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Miracoli a Olena. Cepparello in verticale: 1980 - 1999

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Miracoli a Olena. Cepparello in verticale: 1980 - 1999
di Fernando Pardini


Sì, di quel giorno, una delle cose che ancor oggi piacevolmente mi arrovella, tanto da ostruire il flusso scorrevole delle parole, è lo scarto mentale (solo apparente?) che ho percepito tra il luogo - di così solida, materiale, sensoriale beltà, che definire chiantigiano è eufemistico da che non basta all'idea - e lo stordimento, l'intima immedesimazione, quasi trascendente, che ripercorro ogni volta al solo ripensare quella sequela lunga e fascinosa di "semplici" bicchieri di vino, e alla loro meditazione.

Da quei luoghi, da quei bicchieri, e dagli affetti che li nutrono, ho avuto in cambio un intrìco di suggestioni pagane e spirituali assieme, contrastanti e forti: da un lato mi hanno fatto partecipe di una vicenda umana e contadina ad alta dignità, traspostasi nitidamente in ogni vino che ho bevuto,quale vero e proprio mattoncino sentimentale teso alla costruzione di una storia propositiva e bella; dall'altro mi hanno fatto sentire tutto il peso della sostanziale mia estraneità; lo struggimento di essere in fondo soltanto un visitatore, un viaggiatore viaggiante, avveduto quanto si voglia ma pur sempre di passaggio.

Quei luoghi, e quei vini, lasciano segni di coinvolgente e struggente malinconia, di "contundente" suggestione. Li ho visti passare, li ho incrociati, ma ahimé solo accarezzati, mai carpìti. Nella mancata appartenenza, nella impossibilità di esserne parte dimora la mia invidia. Lì sta lo scarto, lì la misura della differenza tra lo sfiorare e il vivere.

Entrambi hanno concorso però a creare un evento speciale, uno di quelli che non scorderò più. Di quel giorno ho persino l'ingenua impressione di aver assaporato tutto,dentro di me con la bramosia e la furtività del ladro, e fuori con quella calma e quella tranquillità amiche che sono solito invocare ogni sera, prima di addormentarmi, per sperare di fare sogni buoni. Un turbinio disordinato e bello insomma.

Il borgo intatto e vero di Isole, la vastità chiantigiana dei dintorni, l'innaturale silenzio, il lavorìo coordinato per la vendemmia in corso, la vita scandita dall'evento naturale, dalla necessità della terra a partorire, ora e lì, un nuovo frutto, sono visioni prima o poi da condividere o da immaginare.

Per Paolo De Marchi, l'anima di Isole & Olena, non trovo le parole come vorrei, per rendere conto dell'assoluta sua grandezza di interprete vignaiolo, palesatami a più riprese. Da Paolo traspaiono solo dignità, curiosità, umanità, semplicità e incanto. Non sa di quanta saggezza - agli occhi miei - si ammanti la sua operosità.

Per un evento così raro tanti i ringraziamenti, tutti doverosi, tali da occupare una pagina intera se solo lo volessi. Li limito, per pietà verso i lettori, a Leonardo Romanelli, vulcanico, iperattivo e simpaticissimo giornalista toscano, direttore di una rivista dinamica e istruttiva chiamata Gola Gioconda, apprezzato scrittore e comunicatore di storie ed esperienze enogastromomiche, perché è stato grazie a lui se mi son ritrovato a vivere un sogno.

Paolo De Marchi e la moglie Marta invece li voglio ricordare non solo per essere i co-protagonisti di quel sogno, ma per i sorrisi di un giorno, precedente a quello dell'evento, trasformatosi d'incanto, per tutta una serie di coincidenze e corrispondenze euritmiche, in un giorno di festa intimo e solare, condiviso e partecipato, istintivo ed amichevole, dove ogni piccolo gesto ha avuto il potere di strappare emozioni e suggellare ricordi: sono stati esaltanti, indimenticabili momenti di salame e formaggio, e torte casalinghe, di elettivi vini sirah e cabernet goduti e posseduti, di un commovente piccolo-grande chianti classico Isole e Olena 1982 da togliere il sonno e raddrizzar le papille, di madrigali e salterelli, e di un liuto - magico e confortevole - che le ha suonate e che vorrei ascoltare ancora e ancora, ma non ce l'ho più qui accanto a me.

