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Incursione nella storia del vino toscano. Verticale di Villa di Capezzana

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Incursione nella storia del vino toscano. Verticale di Villa di Capezzana
di Luca Bonci e Riccardo Farchioni

La familiare accoglienza; le belle stanze della villa arredate senza sfarzo, ma con le pareti che a guardarle fanno "tremare le vene dei polsi" a chi sa cosa abbia significato questa famiglia nella storia dell'arte italiana; il tavolo già preparato per i festeggiamenti natalizi. Insomma, è la vita normale svolta in un ambiente carico di storia e fascino quale quello della Tenuta di Capezzana il ricordo che primo ci torna alla mente ripensando allo scorso 20 dicembre 2002.

Ma noi eravamo qui, alla Villa di Capezzana per assaggiare 70 anni del suo vino storico, quello che prende il suo nome, in una profondissima verticale organizzata da Gola Gioconda di Leonardo Romanelli che, con puntate all'indietro fino all'annata 1931, ci avrebbe portato fino al 2000. Era questa l’occasione, esaltante e intrigante assieme, che ci attendeva; ma prima di entrare in tema non potevamo dimenticare le dolci impressioni descritte, così come non possiamo tralasciare di menzionare l’operoso lavoro di frangitura negli annessi che ancora mostrano sui portoni gli stemmi medicei, o la limonaia con le piante cariche di gialli frutti. Tutto, lo ripetiamo, senza sfarzo e senza quell’impressione di artificioso che talvolta suscitano certe ristrutturazioni "in stile", ma piuttosto con l'eleganza compenetrata nelle cose che solo il passare dei secoli può dare.

Padroni di casa per l'occasione sono Benedetta Contini Bonaccossi e suo fratello Filippo, impegnato nella degustazione di una serie di campioni di olio provenienti dalle ultime frangiture, altri grandi testimoni del territorio che inviterebbero alla prova; ma oggi sono le nove annate di Villa di Capezzana ad essere protagoniste.

Il nome Carmignano, ad indicare il vino prodotto in questa area che oggi ricade in provincia di Prato, compare in un atto notarile del 1396; nel 1716 il Granduca Cosimo III de’ Medici incluse l’area nella prime 4 zone DOC dell'eccellenza del vino toscano. Un arretramento a livello legislativo avvenne poi nel 1930, quando la DOC venne inglobata nella debole denominazione Chianti Montalbano, per poi tornare finalmente autonoma nel 1975 (con effetto retroattivo per il vino invecchiato a partire dal 1969) e essere promossa a DOCG nel 1990 (con effetto retroattivo fino al 1988).

Se possiamo fare un rapido ma sufficientemente preciso excursus storico della denominazione legale dei vini che stiamo per assaggiare, molto meno chiara è la situazione per quanto riguarda le uve che via via sono entrate a far parte della loro composizione. Quello che è sicuro è che oggi esse sono il sangiovese e il cabernet sauvignon, e si può pensare che anche tornando indietro nel tempo la composizione non fosse molto diversa, magari con l’aggiunta di piccole percentuali di altre uve a bacca rossa. Comuque sia, stiamo per assaggiare un parente del Chianti alquanto raffinato, elegante e con quel tocco di esterofilia (il cabernet sauvignon, in epoca non sospetta) che gli ha sempre donato un certo qual tono di eccentricità.

Prima di passare alle note di degustazione ci chiediamo cosa ci si possa aspettare da una incursione nel passato così profonda: quali suggestioni e curiosità, e quali lezioni si possano imparare su come un vino a base di sangiovese possa affrontare i decenni. Se non tutti i vini assaggiati potevano presentare ancora baldanza e pienezza di frutto, come c'era da aspettarsi, in molti casi l'età aveva conferito ampiezza e ricchezza al bouquet nel quale comparivano terziari ben svolti con la conseguente esibizione, nelle annate più vecchie, di caratteri aromatici peculiari.

E alla luce dei fatti, in base agli assaggi effettuati, possiamo dividere le annate in tre gruppi: il primo, in cui mettiamo il 1931 e il 1969, vini di cui abbiamo apprezzato la vitalità, i ricordi del frutto e i terziari affascinanti, ma che potremmo dire in grado di soddisfare il palato dell’esperto a caccia di particolarità più che quello di chi cerca un vino completo ed equilibrato nelle sue parti.

In un secondo gruppo, di annata compresa dal 1975 al 1995, si legge l'andamento delle proprietà organolettiche legato alle stagioni e al passare del tempo, e si passa da livelli di buona piacevolezza a quelli della grande classe e personalità. E sono i risultati di questo ventennio che fanno della Tenuta di Capezzana una antesignana della ricerca della qualità in un territorio vocato.

