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Dualismo veneto:
Bosco del Merlo
Fidenzio,
il vino delle radici. Prima (ed amichevole) verticale
completa
10 barolo valgon
bene una terra
I seminari de "Alla Corte del Vino":
grandi "cabernet blends" dal mondo
Elogio all'eleganza. Ronco
dei Roseti in verticale
Sangiovesi di Toscana, annata
1999: lo stato dellarte
Lupicaia, il fascino indiscreto della "bolgheria".
Verticale completa 1993-2000
Una giornata a Castello Banfi.
I: Verticale di Riserva Poggio all'Oro
II: Verticali di Summus
ed Excelsus
Incursione nella storia del vino toscano. Verticale
di Villa di Capezzana
Sagrantino, la
forza in cerca d'eleganza
DiVini profumi. L'annata
2000 a Carmignano
Miracoli a Olena. Cepparello
in verticale: 1980 - 1999
Priorato, Catalogna, Spagna: Priorat
Gran Clos in verticale
Girandole langarole: Fratelli
Oddero e Vigna Rionda-Massolino
Girandole langarole: Poderi
Luigi Einaudi e Bricco Maiolica
Sirah:
mistero di un nome, fascino di un vino
Frammenti
di Langa
Caro,
vecchio, amatissimo sangiovese
I
vini di Cennatoio: due verticali
Il Lugana
Etichetta Nera
Chateau
Latour e i suoi fratelli
Mondo
Ca... bernet
Talkin'
Merlot, again
Una sera coi vini
di Livon
Talkin'
Merlot
Sassocheto:
nato per stupire
La Liberazione delle
Barbere
Obbiettivo Chiarlo: La
Court e Cerequio
In archivio

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Sangiovesi di Toscana, annata 1999:
lo stato dellarte
di Riccardo Farchioni
Il
sangiovese non deve essere considerato una bandiera patriottica, ma va
valorizzato a livello di gusto, puro e semplice. E questo perché
se il sangiovese nei numeri è deludente (se fosse una donna non
si presenterebbe mai al concorso per diventare una velina...),
trova le sue note attraenti sul versante delleleganza e della bevibilità,
nel significato alto della parola. Il sangiovese non convince nella forza,
ma sulla cultura, cioè è italiano nel senso più pieno.
Io sono lultimo nella mia zona a produrre un sangiovese, e la forza
nel tenere duro me la da ancora il ricordo dellemozione che mi dette
una bevuta di Le Pergole Torte, bevuta che mi
spinse ad affittare i miei primi vigneti, tutti piantati a sangiovese.
Perché il sangiovese ha la sua forza nellemozione che sa
dare, come la sanno dare i nostri paesaggi.
Non si potevano trovare parole migliori di quelle usate da Michele
Satta (che di lucidità ne ha da vendere ed ha in più
il dono della sintesi) per aprire un racconto dedicato allo stato
dellarte di questo vitigno descritto attraverso suoi figli
blasonati e nati in un annata di tutto rispetto, il 1999. Loccasione
per questo monitoraggio ce lha data lorizzontale
(ossia una degustazione di vini della stessa categoria e di pari annata)
organizzata dal Consiglio di Delegazione AIS di Livorno (delegato Vincenzo
Pizzo, consiglieri di delegazioni Silvia Menicagli, Riccardo
Margheri, Maurizio Ricci); orizzontale organizzata in modo
impeccabile, con una cura dei dettagli propria della più pura professionalità
e senza le cerimoniosità che, se da una parte vengono inevitabilmente
accantonate quando cè densità di contenuti da comunicare,
dallaltra ci avrebbero sorpreso in ogni caso, nella più sanguigna
delle città toscane.
Alta
professionalità da parte degli organizzatori e passione ed attenzione
da parte degli intervenuti ad un evento che si è configurato come
un incontro piuttosto tecnico, dove si è parlato di
vino, prima di assaggiarlo, per più di unora a seguito degli
interventi, fra gli altri, del già menzionato Michele Satta da
Castagneto Carducci, del giovane appassionato Martino Manetti della
Fattoria di Montevertine, del come sempre analitico Saverio Petrilli,
winemaker della lucchese Tenuta di Valgiano e del puntuale Arrigo De
Paoli, enologo della pisana Badia di Morrona.