Eppure, nel giorno della mitica verticale, sebbene memore da quelle emozioni, consapevole della forza, dell'importanza e della influenza dell'ambiente e dell'etichetta, non ho avuto bisogno di ricorrere a questi aiuti per ottenerne di rimando bellezza ed ammirazione. Ne sono certo. A queste ultime sono bastati - a ben vedere - diciassette bicchieri di vino Cepparello. Da soli sono stati in grado di indicarmi la strada, passato presente e futuro. Sono, un per l'altro, memoria liquida consapevole, scorza ed essenza, anima e cuore, dignità ed orgoglio di una terra speciale, di un estro speciale. Sono loro in fondo, i 17 Cepparello della mia predilezione, il vero miracolo.


Borro Cepparello 1980

Sopra la veste granata tendente all'ambra passano e si soffermano profumi intensi e maturi, canditi nel frutto ma ancor vividi, vogliosi di esserci, cangianti. Bellissima la nota di ciliegia sotto spirito, così come sentìto il caramello, singolare l'amaretto, crepuscolare il tappetto macerato di fiori secchi. In bocca la tensione c'è ancora e la beva si fa raffinata, asciutta eppur propositiva dei cento umori dell'autunno. I tannini ti accolgono diffusi. È comunque un "cogliere l'attimo", forse fuggitivo e sulla china del tramonto.

Borro Cepparello 1982

Tutto tirato nell'abito granato compatto, vivido e denso, ti accoglie dapprincipio con intima ritrosia su naso sussurrato ma affascinante: sono echi di frutta matura (ehi, matura, non sotto spirito!), aromi floreali, terra. Il rigore é ineccepibile. Poi l'aria lo rende aereo, voluttuoso, sì da prendere il volo: vi si innestano simpatiche le note di oliva fresca, sensuali quelle della spremuta di mirtilli - e già gridi al miracolo - così come rinfrescanti quelle della menta affogata nel cacao. Al palato, beh, fin da subito ne apprendi la razza, per l'impressionante fulgore, per la vibrante, ripetuta, ricca esposizione, lunga lunga, per quella matrice tannica splendidamente fusa con il corpus del frutto. Il finale, se di finale si deve parlare, è morbido e coerente, di raro calor buono. Alla meraviglia non bastan le parole.

Cepparello 1983

Mantiene leggibile il tono granato di fondo anche se le screziature marroncine non mancano. Qui il frutto si manifesta più maturo rispetto all'82 e l'impianto aromatico più rarefatto e meno preciso. Amarene e goudron vanno a braccetto con note di confetto poi di rosa e violetta, queste ultime toccanti. Con l'aria aumenta la leggiadria e l'insistenza profumata. Qui la terra, grana fine, è bagnata. Trasognante la realtà del palato, in cui tesa e marcata mi appare la grinta tannica, che ti si aggrappa alle papille e te le porta a spasso. Finale sostenuto, in crescendo, che resta sospeso, come in un vibrato spasmodico, e si protende, struggente e indimenticabile.

Cepparello 1985

Bicchiere che dimostra già all'occhio tutta la sua diversità, tutto il legame con un'annata particolare. Il granato è fitto, incredibile la profondità, notevole la vitalità. Naso variato e serrato, impressionante per le note sentite del bosco, rosse e nere; a contorno e a contrappunto i riflessi canditi, il chicco di caffé, la bacca selvatica, il tamarindo e la radice di liquirizia. Affascinante, al punto che l'usura del tempo pare non appartenergli. La bocca, di sapida consistenza ed acidità, tiene e rilancia, la massa tannica é ingombrante e vivissima, tal da allungare la trama e lasciare sbigottiti. Un Cepparello diverso, potenza e muscoli oltre la naturale, sfumata sua complessità. Strong, mi dicono gli anglofoni. Io, nel frattempo, mi godo sul fondo le tracce dei balsami fini,e beatamente ci rifletto su..

Cepparello 1986

I riflessi appesantiscono un pò di più il fondo granato, mentre la densità non mi appare ai massimi livelli. Profumi decisamente meno raffinati e propositivi del solito, più scorbutici, introversi, e pure selvatici.L'alcol spinge e si sente, eppur non spegne il dignitoso frutto, rosso, che insiste nel voler apparire, circondato da note asprigne. L'aria, al solito, gioca a suo favore, da che se ne esce più addolcito il quadro e più intrigante la spezia, o il tamarindo. La bocca da subito dimostra una fiera pienezza, perlomeno fino a mezza via, perché l'incontro coi tannini si risolve con montate ripide e ruvide, leggermente amarognole, a screziare equilibri ed armonie. E' un figlio sincero, comunque da rispettare, di un'annata che non ha concesso mirabilie.

