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Una giornata a Castello Banfi.
I: Verticale di Riserva Poggio all'Oro

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Una giornata a Castello Banfi. I: Verticale di Riserva Poggio all'Oro
di Riccardo Farchioni

Siamo in vista di “Benvenuto Brunello 2003”, la imponente kermesse con la quale il Consorzio del Brunello di Montalcino celebra l’uscita dei nuovi Brunello, Brunello Riserva, Rosso e Sant’Antimo (quest’anno si svolgerà il 14 e 15 Febbraio a culmine delle presentazioni dei tre maggiori Consorzi Toscani (le date del Consorzio del Chianti Classico sono l’11 e 12 e quelle del Vino Nobile di Montepulciano il 12 e 13); questo ci spinge, nel raccontare la bella giornata trascorsa a Castello Banfi (ed organizzata da Kyle Phillips, curatore della Italian Wine Review), a compiere una piccola inversione temporale. Partiremo infatti dal pomeriggio, e parleremo prima della verticale della Riserva storica aziendale, la Riserva Poggio all’Oro, lasciando per una seconda parte la cronaca della mattina, con le verticali dei supertuscan Summus ed Excelsus.

Castello Banfi: 3000 ettari di tenuta complessiva (il 20% della superficie del Comune!), 160 ettari vitati a Brunello. Ci si arriva oltrepassando Montalcino in direzione sud-ovest, puntando verso S. Angelo Scalo e percorrendo una di quelle strade mozzafiato che innervano il senese meridionale. In più qui avrete, a destra e a sinistra, lo spettacolo dei vigneti i cui nomi evocano all’appassionato ricordi di vini stratosferici; visioni che hanno nello spettacolare anfiteatro delle vigne di Argiano uno dei momenti di massima suggestione.

Montalcino: qui si può dire che è iniziata la ricerca sul sangiovese, con la selezione di una tipologia che potesse essere protagonista, da sola, nella creazione di un grande vino. Ma allo stesso tempo a Montalcino, sede della denominazione toscana probabilmente più prestigiosa (ed una delle più prestigiose d’Italia) e dotata di una immagine ed di una posizione di mercato assai invidiabili, si avverte apparentemente meno intensa la necessità di questa stessa “ricerca” intesa in termini moderni, ossia del complesso lavoro di studio, di prove, di esperienze che c’è dietro la realizzazione di un vino.

E invece, ascoltando il piccolo “seminario” tenuto prima delle degustazioni da Lucio Matricardi dello staff enologico aziendale, ci siamo resi conto che a Castello Banfi si è lavorato, e molto, sui terreni, sui vitigni e sui legni. Venti anni di ricerche, iniziati nel 1982 quando l’azienda si era proposta già da qualche anno come traino del comprensorio ilcinese, per arrivare allo “stato dell’arte” del 2002.

Dagli studi di zonazione, e dalla conseguente mappatura geo-pedologica completa, è scaturita la definizione di 29 unità cartografiche classificate per tipo di deposito e caratteristiche dei suoli. Ad esempio, un tipo di suolo compatto, solido, che dà scarsa possibilità alle radici di penetrare in profondità è indicato per un uva come il Syrah che tende ad essere piuttosto produttiva. Un terreno con buono scheletro e bassa percentuale di argilla (3%) è indicato per il sangiovese e il cabernet sauvignon, anche se vigneti da Brunello sono comunque coltivati con buoni risultati anche in suoli con una percentuale di argilla leggermente maggiore (5%).

Alla immensa diversificazione del sangiovese (sono state catalogate circa 650 piante diverse per grandezza del grappolo e dell’acino, caratteristiche dei vinaccioli...) si è reagito fino a metà degli anni novanta con la ricerca di un cosiddetto “superclone”, un clone unico che fosse resistente alle malattie e che desse al vino le migliori proprietà organolettiche possibili. A questa filosofia è successivamente subentrata quella del “blend” di cloni, selezionati in modo da avere caratteristiche diverse e complementari che unite andassero a formare un quadro completo e complesso. E la ricerca in questa direzione ha portato alla selezione dei cloni per il Brunello Poggio alle Mura: il BF30 (è presente per 30% nell’”clonaggio”), lo JANUS50 (presente per il 50%) che dà la polpa, i polifenoli; lo JANUS10 che contribuisce a livello aromatico per arricchire lo spettro di profumi.

Allo stato attuale nella strategia produttiva di Castello Banfi convivono la filosofia della Riserva (più tradizionale nel comprensorio ilcinese) e quella del cru (più moderna). Se nella Riserva Poggio all’Oro, tratta da vigneti delle zone più vocate, coesiste una moltitudine di cloni, il “nuovo” Brunello Poggio alle Mura, tratto dalla stessa zona del Poggio all’Oro, è stato “creato” con la filosofia del “blend di cloni selezionati” di cui si parlava prima, con risultati in un certo qual modo più “inquadrati”, o se si vuole affidabili, come dimostra lo splendido esordio del 1997.


