È arrivato
il vino novello
di Riccardo Farchioni
Il
6 di novembre di ogni anno cè un evento molto particolare,
atteso con ansia da una moltitudine di appassionati: l'entrata in commercio
del Vino Novello. I numeri parlano chiaramente di un successo:
questanno, per la prima volta -secondo la Cia-Confederazione italiana
agricoltori- si produrranno più di 20 milioni di bottiglie quando
erano state meno di 5 milioni nell87 e quasi 18 milioni lo scorso
anno. I prezzi, da 2 a 6 euro la bottiglia sono stabili o in lieve calo.
Le motivazioni con le quali un vino che viene spesso guardato con una
certa sufficienza dagli addetti ai lavori incontra invece
il favore di molti sono tante: è immediatamente piacevole, poco
impegnativo (anche a causa della scarsa tannicità, e dunque anche
scarsa longevità) e per questo piace alle fasce di pubblico che
prediligono bevande di facile approccio; è abbinabile con disinvoltura
a piatti semplici e di largo consumo, e poi è il primo a testimoniare
dell'ultima vendemmia, ed è il primo a consolare dellarrivo
del freddo e delle giornate corte, magari in allegra compagnia davanti
ad un piatto di castagne arrosto.
Con il Novello siamo di fronte uno di quei casi nei quali una apparentemente
ingenua e piacevole naturalezza viene ottenuta attraverso assai consapevoli
strumenti tecnologici; infatti, esso viene ottenuto in qualche modo
sostituendo o modificando i percorsi che la natura (seppur guidata)
segue per trasformare luva in vino. Al principio, come al solito,
vennero i francesi: intorno alla metà del secolo scorso il ricercatore
Michel Flanzy, sperimentando la conservazione dei grappoli in
un ambiente saturo di anidride carbonica si accorse di aver ottenuto
(involontariamente) un mosto piacevolmente profumato. E la tecnica di
produzione in poche parole è la seguente: i grappoli con gli
acini interi sono posti all'interno di apposite vasche nelle quali viene
prima prodotto il vuoto d'aria e poi immessa lanidride carbonica.
Gli acini del fondo vengono schiacciati liberando del mosto ed i lieviti
contenuti innescano un particolare processo di fermentazione intracellulare.
Al termine del ciclo si procede alla vinificazione in rosso, con una
lieve pigiatura e un'ulteriore fermentazione di qualche giorno.
Quali sono gli aspetti nei quali lItalia si è andata differenziando
dalla Francia? Innanzitutto, il Beaujolais Noveau francese è
appannaggio della omonima regione della Borgogna, e il vitigno utilizzato
è esclusivamente il Gamay, mentre noi abbiamo trasferito nel
novello la nostra ricchezza di vitigni e di territori. E specialmente
oggi, con la grande attenzione che si ha verso le uve autoctone, ecco
i vari Aglianico per Basilicata e Campania (dove trova valorizzazione
anche il Piedirosso), il Barbera e Dolcetto per il Piemonte e ancora
il Cannonau per la Sardegna, il Sangiovese per Toscana, Umbria e Marche,
il Cesanese per il Lazio, il Montepulciano per Abruzzo e Molise, la
Corvina per il Veneto, lo Schioppettino per il Friuli Venezia Giulia,
il Teroldego e Marzemino per il Trentino Alto Adige, il Primitivo, Negro
amaro e Uva di Troia per la Puglia, il Nero dAvola per la Sicilia,
il Gaglioppo per la Calabria, il Lambrusco per lEmilia Romagna.
E poi non bisogna trascurare il fatto importante che mentre nel Beaujolais
Noveau il vino viene interamente ottenuto con la tecnica della macerazione
carbonica, nel disciplinare italiano può essere utilizzato vino
normale fino al 70%, e questo rende il nostro Novello in
qualche modo più importante.
Gli appuntamenti per festeggiare il novello sono sparsi per tutto il
territorio nazionale, anche se il vero e proprio tempio
del Novello è il Salone di Vicenza, che il 5 novembre accoglierà
i suoi visitatori ad ingresso libero con oltre cento espositori. Inoltre,
il Movimento del Turismo del Vino il 6 novembre dalle 10.00 alle 18.00
organizza "Novello in Cantina": in quasi 100 cantine in tutta
la penisola le porte saranno aperte al pubblico per un approccio al
vino Novello.
L'immagine è tratta dal sito www.vinostore.it
2 novembre 2005