Cepparello 1987

Questa è una chicca perché è un Cepparello che non fu mai commercializzato, in quanto non ritenuto da Paolo all'altezza. In sé qualcosina di cabernet. Qui il granato è buono nonostante si conceda qualche trasparenza e scorrevolezza di troppo. Caloroso lo spettro, dove non manca la fragranza dei terziari, nonostante la spinta eterea. Qualche cenno vegetale e una marcatura minerale ne limitano però la profondità e la forza, mantenendoli nei limiti dell'elegante sussurro. In bocca vuol mostrarsi grintoso e spavaldo, laddove tutto è un pò compresso e ripida mi appare la montata tannica. Finale sanguigno, senza quell'amaro che segna le sorti del 1986: per questo lo reputo più vivido, meno bilanciato ma più vivido.

Cepparello 1988

Intenso e propositivo il suo granato, di peso, importante nei riflessi amaranto. Freschezza, varietà,ampiezza, profondità, te le ritrovi tutte lì, pronte a rivelarsi. Piccoli frutti, ribes, legno di cedro, grafite, pietra spaccata e bacca in scintillante unione. Bocca sontuosa e fitta che non molla e si espande con frutto e tannini maritati, quali perfetti amanti. Finale intramontabile, di suadente dolcezza ed abbraccio. Molto, molto Cepparello, per il tocco e la raffinatezza. L'intensità aromatica ed il passo - granitico - sono di razza superiore. Con l'aria, si fanno commoventi.

Cepparello 1989

Farsi largo tra due monumenti come il 90 e l'88 non è affatto facile. Va perdonato. Qui l'annata dimostra tutti i suoi limiti, a cominciar dai profumi, screziati qua e la da imprecisioni e ineleganze, leggermente ridotti e secchi. Asciuttezze e compressioni che risenti tutte al palato, dove mi incuriosiscono le note sanguigne del fegato. Leggibile l'austerità e l'introversione. Più lo ascolto e più ne intravvedo un timido fascino. Quasi da coccole. Con tutti i suoi limiti c'è orgoglio, e cedimento alcuno.

Cepparello 1990

Qui, signori, ci si veste rubino, ed è un rubino fitto quello di cui vi parlo, succulento, solenne, cui solo una leggerissima unghia ti fa capire che il tempo passa. Il ventaglio aromatico ben presto rompe gli indugi facendosi via via impressionante e cangiante, ampio e profondo, unendo a sè i frutti neri e rossi del bosco, come pennellate sulla tela dei profumi, percuttive, dense, avvolgenti. Il contorno è grafitico, imponente, da ascoltare ancora e ancora. La bocca è sontuosa ed armonica, viva e piena, pura essenza, emblema di un terroir e di uno stile, archetipo ed esempio. È chiarezza cristallina di estri trasposti liquidi. Interminabili, indimenticabili il significato e il significante. Miracolo toscano del bere bene.

Cepparello 1991

Il rubino ammicca al granato, dimostrando comunque una buona saldezza. I profumi subitaneamente mi sorprendono per l'inatteso garbo e per la determinazione, anche se tendenzialmente li trovo surmaturi ed eterei, il quadro infatti esce dagli schemi del classico Cepparello. In bocca ricerca compattezza e compostezza, procedendo largo nell'espansione, non dimenticandosi però della dolcezza e della dignità. Non svela profondità né sfumature sfumate, non ha guizzi di genio, ma istintiva coerenza e piacevolezza quelle sì.

Cepparello 1993

Qui il rubino si fa a maglie strette, assai restìo ad esser trapassato dalla luce. Il naso è molto invitante, fin da subito, carnoso, fresco, balsamico persino. Ne allietano le evoluzioni i legni odorosi, di cui si intride il frutto, mentre nobile mi appare il rintocco minerale. Bocca di enorme equilibrio e non altrettanta spinta e profondità, o perlomeno, senza quella determinazione che ti saresti atteso.Resta un vino molto buono, soprattutto di piacevolissima beva. Col tempo spunta la viola, e la beva -ancor di più - ne guadagna.

