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Elogio all'eleganza. Ronco dei Roseti in verticale
di Fernando Pardini


Equilibrio, misura, portamento, e una inconfondibile presenza aromatica lunga diciotto anni. È una piccola storia. Orgogliosa.

Dal 1985 fino ad oggi il Ronco dei Roseti ha rappresentato una delle risposte friulane più importanti alla main stream bordolese, quale puro intrìco amoroso di cabernet sauvignon, cabernet franc e merlot, riuscendo nell'impresa di rivelarsi vino caratteriale e distintivo, di spessore certo e stoffa buona, al punto da ergersi a faro della produzione vinicola di qualità, e non solo della sua regione. Dietro il successo, o meglio, l'essenza del Roseti, ci stanno le vigne della collina di Rosazzo ed il loro microclima, unico dai Colli Orientali; ci sta lo stile di una famiglia, la Zamò, che generazione via generazione, sia pur a fronte di un'ampia gamma di etichette prodotte e di una inevitabile espansione vitata, ha perpetuato con costanza e perspicacia il tocco intelligente ed avveduto del vero vignaiolo. Ci sta la collaborazione, a partire dal 1989, di un enologo a nome Franco Bernabei. Ecco, da tutto questo si capisce appieno il senso del titolo. Sì, assaggiare oggi Ronco dei Roseti, cercare di comprenderlo in retrospettiva, alla luce del tempo trascorso, mi ha significato comporre un piccolo, meritato elogio all'eleganza: per il vino certo, ma anche per la terra e per i vignaioli veri che, in quella terra, ci credono.

Dell'incontro con la famiglia Zamò e con Franco Bernabei conservo molti ricordi, ben oltre le parole dedicate ai vini. Di Silvano Zamò l'impetuosa simpatia e la voglia malcelata di far conoscere i profumi e i sapori della sua terra, di attaccarti istintivamente la voglia di camminarla; di Franco Bernabei la sapienza tecnica e l'approccio professional-divulgativo della sua materia, impeccabile, sempre alla ricerca di quella sospirata unione tra scienza ed empirismo che mi appare come la costante della sua pluriennale e luminosa attività enologica. Dalla unione dei loro intenti l'idea di una squadra affiatata e felice e una consapevolezza in più: per fare un grande vino, o meglio, per fare una grande vigna, occorre rispettare i tempi di campagna: equilibri, rispondenze, simbiosi hanno bisogno di almeno una decade di vendemmie per rivelarsi. Da lì la conseguente personalità, da lì l'indirizzo stilistico, da lì la suggestione del terroir dentro al tuo bicchiere.

È stato così che da una serata amichevole e partecipata me ne sono uscito con un "roseto nella testa" e con una speranza in più: che il tempo, in campagna, così come nel cuore di tutti gli appassionati e gli addetti ai lavori, torni a scorrere beatamente lento.

Gli Assaggi

Ronco dei Roseti 1985

Veste compatta e sicura, densa - non una smagliatura- per un impianto aromatico peculiare e intenso, giocato su vive insistenze balsamiche innestate sul frutto fitto dell'amarena e del ribes, impreziosito da liquirizia, incenso, terra&bosco, chinotto, spezie e legno di cedro. Molto affascinante il quadro che ne trai, che si fa più esotico ed intrigante man mano che l'aria lo conquista. In bocca mi regala stoffa buona ed orgogliosa tenuta, tutto linearità e ordine, non una cosa superflua in più, non una ridondanza. Finale di sincera coerenza, sia pur non lunghissimo.

Ronco dei Roseti 1990

Assai più ritroso a concendersi rispetto all'ultimo mio assaggio di due anni fa, il Roseti '90 vuole ossigeno per aprirsi, non c'è dubbio. D'impatto poi ti assomiglia al 1985, per le note di chinotto, di liquirizia e per quel substrato vegetale che ne delinea, una volta di più, la provenienza sua friulana. Qui tuttavia il frutto - ancor rosso - forse è più maturo. Il palato ha un ingresso diffondente, cremoso e denso, che tende poi a disperdersi quando entra in gioco l'apparato tannico, rigido e leggermente ruvido, a screziarne l'abituale, elettiva eleganza. Lunga la scia.

Ronco dei Roseti 1992

Belli i cromatismi, lodevole la compattezza. Al naso spezie orientali, chinotto, incenso, cioccolato fanno da corolla ad una bella fantasia fruttata in odor di mora, regalandoti un approccio molto caldo sia pur non intensissimo. Un'acidità birichina e giovanile fa da contraltare ad un impianto ben tessuto, molto elegante, dove la sostanza fruttata non lesina e si fa tenuta in un finale in crescendo, polposo e fitto, con la trama tannica morbida e filigranata a ricucire e perpetuare.

Ronco dei Roseti 1994

Compatto, bello , pieno, vivo già al primo sguardo, si conferma prim'attore al naso, eccezionale per maturità, sfumature, nitidezza, insistenza. Ancora una volta hai l'imprinting di spezie ed incenso su sensualissime evidenze di frutti neri del bosco, frutta secca, balsami fini. Bocca sontuosa e vellutata, di elettiva continuità e dedizione, che sale e si espande: bella, piena pure lei, mi appare aristocratica e oltremodo struggente nelle note di goudron e terra bagnata. Grande la spalla, per un grande abbraccio.

Ronco dei Roseti 1997

Il naso mi appare ancor mutuato nelle sorti dagli influssi dolci del rovere, ciò che ne rende il quadro come "impastato". Qui le spezie intriganti della sua essenza fanno i conti con note empireumatiche di caffé tostato. Croccante la nota vegetale, confortevole la terra, fragranti i fiori. Bocca spessa e ricca con curiose screziature aromatiche sulla via. C'è succo però, e dolcezza di fondo, ad ammaliare i viandanti. Lodevole la maturità tannica. Un Roseti da attendere e pur tuttavia dall'apparato aromatico meno sfumato, aereo, rarefatto ed elegante rispetto agli standard, che con l'aria tende a confondersi anziché a rivelarsi fulgido.

Ronco dei Roseti 2000

Intenso e compatto nella veste scura, sa unirvi l'incanto di un naso pieno, fruttato, profondo, sensuale, propositivo, pregno di aspettative e calor buono. È nero il frutto, bello, carnoso, su innesti sfumati di tabacco, cioccolato, terra bagnata, vaniglia. In bocca naturalmente è ancora giovane, ma dalla sua gioventù ne apprendi di già la dolcezza, l'accoglienza, la sontuosa ricchezza, l'immancabile raffinatezza. Nonostante la percepibile spalla ti affascina per la sorprendente beva di oggi, tanto accattivante al punto che resistergli potrebbe apparirti come una forzatura dell'istinto. Circa il suo futuro..... son veramente rose.


Degustazioni effettuate nel Febbraio 2003 all'Olienoteca La Brilla di Camaiore (LU), grazie al supporto fattivo/organizzativo della Condotta Slow Food di Viareggio
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7 aprile 2003

   

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