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La rivoluzione copernicana della Guida
Vini d'Italia 2005 dell'Espresso
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La rivincita dello sfuso
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spaccato dedicato a un uomo e alla sua terra
In archivio
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La
rivoluzione copernicana della Guida Vini d'Italia 2005 de l'Espresso di
Riccardo Farchioni e Luca Bonci
Ottobre
è, nei riti ormai ben consolidati dell'enogastronomia italiana, il mese
delle guide. La guida Vini d'Italia 2005 dell'Espresso non ha mancato all'appuntamento
e si è presentata anche quest'anno alla stazione Leopolda di Firenze. Un
evento "mondano" nel quale, secondo lo stesso direttore editoriale delle
Guide dell'Espresso Enzo Vizzari, la presentazione dei migliori vini italiani
è più che altro uno spunto in qualche modo collaterale, ad accompagnare
una ampia parata di personaggi del mondo enogastronomico. Primi fra tutti Giorgio
Pinchiorri e Anne Feolde, che hanno ricevuto dal sindaco di Firenze
il Fiorino d'Oro, massimo riconoscimento cittadino, come cittadini adottivi (lei
è nizzarda e lui modenese) "che hanno realizzato nel centro storico
della città un punto di riferimento dell'enogastronomia mondiale."
La
cerimonia, con tanto di squillo di trombe, ha costituito anche l'occasione per
presentare il loro primo libro di cucina e salutare il pubblico con poche parole,
fra le quali non hanno potuto però mancare un cenno al difficile momento
del mercato vinicolo e della ristorazione ed una esortazione (che sembra ormai
scontata ma va sempre ribadita) a ricercare sempre la qualità.
Premiati
i patron della famosa (e costosa) Enoteca Pinchiorri, ecco finalmente la
Guida Vini d'Italia 2005. "Uno strumento diretto alle persone normali,
che non intende insegnare a nessuno, non diventare una opinion maker e
tanto meno assurgere a wine maker," assicura Vizzari, mentre Ernesto
Gentili (curatore assieme a Fabio Rizzari) ne riassume la filosofia:
"giudicare esclusivamente la qualità riscontrata nel bicchiere, indipendentemente
dal prestigio dell'azienda (le aziende ricevono infatti una valutazione a parte,
relativamente indipendente dalla produzione dell'anno in esame), dal prezzo del
vino, dalla sua storia, dalla quantità di bottiglie prodotte.
"Una
qualità che viene verificata anche con assaggi ripetuti dai (pochi) membri
della squadra di assaggio, ognuno dei quali ha a disposizione un sistema telematico
per seguire in tempo reale le i risultati degli altri. Un pool di appassionati,
prima di tutto: perché senza l'entusiasmo il lavoro di degustazione, specialmente
quanto si parla di migliaia e migliaia di vini, rischia di diventare una routine
che alla fine impedisce di esaltarsi e riconoscere il grande vino.
E
scorrendo lista dei "diplomi di eccellenza" è apparso subito
evidente come con questa edizione si sia voluta dare una svolta nella interpretazione
del panorama vinicolo nazionale. I vini sono sempre quelli, con i loro valori,
ma a cambiare è l'ottica con cui li si guarda; quella che si compie è
insomma una sorta di "rivoluzione copernicana" nella quale con un drastico
cambio di visuale si dà una nuova chiave di lettura alle osservazioni,
riassegnando i parametri che danno valore ad un vino.
Una
operazione coraggiosa, compiuta in modi talvolta più timidi (leggi Piemonte)
ma che si è fatta carico di dare una risposta ai chiari segnali di insofferenza
nei confronti della crescente omologazione del gusto che sta caratterizzando questo
momento storico. D'altronde, nella introduzione alla guida c'è un passo
molto eloquente: "meglio vale puntare sulla multicolore diversità
del nostro vigneto, che può dar vita a vini molto originali, piacevolissimi
e impossibili da imitare". E come si fa, effettivamente, ad imitare un Etna
Rosso, un Nerello Mascalese, un Aglianico, una Vernaccia di Serrapetrona, tutti
premiati con l'eccellenza delle "cinque bottiglie"? La
guida, che inizia con una breve parte introduttiva contenente informazioni e abbinamenti
vino-cibo scritta con uno stile colloquiale al limite della "piacioneria",
è il frutto della fatica dei curatori, dei coordinatori regionali Massimo
Zanichelli e Giampaolo Gravina, del "nostro" Fernando
Pardini e di un altro esiguo gruppetto di degustatori. 146 le eccellenze,
ossia le "cinque bottiglie" che hanno raggiunto il punteggio di almeno
18/20 e 7 i vini che si situano sul podio più alto, quello dei 19/20, tutti
rossi: il "mitico" Amarone della Valpolicella Vigneto di Monte Lodoletta
1999 di Romano Dal Forno, due Barolo (il Percristina 1999 di
Clerico e il Vigna Picotti 1999 di Silvio Grasso), un Brunello
di Montalcino (la Riserva Poggio al Vento 1997 di Col d'Orcia, per
il quale si osserva una convergenza con la Guida Vini d'Ítalia di Gambero
Rosso-Slow Food che lo ha eletto vino rosso dell'anno), un
chiantigiano di razza quale il Percarlo 2001 di San Giusto a Rentennano,
e infine i due outsider sopra menzionati, l´Etna Rosso Serra della Contessa
2001 di Benanti e il Taurasi Riserva Vigna Cinque Querce 1999
di Salvatore Molettieri. I bianchi, ossia l'altoatesino Gewürztraminer
Nussbaumer 2003 dei Produttori Termeno, i friulani Carat 2001
di Bressan, il Carso Sauvignon Selezione 1999 di Kante, il Vìgnis
di Sìris 2002 di Mauro Drius e il Vitovska 2001 di Vodopivec,
più il Trebbiano d'Abruzzo 2001 di Valentini, si fermano
a 18.5/20. Lampante
la presenza ridotta di vitigni internazionali tra i premiati, e la speculare abbondanza
di uve finora poco valorizzate, che hanno reso la passeggiata tra le eccellenze
interessante e varia. Una serie di assaggi veramente piacevoli, con molte sorprese,
qualche piccola delusione e superlative prove dei vitigni della grande tradizione
italiana, con nebbioli e sangiovesi (specialmente nella versione ilcinese) da
brivido. Le foto: 1. Enzo Vizzari ed Ernesto Gentili (a destra)
2: Giorgio Pinchiorri e Anne Feolde (a destra) con Paolo Baracchino, avvocato
del Grand Jury Europeén. 3: consegna del Fiorino d'Oro 4: Angelo
Gaja
5: Niccolò Incisa della Rocchetta (terzo da sinistra) - Tenuta
San Guido
6: Gianfranco Vissani 7: Eliana Calabria - Antico Terreno Ottavi
8: Salvatore Molettieri
9: Giulio Salvioni - La Cerbaiola
28 ottobre
2004 |