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La rivincita dello sfuso
di Luca Bonci

Quanti anni sono passati da quando il vino lo si andava a comprare sfuso, dal vinaio vicino a casa? Non so bene dirlo, dei vinai mi ricordo, ma ero troppo giovane, e interessato ad altro, per notare come pian piano sparivano.

Certo, la damigiana da infiascare la ricordo bene, anche perché a noi ragazzini toccava aspirare la canna per innescarla, a costo di essere alla fine un po' brilli, per le poche sorsate di vino che ci finivano in bocca.

Poi è venuto il momento della bottiglia, i fiaschi sono spariti anche dai banchi dei negozi e per trovare una buona damigiana di vino sfuso bisogna oggi far parecchi chilometri e magari conoscere bene il produttore.

E come dare torto ai vignaioli, in bottiglia si vende meglio, assai meglio, specialmente dopo le impennate dei prezzi degli ultimi anni.

Ma l'Oliviero e l'Armida, nonni affettivi di mia moglie, di Volterra, che lavoravano la terra e si bevevano quasi una damigiana di vino al mese, rigorosamente durante i pasti, come farebbero oggi, che una bottiglia costa almeno diecimila delle loro lire?

Forse è per quelli come loro, per i molti che ancora vorrebbero che il vino fosse anche una bevanda e non solo uno sfizio da rotatori di bicchieri, che da qualche tempo stanno rispuntando, qua e là, spacci di vino sfuso. Alcuni per iniziativa privata, altri come punto vendita di società più grandi, tutti abbastanza frequentati, da consumatori che entrano con un paio di euro in tasca e escono con la bottiglia sotto il braccio. E non crediamo che si tratti di nostalgici o di personaggi dal bicchiere facile, ma piuttosto di una fetta di mercato che era rimasta spiazzata dalla vertiginosa corsa al rialzo; un popolo di sani bevitori a cui interessa poco sapere se la colpa è dei produttori, degli intermediari, dei ristoratori o di tutti insieme, ma piuttosto scovare un posto dove il vino costi ancora per quello che è, una spremuta fermentata d'uva che si produce in quantità considerevoli per ettaro, anche se si fanno tutte le potature verdi o non verdi del caso. Un liquido che quando costa oltre i dieci euro al litro, e magari di quei litri se ne commerciano cinquecentomila, inizia a puzzare.

Va beh, lasciamo perdere la polemica sui prezzi, è andata così e tant'è, ci sta già pensando il mercato a fare un po' di giustizia, e torniamo ai nostri spacci: ne abbiamo visitato uno proprio nel giorno dell'inaugurazione, in quel di Montignoso, in provincia di Massa. Una bella serie di vasi in acciaio, bottiglioni da riempire e bottiglie già tappate per chi comunque preferisce i 75 centilitri. Un dignitosissimo Morellino di Scansano e un Vermentino della Costa degli Etruschi come vini base, a un euro e ottanta centesimi al litro! Un bottiglione da cinque litri poco più di dieci euro, vuoto a rendere. Federico Pucciarelli era da un po' che aveva questa idea, e finalmente è riuscito a realizzarla, ha selezionato i vini per lui migliori, per qualità, prezzo e anche conoscendo i gusti dei consumatori della zona, e ora se ne sta sorridente ad accogliere i visitatori del primo giorno, e ci spiega come sceglie i vini e quali sono le sue intenzioni per il futuro: ampliare l'offerta di bottiglie di altri produttori, da affiancare alla vendita dello sfuso. E infine, in poche parole coglie anche il nocciolo del problema: " io vendo anche in bottiglia, a due euro per ripagare le spese di imbottigliamento, ma proprio prima di fare le mie bottiglie, stavano preparandone alcune per l'azienda XXX, con lo stesso vino. Ce le ho anche qui, queste con l'etichetta. Certo loro hanno il nome, e io stesso le devo vendere a dodici euro!"

Il vino è rincarato troppo, e c'è chi ci marcia, non ci sono dubbi.

3 ottobre 2004

   

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