Una vita da Serpico.
Emozionante verticale del vino simbolo di Feudi di San Gregorio
di Riccardo Brandi

ROMA
- Lo scorso 21 gennaio nella sede AIS si è tenuta una degustazione
di grande pregio ed interesse che mai avremmo perso: una verticale di
Serpico. A presentare il loro gioiello
Marco Gallone, Amministratore
Delegato di
Feudi San Gregorio, e
Riccardo Cotarella, enologo
dellazienda.
Dellazienda Feudi abbiamo già avuto modo di parlare in diverse
occasioni ed altre ce ne saranno, oggi il protagonista è questo
vino, espressione di un rosso vincente proprio in casa di un produttore
più conosciuto per la produzione di grandi bianchi
e diremmo
anche strepitose bollicine. Alle spalle di un ventaglio di offerte davvero
notevoli, oltre al nome non indifferente di Riccardo Cotarella, vero vate
dellenologia, ci sono illustri professionalità come quelle
del professor
Attilio Scienza o dellagronomo
Pierpaolo
Sirch, nonché listrionico
Anselme Selosse, maître
à penser del nuovo champagne e noto deus ex machina delle riuscite
bollicine made in Feudi. Una squadra di sicuro successo che pone lazienda
nelle migliori condizioni per promuovere al meglio un gran numero si etichette
di valore, agevolando così un marketing già agguerrito e
vincente di suo. Ma veniamo al nostro Serpico, il cosiddetto Barolo
del sud che nel panorama produttivo di Feudi rappresenta una vera
nicchia: dalle 30.000 alle 60.000 bottiglie su un totale di circa 3.800.000
di cui un 25% votato ai rossi (con il Rubrato a farla da padrone).

Le
vigne di aglianico che danno vita al Serpico sono ultracentenarie e si
trovano ad oltre 500 metri di quota, godendo quindi di un mitigato effetto
fornace nei mesi più caldi. Lattenta osservazione
degli andamenti climatici ha portato nel tempo ad un adeguamento della
tecnica di allevamento, passando dal cordone speronato al guyot in modo
da evitare la cottura degli acini più esposti. Laglianico
è unuva che risente in modo essenziale del microclima presente
nella zona di coltivazione, un purosangue come lo definisce
Cotarella, in grado rendere riduttiva anche la classificazione nelle principali
sottozone (Taurasi, Taburno e Vulture senza dimenticare i Campi Taurasini
della doc Irpinia). Già allinterno dellarea di Taurasi,
dove lescursione termica unita alla composizione del terreno consentono
al vitigno di esprimersi al meglio, si possono infatti incontrare diversità
di microclima tali da rendere i prodotti estremamente variegati.

