|
Gli articoli passati
Una ripidissima verticale di Chateau D'Yquem Vignaioli e vini piemontesi incantano la Versilia Grafica nuova, entusiasmo antico SIDEWAYS: quando il degustatore passa per un ubriacone... La strada in salita dei premium wines Prosecco e pizza margherita: qualcosa non quadra? Il vino verso un consumo globalizzato? In vendita il nostro vino: Regalati un Sorriso! Orizzonti e Vertici: I vini di Langhe e Roero in Versilia Uno sguardo di là dal mare: Il vino nel nord America Mondovino, una pellicola sul nostro mondo La scomparsa di Luigi Veronelli. Gli eroi son tutti giovani e belli Bordeaux nel XVIII secolo, gli intendenti che la fecero moderna, Dupré de Saint-Maur e il vino 13^ edizione del Merano International Wine Festival: ancora un successo Tartufo, magia della natura e diamante della cucina Nunc est bibendum: divertissement di fisici attorno a bicchieri di vino La rivoluzione copernicana della Guida Vini d'Italia 2005 dell'Espresso 2004, una vendemmia in sordina (di Angelo Gaja) La rivincita dello sfuso Roero Mon Amour. Breve spaccato dedicato a un uomo e alla sua terra In archivio
|
Certo, la damigiana da infiascare la ricordo bene, anche perché a noi ragazzini toccava aspirare la canna per innescarla, a costo di essere alla fine un po' brilli, per le poche sorsate di vino che ci finivano in bocca. Poi è venuto il momento della bottiglia, i fiaschi sono spariti anche dai banchi dei negozi e per trovare una buona damigiana di vino sfuso bisogna oggi far parecchi chilometri e magari conoscere bene il produttore. E come dare torto ai vignaioli, in bottiglia si vende meglio, assai meglio, specialmente dopo le impennate dei prezzi degli ultimi anni. Ma l'Oliviero e l'Armida, nonni affettivi di mia moglie, di Volterra, che lavoravano la terra e si bevevano quasi una damigiana di vino al mese, rigorosamente durante i pasti, come farebbero oggi, che una bottiglia costa almeno diecimila delle loro lire? Forse è per quelli come loro, per i molti che ancora vorrebbero che il vino fosse anche una bevanda e non solo uno sfizio da rotatori di bicchieri, che da qualche tempo stanno rispuntando, qua e là, spacci di vino sfuso. Alcuni per iniziativa privata, altri come punto vendita di società più grandi, tutti abbastanza frequentati, da consumatori che entrano con un paio di euro in tasca e escono con la bottiglia sotto il braccio. E non crediamo che si tratti di nostalgici o di personaggi dal bicchiere facile, ma piuttosto di una fetta di mercato che era rimasta spiazzata dalla vertiginosa corsa al rialzo; un popolo di sani bevitori a cui interessa poco sapere se la colpa è dei produttori, degli intermediari, dei ristoratori o di tutti insieme, ma piuttosto scovare un posto dove il vino costi ancora per quello che è, una spremuta fermentata d'uva che si produce in quantità considerevoli per ettaro, anche se si fanno tutte le potature verdi o non verdi del caso. Un liquido che quando costa oltre i dieci euro al litro, e magari di quei litri se ne commerciano cinquecentomila, inizia a puzzare.
Il vino è rincarato troppo, e c'è chi ci marcia, non ci sono dubbi. 3 ottobre 2004 |
||
|
prima
pagina | l'articolo |
l'appunto al vino | la
parola all'agronomo | in
azienda |
|||