E se dellannata 1999 leggerete poco più in basso, troppo
forte è stata la nostra curiosità di sapere qualcosa del
futuro del sangiovese in Toscana, visto che Satta, la Tenuta di Valgiano,
Badia a Morrona sono rimasti gli unici o quasi, nelle rispettive zone,
a produrre sangiovesi di peso. Insomma, abbiamo chiesto, cè
da essere ottimisti o pessimisti? Le opinioni che abbiamo raccolto hanno
mostrato preoccupazione (non è vero che in Chianti si stia
molto meglio, basta vedere cosa pianta chi sta investendo dice Manetti),
realismo (no al sangiovese a tutti i costi perché il territorio
non sempre lo consente, Saverio Petrilli; va valutato anche
il mercato quando si produce vino, Arrigo De Paoli), ma infine ottimismo
da parte ancora di Michele Satta: lubriacatura per i vini
potenti, appariscenti (e peraltro molto premiati) sta finendo. Il consumatore
apprezza sempre di più leleganza e sempre meno gli estratti.
E su questo campo il sangiovese vince.
Due parole infine sullandamento climatico: se la fine del98
era stata segnata da precipitazioni molto scarse, gennaio e febbraio 1999
furono contraddistinti da una grande piovosità: di nuovo poche
piogge in primavera, e mesi estivi centrali molto caldi.
VignAalta 1999 Badia di Morrona (13.5%)
Colore
rubino porpora intenso e cupo. Inizialmente mostra qualche dolcezza legnosa,
ma presto si chiarisce su note di frutta nera (ciliegia nera in particolare)
e di prugna seguite in un secondo tempo di nuovo dai terziari del legno
sotto forma di cenni di cuoio. Un olfatto che è senzaltro
intenso e di buona compostezza. In bocca ha un attacco pronto, e si nota
subito che il frutto esibito è spostato su un registro di minor
maturità, più fresco, meno dolce che al naso. È un
vino caratteriale, ha buona spina acida che lo porta ad essere molto fresco,
ed una carica tannica ancora in piena di arrotondamento, probabilmente
quella ancora più da evolvere della intera batteria.
Percarlo 1999 San Giusto a Rentennano (14.5%)
Di
colore rubino porpora piuttosto carico, mostra un olfatto dolce e maturo
fatto di una ciliegia rotonda e molto precisa alla quale si affiancano
intriganti note di prugna secca. Il tutto esibito con grande persistenza
e con quella insistenza che è il segnale inequivocabile della ricchezza
di materia; una nota alcolica si stacca chiara dal quadro. Al palato attacca
coerente, fuga qualche leggero sospetto di rusticità che avevamo
avuto allesame olfattivo mostrandosi elegante e concentrato anche
se la giovane età lo rende ancora poco sfaccettato. Sentiamo buona
grassezza, acidità che conferisce freschezza, un tannino di bella
fattura, dolce, anche se ancora da smussare completamente e che comunque
contribuisce a rendere bello il finale.
Fontalloro 1999 Fattoria di Felsina (13.5%)
Di
colore rubino intenso con unghia tendente al granato, questo vino mostra
inizialmente qualche incertezza olfattiva ed un quadro che fatica a definirsi.
Ma basta poco tempo perché esso si ricomponga rivelandosi come
il miglior bouquet della serata, con un suggestivo, seducente ed ampio
floreale di suprema eleganza (che arriva ad essere un tantino perfettino)
a fare da protagonista in un panorama molto sfaccettato dove si scorgono
cenni di liquirizia ed inchiostro. Al palato un attacco fulminante ed
ampio conferma le doti di finezza ed è sostenuto subito da bella
spinta acida; poi, avviandoci verso il finale sentiamo il vino, che pur
mantiene giusta morbidezza e peso, come perdere ritmo e mancare la chiusura
che ci saremmo aspettati. Insomma, ci ha dato l'impressione del salto
di un campione che stacca alto ed imperioso ma che, al momento di richiamare
le gambe prima della caduta, colpisce lasticella.
Le Pergole Torte 1999 Montevertine (13%)
Qui
siamo di fronte al sangiovese dei sangiovesi, ad un vero e
proprio vino-totem della nuova enologia Toscana. Ce ne parla Martino Manetti:
Nel 1967 mio padre Sergio comprò una casa, una casa e basta.
