Barbera e ravioli!
di Luca Bonci
Assaggiamo
i prodotti dellAzienda vitivinicola Pico Maccario nel piccolo
ma intimo stand della fiera veronese sicuri di trovarci di fronte a
una azienda dinamica e che ha ormai imboccato la via della qualità.
Conosciamo infatti alcuni dei loro prodotti così come conosciamo
Roberto Olivieri, linfaticabile enologo che divide le sue
forze tra innumerevoli aziende medio-piccole del Piemonte e che ci introduce
dai suoi ragazzi al loro primo Vinitaly. Sì, è
la prima volta, e infatti abbiamo deciso di partire bene, unendo una
piccola offerta gastronomica ai nostri prodotti, così da farli
meglio comprendere.
Dalla
prima bottiglia capiamo che la loro scelta della qualità non
passa solo per i prodotti, ma anche per limmagine: Abbiamo
70 ettari di vigna in corpo unico, crediamo che sia la più grande
estensione di questo tipo in tutto il Piemonte. Abbiamo piantato le
vigne nel 1996, al posto di una pioppeta, utilizzando tutti pali in
legno, per ragioni estetiche e ambientali, e predisponendo un accurato
drenaggio sotterraneo. Dovreste vederla, aggiunge
Olivieri, è una vigna ordinatissima, in cima ad ogni filare
hanno piantato un particolare clone di rosa che fa quattro fioriture
lanno. Nel frattempo ci viene servita la Barbera DAsti
Lavignone 2000 da una bella bottiglia pesante, da vino di pregio.
Subito ci troviamo di fronte a un prodotto elegante, diremmo moderno,
ma che mantiene un olfatto molto tipico, non poderoso, fine, di erbe
aromatiche e menta. Sensazioni confermate al gusto, dove troviamo medio
il corpo e la sapidità e buona la beva. Un vino che si trova
in vendita a meno di 10 € e che si giova di un piccolo passaggio
in barrique nuove (per il 5% della massa).
Quando
siamo andati a scegliere il tipo di impianto abbiamo optato per un compromesso
tra densità e facilità di meccanizzazione: un sesto di
250x80 cm, per una densità di 5-6.000 piante per ettaro. Daltra
parte abbiamo rese basse, il nostro cru ha fatto 53 q/ha, mentre il
disciplinare per le sottozone Nizza, Tinella e Colli Astiani prevede
un limite di 70 q/ha. Eccoci quindi alla Barbera dAsti
Superiore Tre Roveri 1999, un vino di 14% dal colore rubino vivo
e dai profumi varietali, pepatini, arricchiti da piacevoli contributi
terziari: un velo di vaniglia che unito alla naturale dolcezza del frutto
e a un pizzico di tostato ci ricorda la caramella mou. Questo vino affina
per metà in tonneau e metà in botte grande e ci dona una
bocca molto piacevole, equilibrata, vibrante.
Lasciamo la barbera in purezza per un uvaggio che le associa un 30%
di cabernet sauvignon: il Monferrato Rosso Cantamerli 1999, di
13%, affinato parzialmente in barrique. Subito si notano i profumi più
maturi del cabernet e anche note laccate. Al gusto la componente terziaria
arricchisce la complessità del vino senza essere dominante, peccato
per una evidente carenza in sapidità che rende la beva meno stuzzicante.
Dalla minuscola cucina allestita nel retro dello stand arriva un bel
piatto di ravioli col plin, su cui riassaggiamo volentieri i
tre vini, confermando la nostra preferenza per la Barbera Tre Roveri.
Una azienda barberista quindi, cosa che oggi può dare soddisfazione,
ma che era comunque nella tradizione di famiglia: Il nonno era
caparbio, lui teneva per il barbera, ma è mancato nel 1995 e
non ha potuto vivere il rilancio di questo nostro vitigno. Noi abbiamo
reimpiantato il barbera in sua memoria, e pensare che negli anni bui
insistevamo per piantare moscato... Ora abbiamo un buon mercato nazionale,
e anche qualche propaggine estera. E per il futuro la via è chiara:
alta qualità, ma senza esagerare con i prezzi.
21 febbraio 2003