Dall'International Wine Festival di Merano
 
 
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Un assaggio di... Piemonte

Perle del Sud
Villa Matilde: alla ricerca dell'antico Falerno
Puntata a Nord-Est:
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e i rossi

Incontro con
Girolamo Dorigo

Piccola incursione nel Soave/1: Pieropan

Piccola incursione nel Soave/2: i fratelli Gini, Anselmi e Suavia
E per finire... uno sguardo oltreconfine

E per finire... uno sguardo oltre confine

Nell'ultima puntata del nostra "cronaca meranese" presentiamo una breve (e, ahinoi, molto parziale) perlustrazione della rappresentanza dei produttori stranieri presenti al festival, che non può non iniziare dai nostri amati cugini francesi.

Eccoci dunque da Mommessin, un'azienda situata in una zona della Borgogna maggiormente vocata per i vini rossi, che tuttavia produce anche un bianco, naturalmente da uve chardonnay: il Poully-Fuissé Reserve Domaine du Chateau de Porœlly 1998 che presenta colore paglierino di media intensità, profumi di grande finezza anche se di non travolgente intensità di frutta a polpa gialla ed erbe di campo. In bocca è un vino vivo e sufficientemente pieno. Passiamo ad assaggiare il gamay Moulin à vent Reserve Domaine de Champ de Cour 1998, prodotto dai vigneti che l'azienda possiede nel Beaujolais. Profumi di fragola e lampone per questo vino che in bocca si mostra estroverso ma piuttosto semplice con il suo fruttato un po' "ingenuo". Il prodotto più importante presentato qui a Merano è il Clos De Tart Grand Cru 1998 che viene realizzato stendendo i grappoli vendemmiati sopra una tavola e scegliendo i migliori; viene poi fatto stare 18 mesi in barrique e imbottigliato "a mano" per gravità facendo passare il liquido dal piano superiore a quello inferiore di un edificio. I caratteri di questo vino sono "di eleganza e femminilità", ci anticipa il rappresentante dell'azienda Johann Cochut; e assaggiandolo ci sembra di dover fare i complimenti una volta di più con i produttori francesi per questo loro saper rendere "invisibile" l'uso del legno. Il vino si presenta di colore rosso porpora; i profumi sono ampii, puliti e di grande eleganza e non presentano coperture date dal legno esibendo note di fragola, lampone, ciliegia, fiori secchi e rosa appassita. In bocca è di medio corpo, fresco, succoso e con un tannino abbastanza vivo se si tiene conto della tipologia.

Passiamo dalla Borgogna al Bordeaux assaggiando, di Chateau Belair, il St. Emilion Dubois Challon Premier Grand Cru Classé 1997, che presenta profumi di fiori, frutta rossa e vaniglia. In bocca ha un attacco piuttosto modesto, è di medio corpo, ma si mantiene su livelli aromatici sempre di bella evidenza. Lo stesso vino, nell'annata 1996 ci sembra più ricco nel suo spettro olfattivo, aggiungendo una leggera speziatura verde (erbe aromatiche) e qualche nota minerale. In bocca è un pochino più magro e mostra toni vegetali più evidenti.

E dalla Francia veniamo alla Spagna soffermandoci su di un'importante azienda della zona di produzione del Ribera del Duero, l'Abadia Retuerta. Assaggiamo il Cuvèe El Palomar 1997, 50% tempranillo e 50% cabernet sauvignon, 18 mesi in barrique. Al naso ci sembra dominato da toni balsamici e di rabarbaro, dunque il frutto del tempranillo risulta un po' schiacciato. Il vino ha comunque grande eleganza, è coerente in bocca, dove ha una buona struttura e bella bevibilità. Potremmo a memoria paragonarlo a qualche nostro importante rosso del Nord-Est. Sentiamo poi il Cuvèe El Campanario 1997, questa volta tempranillo in purezza, anch'esso 18 mesi in barrique. Il colore è rubino cupo; i profumi sono di frutta rossa ed è presente una evidente speziatura data dal legno. In bocca ha corpo pieno, beva non pesante, e chiude su toni marcati di liquirizia.


Proseguiamo con i Ribera del Duero con l'azienda Bodegas Alavesas, di cui assaggiamo per primo il Duron Ribera del Duero Crianza 1996 (85% tempranillo e 15% fra cabernet sauvignon e merlot). Al naso mostra profumi intensi di ciliegia e frutta rossa, e anche in bocca è assai espressivo e di grande bevibilità. Il Duron Ribera del Duero Reserva 1995 (24 mesi in barrique usate) ripropone spiccati profumi di ciliegia matura e ribes, assieme a note di vaniglia. In bocca ha corpo pieno, esprime di nuovo un bel frutto e possiede un finale di media lunghezza. Sempre delle Bodegas Alavesas sentiamo il Solar de Maniego Rioja Reserva 1994, di colore ormai tendente al granato, evoluto all'olfatto e piuttosto magro in bocca.

Dalla Ribera del Duero passiamo ai Rioja di Bodegas Bilbainas: sentiamo prima il Rioja La Vicalanda Reserva 1996, invecchiato in barrique francesi. Anche qui sentiamo frutta rossa matura, ciliegia e vaniglia. In bocca non ha un corpo stratosferico, ma si distingue comunque per un bel ritorno fruttato in un finale di grande persistenza. Il Rioja La Vicalanda Gran Reserva 1994 affina due anni in barrique francesi. Ribes rosso, lamponi, ciliegia, e consueta nota vanigliata al naso per questo vino che ci convince più degli altri, per la sua bella struttura in bocca, la sua estrema coerenza con l'olfatto, e per la sua bella progressione verso un finale dai tannini dolci. Il Vina Ponal Gran Reserva 1991 invecchia invece quattro anni in barrique americane (di un rovere che cede in maniera inferiore i caratteristici profumi di vaniglia) e quattro in bottiglia. Al naso sentiamo profumi di rosa appassita e frutta sotto spirito. In bocca ha ancora buon nerbo, seppur in un contesto in cui sono chiaramente presenti segni di evoluzione.

Concludiamo questa rapida rassegna d'oltreconfine con i tre Tokaji Aszú della Royal Tokaji Company, il primo, il Tokaji Aszú 5 Puttonyos 1995, si presenta con un colore giallo ambra, e un naso intenso che si attesta sulla frutta secca. In bocca non presenta estrema grassezza, ma è comunque un vino di buona freschezza e dolcezza. Il Tokaji Aszú 6 Puttonyos Betsék 1993 è di un giallo ambra più carico del precedente. I profumi sono più dolci e complessi (si aggiungono evidenti note di marmellata di pesca). Maggiore struttura in bocca (corpo medio-pieno), ma più succoso che mieloso o denso. Mieloso e denso è invece l'altro cru dell'eccellenza di questa azienda, il Tokaji Aszú 6 Puttonyos Nyulaszó 1993 che comunque mantiene la caratteristica di vivacità in una bocca, ripetiamo, maggiormente densa e strutturata. Nel finale c'è un ritorno fruttato fresco e quasi "acidulo" che rende questo prodotto assai complesso e sfaccettato. E Riccardo Bertocci, in forza all'azienda Avignonesi di Montepulciano, che ci fa da Cicerone nel mondo dei grandi vini da dessert, ci fa sognare parlandoci della cassetta di demi-boteille con i due cru di Tokaji Aszú 6 Puttonyos di cui si è appena parlato, il Vinsanto Occhio di Pernice Avignonesi, e il Sauternes di Chateau d'Yquem. La si può avere per "appena" settecento mila lire....

(rf)

 

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