e diventato ormai il simbolo dell'
Azienda vinicola Visconti, che lo produce da quasi cento anni,
da quando Luigi Visconti, nonno degli attuali proprietari,
lo scelse come vino principe. La
base per questo vino è il Trebbiano di Lugana che, da uva maggioritaria,
è oggi divenuto l'unico vitigno a contribuire ai prodotti Visconti.
Un vitigno bianco della vasta famiglia del trebbiano, perfettamente adattato
alla zona gardense.
Dei
sei Lugana prodotti dai Visconti assaggiamo il Lugana Etichetta Nera
2001, vino prodotto da una selezione delle uve coltivate tra Peschiera
e Sirmione. Non si tratta del prodotto di punta ma è considerato
dall'azienda stessa il più tipico dei propri Lugana. Il
vino, di gradazione alcolica media (12,5%), ha un color paglierino tenue,
segnato, alla data dell'assaggio, da un lievissimo perlage imputabile
agli ultimi residui di fermentazione, che spariranno proseguendo l'affinamento
in bottiglia. Olfattivamente notiamo una buona intensità aromatica,
inizialmente monopolizzata da chiari profumi di cipria che poi lasciano
posto a eleganti florealità e a sentori di fieno. Su tutto un delicato
tocco di vaniglia. Al gusto il vino è morbido, vellutato, non intenso
ma di bella rotondità ed equilibrio, specialmente per quanto riguarda
il rapporto acido-alcolico. Seppur sulle medie intensità dette,
percepiamo un bel frutto in cui riconosciamo mela e cenni di mandarino
maturo.
Sensazione dolce nel finale
di discreta persistenza, cosa che ci conferma lo stadio di evoluzione
del prodotto (già notato per il perlage), e che comunque è
abbastanza marcata, tanto da sembrare una scelta deliberata ... e piacevole.
Insomma, un bel vino, non muscoloso ma fine è tipico.
Lo lasciamo un po' riposare
nel bicchiere e poi torniamo ad assaggiarlo, per scoprirlo ancora più
complesso, sentendovi ora tocchi di camomilla e crosta di pane.
Luca Bonci
(24/4/2002)
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