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"Secondo noi è un grande vino, speriamo che vi piaccia". Con questa piccola frase, solo apparentemente contraddittoria, Valneo Livon ha concluso spesso le sue presentazioni dei vini "di famiglia"; presentazioni fatte con gentilezza, ma anche con puntiglio, sempre volte a mettere bene in chiaro le intenzioni e la filosofia che la realizzazione di quel vino avevano guidato.

E questo puntiglio, questa decisione, accompagnata a grande modestia, possono perlomeno in parte spiegare come questa azienda, nata negli anni '30 da un riscatto dalla mezzadria, oggi sia un vero e proprio piccolo impero, con tre tenute in Friuli, una in Toscana, nel Chianti Classico, e la più recente (appena effettuata la prima vendemmia) in Umbria, nella zona di Montefalco. Per semplificare le procedure commerciali tutto fa capo alla "base operativa" friulana, e cioè sempre ai due impegnatissimi fratelli Livon, Valneo e Tonino.

E questo particolare non fa che accrescere i meriti del dinamico Tullio Gentili dell'Enoteca Cagliostro di Pisa (Via del Castelletto 26/30, tel. 050575413) che è riuscito a portare nel suo locale Valneo Livon per la presentazione di un ampio ventaglio dei prodotti delle sue aziende, nel corso di una serata di grande "densità" e piacevolezza. Dunque, la storia dell'azienda parte negli anni '30 con nonno Antonio; nel 1964 Dorino Livon, mezzadro anche lui, compra il suo primo appezzamento nel Collio. E oggi siamo arrivati a cinque tenute aziendali: in Friuli la Azienda Agricola Livon, nel Collio e nei Colli Orientali del Friuli, con vigneti posti a 200 metri di altitudine, a venti chilometri dal mare Adriatico e con le Prealpi a proteggere le spalle dai freddi del Nord; Villa Chiòpris, nella zona delle Grave ma a cinque chilometri dal Collio, e la Tenuta RoncAlto, ancora nel Collio, dedicata esclusivamente a ribolla gialla e cabernet sauvignon. In Toscana, in una posizione che è pressoché nel centro geografico del Chianti Classico (zona Radda in Chianti) troviamo Borgo Salcetino (spiantati i vitigni a bacca bianca, vengono coltivati sangiovese, canaiolo e più recentemente merlot). Infine, la Fattoria Colsanto, in Umbria, zona Montefalco, della quale tra breve avremo i primi risultati. In totale, 200 ettari vitati.

Con grande professionalità sono state distribuite ai presenti cartelline che contenevano schede tecniche dei vini assai dettagliate, e un estratto (praticamente in fac-simile!) dalla Guida Vini D'Italia 2001 di Gambero Rosso-Slow Food a testimonianza dei lusinghieri risultati ottenuti dai vini negli ultimi anni.

Da parte nostra solo qualche piccola osservazione. Abbiamo innanzitutto notato una grande attenzione ed intelligenza nello sfruttare le potenzialità del territorio; in questo ci sembra che le tre aziende friulane vengano usate un po' come gli strumenti di un'orchestra, o i colori di una tavolozza, facendo esprimere a ciascuna il meglio di sé: ad esempio, se la Tenuta RoncAlto è posta in un sito ideale per la ribolla, lì si farà una Ribolla importante. Poi, uso magistrale del legno, sia nell'accortissimo dosaggio, sia in fatto di esperimenti su roveri alternativi al francese (ritenuto tuttavia ancora il migliore) e di accorgimenti quali la raschiatura e ritostatura delle barrique dopo il terzo anno di uso. Infine, valorizzazione dei vitigni "locali": il cabernet sauvignon è rigorosamente il cabernet sauvignon trovato nelle vecchie vigne.

