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Il tartufo, magia della terra e diamante della cucina
di Riccardo Farchioni


“Chi dice tartufo pronuncia una grande parola, capace di risvegliare ricordi erotici e gastronomici sia nel sesso in gonnella che in quello provvisto di barba” si esalta Anthelme Brillat-Savarin nella sua "Fisiologia del Gusto". Più pacato, Escoffier si limita ad osservare che “il grande pregio del tartufo è di arricchire con il suo profumo pollame e selvaggina”. Di nuovo più partecipe il nostro Artusi che nella sua “Scienza in cucina” annota che “la gran questione dei Bianchi e dei Neri che fece seguito a quella dei Guelfi e Ghibellini e che desolò per tanto tempo l’Italia, minaccia di riaccendersi a proposito dei tartufi.” Ma lui non ha dubbi nello schierarsi a favore dei bianchi, “dicendo e sostenendo” (con qualche eccesso, ci permettiamo) che il nero “è il peggiore di tutti” e perde presto l’odore.

La realtà del tartufo è molto sfaccettata, o lo è diventata probabilmente per la crescente spasmodica richiesta di questo “diamante della cucina” (ancora Brillat-Savarin) che ormai tende ad invadere tutti i periodi dell’anno senza flessioni di prezzi perché senza accenni di crisi nella domanda. E questo perché quel suo profumo inconfondibile, profondo e terragno, in qualche modo indefinibile e di per sé non “semplicemente bello” dà una vera e propria dipendenza, e annusato nell’aria, magari passando davanti ad un ristorante, provoca intense emozioni.

Oltre (e prima) della magia del palato c’è la magia della natura, e della terra. I tartufi, funghi “ipogei”,(che stanno cioè sotto terra) abbracciano e avviluppano le radici degli alberi con un intreccio di filamenti, stabilendo con essi una simbiosi dalla quale tutti traggono vantaggio: gli alberi (che sono le querce - la farnia ed il cerro, la roverella e il leccio - i tigli, i pioppi, i carpini e i noccioli) assorbono più facilmente le sostanze della terra, e i tartufi assimilano zuccheri ed altre sostanze organiche.

Il tartufo “principe” è probabilmente il Bianco Pregiato, che matura nel periodo ottobre-dicembre ed è assai profumato. Ma non meno appetibile è il Nero Pregiato, delicato, che matura tra novembre e marzo, e che non va confuso con il Nero Liscio ed il Nero d’Inverno, decisamente meno profumati. È profumato ed ha sapore piccante il tartufo Moscato riconoscibile da caratteristiche marcate venature bianche che si insinuano nella polpa.

La consolazione di chi vuol mangiare piatti a base di tartufo “fuori stagione” è costuita dai tartufi primaverili ed estivi, generalmente comunque meno profumati: il tartufo Marzuolo o Bianchetto, che matura negli stessi posti del bianco da gennaio ad aprile e il nero Scorzone, che si può trovare da giugno a novembre.

Il tartufo è protagonista di molti eventi enogastronomici, soprattutto concentrati nei mesi autunnali. È ormai istituzionale la settimana del Tartufo di Alba, dove si può toccare il cielo con un dito nell’abbinare i piatti con gli strepitosi vini di Langa e Roero.

Di antichissima tradizione è anche la manifestazione che ha luogo a San Miniato, nel pisano, che si snoda lungo tre fine settimane di novembre e che nel 2004 ha raggiunto la sua XXXIV edizione.

Sempre in Toscana, grande pregio ha il bianco delle Crete Senesi, dove quest’anno (precisamente a San Giovanni d’Asso) si inaugura il primo museo dedicato al tartufo.

Il tartufo nero pregiato ha invece la sua capitale probabilmente nella umbra Norcia, che ha come bacino di raccolta la valnerina.

Acqualagna, nelle Marche, fa dello slogan “il tartufo tutto l’anno” il suo programma: a parte l’autunnale fiera del tartufo bianco, si segnalano a febbraio quella del nero, e ad agosto quella dell’estivo. Infine, giacimenti di tutto riguardo si trovano nell’oltrepo pavese, nel monferrato e in molte zone del centro-sud.

I tartufi:

Bianco pregiato
Nero pregiato
Marzuolo
Scorzone
Moscato
Nero
Nero liscio
Nero d'inverno


12 novembre 2004

  

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