È stato lui a piantare tutto. Le Pergole Torte si deve per metà
a lui e per metà a Giulio Gambelli che volevano fare un
Chianti Classico migliore, ma il vino fu bocciato dal Consorzio perché
non rispondeva ai disciplinari, e quindi divenne un vino da tavola. Oggi
il Le Pergole Torte viene prodotto vendemmiando piuttosto tardivamente
(Montevertine sta a 450 metri daltezza); la massa staziona dapprima
in cemento; 20-25 giorni di macerazione, fermentazione malolattica sempre
in cemento. Laffinamento in legno avviene in parte in botte grande
e in parte in barrique. È un vino in cui si ricerca leleganza
e la piacevolezza, più che una concentrazione spinta che sarebbe
molto difficile raggiungere date le caratteristiche del nostro territorio.
La degustazione del Le Pergole Torte 1999 a suo modo è istruttiva
ed anche emblematica. Un vino che appena versato si mostra al naso poco
preciso, con aspetti finanche sgraziati, progressivamente si ricompone
e si riunisce come un puzzle fino ad arrivare, un paio dore dopo,
a livelli molto alti.
Ma andiamo con ordine. Il colore è rubino fitto, anche se è
il meno concentrato dellintera batteria, e molto brillante. Al naso
inizialmente unisce ad una delicatezza floreale e ad una caramella di
frutti di bosco una certa copertura vanigliata e qualche nota stonata
di yoghurt ai frutti di bosco. Con il passare del tempo il quadro si va
progressivamente ricomponendo, precisandosi e confermando in particolare
un bel contenuto di frutta rossa matura e rotonda. Al palato si mostra
un vino di buona grassezza, ma soprattutto di estrema eleganza e di beva
assolutamente non stancante nella sua freschezza spinta dal gagliardo
tenore acido, e conclusa da un tannino dolce e morbido.
E un paio dore dopo essere stato versato nel bicchiere, il Le Pergole
Torte è veramente buono.
Flaccianello della Pieve 1999 Fontodi (14%)
È
il più giovanile nel colore (profondo e violaceo) ed è molto
introverso. Ed è probabilmente il vino dal naso con la componente
terziaria del rovere maggiormente spiccata e, seppure ancora poco sfaccettato,
riesce comunque a far scorgere già una componente floreale, di
frutta rossa (ciliegia) molto matura, e spiccati caratteri minerali e
balsamici. In bocca è un vino compatto, concentrato, anche austero,
ancora da svolgersi e con un futuro che indoviniamo significativo.
Cavaliere 1999 Michele Satta (13.5%)
Siamo
probabilmente di fronte al campione della serata, un titolo che diamo
volentieri comunque anche per il coraggio di produrre questo vino in una
terra che è considerata il Bordeaux della Toscana. Il naso, complesso
e composito, sfodera una elegante linea speziata, una sensibile componente
minerale e una punta metallica che si affacciano decisi e che vengono
rapidamente raggiunti da una bella frutta rossa; un olfatto complessivamente
pulito, elegante, comunicativo ma composto. Questo carattere congiunto
di estroversione ed eleganza si conferma in un palato equilibrato, rotondo
e vellutato con tocchi di fresca acidità ed un finale lunghissimo.
Terminiamo con due campioni che per ragioni contingenti non hanno potuto
rispettare la "legge del '99".
Anfiteatro 1998 Vecchie Terre di Montefili (13.5%)
Letà
maggiore gli consente di avere un bouquet molto aperto, fatto di profumi
ampii e maturi, ma con caratteri di evoluzione che fanno pesare quellanno
di differenza più di quanto non dovrebbe essere. Ciononostante
non possiamo tacere leleganza e la persistenza delle erbe aromatiche
fresche, delle note lontane di rabarbaro, incenso, scatola di tabacco
e i rimandi di frutta sotto spirito. Al palato mostra segni di stanchezza,
ha poca spina dorsale, anche se aromaticamente è ancora affascinante
e dunque di beva stimolante.
Scasso dei Cesari 2000 Tenuta di Valgiano (14%)
Sconta
la sua età giovane attraverso un olfatto piuttosto chiuso, ancora
non particolarmente articolato nel quale si scorge già una sensibile
impronta minerale, balsamica e un accenno di surmaturazione nellapproccio
fruttato. Al palato entra deciso, di grande peso, dolce, maturo e grasso;
un vino di spiccata concentrazione e potenza che rispetto al panorama
degli altri vini si mostra più denso e meno fresco. Ampia e sontuosa
chiusura in un finale molto lungo e contraddistinto da un tannino levigato.
degustazione svoltasi il 17 gennaio 2003
17 marzo 2003
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