Passiamo ad esaminare i vini proposti nella serata, iniziando dal Collio Tocai Friulano Ronc di Zorz 2000 (in dialetto friulano Ronc è la parte meglio esposta di un vigneto e Zorz è Giorgio, il vecchio proprietario), 3000 ceppi per ettaro circa la densità di impianto per una resa di 50 quintali per ettaro. Il 30% del vino va in barrique di Alliers, il restante in acciaio a temperatura controllata e la situazione resta questa per otto mesi, fino all'imbottigliamento al quale seguono due mesi di affinamento in bottiglia. E il vino si mostra assai fresco ed espressivo al naso, con profumi penetranti ed ampi di fiori, menta e sfumature di liquirizia dolce. In bocca è di medio corpo, è fresco, ancora mentolato, con un finale che va un po' in discesa e con un retrogusto amarognolo. È sicuramente un vino realizzato più per essere piacevole nell'impatto iniziale che per durare a lungo. E fatto rimanere nel bicchiere per quasi tutta la serata, non cessa di emanare i suoi freschi profumi.

Dalla Tenuta Roncalto arriva la Collio Ribolla Gialla 2000 (8000 ceppi per ettaro la densità di impianto, 60 quintali/ettaro la resa), stesso percorso del vino precedente con quattro mesi di affinamento in bottiglia. Ha bisogno di qualche minuto, ma poi si apre su sontuosi toni di fiori gialli, banana, thè con un apporto del legno di esemplare lievità. In bocca è vellutato, quasi cremoso, di grande struttura e una progressione che fa comparire verso il finale un buon nerbo acido a ravvivare la beva. Senza difficoltà supera la prova dell'abbinamento con un piatto di salumi assortiti e una vellutata di porri con lardo di Colonnata e punta di Gorgonzola.

Accompagnato da un piatto di tradizione pisana (funghi pioppini "in" fagioli, su fondo di lardo e pancetta affumicata) sentiamo il Collio Chardonnay Braide Mate 1999 (l'anno della vera vendemmia del secolo in Friuli), di nuovo dall'Azienda "madre" Livon. Da vigneti con densità di 3000 ceppi/ettaro e resa di 50 quintali/ettaro, è un vino che stavolta fermenta e matura (di nuovo senza travasi intermedi) otto mesi, con successivo affinamento in bottiglia di dodici mesi. Di colore giallo carico, all'inizio si sente marcato dalla speziatura (chiodo di garofano, comunque non smaccato); poi emergono note di agrumi maturi e miele che vanno a completare ed armonizzare il quadro olfattivo. In bocca si mantiene su buoni livelli, senza presentare grandi progressioni.

Con una scelta di formaggi sentiamo prima il Collio Cabernet Sauvignon 1999 di nuovo della tenuta RoncAlto (uve riprodotte da quelle trovate nei vecchi vigneti, 7000 ceppi per ettaro la densità di impianto, 50 quintali/ettaro di resa), sedici mesi in barrique, non ancora uscito sul mercato. E qui abbiamo avuto la bella sorpresa di sentire un vino con un melange frutto-legno veramente esemplare, assolutamente privo di ogni sfumatura vegetale (merito congiunto probabilmente di annata, densità d'impianto e resa). E in una bocca di corpo medio e bella sapidità si sentono ancora frutta rossa e nera, è più percettibile l'impronta del legno (ricordiamo che il vino non è ancora uscito...), fino ad arrivare ad un buon finale.



Veniamo poi al Chianti Classico Riserva Lucarello 1998 di Borgo Salcetino, sangiovese 95% e canaiolo 5% (4500 ceppi/ettaro, resa 70 quintali/ettaro) per il quale dopo la fermentazione malolattica del mosto vi è un affinamento in barrique di 24 mesi. Al naso il vino è ampio ed aperto, su toni che ci sembrano tuttavia troppo "legnosi". In bocca, di medio corpo, è più fresco, più succoso, con il frutto stavolta a prevalere.


E concludiamo con il COF Verduzzo Friulano Casali Godia 1998, ottenuto con appassimento delle uve per trenta giorni, fermentazione e affinamento di 13 mesi in barrique. Un piacevole vino da dessert, semplice e di bella freschezza.


Riccardo Farchioni
(23 Ottobre 2001)

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