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La strada in salita dei premium
wines
di Angelo Gaja
Nei
secoli passati il vino era considerato in Italia la bevanda alimentare
per eccellenza.I vigneti erano piantati un po ovunque e si privilegiava
la quantità. Considerato alla stregua del pane, il vino doveva
costare poco: continuò ad essere così per qualche decennio
ancora dopo la seconda guerra mondiale, segnando profondamente la nostra
cultura. I produttori italiani, grazie anche ad un mercato delluva
che produceva eccedenze e faceva da calmiere al prezzo del vino, avevano
saputo guadagnare posizioni sui mercati esteri tanto da raggiungere nel
1982 lapice di oltre 18 milioni di ettolitri di vino esportati,
mai più raggiunto dopo di allora dal nostro paese.
Non era tutto oro ciò che luccicava: il prezzo medio per litro
di vino italiano esportato era allora di oltre sei volte inferiore al
prezzo medio del vino contemporaneamente esportato dalla Francia.
Dalla fine degli anni ottanta Cile, Australia, Spagna ed Argentina fecero
crescere la produzione dei loro vini guadagnando posizioni sui mercati
esteri grazie alla politica di bassi prezzi resa possibile dal basso costo
del lavoro e del terreno da destinare a vigneto oltreché da regole
di produzione più disinvolte. Era linizio di una nuova, dura
competizione ai vini da tavola * italiani, che ancor più si aggraverà
in futuro con larrivo dei vini prodotti dai paesi dellest
europeo e da altri paesi nuovi produttori. Occorreva per lItalia
potenziare la produzione dei premium wines** infoltendo la parte
media ed alta della piramide della qualità e del prezzo del vino
italiano che sino ad allora era rimasta sguernita. Alla produzione dei
premium wines la nostra industria vinicola arrivava in ritardo
e tocca ora rincorrere.
Si sente dire, in tempi divenuti più difficili per il mercato del
vino, che molti fra i produttori italiani che nel recente passato avevano
cominciato a produrre premium wines non intendono più continuare
a sacrificare importanti risorse per la produzione di questi vini perché
essi sarebbero più difficili da vendere e di essi ne arriverebbero
sempre piu sul mercato. Occorre invece continuare ad ampliare la
produzione dei premium wines italani e le ragioni per farlo sono
molto forti: sono prodotti complementari e non anche concorrenziali dei
vini da tavola; consentono di mettere a frutto la creatività, linventiva,
la genialità dei produttori italiani; consentono di esprimere la
superiorità della cultura, della tradizione, della storia, e delloriginalità
del vino italiano rispetto ai vini prodotti in altri paesi; attraverso
di essi viene espresso il vertice della qualità aziendale; la domanda
di questi vini è già ora molto elevata su diversi mercati
esteri (a differenza di quanto accade invece sul mercato italiano) ed
è destinata a crescere ancor più in futuro; hanno un valore
aggiunto più elevato e quindi un margine di redditività
potenzialmente maggiore.
Non esistono solidi studi sullo sviluppo futuro della domanda dei premium
wines in generale e di quelli italiani in particolare. È interessante
però osservare le manovre di mercato da parte di chi ha capitali
da investire perché vanno decisamente nella direzione dei premium
wines.
Il gruppo americano Constallation Brand*** ha recentemente investito
in cantine che producono esclusivamente/principalmente premium wines e
lo ha fatto con un articolato piano di acquisizioni: ha acquistato le
cantine californiane Woodbridge e Mondavi che assieme vendono
oltre 100 milioni di bottiglie; ha acquistato quote di partecipazione
in altre due cantine californiane, Franciscan e Quintessa,
specializzate nella produzione di tali vini; ha acquistato una quota di
minoranza in Ruffino; ha avviato una joint venture con il gruppo
Mouton Rothschild per impiantare 280 acri di vigneti a Napa e produrre
super premium.
Constellation Brand ha anche dato una scampanellata sul mercato che suona
nuova. È come se avesse detto: "Siamo fortemente interessati
ai premium wines in qualsiasi parte del mondo essi vengano prodotti
purché i marchi siano già affermati ed inoltre, per distribuire
questi vini, vogliamo anche acquistare una quota di proprietà della
cantina".
Per questo noi italiani non possiamo arrestare i nostri investimenti sulla
qualità e dobbiamo imparare a vendere meglio i premium wines:
che non è affatto come vendere i vini da tavola. Già per
vendere i popular premium, quelli che arrivano al consumatore nella
fascia di prezzo compresa tra 4 e 12 euro per bottiglia, occorrono maggiori
attenzioni alla qualità ed un marketing mirato. Per vendere premium
e super premium, nelle fasce di prezzo comprese tra 12 e 150 euro
a bottiglia, limpegno deve essere maggiore: per venderli con successo
è spesso necessario investire almeno in egual misura a quanto si
era investito per produrli; occorre che lazienda abbia appreso una
filosofia della qualità a 360° ed operi con continuità
incessante per realizzarla; occorre costruire nuovi marchi che richiederanno
ancora più impegno se il produttore in passato si era costruito
un nome vendendo principalmente nella fascia di basso prezzo; occorre
investire in risorse umane e mezzi specifici per proporre i vini di prezzo
più elevato nelle nicchie di mercato ove avranno più probabilità
di vendere, che sono diverse da quelle dove vendono i vini da tavola.
Legenda
Lidea di distinguere i vini per categoria di prezzo è americana
ed è molto pratica.
* VINI DA TAVOLA = TABLE WINES, sono quelli che vendono su scaffale, al
consumatore, al di sotto di 4 euro per bottiglia.
** PREMIUM WINES, quelli che vendono su scaffale, al consumatore, al di
sopra di 4 euro per bottiglia. La categoria viene ancora suddivisa secondo
fasce di prezzo in:
POPULAR PREMIUM, da 4 a 12 euro per bottiglia
PREMIUM, veri e propri, da 12 a 50 euro per bottiglia
SUPER PREMIUM, da 50 a 150 euro per bottiglia
ULTRA (o EXTRA) PREMIUM, oltre 150 euro per bottiglia
*** CONSTELLATION BRAND. Ditta americana che lo scorso anno aveva distribuito
90 milioni di casse di vino oltre un miliardo di bottiglie - principalmente
sul mercato USA, ove la domanda di premium wines è più elevata,
e nel resto del mondo. Ha partecipazioni nella quasi totalita delle
numerose cantine delle quali distribuisce i vini (vedere Wine Spectator
del 30 Aprile 2005 pagine 82-92).
15 aprile 2005
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