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Roero Mon Amour. Breve
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Roero Mon Amour. Breve spaccato
dedicato a un uomo e alla sua terra
di Fabrizio Salce
Sono molti mesi che non mi accingo alla stesura di un pezzo
o articolo che dir si voglia, anche se generalmente, per quanto
mi riguarda, si è sempre trattato per lo più di abbozzare
racconti tratti dalla mia vita quotidiana. Il lavoro con le telecamere
degli ultimi tempi è stato però così intenso da non
lasciarmi molto spazio e, probabilmente, anche quando lho avuto
mi è mancata la buona volontà per scrivere.
Sono appena rientrato, per motivi di lavoro, dalla Valle dAosta
e dopo domani ripartirò per il sud, ho dunque solo il tempo per
stendere poche righe, rifare la valigia e salutare i miei cari: già,
i miei cari.
Valerio purtroppo non cè più, se nè andato
allimprovviso allinizio di Agosto ed è a lui e alla
sua terra che voglio rivolgere il mio pensiero e dedicare questo momento.
Vi vorrei parlare infatti, se avrete la compiacenza di leggermi, di un
piccolo lembo di Piemonte in provincia di Cuneo delimitato da una parte
dalle Langhe e dallaltra dallAstigiano, chiamato: Roero.
Quando ci venni per la prima volta ero poco più che maggiorenne,
portavo i capelli lunghi, amavo la musica di Eric Clapton, studiavo e
lavoravo in una radio privata di Torino, ma furono le colline di questo
anfratto sabaudo ad entusiasmare il mio interesse: ne rimasi subito affascinato.
Non escludo che con questa mia affermazione molte persone possano pensare
che a quelletà non hai ancora visto niente e che pertanto
qualsiasi posto diverso da dove vivi, specie se sei residente in una grande
città, possa abbagliare e rivelarsi straordinario, e in parte avrebbero
anche ragione nel pensarlo. Ma, grazie a Dio, ci sono luoghi della nostra
bella Italia che ti stupiscono ogni volta che li vedi e letà
non ha importanza alcuna.
Ci venni per puro caso, nel Roero, semplicemente perché mi ero
innamorato di una ragazza il cui padre era nativo di Montaldo Roero. Ancora
oggi, Montaldo è il paese di questo territorio forse meno conosciuto,
al punto che quando qualcuno mi chiede dove vivo, devo sempre spiegare
che siamo a pochi chilometri dalle più rinomata Canale dAlba
o Bra, oppure, in tono scherzoso mi limito a utilizzare la frase: a
sole due ore da Monte Carlo.
Avrete dunque intuito che la storia con la ragazza citata è andata
avanti nel tempo, è diventata mia moglie e il rapporto con questa
terra, che ormai sento anche un po mia, è tale al punto di
credere e sperare di esserne diventato un figlio adottivo. Intanto, negli
anni, anche il mio lavoro di giornalista ha subito delle varianti sostanziose,
dalla radio sono passato alla televisione e dalla musica e dal calcio
al più reale e fantastico mondo dellagricoltura e dellenogastronomia.
Non nego che passare da Milanello (superbo centro sportivo dove si allena
il Milan) alle stalle con le bovine, frisone o pezzate rosse che siano,
per certi versi non sia stato traumatizzante, ma in tutta sincerità
mi chiedo perché non lho fatto prima. Già, chi lo
sa! Occuparsi dunque di comparti così importanti come quello agricolo
e quello della gastronomia e dellenologia, mi ha logicamente permesso
di entrare in contatto con il mondo produttivo del settore in genere e
naturalmente con quello della mia nuova terra. Qui i prodotti tipici non
mancano di certo, pensiamo solo alle nocciole, le pesche, le castagne,
le fragole, la carne e naturalmente il buon vino; il tutto incorniciato
dalla bellezza di queste colline, dai boschi, dalle rocche, dalle vigne
e dagli orti, dalla storia, a tratti misteriosa, e dalla gente.
La gente del Roero, quella autoctona, in realtà può apparire,
a chi viene da fuori, un pochino testona, fredda, chiusa e diffidente,
piemontesi classici in poche parole, ma quando entri nei loro cuori ti
accorgi di non essere più su di un pianeta qualsiasi ma dentro
lintero universo. Sono persone vere, oneste e affidabili, figli
di generazioni che hanno lavorato come bestie per dare qualcosa in più
ai propri figli: sacrifici e sofferenza, lavoro e rinunce,
e, scusatemi, questo concetto mi sento in dovere di gridarlo ai quattro
venti; il piccolo benessere che abbiamo oggi non è piovuto dal
cielo ma è costato: a tanti e tanto!