Il
Serpico, il cui nome è una dedica al paese in cui sorge la cantina
dei Feudi di San Gregorio, non entra volutamente nel disciplinare per
rispondere più prontamente al mercato ed offrirsi al meglio già
dopo 12/14 mesi di barriques ed almeno sei mesi di affinamento in bottiglia.
Da poco anche la tostatura delle barriques stesse è stato oggetto
di rivalutazione, proprio per ottimizzare al meglio il processo di osmosi
fra legno e vino, in una certosina ricerca del perfetto equilibrio nelle
dinamiche di cessione/assorbimento. Niente viene lasciato al caso, tutto
ciò che attiene al processo che compone lintera filiera produttiva
del Serpico viene attentamente osservato e continuamente aggiornato per
ottenere il prodotto migliore, un prodotto immagine su cui certo il conto
economico non è lobiettivo primario, ma che è in grado
di lasciare sensazioni indelebili fra il naso e il palato di chi ha il
piacere di degustarlo.
E qui entriamo in scena anche noi, con il nostro personale racconto di
questo viaggio sensoriale nella vita del Serpico, narrata
in modo inequivocabile dalle sei annate di seguito riportate, assolutamente
rappresentative dellevoluzione di questo vino e del suo carattere
varietale unico.
Serpico
2004
Grande annata, pluridecorata in ogni guida, ha un bellissimo colore
rubino, carico e concentrato. Al naso offre un bellimpatto fruttato,
in cui la marasca costituisce la base olfattiva, dove la viola, la liquirizia
ed una leggera tostatura accompagnano un finale timidamente speziato;
pepe nero e coriandolo si integrano in una morbida amalgama di legno
ed accenni di terra umida. Lentrata in bocca colpisce per uno
spunto acido freschissimo, poi esce il tannino, deciso ma senza eccessi;
il finale libera tracce di mineralità ed una sapidità
che sviluppa una piacevole salivazione. Fresco, equilibrato, già
gradevole, ma con prospettive di longevità ancora emozionante.
Serpico 2003
Estate torrida, ma gli oltre 500m di quota e lesperienza del 2000,
che ha portato al cambiamento della tecnica di allevamento, risparmiano
alluva qualunque danno; le radiazioni solari vengono mitigate
e si consente la maturazione vegetativa e polifenolica. I profumi si
rivelano più maturi dellannata precedente, ma la frutta
non sconfina mai nella confettura; si avverte più nitida la traccia
di humus e compare un accenno di tabacco a completare un bouquet comunque
privo di qualunque pungenza alcolica e di ruvidezze legnose. Al palato
ancora stupisce per freschezza e sapidità, la frutta è
dolce ed i tannini soffici; il finale è apprezzabile per lunghezza
e per un arricchimento speziato a base di liquirizia nera e dolce. Un
prodotto decisamente più evoluto, ma assolutamente integro.
Serpico 2001
Atra annata gloriosa che ha visto perfino il riconoscimento di un 96/100
da parte di Robert Parker. Aromi complessi di polpa concentrata, mora
e marasca matura, rabarbaro e timo secco, corteccia di china e ancora
humus; un accenno mentolato introduce il finale dove si aprono note
dolci di caffé e cioccolato. Lingresso gustativo è
vellutato, avvolgente e di grande coerenza, la complessità olfattiva
si riversa sulle papille con un eccellente equilibrio sapido/tannico;
fresco e lunghissimo tiene ottimamente nel finale di cioccolata e liquirizia
che per via retronasale prolunga il godimento. Un vino oggi perfetto
che può esprimersi ancora a lungo, per molti anni ancora potrà
raccontarsi diversamente e
perché no, meglio.
Serpico 2000
Estate torrida che ha fatto le sue vittime, ma che nonostante tutto
è stata ben gestita nella produzione di questo vino. Al naso
infatti non cè traccia di cotto, il vino però
risulta più evoluto, con aromi più maturi, in cui la frutta
vira quasi nella confettura, conservando però un bel finale ancora
speziato con sentori di cacao. Al palato non stona e ricalca fedelmente
limpronta aromatica, evidenziando uno stadio evolutivo più
avanzato, con una benefica balsamicità, una piacevolezza fatta
di tannini ben arrotondati. ed un abbraccio calorico efficace. Una gustativa
accessibile e pronta che non lascia intravedere grandi margini di longevità,
ma che lo rendono, dopo otto anni, di ottima beva nel breve.
Serpico 1999
Questa è una delle annate storiche del Serpico, un primo grande
successo che il tempo avrebbe poi rinnovato più volte, a conferma
della bontà del vitigno e del valore espresso in questa sua particolare
interpretazione. Questo è anche lultimo anno delletichetta
vecchio stile. Lannotazione sul colore, che non sempre riportiamo,
va qui evidenziata per lammirevole impenetrabilità che
lascia spazio solo a tracce di granato nellunghia. I profumi si
esprimono con un bouquet floreale appassito in cui la lavanda fa da
cornice a note fruttate più tenui, quasi di composta; la speziatura
finale ricorda il caffè, la terra umida e la liquirizia che qui
è sotto forma di radice. Il gusto che si apprezza allassaggio
esalta una sostanza di tutto rispetto, rivelando unestrazione
rimarchevole su cui i tannini decisamente morbidi, ma percepibili, accompagnano
la tessitura di fiori secchi e confettura; la chiusura regala per via
retronasale un bel disegno speziato ed una trama acido-tannica che permane
a lungo sulle papille. Un vino maturo, caldo, di bella coerenza gusto-olfattiva,
espressione di un Serpico esemplare.
Serpico 1996
Il Serpico nasce nel 1995 e questa seconda uscita, in cui la mano di
Riccardo Cotarella ancora non è presente, rappresenta ancora
una fase sperimentale. Proposto con una bella magnum, offre al naso
un approccio selvatico, con note animali che introducono il tema fruttato
fatto di prugne secche e carruba, poi la chiusura speziata di cuoio,
canfora e concia. Al palato è saporito, ancora sapido nonostante
letà e privo di qualunque accenno di ossidazione; la trama
fruttata è fedele e nel finale si arricchisce di note di liquirizia.
Un vino che esprime una meridionalità ancora decifrabile, in
cui i profumi pur non elegantissimi mostrano incisività e personalità
apprezzabili; meglio in bocca dove una struttura di stampo diverso dalle
moderne concezioni rossiste lo rende comunque interessante. Non possiamo
non annotare lottima impressione di un prodotto che, vinificato
sicuramente in modo diverso da quello attuale, nasce buono di suo e
si offre oggi con uno smalto che i dodici anni di età non hanno
quasi intaccato.
Nella seconda immagine: Riccardo Cotarella. Nella terza: Marco Gallone
18 marzo 2008