Cepparello 1994

L'anello più debole della meravigliosa catena. Non male l'amaranto ma poco nitido e spesso il naso, sussurrato, accennato, aereo ma senza elettivo nerbo. In bocca dimostra le insidie di un'annata malevola. Qui la trama è insolitamente larga, lontane mi appaiono l'armonizzazione e il canto.

Cepparello 1995

A distanza di 10 anni, o di 10 assaggi, rieccoti un Cepparello diverso, che gioca a fare il gradasso e la voce grossa già a cominciar dal colore,e dalla sua densità. Poi continua coi profumi: inebrianti, fitti, tutti spezie e balsami, percuttivi nelle profondità disvelate del frutto. Bocca di impressionante vigore e progressione, d'avvolgente incedere, cremosa, insistita, progressiva, vivida. Molto moderno il quadro che ne trai, muscoli e spudoratezza,evidenze e prepotenze. Indubbiamente toscano e prim'attore. Una raccomandazione ai lettori e ai naviganti: legate queste impressioni all'essenza del vino, che è Cepparello, quindi riferitele ai suoi standard, non riferitele a un californiano o a un australiano!

Cepparello 1996

Il colore, sia pur vivo e giovanile, preannuncia un naso tendezialmente monolitico e saturato sulla nota minerale. Il frutto lo intuisci, é un fresco sussurro, e il quadro non é complesso ma istintivo sì. Scorrevole il palato, senza asperità tanniche; procede su trame allargate, laddove piacevole è la ciliegia, raffinato il minerale, evidente la torrefazione, asciugante il finale.

Cepparello 1997

Questo bicchiere tanto chiacchierato ed ambìto, fatto oggetto di super lodi da ogni dove, e oggetto stesso di desiderio, è bello per davvero. Il suo rubino è assolutamente puro e carico mentre il suo naso - concentrato e composito - si nutre ancora di impulsi vinosi, tanto per dirvi della giovinezza. Molto dolce e propositivo, suadente e carico di raffinatezza, compendia in modo mirabile l'essenza Cepparello, anche se oggi come oggi lo trovo ancora in fieri, non pienamente e nitidamente rivelatosi negli anfratti e nelle sfumature, in un certo senso inesploso. Comunque toccante l'aspetto grafitico, propositivo il frutto, leggero il peperone. In bocca invece intuisci di già il passo e la stazza: l'avviluppo e la persistenza sono eccellenti; è vino cristallino e puro, diritto e asciutto, la cui compostezza e la cui assoluta mancanza di smaccature lo erge a degno esempio di uno stile e di un terroir. Pur diversissimo, chissà perché ne percepisco il passo di un grande chateau d'Oltralpe.

Cepparello 1998

Compresso tra due annate monstre, non soffre il confronto per la sua veste, che è un orgoglio amaranto, ma a cominciare dal naso sì , perché lo potrai scoprire marcato e nitido ma assai "saturato" sulla nota minerale. Non è toccante come suo standard la giovanile ciliegia matura che ne ha disegnato - in altre occasioni- la freschezza e la vitalità. In bocca inizia di buona lena, con presa acida dignitosa, poi diventa scorrevole e semplice rivelando dei tannini non perfettamente maturi. Ciò non significa affatto tannino verde, tout court, ma una certa propensione ad allargar la trama senza diffusione di sapore. In più, con l'aria, il quadro nitido della prim'ora tende ad offuscarsi un pò e il tutto ne risente.

Cepparello 1999

Certo l'impatto è di quelli che confondono e coinvolgono: per suadente raffinatezza, saldezza, garbo, modo. C'è molto equilibrio, c'è molta essenza sangiovese, il sangiovese che ho imparato a riconoscere nei 17 bicchieri che ho davanti: la leggera prugna, l'amarena, la viola, il bosco contribuiscono a rendere toccante quello spettro ed inevitabile il coinvolgimento. La sua bocca di oggi significa cristallina nitidezza, ostentata stoffa, fiera souple. È questo un vino che conquista per il respiro sotteso della sua terra, che profonde e regala. E' grazia e continuità, è esemplare summa di una storia che continua. Assolutamente affascinante, ora posso dirlo: sì, è Cepparello.


(28/11/2002)
Degustazione effettuata in azienda nel Settembre 2002

   

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