Ed è dal lavoro costante e intelligente di tante famiglie che sono
arrivati i buoni risultati pensiamo al vino per esempio: provo un grande
senso di soddisfazione nel vedere una presenza sempre maggiore nei ristoranti
e nelle enoteche dItalia dellArneis, il bianco roerino per
eccellenza, e la cosa interessante è che si trovano quasi tutte
le etichette, a testimonianza di unalta media qualitativa del prodotto,
così come il grande rosso: il Roero che, a mio modesto
parere, in certe sue espressioni nulla ha da invidiare ai più prestigiosi
Barolo e Barbaresco, a conferma della versatilità che il vitigno
Nebbiolo può esprimere a seconda del territorio.Poi ci sono la
Barbera, la Favorita, vini che assumono differenti sfumature dovute alle
diverse esposizioni delle vigne: quelle vigne straordinarie, che rendono
questa terra, uno dei siti più belli di tutta la regione Piemonte.
Rimanendo in tema enologico devo dire che spesso mi capita, parlando con
i colleghi, di dovere esprimere giudizi sui vini del Roero e la cosa mi
mette sempre in difficoltà perché, pur non negando mai,
di amare in modo particolare qualche produttore rispetto ad altri, ritengo
che non sia facile giudicare, quando ci si trova di fronte a tanti bravi
operatori del settore. Per carità, anche qui ci sono produttori
con una marcia in più e altri con le ridotte, ma riconosco a tutti,
la grande volontà di crescere ancora e il profondo amore per la
propria terra. Se è la gente comune a chiedermi dei consigli mi
limito a dire che ognuno deve avere come guida il proprio palato rispettando
il proprio portafogli: quello che viene scritto, chiunque ne sia lautore,
è solo e sempre il parere di un altro uomo: sarebbe come non ammettere
che anche i preti bevono, mangiano e almeno una volta al giorno fanno
la
..
Vini e prodotti tipici a parte della cui bontà ne siamo a conoscenza,
ringrazio il destino che mi ha fatto incontrare questo territorio con
i suoi pregi e suoi difetti, le sue bellezze e le sue controversie, la
sua diffidenza e la sua amicizia sincera. Qui, dove ora rigogliose respirano
le vigne, dove torri e castelli testimoniano un passato nobile sapientemente
miscelato al lavoro contadino, dove le gente affronta il terzo millennio
mantenendo saldamente le proprie tradizioni, milioni di anni fa ondeggiava
il mare. Ne confermano lesistenza i numerosi fossili ritrovati proprio
durante gli scavi delle tante cantine, quelle cantine che oltre al vino,
sono servite un tempo, per conservare altri alimenti. Se vi capita di
venire da queste parti, e ve lo consiglio di tutto cuore, chiedete a qualcuno
di farvi visitare un Crotin (termine locale che significa cantina e che
si pronuncia crutin) ne resterete estasiati, così come se avrete
loccasione di passeggiare tra i filari di questi bricchi, non sarà
difficile imbattervi in qualche classico Ciabòt (tipica piccola
costruzione in muratura destinata al ricovero degli attrezzi e non solo)
e, se vi verrà da pensare che ognuna di queste strutture abbia
una storia da raccontarvi in sordina, sappiate già da ora che non
vi sbagliate.
In realtà infatti quella del Roero è una storia antica,
fatta di famiglie nobili e anonimi contadini, ricca di leggende e di Masche
(altro termine locale che significa streghe) che giustamente lascio raccontare
agli storici e agli anziani. La storia che mi interessa è la mia,
di questi ventanni trascorsi tra viaggi di lavoro e la quiete di
un paesaggio dal verde smeraldo delle colline e dal fresco profumo di
frutta, un Roero così difficile da comprendere quanto facile da
amare.
Un grazie sincero va a Valerio per avere cresciuto una brava ragazza che
è diventata una buona compagna di vita e per avermi insegnato,
senza mai parlare troppo, da buon roerino, quanto siano dolci le giornate
quando sono semplici e oneste: oneste come questa terra e questa gente
che ho imparato a conoscere e ad apprezzare giorno dopo giorno. Poche
e popolari parole per dirti ancora una volta: ciao Valerio.
15 settembre 2004 |