L’ultimo gruppo infine è quello dei vini più moderni, che si differenziano sia per i tratti della loro gioventù che, più in generale, per una svolta stilistica legata all’introduzione di nuove condotte in vigna e di nuove tecniche in cantina, conseguenze anche dell’avvento del nuovo enologo, Stefano Chioccioli.

Il Villa di Capezzana 1931 ha una storia particolare: durante la guerra la villa fu utilizzata dai militari tedeschi come quartier generale e come si può immaginare ben poco del vino delle cantine sopravvisse a questa esperienza. Ma i proprietari si erano premuniti, come altri, murando una parte delle cantine. Siamo quindi di fronte a un vino lasciato incustodito per vari anni, recuperato e poi reimbottigliato nel 1966. Ed aprire una bottiglia del genere è un vero e proprio rito pieno di cautele.

Il colore è fra il granato chiaro e il corallo carico con unghia aranciata, bello e brillante. Il naso sfoggia un bouquet affascinante e penetrante, di discreta ampiezza ed intensità con uno spettro di profumi che vanno dai fiori secchi agli agrumi, alla confettura di ciliegia, al lampone dolce, alla leggera china, allo sherry. Toni ossidati che all’areazione aumentano in complessità rivelando note di catrame, cenni gommosi e qualche spunto acescente. Al palato il vino mostra buona vitalità anche se sul versante aromatico è piuttosto incerto esibendo toni asprigni, qualche nota amarognola di goudron e sfumature medicinali. È comunque largo, etereo, ha mantenuto una discreta struttura ed ha un finale dominato da risonanze di caffè tostato. Complimenti a questo vegliardo del vino italiano, che possiede l'innegabile fascino di un testimone di epoche antiche.

Con il Villa di Capezzana Riserva 1969 (Table Wine) facciamo un salto di quasi quarant’anni e passiamo dall'Età del Jazz al boom economico. Mostra un olfatto incentrato su una frutta matura (lampone più che ciliegia) accompagnata da tocchi minerali e da sfumature di erbe aromatiche per un quadro risultante che se va un po' "ricercato" nel bicchiere, è caratterizzato da buona integrità e limpidezza. L’attacco in bocca ha buon velluto, sentiamo all’inizio discreta freschezza e medio spessore; tuttavia la tenuta aromatica non è brillante e l’impatto che ne risulta è piuttosto limitato; anche “strutturalmente” l’evoluzione in bocca procede in discesa mostrando verso il finale un certo smagrimento ed una qualità tannica ormai piuttosto usurata.

Villa di Capezzana Riserva 1975. Arriviamo su bei livelli con questa annata che alla vista mostra un colore rubino-granato di media intensità, brillante, con unghia decolorata e che al naso stenta inizialmente a chiarirsi con un contenuto fruttato, screziato da note medicinali, che viene relegato in secondo piano e risulta di difficile lettura. Con l’ossigenazione, tuttavia, riesce infine a guadagnare il proscenio mostrandosi con bei toni di ciliegia e lampone levigati e “caramellati”; assieme al goudron e al mallo di noce, spuntano note floreali tenui che ci ricordano il giacinto. Incremento nella complessità con l’assaggio in bocca dove riconosciamo precise note di prugna, leggeri riflessi balsamici per un quadro di bella finezza. Buona pienezza e al contempo sensibile freschezza dovuta a da una piacevole acidità; bei tannini ancora vivi che lasciano la bocca giustamente stimolata.

Villa di Capezzana DOC Riserva 1979. Alla vista osserviamo un colore rubino fitto, cupo e brillante. Se inizialmente percepiamo qualche dolcezza eccessiva, ben presto siamo affascinati da uno degli olfatti più seducenti della serie: ciliegia, ribes, mirtillo freschi e levigati, affiancati da un floreale e da una sfumatura di dolce pasticceria che contribuiscono ad un quadro fuso, amalgamato, bello e dai profumi freschi e penetranti di marasca e di pasticceria. In bocca l'attacco è potente sui toni della prugna; alla pienezza iniziale fa seguito una certa diluizione che tuttavia viene compensata da un aumento in freschezza per un quadro finale pulito ed elegante. Sentiamo sufficiente ampiezza, tannini vivi e diffusi, buona lunghezza in un finale dolce, vivacizzato da un ritorno di cera ed incenso e con un fine retrogusto di ciliegia sotto spirito.