La verticale

Brunello di Montalcino Villa Banfi 1978 (13.6%)

Colore rubino tendente al granato, discretamente fitto e molto brillante. L’olfatto, piuttosto intenso, si mostra sfaccettato e ricco di terziari svolti con eleganza (tabacco, foglia di tè) ma anche di ciliegia sotto spirito per un quadro di bella eleganza. Al palato la partenza è un pochino magra e dai toni asprigni, ma la sensazione aromatica si attesta successivamente su buoni livelli, aiutata anche da una piacevole cremosità. Il tannino, che non ci sembra avere caratteristiche di secchezza, risulta comunque un pochino astringente. Complessivamente, una buona tenuta.


Brunello di Montalcino Poggio all’Oro 1985 (13.4%)

Il colore di questo ’85 è leggermente più scarico di quello riscontrato nel ’78, ed è mediamente fitto e brillante. Si avverte anche qui una elegante evoluzione di alcune componenti aromatiche (notiamo ancora tabacco e foglia di tè), alla quale si affiancano note di sottobosco e un buon apporto di frutta rossa intensa. Il tutto a definire un quadro elegante, intrigante e complesso. In bocca entra deciso e grasso, morbido, mettendo in mostra toni di frutta rossa dolce, confetturata che monopolizzano il palcoscenico rendendo il vino meno complesso al gusto che all’olfatto. Si avverte comunque un impatto aromatico ragguardevole, compattezza e avvolgenza, ed un tannino fine e diffuso.


Brunello di Montalcino Riserva Poggio all’Oro 1988 (13.7%)

Si arriva dalle parti dell’eccellenza con questo ’88 che presenta al naso uno spettro completo e sfaccettato di frutti rossi che vanno dalla ciliegia al lampone, al mirtillo più fresco per un quadro di grande finezza e persistenza olfattiva. Qui si trova, rispetto alle annate precedenti, una maggior componente fruttata e meno toni terziari. Al palato si avvertono una prepotenza ed un impatto fruttato straordinari, ampii, che riempiono la bocca, ed una progressione che, unendo struttura e succosità, porta ad un tannino di fattura finissima.


Brunello di Montalcino Riserva Poggio all’Oro 1990 (13.7%)

Il naso inizialmente ci si mostra di minor pulizia, più incerto, da scavare, non apertissimo, con qualche nota caffeosa e sfumature animali, mostrando sullo sfondo un fruttato maturo. Riassaggiato in un momento successivo della giornata, il vino ci ha mostrato una positiva evoluzione verso una ricomposizione del quadro aromatico. Pieno riscatto al palato, fin dal primo impatto caratterizzato da cremosità esemplare e da pronte e decise note mentolate. Potente ma mai sopra le righe, prosegue pieno di dolce frutta matura, entusiasma con una espansione finale suggellata da tannini dolci che lasciano poi spazio ad un piacevole retrogusto fruttato.


Brunello di Montalcino Riserva Poggio all’Oro 1993 (13.3%)

Il colore è un rubino concentrato ed all’olfatto colpisce per una bella frutta rossa rotonda e levigata dove il lampone spicca caramellato, affiancato da prugna e da una intrigante linea di ribes fresco e penetrante. Al palato si mostra su livelli inferiori: parte un tantino astringente, si smagrisce a centro bocca e, se mantiene un frutto espresso con decisione, continua ad esibire asperità ed astringenze anche verso il finale.


Brunello di Montalcino Riserva Poggio all’Oro 1995 (13.5%)

Questo vino, dal colore rubino porpora, esibisce uno spettro olfattivo vario, complesso e per certi aspetti di difficile inquadramento. Le prime a colpire sono suadenti note floreali e minerali; subentrano poi toni terziari piuttosto insistenti di tabacco, vaniglia, seguite infine da terra bagnata ed humus; con l’ossigenazione si aggiungono note caffeose e cioccolatose. In bocca il fascino è limitato da dolcezze che si fanno talvolta eccessive e stucchevoli, e se l’impatto fruttato è bello, sentiamo anche qualche crudezza nei toni che ci fa pensare ad un vino che abbia quasi subìto un “blocco” nell’evoluzione. Inferiore alle attese dell’annata.


Brunello di Montalcino Riserva Poggio all’Oro 1997 (13.5%)

Si torna ai massimi livelli con questa annata: frutto ancora protagonista assoluto dell’olfatto dove campeggiano ribes, mirtillo rosso, lampone e dove si affacciano anche freschi note floreali. Al palato il vino esprime ancora tutta la sua gioventù mostrando comunque un bell’impatto, morbidezza ed una grande tenuta aromatica, decisa dall’inizio alla fine, fatta di un frutto composto e senza dolcezze forzate. Il tannino è fine e diffuso.


Degustazione “a margine”

Il pranzo alla Taverna Banfi, che esprime una accurata cucina di territorio con sapori ben esaltati e materie prime di cui si intravede la attenta selezione, ci ha regalato l’incontro con un bellissimo Brunello di Montalcino Poggio alle Mura 1997 che, come si è detto più sopra, è in qualche modo da considerarsi “figlio” delle ricerche ventennali condotte in azienda.

Al naso si mostra ampio, maestoso, carnoso, intenso nella sua ciliegia molto matura, seguita dal sottobosco e da note più fresche di stampo floreale. Al palato mette in mostra un frutto prorompente (si aggiungono note di prugna), “spinto” da una progressione gustativa tesa e conclusa da un tannino che ci ha suggerito l’immagine mentale di una nuvola iridescente.

Degustazione effettuata il 24 gennaio 2003

11 febbraio 2003


   

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