Dall'International Wine Festival di Merano
 
 
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Ricordando il Winefestival


Un assaggio di... Piemonte

Perle del Sud
Villa Matilde: alla ricerca dell'antico Falerno
Puntata a Nord-Est:
i bianchi
e i rossi

Incontro con
Girolamo Dorigo

Piccola incursione nel Soave/1: Pieropan

Piccola incursione nel Soave/2: i fratelli Gini, Anselmi e Suavia
E per finire... uno sguardo oltreconfine

Un assaggio di... Piemonte

Intitoliamo così questo pezzo dedicato al Piemonte perché, vista la ampiezza della sua rappresentanza al Winefestival, di assaggio si deve assolutamente parlare.

Iniziamo fermandoci allo stand dei Poderi Einaudi, dove incontriamo il giovane e simpatico Matteo Sardegna, figlio di Paola Einaudi (che se ne sta nelle retrovie, e guarda un po' intimorita il flusso delle persone), il quale ci comunica che l'azienda ha acquisito vigneti di una parte della "mitica" Collina Cannubi, dal terreno sabbioso che tende a produrre vini raffinati ed eleganti. Rispetto a come è stata trovata, cambierà tutto: concimazione, potatura, diradamenti.

Il Dolcetto Vigna Tecc 1998, che matura esclusivamente in acciaio, è caratterizzato al naso da bei profumi di ciliegia, mora e un tocco di mollica di pane; in bocca è ancora un tantino duro. Il Barolo nei Cannubi 1996 (ancora vecchia gestione, cioè è ancora un "vino Gancia") ci si mostra al naso elegante, molto floreale, lieve e in bocca dolce ma non stucchevole e non astringente. Infine, il Langhe Rosso Luigi Einaudi 1997, un assemblaggio di 40% cabernet sauvignon, 40% nebbiolo e il restante ripartito fra merlot e barbera che sta diciotto mesi in barrique nuove e usate un anno, al naso mostra profumi intensi e dolci (ma non vanigliati) di frutta rossa e nera; in bocca è un pochino astringente ma la sua potenza di frutto è veramente notevole.

De Il Mongetto sentiamo la Barbera d'Asti Vigneto Guéra 1997, che ci mostra al naso profumi floreali, di ciliegia e vaniglia. In bocca possiede un bel frutto, ma lo troviamo un tantino magro e ancora un po' astringente. Della Cascina La Ghersa - Pietro Barbero sentiamo invece la Barbera d'Asti Superiore Camparò 1998, prodotto che si caratterizza per una macerazione sulle bucce di dieci giorni e per una maturazione di un anno in botti di rovere da 30 ettolitri. Al naso presenta profumi intensi e persistenti di frutta rossa; in bocca ha un corpo medio-pieno, ha una bella succosità e un finale non lunghissimo. La Barbera d'Asti Superiore La Vignassa 1998, che viene da vigne il cui portinnesto assicura un assorbimento d'acqua relativamente basso. Passa 18 mesi in barrique nuove e si caratterizza anche lei al naso per un bel frutto rosso a cui si accompagnano note di vaniglia. In bocca è coerente, di corpo medio, leggermente astringente e di buona lunghezza.

Di Rino Varaldo assaggiamo la Barbera d'Alba 1998, che nella percentuale del 40% della massa passa in legno nuovo. Di bella espressività al naso (viola, frutta rossa e note dolci), questo vino al palato si mostra di corpo medio-pieno, è di buona bevibilità e polposità, anche se, rispetto al naso, in bocca il frutto è accompagnato da note liquiriziose un pochino sopra le righe. Il Barbaresco Sorì Loreto 1997 ci è parso ancora non apertissimo all'olfatto, dove comunque mostra belle note di fiori secchi. In bocca ci si è mostrato elegante ed aristocratico, anche se un po' magro ed astringente. Tutta altra storia quando si deve parlare del Barbaresco Bricco Libero 1997, affinato in barrique, che è dolce, pieno, e unisce all'eleganza dell'altro prodotto la pienezza e la complessità aromatica data dalla rosa, la ciliegia e da una leggera speziatura. Sentiamo infine il primo "esperimento" (vendemmia 1999) di un blend di merlot, Cabernet, barbera e nebbiolo chiamato Fantasia, che ci sembra ancora dominato da tratti di crudezza, spunti vegetali e liquiriziosi: da riprovare.


E concludiamo il nostro piccolo tour nello stand di Monfalletto-Cordero di Montezemolo, presenti entrambi i fratelli Enrico e Giovanni. La Barbera d'Alba 1999, otto mesi di affinamento in barrique fra vecchie e nuove. Al naso un frutto assai ben espresso, anche in bocca è polposa e concentrata. La Barbera d'Alba Superiore Funtanì 1998, che affina diciotto mesi in barrique mostra una grande concentrazione e profumi marcati di ciliegia. Un vino estroverso e facile da bere seppur concentrato, e lungo nel finale. Il Barolo Monfalletto 1997 (campione), proviene dal cru denominato Bricco Gattera e affina diciotto mesi in barrique nuove. Alla vista mostra colore rubino pieno, portato al naso in fatto di ampiezza e varietà di profumi dà la stessa impressione olfattiva di un mazzo di fiori. In bocca è splendido, elegante, succoso, e aggiunge note fruttate (ciliegia soprattutto) alle impressioni olfattive, terminando con un finale un pochino astringente. Il Barolo Monfalletto 1996, ha colore pressoché identico, e anche il naso è sulla falsariga dell'annata successiva anche se ci impressiona un po' meno; in bocca mostra bel frutto e un tocco di vaniglia, è molto elegante e lo stesso un po' astringente. Il Barolo Vigna Enrico VI 1997 (campione), che affina in barrique per metà nuove e metà usate, rispetto al suo "cugino" si mostra meno elegante ma senz'altro più potente e concentrato. Lo spettro aromatico si concentra più su registri fruttati (amarena, ciliegia, ribes) e meno su quelli floreali; è meno marcato da note vanigliate ed è complessivamente un vino già godibile, anche se chiaramente con tannini ancora da smussare. Concludiamo con il Barolo Vigna Enrico VI 1996 che mostra un colore leggermente più maturo, comunque fitto e concentrato, e si contraddistingue per una espansione in bocca assai potente ma che si conclude con un finale meno lungo di quanto ci si sarebbe attesi.

(rf)

 

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