Carmignano DOC Villa di Capezzana Riserva 1985. Il colore è rubino di media fittezza, sempre brillante. L’impatto olfattivo è poco limpido: inizialmente percepiamo note metalliche e caffeose poco aggraziate; sullo sfondo profumi di frutta di bosco non particolarmente intensi. Con l’ossigenazione non cambia granché: ancora toni di polpa di pomodoro, anche se comunque riscontriamo col tempo un certo progresso nell’esibizione di frutto (e anche di una componente floreale). L’ingresso in bocca è pieno e potente, e nonostante una buona compattezza d’impianto il frutto, e in generale il quadro aromatico, stentano a definirsi a fronte di netti segnali di riduzione. Tannini ancora robusti.

Con il Carmignano DOCG Villa di Capezzana Riserva 1990 veniamo ad uno dei vertici della nostra degustazione: colore rubino, limpido e discretamente brillante anche se in misura inferiore alla media dei vini cha abbiamo davanti. L'olfatto è pervaso da un floreale purissimo, affiancato da una frutta rossa fresca e penetrante, da sferzate di prugna e da cenni di frutta secca. In bocca sentiamo un vino compatto, di buona potenza, concentrato e ancora pieno di frutta fresca; forse meno complesso al gusto che al naso, ma lungo e piacevole con un tannino che tende ad essere un tantino sopra le righe ma non inelegante.

Con il Carmignano DOCG Villa di Capezzana Riserva 1995 ci manteniamo ai massimi livelli. Ha colore rubino piuttosto fitto con unghia leggermente decolorata e presenta un naso molto bello, di grande ampiezza olfattiva, fresco, penetrante ed elegante: è floreale e pieno di frutta, con ulteriori leggeri rimandi di liquirizia ed una aristocratica nota minerale. Conferma esemplare in bocca, dove è perfettamente levigato, ha quella cremosità ed ampiezza che lo fanno svettare, acidità sostenuta ed un tannino levigato che accompagna modulando un ritorno finale lungo sui toni laccati e fruttati.

Ed eccoci, come preannunciato, alla nouvelle vague del Carmignano DOCG Villa di Capezzana 1999. Il cambio stilistico è infatti evidente per questo vino, imponente già dal colore rubino violaceo fittissimo e cupo. A bicchiere fermo i toni terziari sono protagonisti attaverso note di incenso e marzapane; l'esame olfattivo mostra poi evidente un bel corredo di frutta nera matura (mora, caramella di ribes), qualche spunto caffeoso e di tabacco, il caratteristico spunto minerale, leggero sottobosco e addirittura tocchi di cedro candito a completare un quadro complesso dall’impatto notevole. Al palato è meno sfaccettato e intrigante, più monolitico, mettendo comunque in mostra sostanza, ampiezza e cremosità, ed un finale molto lungo su toni dolci (chiara una certa impronta vanigliosa) e di buona levigatezza.

Abbastanza diverso, nonostante un solo anno li separi, il Villa di Capezzagna DOCG 2000, di colore rubino violaceo fitto, pressoché impenetrabile. Ha un quadro olfattivo che è ancora da svolgere, con la complessità limitata dalla gioventù: per ora mostra comunque una bella frutta nera matura al limite della confettura, affiancata da una linea minerale e da spunti cioccolatosi che lo appesantiscono forse un tantino. Grande dolcezza (talvolta eccessiva) esibita al palato dove si evidenzia una notevole densità ed un andamento dalle buone progressioni che porta ad un lungo e piacevolissimo finale, persistente e ammandorlato.

Riportiamo, a conclusione di questa escursione nel ventesimo secolo di Villa di Capezzana, altri due assaggi non effettuati nella verticale “ufficiale”, ma eseguiti “a margine”.

Carmignano DOCG Villa di Capezzana 1998
Dal colore rubino violaceo cupo, questo vino mette in mostra un naso di buona ampiezza nel quale il contributo fruttato è già ben svolto esprimendosi in un quadro di frutta rossa e nera mature. Al palato è di corpo medio, ed aromaticamente viene confermato il bell’impatto attraverso ampiezza e maturità di frutto.

Carmignano DOCG Trefiano 1998
Colore rubino violaceo fitto. Lo spettro olfattivo è bello e composito, presentando frutta nera matura ma anche un floreale penetrante e persistente. Al palato entra potente, compatto, con un frutto prepotente che avanza progressivo confermando concentrazione ma al tempo stesso compostezza, caratteristica favorita dall’apporto poco invadente del rovere (tonneau). Una piccola bomba di frutta “rivestita” di fiori per un finale di giusta dolcezza.

Degustazione effettuata il 20 dicembre 2002
Per la foto del Villa di Capezzana 1931 si ringrazia Kyle Phillips

3 febbraio 2003


   

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