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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Una ripidissima verticale di Chateau D'Yquem

Ospitiamo volentieri un contributo di Leonardo Mazzanti, appassionato e nostro lettore.

Il 20 aprile nei locali del Circolo Il cavatappi a Calcinaia (PI), si è svolta una cena degustazione organizzata dallo Slow Food di Pontedera, incentrata su una verticale del prestigioso Sauternes Chateau D'Yquem. I vini, protagonisti assoluti, sono stati magistralmente presentati dal redattore della guida Vini dell'Espresso, Ernesto Gentili.

Ma andiamo con ordine dando una scorsa al menù che ha accompagnato la degustazione: come antipasto c'è stato servito un tortino croccante di sfoglie di patate con interno morbido a base di asparagi e cipolle, accompagnato da un Gewürtztraminer tedesco Dauterman auslese del 2003. Naso ricco di profumi floreali e di frutta a polpa bianca, buona corrispondenza in bocca con dolcezza tipica degli auslese, ma sostenuta adeguatamente da una buona acidità e mineralità.

Primo piatto di risotto al caprino e fegatini, servito con un altro vino tedesco: Wurzburger Stein Sylvaner Splatese del 2000. Vino particolare e complesso, al naso bella frutta matura con dominanza degli agrumi, mentre in bocca inganna le aspettative risultando piuttosto secco e acido, con note minerali e di idrocarburi tipiche di questi vini.

E siamo finalmente arrivati al momento clou della serata: verticale Chateau D'Yquem annate 1996, 1988, 1979, 1966 e 1950(!) preceduta da un breve cenno sull'andamento delle annate, da riscontrare poi al bicchiere: 1996 molto buona, 1988 ottima, 1979 buona, 1966 e 1950 mediocri.

Chateau D'Yquem 1996: si presenta vestito di giallo dorato brillante, con riflessi ancora verdognoli, al naso è sempre un po' timido, ci dà delle anteprime in bianco e nero dell'esplosione di sensazioni che avremo poi in bocca. E' un "Varenne", puledro che scalcia imbizzarrito colpendoci ad ogni sorso, ad ogni secondo che passa, con sentori diversi, frutta secca di fichi e noci, frutta candita come papaia e pompelmo, fiori gialli e sul finale zafferano e rabarbaro. La persistenza è infinita grazie all'acidità che supporta tutto alla grande. Una lunga carriera aspetta questo campione.

Chateau D'Yquem 1988: potrebbe essere la fotografia del precedente, ma nel pieno dei suoi successi. Alla vista vengono meno i riflessi verdognoli a dimostrazione della maturità acquisita ed al naso si mantiene allineato, anche se evidenzia delle note vegetali più marcate come il bosso. In bocca esprime tutta la sua eleganza e nobiltà, come un'orchestra all'unisono le tante sensazioni che prima colpivano individualmente ora sono ben amalgamate, una dolce sinfonia che anche nel finale sfuma lentissimamente, aspettando uno scrosciante applauso quale giusto e meritato tributo.

Chateau D'Yquem 1979: forse il "peggiore" della serata, color giallo dorato carico, un po' in controtendenza, denuncia un naso più interessante con note floreali e vegetali in evidenza e con il classico sentore di bruciato. Al palato cambia parecchio, meno sfumature, più acidità e note caramellate più forti; stranamente svaniscono le note fruttate e floreali avvertite al naso. Il finale rimane leggermente amarognolo ma sempre lunghissimo.

Chateau D'Yquem 1966: il gioco inizia a farsi duro; sulla soglia dei quarant'anni dimostra una piena maturità, con qualche ruga di ossidazione che si inizia a far vedere. Color ambrato scuro tendente al caramello, comunque limpido, naso marmellatoso di crostate di fichi, rabarbaro e caramello già in evidenza. In bocca mi viene subito alla mente un Pedro Ximenex quando la crostata sembra di addentarla, ma per fortuna la buona acidità, sempre presente, mantiene questo nettare in parametri di freschezza ed eleganza notevoli.

Chateau D'Yquem 1950: sontuoso, non occorrono altri appellativi. Colore ambrato-caramellato, come il 1966, ma più brillante e questo fa subito notare che l'ossidazione è stata più clemente. Naso molto più complesso, sempre sentori di composta di fichi ma più gentile, forse come una di pomodori verdi, poi via con le note vegetali, come fiori secchi, frutta gialla candita e funghi ed anche terziari con accenni di cioccolato e tabacco. In bocca non dimostra affatto i suoi 55 anni, mantiene la corrispondenza con il naso e l'acidità sostiene egregiamente il tutto. Sarebbe bello poterlo riassaggiare tra 20/30 anni. Chapeau!!!

Nelle mie personali valutazioni "scolastiche" ho assegnato i seguenti voti: 1996: 9,5; 1988: 10; 1979: 8,5; 1966: 9-; 1950: 10.

Per concludere il racconto, ci sono stati serviti vari crostini con fois gras e assaggi di Stilton e Castelmagno stagionati, con cui ci siamo sbizzarriti a fare gli abbinamenti con le varie annate e per ripulire la bocca una bella fetta di meringato in salsa di fragole.

Costo della serata: 150 Euro, che ne sono valse ampiamente la pena, e a ricordo della serata sono riuscito ad avere almeno il tappo del 1979. La "buonanotte" era scontata…

1 luglio 2005

 
 
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